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Di no

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\\ : Storico : Terzi (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 05/12/2013 @ 21:27:27, in Terzi, linkato 2658 volte)
da La Provincia di Como del 2 dicembre 2013

L'ACCORDO SALTA ALL'ULTIMO MOMENTO




 
Di Admin (del 13/05/2011 @ 13:30:29, in Terzi, linkato 1564 volte)
 Il Sindaco Giovanni Rossini
Maggio 2011


Cari Concittadini
Fra qualche giorno finisce la mia esperienza di amministratore pubblico. Sono passati ben 5 anni da quando sono stato delegato a  gestire il Paese. Il compito di traghettare,  insieme ai miei stimati compagni di viaggio,  l’Amministrazione di questa nostra Tavernerio verso lidi più tranquilli è stato gravoso ma anche pieno di soddisfazioni per i risultati ottenuti.  Se dovessi tuttavia ripercorrere questo cammino direi di aver avuto parecchia  incoscienza nell’accettare l’incarico in quanto ero preparato e motivato  ad affrontare le diverse situazioni ma assolutamente all’oscuro del quanto che si doveva  sistemare.
Comunque ora Vi posso assicurare  che il Comune – con indirizzi di sana gestione amministrativa – può guardare al futuro con sufficiente serenità.
Con l’auspicio  che i prossimi amministratori colgano questa particolarità positiva e si dispongano al governo del territorio responsabilmente, tralasciando i personalismi, mi piace ricordare con quest’ultimo scritto i traguardi  più significativi che il mio gruppo “ Nuova Tavernerio “ ha raggiunto per il bene della nostra comunità. Sembrerà  forse un riassunto di situazioni e cose fatte  ma rispecchia il finale  di una Amministrazione impegnativa e difficile e l’inizio “certo” di un cammino nuovo.
 
Alle persone meno attente, ed in particolare a qualcuno dei vecchi amministratori, i problemi legati alla finanza erano sembrati semplici perché non erano così evidenti nelle rappresentazioni del bilancio del Comune; nascevano infatti principalmente dall’utilizzo delle famose  convenzioni con Service 24. Per inciso vorrei ricordare che “  nel lontano 2006  “Vi fotografai la situazione contabile del Comune mettendo ben in evidenza i debiti accumulati attraverso una gestione esternalizzata di tutte le funzioni operative proprie dell’Ente. Il Comune aveva debiti nei riguardi di Service 24 a fronte di convenzioni relative alle manutenzioni del territorio e dei beni comunali per 1.826.000,00 euro. Queste convenzioni che prevedevano limiti di spesa annui per ca. 722.000,00 euro -  soldi che non bastavano mai - ,  sono state portate con fatica alla scadenza naturale per non  incidere sul problema occupazionale della società.
Ora tutti i servizi sono resi internamente dal personale comunale ovvero, quando necessario, attraverso gare di appalto. Questo non vuol dire che i lavori che vengono programmati e realizzati  non costano ma in questo modo si  rende direttamente  responsabile della spesa l’Amministratore.
Ad oggi Vi assicuro che tutto quanto è sistemato o normalizzato attraverso cessioni di credito che impegnano ancora il Comune per la sola parte riguardante lo squilibrio dei conti dell’acquedotto. Mi chiederete di che cosa parliamo. Riassumo quanto già pubblicato sul Bilancio Sociale di Mandato distribuito a tutti Voi alla fine del 2009.
Il nostro servizio acqua ha costi molto elevati dovuti in particolare al costo dell’energia elettrica (sollevamento dell’acqua con pompe fino agli invasi di distribuzione) e alla fognatura. Causa l’impossibilità per legge di adeguare le tariffe idriche, annualmente dobbiamo ripianare uno sbilancio tra entrate da tariffe e costi di gestione di ca. 200/250.000,00 euro. Dove troviamo queste cifre ? Dal bilancio del Comune che si forma con il contributo dei versamenti diretti ed indiretti dei cittadini. Ma allora non sarebbe più semplice aumentare le tariffe facendo pagare di più quelli che consumano di più ? Lascio a Voi dare una risposta.  Comunque per tornare ai conti, il ripiano è stato diluito con scadenze dal dicembre 2011 al maggio 2014 
 
Avevamo da dirimere la vicenda gas metano: trattativa risolta attraverso lodo arbitrale costato al Comune per rifondere i danni a Metano Nord  ca. 1.000.000,00 di euro + spese legali, accumulate dal 2003, per ca. 268.000,00 euro. Buona parte di queste pendenze sono state pagate attingendo alla cassa ed altre sono state pianificate per il dicembre 2011 e 2012.
 
Il nostro Ente deve incassare da E.ON, società subentrata a Metano Nord nel trasporto del gas, ca. 850.000 euro che la società non  vuol riconoscere completamente; per recuperare tale cifra nei mesi scorsi è stata  attivata una causa civile patrocinata dal Servizio Legale della Provincia. Dopo queste ulteriori difficoltà, abbiamo risolto il contratto con E.On e indetto nuova gara di appalto con assegnazione del servizio a ACSM-AGAM
 
E’ stata chiusa definitivamente nel dicembre 2010 la società AB Borella Spa, in liquidazione dal 2008 ,  con assegnazione al Comune di terreni  per un valore di 889.000,00 euro a pareggio - a valori di perizia -  di mutui  contratti  in occasione della costituzione della società. Mutui ancora da pagare ratealmente fino al 2040 per  ca. 591.000,00 euro oltre interessi.
Volendo giudicare questa iniziativa possiamo dire che  la passata amministrazione è stata incauta nel porla in atto per tre particolari motivi:
. perché non  supportata in embrione da un corretto piano finanziario che già  poteva far
  intravedere la sua antieconomicità e quindi inutilità;
. perché  i servizi che rendeva già venivano dati dal Comune a costi più contenuti
. perché lo scopo sociale era  già largamente superato dagli eventi.
 
E’ stato messo in liquidazione, in ossequio alla legge finanziaria 2011, il Consorzio di Polizia riportando 3 vigili in Comune. Questa soluzione pare più gradita a Voi tutti per la costante presenza sul territorio degli agenti. Da non sottovalutare l’invarianza del costo del personale rispetto ai versamenti in precedenza fatti al Consorzio.
 
Sul versante invece delle opere compiute  ricordo le più significative:
.la completa acquisizione del poliambulatorio € 100.000,00 (costo totale  280.000,00 euro )
.il completamento del cimitero di Solzago :   €. 300.000,00
.la copertura della scuola e degli edifici comunali : €. 640.000,00
.la sistemazione della palestra scolastica: € 180.000,00
.la condotta idrica di Rovascio: € 140.000,00
.la costruzione della nuova ala scolastica: € 1.100.000,00
.il rifacimento completo del riscaldamento del plesso: € 800.000,00
.la sistemazione/asfaltature/sottoservizi di parecchie vie e piazze:   € 600.000,00
.altre ancora in corso e già finanziate : € 150.000,00
.illuminazioni e varie, già aggiudicate, da iniziare : €  120.000,00
.la videosorveglianza del territorio: € 200.000,00
 
Giunto a questo punto concludo la mia inattesa esperienza politica. E’ noto che non mi sono ricandidato  anche se ho avuto notevoli pressioni per farlo. Il cammino di amministratore pubblico  richiede presenza costante per affrontare e risolvere sollecitamente tutti i problemi quotidiani;  ritengo che i mandati debbano avere vita breve per mantenere alto l’entusiasmo della carica. Ho fatto con tutti Voi il mio pezzetto di strada cercando di aggiustare le buche senza crearne.
Alla fine non  mi rimane che ringraziare.
In primo luogo i miei consiglieri per la pazienza, le ansie e le soddisfazioni che hanno con me condiviso, il gruppo che mi ha sostenuto, i volontari che hanno prestato gratuitamente la loro opera a vantaggio del bene comune, le associazioni per la condivisione di progetti formativi e di svago, il segretario comunale e tutti i dipendenti.
Infine  tutti Voi  per i consigli, i suggerimenti e le critiche che hanno contribuito a migliorare il percorso amministrativo. Spero di essere stato all’altezza della situazione.
Auguro a tutti buona convivenza  e  ai prossimi amministratori un fruttuoso mandato.
 
Di Admin (del 17/04/2010 @ 12:10:18, in Terzi, linkato 7759 volte)
Da Italia Oggi del 14 aprile 2010

ESTERO - LE NOTIZIE MAI LETTE IN ITALIA
da Berlino Roberto Giardina


A Meppen, in Sassonia, il primo Seniorendorf: 44 villette intorno a un centro commerciale e sociale - Affitti mensili da 470 a un massimo di 670 euro al mese

L'hanno battezzato Seniorendorf, il paese degli anziani, o Gerentopolis, come preferiscono quelli che hanno fatto studi classici. È il primo villaggio per pensionati in Germania, dalle parti di Meppen, in Bassa Sassonia. Per il momento 44 villette, intorno a un centro commerciale e sociale, ma le previsioni sono di una rapida espansione.

In città, gli anziani, single o in coppia, sono spesso prigionieri nel loro appartamento. A meno che non decidano di trasferirsi in un Heim, un residence per anziani, ben diverso dai nostri ricoveri, almeno per chi ha mezzi a sufficienza. Molti ci pensano per tempo, e si acquistano una o due stanze in un Heim, che affittano fino al momento che decidono di non poter più vivere da soli.

Una signora di mia conoscenza ha liquidato la casa, si è tenuta i mobili che entrano in due stanze, e si è ritirata in un Heim. Vecchia? «Certo che no», spiega. «Mio marito è morto, mi sono trovata sola nella nostra villa in un bel quartiere non centrale. I miei vicini erano tutti giovani con bambini. Di che parlare? Nell'Heim ho trovato gente della mia età, siamo attivi, andiamo a teatro insieme, o organizziamo gite, alla sera guardiamo la tv o giochiamo a carte. Il cibo è studiato a seconda delle diete necessarie, l'assistenza medica è garantita».

Hans-Dietrich Vogel, l'ex capo dei socialdemocratici, a 81 anni si è ritirato in un Altersheim di Monaco, insieme con la moglie Liselotte: tre stanze, 81 mq al 12esimo piano. «Siamo entrambi attivi e in buona salute», dichiara, «ma è meglio pensare per tempo a quel che ci attende». Vogel si può concedere un «ritiro» di lusso.

L'idea del Seniorendorf è di Josef Wulf, 65 anni. «Ma ci verrò a vivere tra cinque anni, per il momento mi sento in piena forma», assicura. Il centro che ha costruito è alla portata di tutte le borse, da 470 euro per il bungalow più semplice a un massimo di 670 al mese. Ma Wulf consiglia di acquistare una villetta già ai quarantenni: una buona assicurazione per il futuro.

In Germania cominciano ad arrivare i pensionati d'Europa, soprattutto dall'Italia. Il tempo non sarà granché, ma il fisco è meno severo per chi ha smesso di lavorare. Basta prendere la residenza a Berlino, o altrove, cercare un commercialista, e chiedere di pagare le tasse al Finanzamt.

Un tempo le pensioni qui erano esenti dalle tasse, poi dopo la caduta del Muro si è avuto bisogno di soldi, e si sono stretti i freni. Ora la pensione è esente al 50% dell'imponibile, e con le detrazioni fisse si finisce per pagare un quarto o un quinto rispetto all'Italia. Ma per chi arriva adesso, la quota si restringerà progressivamente di anno in anno. E il vantaggio sparirà fra trent'anni. Credo che tutti si augurino di arrivare a pagare al fisco il 100%.
 
Di Admin (del 31/12/2009 @ 14:30:15, in Terzi, linkato 2227 volte)
di SHULIM VOGELMANN

Quel ragazzo senza braccia sul treno dell'indifferenza CARO direttore, è domenica 27 dicembre. Eurostar Bari-Roma. Intorno a me famiglie soddisfatte e stanche dopo i festeggiamenti natalizi, studenti di ritorno alle proprie università, lavoratori un po' tristi di dover abbandonare le proprie città per riprendere il lavoro al nord. Insieme a loro un ragazzo senza braccia. Sì, senza braccia, con due moncherini fatti di tre dita che spuntano dalle spalle. È salito sul treno con le sue forze. Posa la borsa a tracolla per terra con enorme sforzo del collo e la spinge con i piedi sotto al sedile. Crolla sulla poltrona. Dietro agli spessi occhiali da miope tutta la sua sofferenza fisica e psichica per un gesto così semplice per gli altri: salire sul treno. Profondi respiri per calmare i battiti del cuore. Avrà massimo trent'anni. Si parte. Poco prima della stazione di (...) passa il controllore. Una ragazza di venticinque anni truccata con molta cura e una divisa inappuntabile. Raggiunto il ragazzo senza braccia gli chiede il biglietto. Questi, articolando le parole con grande difficoltà, riesce a mormorare una frase sconnessa: "No biglietto, no fatto in tempo, handicap, handicap". Con la bocca (il collo si piega innaturalmente, le vene si gonfiano, il volto gli diventa paonazzo) tira fuori dal taschino un mazzetto di soldi. Sono la cifra esatta per fare il biglietto. Il controllore li conta e con tono burocratico dice al ragazzo che non bastano perché fare il biglietto in treno costa, in questo caso, cinquanta euro di più. < Il ragazzo farfugliando le dice di non avere altri soldi, di non poter pagare nessun sovrapprezzo, e con la voce incrinata dal pianto per l'umiliazione ripete "Handicap, handicap". I passeggeri del vagone, me compreso, seguono la scena trattenendo il respiro, molti con lo sguardo piantato a terra, senza nemmeno il coraggio di guardare. A questo punto, la ragazza diventa più dura e si rivolge al ragazzo con un tono sprezzante, come se si trattasse di un criminale; negli occhi ha uno sguardo accusatorio che sbatte in faccia a quel povero disgraziato. Per difendersi il giovane cerca di scrivere qualcosa per comunicare ciò che non riesce a dire; con la bocca prende la penna dal taschino e cerca di scrivere sul tavolino qualcosa. La ragazza gli prende la penna e lo rimprovera severamente dicendogli che non si scrive sui tavolini del treno. Nel vagone è calato un silenzio gelato. Vorrei intervenire, eppure sono bloccato. La ragazza decide di risolvere la questione in altro modo e in ossequio alla procedura appresa al corso per controllori provetti si dirige a passi decisi in cerca del capotreno. Con la sua uscita di scena i viaggiatori riprendono a respirare, e tutti speriamo che la storia finisca lì: una riprovevole parentesi, una vergogna senza coda, che il controllore lasci perdere e si dedichi a controllare i biglietti al resto del treno. Invece no.

Tornano in due. Questa volta però, prima che raggiungano il giovane disabile, dal mio posto blocco controllore e capotreno e sottovoce faccio presente che data la situazione particolare forse è il caso di affrontare la cosa con un po' più di compassione. Al che la ragazza, apparentemente punta nel vivo, con aria acida mi spiega che sta compiendo il suo dovere, che ci sono delle regole da far rispettare, che la responsabilità è sua e io non c'entro niente. Il capotreno interviene e mi chiede qual è il mio problema. Gli riepilogo la situazione. Ascoltata la mia "deposizione", il capotreno, anche lui sulla trentina, stabilisce che se il giovane non aveva fatto in tempo a fare il biglietto la colpa era sua e che comunque in stazione ci sono le macchinette self service. Sì, avete capito bene: a suo parere la soluzione giusta sarebbe stata la macchinetta self service. "Ma non ha braccia! Come faceva a usare la macchinetta self service?" chiedo al capotreno che con la sua logica burocratica mi risponde: "C'è l'assistenza". "Certo, sempre pieno di assistenti delle Ferrovie dello Stato accanto alle macchinette self service" ribatto io, e aggiungo che le regole sono valide solo quando fa comodo perché durante l'andata l'Eurostar con prenotazione obbligatoria era pieno zeppo di gente in piedi senza biglietto e il controllore non è nemmeno passato a controllare il biglietti. "E lo sa perché?" ho concluso. "Perché quelle persone le braccia ce l'avevano...".

Nel frattempo tutti i passeggeri che seguono l'evolversi della vicenda restano muti. Il capotreno procede oltre e raggiunto il ragazzo ripercorre tutta la procedura, con pari indifferenza, pari imperturbabilità. Con una differenza, probabilmente frutto del suo ruolo di capotreno: la sua decisione sarà esecutiva. Il ragazzo deve scendere dal treno, farsi un biglietto per il successivo treno diretto a Roma e salire su quello. Ma il giovane, saputa questa cosa, con lo sguardo disorientato, sudato per la paura, inizia a scuotere la testa e tutto il corpo nel tentativo disperato di spiegarsi; spiegazione espressa con la solita esplicita, evidente parola: handicap. La risposta del capotreno è pronta: "Voi (voi chi?) pensate che siamo razzisti, ma noi qui non discriminiamo nessuno, noi facciamo soltanto il nostro lavoro, anzi, siamo il contrario del razzismo!". E detto questo, su consiglio della ragazza controllore, si procede alla fase B: la polizia ferroviaria. Siamo arrivati alla stazione di (...). Sul treno salgono due agenti. Due signori tranquilli di mezza età. Nessuna aggressività nell'espressione del viso o nell'incedere. Devono essere abituati a casi di passeggeri senza biglietto che non vogliono pagare. Si dirigono verso il giovane disabile e come lo vedono uno di loro alza le mani al cielo e ad alta voce esclama: "Ah, questi, con questi non ci puoi fare nulla altrimenti succede un casino! Questi hanno sempre ragione, questi non li puoi toccare". Dopodiché si consultano con il capotreno e la ragazza controllore e viene deciso che il ragazzo scenderà dal treno, un terzo controllore prenderà i soldi del disabile e gli farà il biglietto per il treno successivo, però senza posto assicurato: si dovrà sedere nel vagone ristorante. Il giovane disabile, totalmente in balia degli eventi, ormai non tenta più di parlare, ma probabilmente capisce che gli sarà consentito proseguire il viaggio nel vagone ristorante e allora sollevato, con l'impeto di chi è scampato a un pericolo, di chi vede svanire la minaccia, si piega in avanti e bacia la mano del capotreno.

Epilogo della storia. Fatto scendere il disabile dal treno, prima che la polizia abbandoni il vagone, la ragazza controllore chiede ai poliziotti di annotarsi le mie generalità. Meravigliato, le chiedo per quale motivo. "Perché mi hai offesa". "Ti ho forse detto parolacce? Ti ho impedito di fare il tuo lavoro?" le domando sempre più incredulo. Risposta: "Mi hai detto che sono maleducata". Mi alzo e prendo la patente. Mentre un poliziotto si annota i miei dati su un foglio chiedo alla ragazza di dirmi il suo nome per sapere con chi ho avuto il piacere di interloquire. Lei, dopo un attimo di disorientamento, con tono soddisfatto, mi risponde che non è tenuta a dare i propri dati e mi dice che se voglio posso annotarmi il numero del treno. Allora chiedo un riferimento ai poliziotti e anche loro si rifiutano e mi consigliano di segnarmi semplicemente: Polizia ferroviaria di (...). Avrei naturalmente voluto dire molte cose, ma la signora seduta accanto a me mi sussurra di non dire niente, e io decido di seguire il consiglio rimettendomi a sedere. Poliziotti e controllori abbandonano il vagone e il treno riparte. Le parole della mia vicina di posto sono state le uniche parole di solidarietà che ho sentito in tutta questa brutta storia. Per il resto, sono rimasti tutti fermi, in silenzio, a osservare.

L'autore è scrittore ed editore

(30 dicembre 2010) da Repubblica.it
 
Di Admin (del 04/11/2009 @ 18:18:06, in Terzi, linkato 2432 volte)




OGGETTO: SERVICE 24 S.P.A. – AFFIDAMENTO BANCARIO.



LA GIUNTA COMUNALE



ACQUISITI i pareri preventivamente resi sulla proposta della presente deliberazione dal competente Responsabile del servizio, ai sensi dell’art. 49, comma 1, del decreto legislativo 267/2000;


PREMESSO che questo Ente, in conformità a quanto stabilito dall’art. 113 del D. L.vo 267/2000, ha stipulato con Service 24 S.p.A. Divisione Servizi apposite convenzioni, come segue:

  • ¬ servizi manutentivi e vari. Scadenza convenzioni 31/12/2008;
  • ¬ affidamento diretto del servizio idrico integrato. Scadenza convenzione 31/12/2010;


CONSIDERATO che con delibera in data 17/07/2009 del Consiglio di Amministrazione della Società Service 24 S.p.A., al fine di far fronte alle esigenze di liquidità della Divisione Servizi a fronte dei crediti vantati nei confronti del Comune di Tavernerio, è stato richiesto un anticipo sull’importo nominale di € 483.719,49.= (euro quattrocentottantatremilasettecentodiciannove/49);


CONSIDERATO, altresì, che per tale operazione la suddetta Società ha interpellato l’Istituto Bancario CARIPARMA CREDIT AGRICOLE – Filiale di Tavernerio – che si è resa disponibile all’anticipazione dietro preciso impegno da parte dell’Amministrazione Comunale al rimborso della somma totale;


DATO ATTO che in caso di accettazione della richiesta di finanziamento il Comune provvederà ad effettuare il pagamento in n. 10 rate semestrali, di importo equivalente, a partire dal 30/06/2010;


VISTO il vigente regolamento comunale sull’ordinamento generale degli uffici e dei servizi;


VISTO il Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali del 18.8.2000 n. 267;


Ad unanimità di voti resi nei modi e nelle forme di legge,


D E L I B E R A


  1. di attestare, per le motivazioni indicate nelle premesse, la situazione creditoria di Service 24 S.P.A. nei confronti del Comune di Tavernerio di € 483.719,49.= (euro quattrocentottantatremilasettecentodiciannove/49);
  2. di assumere specifico impegno al rimborso del finanziamento;
  3. di dare atto che in caso di accettazione della richiesta di finanziamento il Comune di Tavernerio provvederà al pagamento dell’importo anticipato in n. 10 rate semestrali, di importo equivalente, a partire dal 30/06/2010;
  4. di dare atto, altresì, che in caso di avvenuta deliberazione favorevole da parte dell’Istituto Bancario CARIPARMA CREDIT AGRICOLE seguirà una delibera di Giunta Comunale per le determinazioni in merito alle condizioni che saranno prospettate;
  5. di trasmettere copia della presente deliberazione all’Istituto Bancario CARIPARMA CREDIT AGRICOLE – Filiale di Tavernerio – nonché alla Società Service 24 S.p.A.,
  6. di rendere il presente provvedimento immediatamente eseguibile con votazione separata ed unanime, ai sensi dell’art. 134, comma 4, del decreto legislativo 267/2000.





 
Di Admin (del 16/02/2009 @ 14:56:29, in Terzi, linkato 3927 volte)



L'OCCASIONE OFFERTA DA UN SEMINARIO PER I MEDIA

Tavernerio -  Sarà rappresentata anche la comunità di Tavernerio nella delegazione di giornalisti e professionisti della comunicazione che martedì 17 febbraio e mercoledì 18 assisterà ai lavori del Parlamento europeo. Nell'elenco dei partecipanti è infatti inserito il nome di Giovanni Aiani, consigliere comunale di minoranza espressamente invitato da un organismo di stampa con sede a Roma. L'opportunità offerta rappresenta un riconoscimento per l'ausilio, in termine di informatore e consulente tecnico, offerto per alcuni media lombardi. Nel concreto la delegazione prenderà parte a un seminario mirato a fornire aggiornamenti sulle attività, i progetti e i risultati concreti ottenuti nell'ultimo periodo a Bruxelles. Per Aiani si tratta della prima volta: «Mi attende un'esperienza nuova, sono curioso e devo dire anche un po' emozionato», ha dichiarato, promettendo se possibile di portare alla luce anche le questioni aperte del Comune che rappresenta.

da Il Giornale di Erba - edizione del 14 febbraio 2009
 
Di Admin (del 24/12/2008 @ 17:32:49, in Terzi, linkato 3441 volte)
Nuova pagina 1

Nel paradiso degli animali l'anima del somarello chiese all'anima del bue:
- Ti ricordi per caso quella notte, tanti anni fa, quando ci siamo trovati in una specie di capanna e là, nella mangiatoia...?
- Lasciami pensare... Ma sì - rispose il bue. - Nella mangiatoia, se ben ricordo, c'era un bambino appena nato. 
- Bravo. E da allora sapresti immaginare quanti anni sono passati?
- Eh no, figurati. Con la memoria da bue che mi ritrovo.
- Millenovecentosettanta, esattamente. 
- Accidenti!
- E a proposito, lo sai chi era quel bambino?
- Come faccio a saperlo? Era gente di passaggio, se non sbaglio. Certo, era un bellissimo bambino.
L'asinello sussurrò qualche cosa in un orecchio al bue.
- Ma no! - fece costui - Sul serio? Vorrai scherzare spero. 
- La verità. Lo giuro. Del resto io l'avevo capito subito... 
- Io no - confessò il bue - Si vede che tu sei più intelligente. A me non aveva neppure sfiorato il sospetto. Benché, certo, a vedersi, era un fantolino straordinario.
- Bene, da allora gli uomini ogni hanno fanno grande festa per l'anniversario della nascita. Per loro è la giornata più bella. Tu li vedessi. È il tempo della serenità, della dolcezza, del riposo dell'animo, della pace, delle gioie famigliari, del volersi bene. Perfino i manigoldi diventano buoni come agnelli. Lo chiamano Natale. Anzi, mi viene un'idea. Già che siamo in argomento, perché non andiamo a dare un'occhiata?
- Dove?
- Giù sulla terra, no! 
- Ci sei già stato?
- Ogni anno, o quasi, faccio una scappata. Ho un lasciapassare speciale. Te lo puoi fare dare anche tu. Dopotutto, qualche piccola benemerenza possiamo vantarla, noi due.
- Per via di aver scaldato il bimbo col fiato?
- Su, vieni, se non vuoi perdere il meglio. Oggi è la Vigilia.
- E il lasciapassare per me? 
- Ho un cugino all'ufficio passaporti.
Il lasciapassare fu concesso. Partirono. Lievi lievi, come mammiferi disincarnati. Planarono sulla terra, adocchiarono un lume; vi puntarono sopra. Il lume era una grandissima città. Ed ecco il somarello e il bue aggirarsi per le vie del centro. Trattandosi di spirito, automobili e tram gli passavano attraverso senza danno, e alla loro volta le due bestie passavano attraverso i muri come se fossero fatti d'aria. Così potevano vedere bene tutto quanto. 
Era uno spettacolo impressionante, mille lumi, le vetrine, le ghirlande, gli abeti e lo sterminato ingorgo di automobili, e il vertiginoso formicolio della gente che andava e veniva, entrava e usciva, tutti carichi di pacchi e pacchetti, con un'espressione ansiosa e frenetica, come se fossero inseguiti. Il somarello sembrava divertito. Il bue si guardava intorno con spavento.
- Senti, amico: mi avevi detto che mi portavi a vedere il Natale. Ma devi esserti sbagliato. Qui stanno facendo la guerra.
- Ma non vedi come sono tutti contenti? 
- Contenti? A me sembrano dei pazzi.
- Perché tu sei un provinciale, caro il mio bue. Tu non sei pratico degli uomini moderni, tutto qui. Per sentirsi felici, hanno bisogno di rovinarsi i nervi. 
Per togliersi da quella confusione, il bue, valendosi della sua natura di spirito, fece una svolazzatine e si fermò a curiosare a una finestra del decimo piano. E l'asinello, gentilmente, dietro. 
Videro una stanza riccamente ammobiliata e nella stanza, seduta ad un tavolo, una signora molto preoccupata.
Alla sua sinistra, sul tavolo, un cumulo alto mezzo metro di carte e cartoncini colorati, alla sua destra una pila di cartoncini bianchi. Con l'evidente assillo di non perdere un minuto, la signora, sveltissima, prendeva uno dei cartoncini colorati lo esaminava un istante poi consultava grossi volumi, subito scriveva su uno dei cartoncini bianchi, lo infilava in una busta, scriveva qualcosa sulla busta, chiudeva la busta quindi prendeva dal mucchio di destra un altro cartoncino e ricominciava la manovra. Quanto tempo ci vorrà a smaltirlo? La sciagurata ansimava. 
- La pagheranno, bene, immagino, - fece il bue - per un lavoro simile.
- Sei ingenuo, amico mio. Questa è una signora ricchissima e della migliore società. 
- E allora perché si sta massacrando così?
- Non si massacra. Sta rispondendo ai biglietti di auguri.
- Auguri? E a che cosa servono?
- Niente. Zero. Ma chissà come, gli uomini ne hanno una mania.
Si affacciarono, più in là, a un'altra finestra. Anche qui, gente che, trafelava, scriveva biglietti su biglietti, la fronte imperlata di sudore. 
Dovunque le bestie guardassero, ecco uomini e donne fare pacchi, preparare buste, correre al telefono, spostarsi fulmineamente da una stanza all'altra portando spaghi, nastri, carte, pendagli e intanto entravano giovani inservienti con la faccia devastata portando altri pacchi, altri scatole altri fiori altri mucchi di auguri. E tutto era precipitazione ansia fastidio confusione e una terribile fatica. Dappertutto lo stesso spettacolo. Andare e venire, comprare e impaccare spedire e ricevere imballare e sballare chiamare e rispondere e tutti correvano tutti ansimavano con il terrore di non fare in tempo e qualcuno crollava boccheggiando. 
- Mi avevi detto - osservò il bue - che era la festa della serenità, della pace.
- Già - rispose l'asinello. - Una volta infatti era così. Ma, cosa vuoi, da qualche anno, sarà questione della società dei consumi... Li ha morsi una misteriosa tarantola. Ascoltali, ascoltali.
Il bue tese le orecchie.
Per le strade nei negozi negli uffici nelle fabbriche uomini e donne parlavano fitto fitto scambiandosi come automi delle monotone formule buon Natale auguri auguri a lei grazie altrettanto auguri buon Natale. Un brusio che riempiva la città. 
- Ma ci credono? - chiese il bue - Lo dicono sul serio? Vogliono davvero tanto bene al prossimo?
L'asinello tacque.
- E se ci ritirassimo un poco in disparte? - suggerì il bovino. - Ho ormai la testa che è un pallone... Sei proprio sicuro che non sono usciti tutti matti?
- No, no. È semplicemente Natale. 
- Ce n'è troppo, allora. Ti ricordi quella notte a Betlemme, la capanna, i pastori, quel bel bambino. Era freddo anche lì, eppure c'era una pace, una soddisfazione. Come era diverso. 
- E quelle zampogne lontane che si sentivano appena appena.
- E sul tetto, ti ricordi, come un lieve svolazzamento. Chissà che uccelli erano.
- Uccelli? Testone che non sei altro. Angeli erano. 
- E la stella? Non ti ricordi che razza di stella, proprio sopra la capanna? Chissà che non ci sia ancora. Le stelle hanno una vita lunga.
- Ho idea di no - disse l'asino - c'è poca aria di stelle, qui. Alzarono il muso a guardare, e infatti non si vedeva niente, sulla città c'era un soffitto di caligine e di smog.

Dino Buzzati

 
Di Admin (del 03/12/2008 @ 22:55:44, in Terzi, linkato 5527 volte)
COMUNE DI TAVERNERIO
PROVINCIA DI COMO

IL SINDACO


Novembre 2008

Come oramai consuetudine riprendo ad informarVi direttamente sui fatti e sulle opere che stanno accompagnando la nostra Amministrazione, in coerenza con quanto anticipato nel programma elettorale.
Per prima cosa vorrei riferirVi sullo stato economico del nostro Comune.

Vicenda Metano Nord
Come paventavo nella precedente comunicazione, il lodo arbitrale con Metano Nord ha avuto un esito contrastante. E' risultato positivo per ciò che concerne il diritto di proprietà della rete di distribuzione del gas, che quindi rimane in capo al Comune di Tavernerio - al tal proposito ricordo che Metano Nord richiedeva al Comune il pagamento di 5 milioni di euro - . Avversa invece è risultata la richiesta riguardante gli ammortamenti finanziari dovuti per l'estensione della rete di distribuzione avvenuta nel corso degli anni dal 1975 al 2003. Ciò ha comportato una richiesta di pagamento da parte di Metano Nord di ca. € 992.000,00 comprensivi di interessi legali e rivalutazioni (calcolati sino al 31.12.2008). Parte di questo debito potrà essere sanato attraverso l'assunzione di un mutuo ( 691.626,30 euro) mentre la restante parte dovrà essere versata in contanti, pensiamo in modo diluito, entro 2 anni. Oltre a ciò tutta la vicenda è costata in parcelle legali ed arbitrali € 268.622,00 Capirete che queste "disavventure" tolgono risorse disponibili per fare altri interventi sul territorio: i mutui contratti devono essere rimborsati diminuendo pertanto le possibilità di attingere a finanziamenti a medio/lungo termine.

Vicenda Thuga Laghi
Altro capitolo molto simile al precedente, poiché continuità della "vicenda Metano Nord", è quello che ci vede impegnati in un nuovo lodo arbitrale con Thuga Laghi (ora E.On) , azienda subentrata a Metano Nord nella distribuzione del gas nel nostro Comune ( la vendita invece è fatta per la maggior parte ancora da Metano Nord e da altri venditori nazionali quali Enel, Eni, Enerxenia, ecc). In questo caso la società non vuol pagare quanto sottoscritto nella convenzione stipulata a seguito di gara d'appalto. Le cifre che ci occupano non sono simili a quelle del contenzioso con Metano Nord. Certamente comunque, se soccombenti, dovremo intervenire a modifica di quanto previsto di incassare negli anni dal 2003 ad oggi e trovare risparmi dai quali attingere per coprire le somme mancanti.

Vicenda AB Borella Spa
Penso siate a conoscenza che nel mese di Luglio il Consiglio Comunale ha deliberato la richiesta di messa in liquidazione della Società AB Borella Spa. I motivi che hanno indotto l'Amministrazione e la Fondazione Asilo Borella a intraprendere questa iniziativa sono in prevalenza di carattere economico in quanto i costi di funzionamento della società eccedevano in modo significativo i ricavi producendo perdite sempre più gravose tanto da costringere per legge gli azionisti a ridurre il capitale sociale da euro 2.050.000,00 a euro 1.122.256,00, con perdita quindi di euro 927.744,00 da dividere al 50% con la Fondazione. In queste settimane si sta realizzando la vendita di alcuni terreni per coprire le esposizioni che la società ha con il sistema bancario e con i fornitori. Poi, quello che resta del patrimonio disponibile ( dopo aver coperto anche le perdite 2008 non ancora accertate) verrà diviso tra Comune e Fondazione Asilo Angelo Borella.
Questo processo di liquidazione peraltro ha prodotto informazioni distorte e a volte ingannevoli riguardo alla prosecuzione degli interventi sociali.
Vorrei fugare ogni dubbio o perplessità: i servizi sociali continueranno ad essere erogati direttamente dalle strutture comunali.

Vi segnalerei ora alcuni importanti progetti sia completati che in corso di definizione perché è giusto riconoscere il sacrificio del lavoro quotidiano di coloro che operano a vantaggio di questa comunità.

Progetti completati nel corso del 2008
· impermeabilizzazione copertura scuola Don Lorenzo Milani con sostituzione vetrate, infissi, creazione scale emergenza e varie
· asfaltatura di parecchie strade
· rifacimento tetto palazzo comunale
· rifacimento tratti rete idrica
· informatizzazione del comune
· attivazione sistema di videosorveglianza comunale
· manutenzione impianti sportivi
· acquisto di alcuni giochi per bimbi installati in aree di proprietà comunale

Progetti in corso che proseguiranno anche nel 2009
· sistemazione del lavatoio di Ponzate
· ampliamento e potenziamento della rete idrica di Rovascio
· intervento sulle fognature di Ponzate in Via S. Brigida e Montegrappa
· completamento degli asfalti delle più importanti vie comunali
· avvio della progettazione per la costruzione della nuova ala della scuola Don Lorenzo Milani
· ristrutturazione del ponte di Via Verdi a Casina indispensabile per unire il territorio con Ponzate
· copertura completa dell'ampliamento del cimitero di Solzago necessaria a rendere utilizzabile la Struttura
· ricostruzione di un argine del torrente Tisone in località Fonte Plinia
· ulteriore potenziamento del servizio di videosorveglianza
· costruzione di parcheggio in Via Provinciale

Alla fine di questa amichevole chiacchierata, visti i problemi straordinari che via via abbiamo dovuto affrontare e che stiamo affrontando in questo scorcio di Amministrazione, rispondo ad una domanda che da qualche tempo, qualcuno di Voi, a conoscenza dei problemi economici del comune, mi pone: " Ma chi ve lo ha fatto fare ? Vi siete presi una bella gatta da pelare ". Certamente non è stato per un discorso di visibilità personale. Ci siamo infatti trovati ad amministrare un Ente con parecchie difficoltà economiche: fosse stata una normale società privata avrebbe incontrato seri problemi a proseguire la propria attività. Affrontiamo grossi sacrifici ma consideriamo l'esperienza un utile servizio da rendere alla nostra gente. Sappiamo che è gravoso e a volte ingrato ma, pur con tutti i distinguo e gli ostacoli, abbiamo il compito di arrivare a fine mandato per continuare, o consegnare a chi verrà dopo di noi, una Amministrazione gestibile, trasparente, che non debba continuamente essere sacrificata da scelte personalistiche che troppo spesso sono cause di pesanti risultati economici negativi.
Infine, poiché parliamo di sacrifici, mi preme in questa occasione ringraziare di vero cuore tutti i nostri compaesani dediti al volontariato, che nel corso di questi anni hanno prestato gratuitamente la loro opera al sostegno dei più bisognosi. Mi resta solo il rammarico di aver appreso che, a seguito della messa in liquidazione di AB Borella SpA, per motivi famigliari diversi, il precedente corposo gruppo di riferimento si è ridotto pur continuando con pochi la benevola opera di aiuto. Sono comunque convinto che, tra le diverse associazioni, si troveranno ancora benemeriti disposti a dedicare parte del tempo libero al benessere comune.
Con i migliori saluti.
 
Di Admin (del 31/10/2008 @ 15:30:45, in Terzi, linkato 3221 volte)
La Giunta decide per la sospensione del servizio di trasporto delle persone disabili e anziane

Tavernerio - La navetta Virgilio rimane ferma ai box, almeno sino alla prossima primavera. Riceve conferma dalla Giunta la protesta sollevata da alcuni utenti del servizio pubblico di trasporto, che vanamente hanno nell'ultimo mese atteso il passaggio del mezzo presso le fermate segnalate. Il pullmino introdotto sotto il governo di Fabio Rossini, per venire incontro alle esigenze di spostamento dei residenti non autosufficienti, soprattutto presso le frazioni, non passa più. La sospensione era sì programmata, ma solo per il periodo estivo, fino al 30 settembre. E senza comunicazioni ufficiali, in paese hanno cominciato a diffondersi delle perplessità, riprese anche dai commenti pubblicati sulla finestra di discussione del sito internet della minoranza «Taverneriocittà». Il sindaco Giovanni Rossini spiega le ragioni della scelta: «Ci siamo presi l'impegno di ricevere i cittadini interessati e illustrare loro le nuove scelte. A guidare le decisioni ci sono una serie di motivi», tra i quali lo «scarso utilizzo del mezzo da parte dei cittadini: in media non se ne contano più di cinque, che ne usufruiscono esclusivamente per andare a far la spesa nei centri commerciali. Considerati poi i costi, non possiamo permetterci che il minibus giri per il resto della giornata vuoto». Un altro argomento a sostegno della decisione riguarda la «necessità di ottimizzare l'impiego dei nostri dipendenti - continua il primo cittadino - In questo momento l'addetto alla guida serve al Comune per altre mansioni». Sull'opportunità di rilanciare una proposta attivata con i migliori propositi, il primo cittadino lascia aperta la porta a varie ipotesi: «Potremmo decidere di terminare l'esperienza, piuttosto che affidare la gestione ad altre realtà, come la Croce Rossa di Lipomo». Per le opposizioni, come riferisce Claudio Gatti (Le radici), sarebbe «opportuno continuare a garantire il servizio per i residenti non autosufficienti, magari con la formula della fermata a chiamata. Se invece gli investimenti non valgono la resa del servizio, mi sembra condivisibile l'indirizzo di abbandonare».

da Il Giornale di Erba - edizione del 25 ottobre 2008
 
Di Admin (del 19/03/2008 @ 23:59:18, in Terzi, linkato 4819 volte)
 



"Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via".
 
Di Admin (del 20/02/2008 @ 13:59:37, in Terzi, linkato 2917 volte)

 

Ai signori genitori degli alunni
della scuola d'infanzia di Tavernerio

All'Amministrazione "Servizio Mensa"

Al sig. Dirigente didattico del plesso
scolastico di Tavernerio


Cari genitori,

Vi informiamo che a seguito del nuovo appalto della mensa scolastica della scuola d'infanzia, l'acqua minerale in bottiglia verrà somministrata ai bambini solo durante il pranzo. Nella restante giornata scolastica verrà messa a disposizione solo acqua del rubinetto (ricordiamo a tutti che l'acqua di acquedotto è sottoposta ad un più rigido controllo di analisi, pertanto sicura e potabile).

Dismesso il servizio "acqua minerale in bottiglia" anche la relativa dotazione di bicchieri di carta e di tovaglioli (sino ad ora messi a disposizione dal gestore della mensa), fuori dal "servizio pranzo" è venuta a cessare. Si rende pertanto necessario mettere a disposizione delle insegnanti bicchieri e tovaglioli di carta, per poter ottemperare alle esigenze dei nostri bambini. Inviatiamo i genitori delle varie sezioni ad accordarsi con i relativi docenti per fornire un piccolo "stock" di materiale.

Cogliamo l'occasione per formulare alla competente Amministrazione, che ci legge in copia, di esaminare la possibilità di mettere a disposizione il materiale prima menzionato, tenuto conto anche della esiguità dei relativi costi.

La presente ci consente inoltre di informarVi che a giorni avrà inizio la raccolta di generi alimentari non deperibili, iniziativa promossa dall'Ente Provincia di Como, le cui finalità sono riportate in dettaglio nella lettera esposta nella bacheca della scuola.

Tale iniziativa e le relative finalità verranno presentate dai docenti degli alunni nel corso del periodo di raccolta dei generi alimentari.

Auspichiamo che l'iniziativa, di cui sopra, possa essere da Voi tutti accolta positivamente, con spirito, come sempre, di collaborazione e partecipazione.

Cordialità.


Tavernerio 14/02/2008




I rappresentanti genitori della scuola d'infanzia

 
Di Admin (del 14/02/2008 @ 12:43:14, in Terzi, linkato 3018 volte)

 

CANBERRA (Reuters) - L'Australia ha chiesto ufficialmente scusa oggi agli aborigeni per i maltrattamenti che hanno dovuto subire nel corso della storia, aprendo così una nuova era nelle relazioni razziali.
Il primo ministro Kevin Rudd ha personalmente pronunciato le scuse del Parlamento nei confronti delle cosiddette Stolen Generations, le "generazioni rubate" di aborigeni, costretti da bambini ad abbandonare famiglie e comunità per la politica di assimilazione praticata dai governi australiani.
Oltre 7.000 persone si sono radunate all'esterno del Parlamento, davanti agli schermi giganti che trasmettevano la cerimonia, mentre il premier Rudd ripeteva per tre volte "Scusate".
"(Questa iniziativa) fa sentire per la prima volta da tanto tempo la comunità indigena davvero parte dell'Australia, le fa sentire l'abbraccio di tutta la nazione australiana" ha detto a Reuters Mark Bin Bakar, una degli anziani esponenti della Stolen Generation.
"Riguarda il nostro divenire nazione, il riconoscimento del nostro passato e il fatto di andare oltre, di accettarci l'un l'altro come fratelli e sorelle di questa nazione".
In molti hanno assistito al discorso teletrasmesso in tutto il paese, assiepati nelle piazze, nelle scuole, nelle sedi dei consigli comunali.
A Redfern, il ghetto degli aborigeni di Sydney, che sorge nel centro della città, a centinaia si sono riuniti sotto la pioggia, lanciando grida di approvazione ogni volta che Rudd pronunciava il suo "sorry".
Le scuse del Parlamento giungono 11 anni dopo la diffusione di un rapporto sulle politiche di assimilazione, secondo cui tra il 1910 e il 1970 dal 10% al 30% dei bambini aborigeni sono stati strappati alle proprie famiglie.
Il rapporto invitava anche a scusarsi pubblicamente con le vittime dell'assimilazione, ma all'epoca il governo conservatore del primo ministro John Howard non accettò le conclusioni e approvò soltanto una dichiarazione per esprimere rincrescimento.
"Oggi il Parlamento deve riunirsi per riparare a una grande ingiustizia", ha detto il laburista Rudd, che ha vinto le elezioni nel novembre scorso, dopo 12 anni di governo conservatore.
"Chiediamo scusa per le leggi e le politiche dei governi e dei parlamenti che hanno inflitto profondo dolore, sofferenza e perdita ai nostri consimili australiani".
Un centinaio di membri delle "Stolen Generations" erano in Parlamento ad assistere al discorso, e in molti non sono riusciti a trattenere le lacrime.
L'Australia conta oggi circa 460.000 tra aborigeni e indigeni dell'Isola di Torres Strait, che rappresentano circa il 2% dei 21 milioni di abitanti. La loro aspettativa di vita è di 17 anni inferiore rispetto a quella degli altri australiani, e registrano alti tassi di mortalità infantile, disoccupazione, abuso di alcol e droga, violenza domestica, presenza nelle carceri. Nessun aborigeno è membro del Parlamento.
Rudd ha promesso di recuperare il gap, almeno quello sull'aspettativa di vita, entro una generazione, e di lavorare per porre fine alla disuguaglianza.

 
Di Admin (del 06/02/2008 @ 20:06:33, in Terzi, linkato 2058 volte)

 

di Carlo Petrini

tratto da Kataweb.it

Forse, semplicemente, stiamo diventando tutti un po' matti. Può succedere. Tra qualche secolo, quando gli storici proveranno a capire come le società post-industriali si sono giulivamente avviate al collasso, studieranno questa specie di virus, questa sommessa epidemica follia che, poco per volta, ci sta contagiando tutti. Il primo sintomo è la perdita del senso del tempo: ci sembra di non aver tempo e corriamo ai ripari, travolti da una specie di allucinazione di massa, che ci fa pensare di dover andare di corsa. Lo dico da vent'anni, ma lo ripeto a costo di fare io la parte del matto. Se non ripensiamo al tempo non riusciremo a venirne a capo. Se adesso anche i pensionati sono entrati nel coro del «non ho tempo», vuol dire che l'allucinazione è totale, ha coinvolto anche coloro che – a rigor di logica – hanno accesso, più di tutti, a quella straordinaria risorsa. Il pensionato che compra le insalate di quarta gamma dà il segnale che è ora di introdurre, urgentemente, degli anticorpi nel sistema. È così che possiamo iniziare a versare gocce di lenimento su questa società urticata dalla sensazione di non aver più tempo. Tutti i giornali, quotidianamente, ci fanno i conti in tasca traducendo in termini di spesa per famiglia qualunque refolo del mercato. Il petrolio a 100 dollari al barile, 450euro in più per famiglia; aumentano i prezzi dei trasporti, 100 euro in più a famiglia. Presto monetizzeranno anche il resto: non osano ancora tradurre in costi per famiglia gli innalzamenti dei livelli ormonali in primavera, ma poco ci manca (al calcolo monetario della malinconia da fine vacanze estive, curata a botte di shopping, ci sono già arrivati). Ci propinano quei conteggi come se le persone che compongono le famiglie fossero semplicemente ingranaggi di un meccanismo senza volontà, senza capacità di discernimento. Dimenticando che gli accorgimenti che ognuno di noi può quotidianamente adottare non solo per risparmiare denaro, ma anche per migliorare, al contempo, la propria qualità di vita, sono praticamente infiniti. Ma evidentemente dimenticando anche che se ci possiamo permettere di pagare l'insalata 20 euro al chilo, il prezzo del petrolio è l'ultimo dei nostri problemi. Insomma, qualcosa non quadra, occorre davvero fermarsi e pensare a come stiamo impiegando il nostro tempo, i nostri soldi, le nostre esistenze. Per preparare una pasta asciutta occorrono circa 15 minuti, includendo anche il tempo di fare (mentre la pasta cuoce) un soffritto semplice in cui far andare i pelati. Per mangiarla, se uno proprio decide di prendersela comoda, ci vogliono circa 10 minuti. Per lavare una porzione di insalata occorrono al massimo 10 minuti, ma deve essere molto sporca, piena di terra, se no ne bastano meno. Due minuti per tagliarla, qualche secondo per condirla, 5 minuti per mangiarla. Meno di 20 minuti in tutto. Quando la si lava, se ne può lavare un po' di più, con un netto risparmio di tempo al prossimo pasto. Non è vero che non abbiamo quel tempo. È che lo perdiamo, continuamente, facendo cose inutili, come girovagare nelle corsie dei supermercati comprando cose idiote. O forse non lo abbiamo perso, ma non lo vediamo più, non siamo più capaci di vederlo perché abbiamo riempito le nostre giornate di impegni per non dire mai a noi stessi: non ho nulla da fare, come fosse un insulto, la dichiarazione del nostro fallimento. E con la quantità abbiamo perso di vista anche la qualità del tempo: ci sembra tempo ben «speso» solo quello in cui abbiamo prodotto qualcosa di tangibile, o se siamo in pensione, quello in cui abbiamo acquistato qualcosa di tangibile. Tutto il resto, compreso il tempo dedicato alla salute nostra e del sistema in cui viviamo, ci pare tempo sprecato. Come il mercato fosse riuscito a convincerci che meritiamo meno attenzioni ed energie di un'insalata mista di quarta gamma. Proviamo, invece, a chiederci cosa ce ne facciamo del tempo che pensiamo di aver risparmiato acquistando le insalate pronte. Proviamo a chiederci, proprio come fanno i giornali, quanto spendiamo al mese per acquistare cibi carissimi perché addizionati di servizi e non di sostanza. Magari scopriremo che se acquistassimo cibo meno «lavorato» avremmo bisogno di meno soldi per la spesa mensile. Il che significa che forse potremmo usare quei soldi diversamente. Oppure - sarebbe la rivoluzione - potremmo decidere di lavorare di meno, perché quei soldi non ci servono. Ci ritroveremmo così con un sacco di tempo a disposizione. È strano vero? Ci pareva che l'insalata di quarta gamma ci facesse risparmiare tempo, e invece può essere che il tempo ce lo rubi proprio lei. Pochi minuti per consumarla e poi subito a lavorare per ricomprarla.

 
Di Admin (del 05/01/2008 @ 14:38:02, in Terzi, linkato 3263 volte)
 

COMUNE DI TAVERNERIO
PROVINCIA DI COMO

IL SINDACO

dicembre 2007


Alla fine di ogni anno è abitudine di aziende ed enti fare un bilancio delle attività svolte e confrontarle con budget e programmi annunciati per valutare in che misura i risultati sono stati raggiunti. Tocca quindi anche a noi, in qualità di Ente gestore di risorse, dare conto di quanto attuato nel 2007.
Premetterò sintetiche notizie sull'andamento delle società partecipate e sui problemi amministrativi ancora pendenti per passare poi a segnalare le principali attività già concluse per ogni capitolo del programma elettorale.

Service 24 - Divisione Servizi - E' la società che assicura la manutenzione complessiva dei servizi comunali. L'attuale debito nei suoi confronti è di ca. €. 577.000,00. Per meglio controllare il costo dei servizi resi, abbiamo rivisto le convenzioni modificandole in modo che la partecipata operi nel prossimo anno - così come prevede la legge 267/2000 - come fosse un ufficio interno del Comune.

AB Angelo Borella Spa - E' la società di servizio alla persona alla quale il Comune ha affidato nel 2003 i servizi sociali e la gestione delle mense. Essa, dalla sua costituzione, ha inanellato perdite su perdite che hanno ridotto significativamente il capitale conferito. E' in corso la definizione di un progetto idoneo a non disperdere ulteriori risorse.

Sul versante amministrativo stiamo affrontando problemi che riguardano in prevalenza le cause legali derivanti dalle vicende scaturite nel 2002 dall'appalto per la distribuzione e vendita del gas metano, e specificatamente:

a) la pendenza dell'arbitrato attivato nel 2003 dalla Metano Nord riguardante la richiesta al Comune di pagamento dell'estensione della rete gas;
b) il ricorso della Metano Nord al Consiglio di Stato concernente il problema della proprietà della rete del gas (sentenza già pronunciata a nostro favore dal Tribunale Amministrativo Regionale);
c) la causa che dovremo promuovere nel 2008 nei confronti della Thuga Laghi, attuale gestore della rete, in quanto la società si rifiuta di pagare i corrispettivi pattuiti nel contratto stipulato nel 2002 dalla passata Amministrazione, appellandosi alla modifica introdotta dalla legge Letta che ha sdoppiato le figure di venditore e di trasportatore del gas.

Non nascondo la preoccupazione dell'Amministrazione sul fronte finanziario nel caso di giudizi a noi sfavorevoli.

Per quanto riguarda le iniziative intraprese segnalo:

Ambiente e Territorio
Recentemente è stato arricchito il servizio di raccolta rifiuti rivolto agli operatori economici. Per l 'utenza privata stiamo sollecitando la Service 24 perché aggiunga agli attuali servizi porta a porta anche la raccolta del vetro. Dalla Comunità Montana è stato predisposto un intervento mirato al recupero della strada che, salendo dal Nisiate, arriva ai Prati sotto l'Alpe del San Pietro. Favorirà in particolare il lavoro di pronto intervento delle squadre antincendio. Grazie al contributo della Fondazione Provinciale della Comunità Comasca e di privati cittadini, recupereremo il vecchio lavatoio di Ponzate ora in stato di evidente degrado. L'intervento contribuirà a mantenere vivo il localismo e la tradizione della frazione.
Istruzione Cultura, sport e tempo libero
L'Amministrazione sta considerando un progetto di ampliamento del plesso scolastico e la realizzazione di un nuovo asilo in grado di rispondere ai previsti incrementi di popolazione prescolare e scolare. Sensibilità e adesione viene riservata alle associazioni che sono desiderose di esprimere la loro appartenenza al territorio.
Politiche sociali
E' un capitolo di bilancio molto corposo. Tramite l'AB Borella Spa e direttamente come Comune, si sta intervenendo silenziosamente a sostegno dei più fragili e dei più bisognosi. Nel corso dell'anno sono stati aperti gli ambulatori nel nuovo centro polifunzionale ed entro i primi giorni di gennaio verrà trasferito dal Centro Civico il Centro prelievi. E' allo studio inoltre l'ipotesi di apertura di punti sanitari nelle frazioni. Qualche concreta riflessione è in corso con la Fondazione Angelo Borella riguardo una futura realizzazione di "strutture protette" da collocare negli stabili, ora fatiscenti, di Via della Liberazione a Solzago.
Lavori Pubblici
E' evidente per tutti l'interesse che l'Amministrazione rivolge al comparto, in particolare alla manutenzione degli stabili comunali e alla sistemazione delle strade. Ulteriori progetti che riguardano ancora l'asfaltatura delle strade, la creazione di posteggi, il rinnovo degli impianti idrici, il completamento della rete fognaria, l'illuminazione di strade comunali carenti di punti luce ed altre varie manutenzioni sono già stati finanziati e sono pronti per essere attivati in primavera. E' in corso di realizzazione la modifica della toponomastica, si stanno concretizzando le ipotesi di sistemazione degli innesti delle strade comunali con la statale Briantea e la messa in sicurezza dei percorsi pedonali. In ultimazione invece il cimitero principale e la piazza Barella di Solzago.
Sicurezza del territorio e del cittadino
Finalmente, dopo un iter amministrativo difficoltoso, nel corso dei mesi di dicembre e gennaio, verranno installate in diversi punti del paese, 11 telecamere per il controllo del territorio. Il progetto è articolato e prevede un aumento dei punti di osservazione nel corso del 2008.
Fiscalità locale
Un passo importante è già stato fatto nel 2006 con la diminuzione dell'imposta ICI sulla prima abitazione. Ci impegneremo a continuare l'opera di contenimento dei costi dei servizi vigilando sull' adeguatezza di quelli ora applicati.

Mi auguro che queste brevi note soddisfino, almeno in parte, la necessità di informazione da Voi tutti attesa.
Vi conforti sapere che i silenzi dell'Amministrazione sono solo espressione del fare in luogo dell'apparire. In futuro la voce di Tavernerio giungerà nuovamente nelle nostre case attraverso il periodico " il Paese" che si avvarrà della collaborazione del Dott. Agostino Levi, recentemente nominato dal Consiglio Comunale Direttore Responsabile.
A nome di tutti i cittadini mi permetto di esprimere al Dott. Levi gli auguri più sinceri per un proficuo lavoro e, nell'imminenza delle Festività Natalizie, formulare ad ognuno di Voi fervidi voti augurali.

Il Sindaco
Giovanni Rossini
 
Di Admin (del 09/11/2007 @ 13:00:19, in Terzi, linkato 2130 volte)

 

A.T.O. di COMO:
NO ALLA SOCIETA' PATRIMONIALE DELL'ACQUA


Non approvate le linee guida della Società Patrimoniale dell'acqua,
così come sono state proposte.
E' questo l'appello che lanciamo a tutti i Comuni della provincia di Como, che a breve verranno chiamati a votare la costituzione della nuova società che controllerà la proprietà e la gestione delle reti idriche a livello provinciale.


Il nostro appello nasce da più motivi di preoccupazione:
> Nello statuto è previsto che i privati entrino a far parte della nuova società: in tal modo avremo riconosciuta per sempre la privatizzazione della proprietà di parte degli impianti di depurazione e degli acquedotti.
> E' previsto che gli stessi privati entrino nel Consiglio di Amministrazione della società con 1 loro rappresentante: in tal modo i privati avrebbero il 20% dei voti nel CdA, a fronte di una proprietà pari all'8%.
> La forma della società di capitali (S.p.A.), forse scartata per motivi tecnici in favore della Srl, rappresenta un rischio, poiché le società di diritto privato hanno per scopo la realizzazione di utili e non il perseguimento dell'interesse pubblico.
> La scelta di costituire la Società Patrimoniale discende dal recepimento della legge regionale n. 18/2006, sulla quale è previsto a breve il pronunciamento della Corte Costituzionale in base al ricorso presentato dal Governo Prodi.
> Contro la stessa legge regionale, ben 70 Comuni lombardi (dei quali 5 della provincia di Como: Lurate Caccivio, Eupilio, Cucciago, Bulgarograsso, Longone al Segrino) hanno votato la proposta di un Referendum abrogativo per cancellare la possibilità di privatizzare la proprietà e l'erogazione dei servizi idrici.


Bisogna inoltre tenere in considerazione che lo scorso 25 ottobre il Senato ha votato una moratoria di 12 mesi degli affidamenti del servizio idrico a qualsiasi società di capitali.


Alla luce di quanto sopra, chiediamo di non votare la costituzione della Società Patrimoniale.
In alternativa proponiamo di:
# Mettere in votazione nei Consigli Comunali la proposta di Referendum abrogativo per cancellare gli obblighi di privatizzazione imposti dalla legge regionale n. 18/2006.
# Non consentire la suddivisione del servizio idrico tra proprietà, gestione ed erogazione (come obbligherebbe a fare la legge regionale).
# Avviare il percorso di aggregazione delle società totalmente pubbliche che già oggi gestiscono gli acquedotti e i depuratori in provincia di Como, a cui affidare direttamente la gestione e l'erogazione.


Solo in questo modo si potrà assicurare che il servizio idrico resti in mani pubbliche. L'acqua è un bene di tutti che non può essere privatizzato!


Promuovono l'appello:
* Sindaco e Giunta del Comune di Lurate Caccivio
* Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", Merone
* Attac Italia, comitato di Como
* Territorio Precario
* Gruppo promotore del Forum Ambientalista Lombardia
* Circolo Arci Settima Generazione, Tremezzo
* Associazione Orrido di Inverigo
* Verdi di Como
* Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo - coordinamento di Como
* Rifondazione Comunista, fed. prov. di Como
* Circolo Rifondazione Comunista di Erba
* Celeste Grossi, vicepresidente Coordinamento Comasco per la Pace
* Graziano Dizioli, presidente del Circolo Culturale "Libero Fumagalli"
* Renato Tettamanti, capogruppo Prc in Consiglio Provinciale
* Eugenio Secchi, consigliere comunale Prc Mariano Comense
* Gian Paolo Fasola, consigliere comunale di Lurate Caccivio
* Maria Chiara Sibilia, ex Assessore del Comune di Appiano Gentile


Como, novembre 2007

 
Di Admin (del 08/11/2007 @ 12:45:42, in Terzi, linkato 14429 volte)

RIPRENDIAMOCI LE CUCINE



Cosa c'è di meglio, per gestire una tavola da qualche milione di coperti, che applicare i principi del fordismo e automatizzare tutto l'automatizzabile? Centralizzare il controllo e omologare tutto l'omologabile? Viene in mente la mitica scena della "eating machine" in Tempi Moderni di Charlie Chaplin: il povero protagonista, durante la pausa pranzo nella mensa della sua fabbrica, è usato come cavia per il test di un marchingegno infernale che lo immobilizza, lo imbocca e gli netta le labbra dopo ogni boccone. Il problema sorge quando la macchina impazzisce e comincia a molestare il malcapitato, a rovesciargli in grembo la minestra e a fargli rotolare una pannocchia sotto il naso, terminando il suo "pasto" con la più classica delle torte in faccia. Grottesco, ma l'espressione tra il terrorizzato e il sottomesso di Chaplin è tutta un programma, e probabilmente non si discosta molto da certe reazioni che si possono dipingere sul volto di tanti cittadini alle prese con molti servizi di ristorazione collettiva. Quanto meno è ciò che può capitare dopo l'assaggio di verdure che hanno abbandonato il loro gusto in chissà quale fase di lavorazione o trasporto, di paste scotte, di alimenti vari da catena di montaggio, indigesti e sciapi.
Buona parte dei pasti serviti nelle mense pubbliche e private, scolastiche, aziendali, ospedaliere, nelle carceri e nelle caserme ha gli effetti collaterali della modernità su cui gioca Chaplin: poche strutture centralizzate gestiscono un'enorme quantità di pasti pre-cotti, con materie prime di incerta o insostenibile provenienza, distribuiti e somministrati con fredda efficienza. Tutto ciò a scapito del gusto, della piacevolezza al consumo, di culture e colture locali, a volte della salute pubblica. Se si parla con i giovani che hanno sperimentato le mense scolastiche di un po' tutta Italia si raccolgono storie di rifiuto, disgusto, sprechi, diseducazione. Se cade l'occhio sulla statistica che vuole il 41 % dei ricoverati negli ospedali a rischio malnutrizione c'è da gridare allo scandalo. Se si analizzano i metodi di approvvigionamento e preparazione delle grandi catene c'è da porsi seri problemi sul futuro della nostra agricoltura e dell’ambiente.


Certo, esistono fiordi isole felici in cui si recupera innanzi tutto una dimensione umana del servizio, e quindi la gratificazione per il palato, la salubrità e il risparmio contro gli sprechi. Gestire mense da migliaia di pasti al giorno non è cosa semplIce: il rancio, lo dice già il nome, non è storicamente una cosa buona. Ma è pur vero che c'è un limite al peggio e i modi per permettere che il diritto a un cibo buono e sostenibile sia rispettato ci sono. E' un diritto che va garantito e dunque è giunto il momento di mettere mano al sistema. La parola chiave per correggere e migliorare è "locale". Decentralizzando, diversificando: riprendendoci le mense. Il processo di ri-localizzazione passa ad esempio per la riapertura delle cucine interne alle strutture che ne usufruiscono. Dovrebbe essere previsto per legge. Nei piccoli centri sarebbe più facile, certo, ma anche sui grandi numeri un'ottica per quanto possibile locale porterà buoni frutti. In questo modo l'approvvigionamento delle materie prime può essere svincolato dai capitolati che a volte impongono acquisiti senza senso e sarebbe più in linea con ciò che offre il territorio. Biodiversità, ambiente, stagionalità, freschezza e dunque qualità generale sarebbero più facilmente rispettati. 
Liberiamoci il più possibile dai vincoli burocratici e cominciamo a vedere l'alimentazione pubblica in maniera flessibile: ri-localizziamola. I costi di questo processo non dovrebbero far lievitare troppo le spese, e se si aggiunge il sicuro abbattimento degli sprechi, la riduzione delle emissioni, l'aumento di posti di lavoro qualificati e il guadagno in salute pubblica, il bilancio in attivo presto si palesa. Su scala locale si può avere controllo e garanzie sulla preparazione degli addetti, sulle materie prime e la qualità dei pasti, si può aver cura di chi si siede in mensa, perché lo si conosce. Si tratta di una normale, umana attenzione: non si può pensare che il momento del pasto a scuola non sia anche un momento educativo, non si può pensare che in ospedale il malato debba soffrire ancora di più quanto già soffre. Stiamo parlando di civiltà, che a volte si immola sull'altare della modernità e di una presunta efficienza economica che ci priva del nostro benessere. È sufficiente cambiare il punto di vista: se si pensa che il cibo è il fondamento della nostra esistenza, certe situazioni relative alla ristorazione collettiva sono quasi sintomo di barbarie. 
Chi può intervenire e non lo fa è come se fosse nei panni di Chaplin e azionasse da solo la sua eating machine: continuando così il risultato sarà ben più drammatico di una banale, ma pur sempre comica, torta in faccia.

Carlo Petrini (fondatore di Slow Food) – da La Repubblica di Giovedì 18 ottobre 2007

 
Di Admin (del 12/04/2007 @ 13:13:11, in Terzi, linkato 2280 volte)

L'editore Tim O'Reilly e il fondatore di Wikipedia propongono un codice di condotta per i siti personali.

NEW YORK (STATI UNITI) – Sono trascorsi a malapena dieci giorni dal caso di Kathy Sierra blogger d'oltreoceano che è diventata vittima e simbolo della violenza in rete, poiché negli ultimi tempi sembra che i fantasmi della pedopornografia abbiano lasciato spazio a una diffusa misoginia online, come conferma il Guardian. Puntualmente, arriva la proposta di Tim O'Reilly, editore e pilastro storico della rete, che propone un codice di autoregolamentazione dedicato al mondo blog, la cui
attuazione garantirebbe – secondo lo stesso O'Reilly – una maggiore affidabilità dei contenuti.

IL CODICE – «Celebriamo la blogosfera perché unisce sincerità e aperta conversazione. Ma la sincerità non deve significare mancanza di civiltà». Inizia con queste parole la prima stesura del documento tracciato da O'Reilly, che raccoglie gli usi appropriati di gestione di un blog personale. Nel manifesto, si affronta il problema dell'anonimato, che dovrebbe essere sempre impedito, soprattutto nei commenti. Per quanto riguarda i contenuti, chi sceglie di non censurare, è tenuto a segnalare chiaramente la presenza di termini volgari, mettendo in allerta del possibile rischio soprattutto i navigatori
incauti. Il codice di condotta, sottoposto al giudizio dei blogger di tutto il mondo, affronta ora la prova più ardua. Tutti sono chiamati a partecipare alla revisione del documento attraverso il wiki, al fine di ottenere un risultato il più possibile condiviso.

REAZIONI – Sono immediatamente giunte le prime risposte dalla rete favorevoli e contrarie al manifesto, ma è ancora prematuro annunciare la vittoria dell'una o dell'altra visione. Anche Jimmy Wales, fondatore dell'enciclopedia collaborativa Wikipedia, ha partecipato alla stesura del codice etico, considerandolo come un passo necessario. Ma, nonostante il generale rispetto che suscitano i due personaggi della rete, molte sono state le voci fuori dal coro. Il giornalista americano Jeff Jarvis ha
accusato O'Reilly di aver dato il via a una crociata inutile e presuntuosa. La rete – continua Jarvis – non è un mezzo di comunicazione, ma è principalmente un luogo e in quanto tale non necessita di regole scritte, ma solo di buon senso; e se questo manca, sarà la società a emarginare i maleducati. Porre sul blog un distintivo da sceriffo, come dice in Italia Paolo Valdemarin , non può essere sufficiente per aggiungere, o togliere, l'aura di autorevolezza. E, alla fine, il codice non convince nelle finalità e neppure nei metodi, soprattutto perché i blogger sono persone eterogenee senza caratteristiche
professionali o etiche comuni, nonostante si continui a definirli con un'unica, internazionale e vuota parola.

Marina Rossi
www.corriere.it
11 aprile 2007

Allegato: il codice deontologico in proposta.

 
Di Admin (del 27/02/2007 @ 19:53:56, in Terzi, linkato 3764 volte)
 

il cielo di Tavernerio

cielo estivo a Tavernerio


Se un Paese perde le sue radici culturali,
la sua storia, la sua arte, la sua lingua diventa incapace di creare, e svanisce. Al tramonto dell'impero romano, gli artisti non erano più capaci di fare un ritratto, di scolpire una statua, nemmeno un capitello. E oggi io vedo, in Italia e in Europa, la stessa pericolosa decadenza della capacità di creare. L'Italia distrutta e povera del dopoguerra ha prodotto un grandissimo cinema e grandi scrittori come Moravia, Buzzati, Gadda. E pensiamo alla fioritura culturale Francese con pensatori come Sartre, Camus, Barthes, Foucault, Morin. Ma non voglio annoiarvi con i nomi. Basta dire che questi due Paesi, anche da soli, davano un contribuito essenziale alla cultura mondiale.
Oggi non è più così. E non si può attribuirlo, all'improvviso irrompere di autori indiani, cinesi, giapponesi o arabi. Dobbiamo domandarci se non abbiamo compiuto qualche errore fatale. lo penso di sì. L'abbiamo fatto quando abbiamo incominciato a disprezzare la nostra cultura, la nostra storia, la nostra scuola classica, la nostra filosofia, la nostra lingua, quando abbiamo rinunciato a prendere come modelli da imitare i nostri grandi personaggi. E quando abbiamo ristretto i programmi scolastici di italiano, di latino, di storia, di filosofia, a pensare che tutto si possa ridurre ad apparenza, immagine. A credere che la lingua, il pensiero razionale sistematico non siano più importanti e si possa fare ogni cosa improvvisando, e che basti un vocabolario di mille parole. E che la storia sia inutile, per cui anche i manager, i professionisti, i politici affermati spesso non sanno chi erano Giacobbe, Teodorico o Ruggero Bacone e, nonostante la mondializzazione, non sanno nulla della storia dell'India o della Cina.
Certo, conoscono i cantanti, i calciatori, i politici, seguono i talk show e sfogliano i giornali. Ma questo tipo di cultura non consente di leggere e di capire un qualsiasi libro serio di saggistica o di filosofia. E chi non sa leggere questi libri non saprà mai nemmeno scrivere. E nemmeno fare un progetto, perché non saprà pensare in grande e in modo logico e sistematico. Ma paradossalmente questa cultura non basta nemmeno a fare buoni programmi televisivi (che, infatti, ormai acquistiamo dall'estero) e film che si impongano nel mercato mondiale. Se non vogliamo svanire dobbiamo tornare a spostare tutti i nostri standard verso l'alto: verso il rigore, la cultura, la fantasia, l'eccellenza.

FRANCESCO ALBERONI
26 febbraio 2007
 

Borella Rag. Angelo

non ancora ventenne cadde combattendo sul Monte Fior il 2 giugno 1916

Tavernerio, 25/10/007


RELAZIONE DEL PRESIDENTE RELATIVA ALL’ASSEMBLEA DEI SOCI DEL
26 GENNAIO 2007

Cari Soci,
come previsto dallo Statuto delle Fondazione, è stata convocata l’Assemblea per l’elezione del nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione che entrerà in carica alla fine di Febbraio. Gli articoli di riferimento sono l’art. 14 del vigente Statuto nonché l’art. 4 del vigente Regolamento di funzionamento del Consiglio di Amministrazione /approvato dell’Assemblea del Soci il 23 febbraio 2004).
Sono state presentate otto candidature e precisamente: Butti Luciana, Luraschi Danilo, Muscionico Giovanni, Musumeci Pantaleone, Olivieri Renato, Pozzoli Alessandro, Pozzoli Paolo e Rossi Luca. In data 05/01/2007 il Cda ha verificato le domande presentate ritenendole tutte idonee. Conseguentemente è stata convocata l’Assemblea dei Soci per il giorno 25/01/2007 alle ore 8.00, in prima convocazione ed in seconda convocazione per il giorno 26/01/2007 alle ore 21,00.
Ricordo che i Soci che hanno diritto a votare sono solo i soci storici in quanto nessun altro ha ancora maturato i 24 mesi di iscrizione.
Permettetemi un brevissimo riepilogo di questi tre anni deludenti e inconcludenti: da subito
Sono iniziate le incomprensioni tra la Società controllata e la Fondazione. La fondazione, a seguito dell’atto di affidamento e gestione del patrimonio, sottoscritto nel 2003, tra l’Asilo e la SpA, si è trovata nella condizione di dipendere in tutto e per tutto dalle risorse che la Società si era impegnata a trasferire alla Fondazione, ma la Società non ha trasferito alcunché. La mancanza di risorse ha conseguentemente paralizzato l’operatività della Fondazione. La Fondazione poteva certamente provvedere ad alienare qualche bene ma si è ritenuto che in questa situazione non chiara, fosse meglio evitare di operare sulle proprietà immobiliari della Fondazione, per non complicare ulteriormente i già non facili rapporti venutesi a creare tra la Fondazione e la Società e nell’ambito dei Soci della Fondazione stessi.
Ritengo che sia inutile e controproducente continuare a rivangare il passato poco costruttivo ma mi auspico che il nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione ed il nuovo Consiglio di Amministrazione delle Spa, possano finalmente cooperare ed iniziare davvero a muoversi. E’ necessario prendere decisioni in merito alla sede della scuola materna e dell’asilo nido, in quanto l’attuale sede non è più idonea, per cui si dovrà intervenire così come bisognerà al più presto decidere il da farsi circa gli immobili di via Liberazione.
Si è rilevato un buon incremento nei componenti dell’Assemblea dei Soci che ad oggi consta di 78 persone: 37 soci storici, 14 soci iscritti dal 22/04/2005 e 27 dal 29/11/2006.
Il 2007 dovrà essere l’anno di svolta sia per la Società che la Fondazione.
A questo punto mi fermo ed auguro sinceramente buon lavoro ai nuovi Consiglieri che stasera verranno eletti da questa Assemblea.


IL PRESIDENTE
Dott. Arch. Renato OLIVIERI

 
Di Admin (del 07/01/2007 @ 21:48:27, in Terzi, linkato 12105 volte)

La prima volta che è successo credevo scherzasse: ”Ma tu chi sei?”, ha chiesto.

di Federico Roncoroni*

Leonardo, Profilo deforme di vecchia, Kunsthalle, Amburgo



Da qualche tempo la mia mamma non mi riconosce più. Mi sorride, mi parla e mi risponde, ma non sa chi io sia e non sa neanche chi lei sia per me. Lo so bene: è una cosa che è capitata e capita a molti che hanno a che fare con una persona cara molto anziana. Ma ne parlo, vincendo una sorta di pudore, proprio perché non è un fatto solo privato o da tenere nascosto: è un fatto che riguarda tutti e, come spesso succede in questi casi, parlarne, e sentirne parlare, fa bene. 
La prima volta che è successo, credevo scherzasse. Eravamo insieme da una mezz’ora e come capitava ormai da mesi mi stava leggendo per la decima volta un titolo della “Provincia”. A un certo punto si è fermata, ha posato il giornale e guardandomi con il suo bel sorriso di vecchia - gli occhi grandi, un po’ appannati, le labbra sottili, quasi curve sulle gengive - mi ha chiesto: “Ma tu chi sei?”. “Come chi sono?, le ho risposto io. “Sono il Fede”. “Ha, si, il mio Fede”.”Ma sai chi sono?”. “Il mio Fede”. “Si, mamma, ma chi sono per te?”. Solo dopo numerose spiegazioni sono riuscito a farle capire che lei era la mia mamma e, di conseguenza, io, il suo Fede, ero suo figlio. “Tuo figlio Federico”. “Oh, il mio Fede! Sai, il mio papà si chiamava Federico. Io, quando ero bambina, gli dicevo sempre:”Se mi sposo e ho un figlio, lo chiamo Federico. Poi, quando ti aspettavo, tutti volevano sapere come ti chiamavo se eri un maschio: io ero sicura che eri un maschio. Ma io me ne sono sempre stata zitta. Forse l’altro nonno, come si chiama…” “Nonno Salvatore”. “Ah, si. Lui forse credeva che ti chiamavo come lui e quando sei nato e mi hanno chiesto come volevo chiamarti, ho detto “Federico” e tutti sono rimasti lì. Ho fatto bene?”. “Hai fatto benissimo”. “E poi una volta non erano tanti quelli che si chiamavano Federico”.”Si, è vero, eravamo in pochi”. “Ti piace Federico?.”Si, mi piace tanto”. “E’ un bel nome Federico. Il mio papà si chiamava Federico e quando…”
Basta prenderle una mano e stringergliela con tutto l’affetto possibile e per un po’ il sinistro meccanismo della ripetitività si interrompe, per lasciare spazio a un’altra serie che ritorna sempre uguale, ogni volta, ogni sera: “Hai fame? Vuoi qualcosa? Non ho tanto da darti, ma se hai fame…” e fa il gesto di alzarsi per andare verso il frigorifero. “Vuoi un po’ di vino?”, mi domanda poi indicando la bottiglia del chinotto, che ormai chiama e considera vino. Se accetto, prendo un bicchiere e me lo riempio.”Te, è troppo, ti ubriachi!”, mi dice, e nel timore che ne beva un altro prende la bottiglia e, trascinandosi sulle ciabatte, va riporla in un angolo della cucina. “Grazie che sei venuto a trovarmi. Io ti do del tu, ma se ti dà fastidio, se non vuoi, dimmelo…”.”Mamma, ma sai chi sono?”. “Si, sei il Gigi…”
Tutto questo, si sa, ha un nome che si conosce da sempre, vecchiaia, e un nome più moderno, Alzheimer, che vuol dire progressivo decadimento cognitivo. Quello della mia mamma è un Alzheimer dolce e tranquillo, di quelli che Dio manda ai suoi fedeli più cari per alleviare loro la pena di sopravvivere alla loro vita vera. Un Alzheimer dolce e tranquillo: da donna attenta e precisa, attenta a tutto e precisa in tutto, che è sempre stata, è caduta in breve tempo in una sorta di disincanto, in uno stato di sereno oblio o, per lo meno, di un oblio che pare sereno. Soffre, ma “soffre” è un termine sbagliato, perché in realtà non sembra soffrire, soffre di “ingravescenti disturbi a carico della funzione mestica” (cioè non ricorda ciò che le hanno appena detto o ha appena fatto), “prospettica” (non ricorda o confonde le piccole scadenze della giornata), e “autobiografica” (confonde ricordi significativi della propria esistenza e non riconosce le persone, che sono poi i suoi figli e i suoi nipoti). Ha, dice ancora il referto medico che, nella sua genericità e nella sua astrattezza, è così vero e realistico da sembrare il suo ritratto preciso, ha dei “deficit prassici” (non sa dove trovare gli oggetti, non sa più come si prepara da mangiare), “linguistici” (persevera sempre nelle stesse considerazioni e osservazioni: “Oggi è bello, ma fa freddo, ma è il suo tempo. Poi diciamo che fa caldo. Non siamo mai contenti…”; “Al tempo non comanda nessuno”), “attentivi” (ha tempi di concentrazione brevissimi, e si distrae subito: se va trovarla qualcuno, dopo un paio di minuti si alza e va in un’altra stanza). Soffre di disorientamento sia spaziale (appena fuori delle sue quattro mura, non sa dove si trova) sia temporale (non sa che giorno della settimana sia e, tanto meno, in che anno viva) e soffre di “wandering” (vaga per la casa senza meta).
Ha la memoria presbite dei vecchi: non ricorda se e cosa ha mangiato un’ora prima, ma ha memoria, una memoria sfocata e confusa, di episodi della sua infanzia e della sua adolescenza che racconta, sempre identici, attualizzandoli, cioè inserendovi anche noi, come se li avessimo vissuti con lei.
Ha rielaborato tutti i lutti che hanno costellato la sua vita e che l’hanno lasciata sola, senza più nessuno dei membri della sua grande famiglia d’origine, quasi fosse l’ultimo albero rimasto di una vasta foresta scomparsa. Ha dimenticato tutti quei morti?. Il padre amatissimo, morto giovane, la madre, il fratello scomparso poco più che ventenne e tutti gli altri? No, non li ha dimenticati, solo che non ne parla più e se ne parla, come fa del padre e del fratello, ne parla come se fossero ancora vivi, a casa loro. Qualche volta, lamenta in dialetto, quella che fu la lingua dei loro rapporti quotidiani, la perdita del suo Geo: sessantadue anni di vita insieme qualche traccia l’hanno lasciata… Ha tanti problemi, insomma. Ma è sana: le sue “funzioni neurovegetative e fisiologiche”, cioè il mangiare, l’andare di corpo e il dormire, sono nella norma, ossia ”buoni in rapporto all’età” secondo la consueta formula medica. E’ del tutto autonoma. Sa rispondere al telefono: se sono i suoi figli, bene, se sono estranei, chiede loro di telefonare “più tardi”. E’ capace anche di telefonare ai suoi figli, di cui ha tutti i numeri scritti a caratteri cubitali su un foglio: telefona a ore fisse, (“Così non ti disturbo”). Le sue telefonate durano una quarantina di secondi, talvolta anche meno, e ubbidiscono a uno schema fisso: chiede le notizie sulla tua salute - quanto a sé dice sempre che sta bene, o per lo meno “come al solito” che per lei vuol dire bene -, parla del tempo, si scusa del disturbo (“Oggi non ti ho ancora telefonato vero?” “No, mamma, non ci siamo ancora sentiti” le rispondiamo noi, anche se è la terza volta di seguito che chiama: “Dico sempre che devo tenere qui un foglietto e segnare quando ti chiamo, ma poi mi dimentico…”. “Si scusa del disturbo (“Scusa se ti ho disturbato”) e ti saluta: “Ciao allora. Tanto ci sentiamo ancora, vero?”. E’ raro che telefoni fuori orario, a metà mattina o durante il pomeriggio: “Ero qui vicina al telefono, e mi è venuta voglia di sentirti…”. Negli ultimi tempi queste telefonate, più da innamorata che da mamma, si sono fatte più frequenti. Che senta più forte la solitudine o abbia in qualche modo consapevolezza della condizione in cui vive?
E’ sana autonoma e tranquilla. Soprattutto è, come dicevo, tranquilla e anche, a suo modo, allegra. Certo non è mai cupa: prende tutto, o sembra prendere tutto, con serenità. Con autoironica serenità commenta anche la sua condizione, quando, non so come, percepisce che qualcosa in lei si è inceppato: “Ah, la mia testa non è più quella di una volta. Non ricordo più le cose. Cuma l’è brutt diventà vecc. Una volta mi chiamavano la scavalcafoss, e adesso non sono neanche più buona di uscire”.
Non partecipa ai discorsi che noi fratelli facciamo, quando ci capita di incontrarci da lei: ci ascolta parlare per un po’, poi scuote la testa e ridendo ci dice “Mi capissi nient” e allora torniamo a occuparci solo di lei. La mia sorella più piccola ha cercato per lungo tempo, e talora ancora cerca, di coinvolgerla, spiegandole piano piano quello di cui stiamo parlando, ma è inutile: fondamentalmente non le interessa altro che di vedere i suoi figli e di sentirli parlare: non sempre ci riconosce e non sempre ci distingue, ma in qualche modo sente e sa che siamo noi. Ci guarda senza più l’ansia con cui ci guardava fino a qualche anno fa, quando eravamo “piccoli” e si preoccupava di tutto quello che ci riguardava. Adesso ci domanda solo se abbiamo mangiato, ci dice di lavorare poco (sì, proprio così) e di andare a letto presto: a me, in particolare, dice sempre: “Copriti, che fa freddo”. Alla fine quando ce ne andiamo, qualunque sia il tempo che siamo rimasti con lei, dice: “Scappi già? Sì, è tardi. Grazie che sei venuto a trovarmi. Ti aspetto sempre”. E’ vero: io a un certo punto “scappo”. Scappo quando mi ha ripetuto per l’ennesima volta la storia del mio nome o, peggio, quando in un improvviso buco di silenzio, sento venire dalla cucina il ticchettio dell’orologio elettrico a muro, quell’orologio che sentirò battere fino quando lei sarà ancora viva e la sua casa, nonostante tutto, esisterà e funzionerà, per ospitare le sue giornate.
E’ sana, autonoma e tranquilla. E non è mai cupa: talvolta ha dei guizzi gioiosi, quasi irriverenti, che portano a galla chissà quali momenti della sua infanzia, che non conosco, ma che certo fu serena, prima che i lutti e le disgrazie la facessero crescere anzi tempo: guizzi di quella natura fondamentalmente gioiosa con cui accompagnò, per lunghi tratti, la nostra, di infanzia.
E talvolta è anche curiosamente testarda e caparbia, come una bambina: di quella caparbietà e testardaggine con cui ha faticosamente lottato tutta la vita, per ottenere, non per sé ma per la sua famiglia, quello che riteneva giusto. Come un tempo, se dice non è no, anche se oggi le cose per cui si batte non sono più quelle di una volta, perché riguardano le inezie e le miserie di una vita senza più orizzonti.
E’ sana, autonoma e tranquilla e non è mai cupa. Che cosa desiderate di più? Che dire? Niente, perchè non c’è niente da dire, come non c’è niente da fare. Spesso ti fa spazientire e ti viene voglia di strozzarla, soprattutto quando ti ripete mille volte di fila i titoli della prima pagina del giornale o quando, arrivando, te la vedi, in pieno inverno, affacciata alla finestra, come se ti aspettasse, senza neanche sapere che arriverai. Ti viene voglia di gridare e di sgridarla, ma ti rendi subito conto che ciò che ti fa andare in bestia non è lei, ma la scoperta dell’abisso che ormai divide lei così come è adesso da quella che è stata e che, stupidamente, pensi che è ancora, e invece non è più.
Ti viene voglia di gridare e di sgridarla e qualche volta ti succede anche di farlo. Ma te ne penti subito, come di un atto di vigliaccheria che ti scava nel cuore un senso di colpa che ti porti dietro tutto il giorno, fino a che non le telefoni, e ti rendi conto che lei ha dimenticato tutto, come sempre, e che ti tratta con la dolce evanescenza di sempre.
Viene voglia di gridare e di sgridarla, ma poi guardarla negli occhi, che non ti sei mai accorto che fossero così azzurri e così belli come adesso che sono velati da una nebbiolina sottile, scopri che, anche se non lo sembra più, è sempre quella mamma coraggiosa che ti ha sempre difeso contro tutto e contro tutti, che ti ha curato e guarito, che ti ha aiutato tante volte, che ti ha regalato quella tal cosa che tanto desideravi, che ti ha fatto studiare, che ha sempre trovato il modo di darti i soldi di cui potevi avere bisogno a Pavia, dove ti aveva mandato a studiare.
E poi, alla fine, scopri che ti fa solo tenerezza, perché è tranquilla e vuole solo essere elegante, ben vestita e ben pettinata, per sentirsi in ordine quando arrivano i suoi figli che aspetta sempre e che poi, quando arrivano non riconosce più.
Qualche sera fa, mentre ero da lei a farle compagnia tra la fine del “turno di guardia” di una delle mie sorelle e l’arrivo della badante che la traghetta fino al mattino quando torna sotto la benevola protezione dell’altra mia sorella, a un certo punto si è alzata dal divano dove mi stava leggendo, a suo modo, il giornale ed è andata in cucina. E’ squillato il telefono e mi sono distratto a rispondere per un paio di minuti. Quando l’ho raggiunta in cucina aveva apparecchiato per due: due tovagliette, i tovaglioli, i piatti, le posate e i bicchieri. Mancavano le pietanze, e il gas era spento, senza le padelle e i padellini di un tempo, ma tutto era perfettamente a posto. L’ho guardata sorpreso. Mi ha detto: ”Adesso arriva il babbo, e gli piace trovare pronto”.

*Federico Roncoroni, consulente editoriale e responsabile di varie collane, ha pubblicato saggi su poeti e narratori dell’Ottocento e Novecento e numerosi libri per la scuola, tra cui “Testo e contesto” e una grammatica dell’italiano che è usata in tutto il mondo. Ha pubblicato vari saggi su D’Annunzio e lezioni commentate dell’Alcyone e del Piacere. Si è occupato in particolare di Piero Chiara e Carlo Emilio Gadda di cui ha pubblicato molti inediti.

 
Di Admin (del 08/11/2006 @ 21:53:54, in Terzi, linkato 2656 volte)

Non esistono un'intelligenza, una creatività separate dai problemi che devono risolvere. E non esistono problemi senza una società che li pone, che sollecita, stimola, costringe i suoi membri a risolverli. L'intelligenza, la creatività, il genio perciò sono il prodotto di una società esigente che pone continuamente problemi difficili, chiede costantemente nuove soluzioni. Nelle società statiche la gente ha compiti prefissati e problemi che sono stati affrontati e risolti nel passato con soluzioni che sono diventate tradizione, costume e che nessuno ha il diritto di discutere. In queste società non si crea, non si inventa nulla di nuovo, l'arte è ripetitiva, non nascono geni. E quando queste società vengono sottoposte ad una pressione esterna, vanno in crisi, nascono paure ed esplodono movimenti religiosi o politici che vogliono fermare la trasformazione, tornare nel passato. Tutte le grandi civiltà sono sorte come rottura della tradizione. Esplode allora una straordinaria creatività. Le grandi piramidi sono state costruite all' inizio della civiltà egiziana, la Muraglia all'inizio di quella cinese, le grandi cattedrali al primo risveglio dell'Europa. I maggiori poeti, i creatori della lingua, Omero, Virgilio, Dante, Shakespeare appaiono all'inizio, quando un intero popolo aspetta una lingua per parlare. In queste epoche feconde tutti sono esigenti e gli artisti, gli scienziati stimolati a creare. Per questo in città come Atene nell' antichità o a Firenze nel Rinascimento c'erano tanti geni. Ed è per lo stesso motivo che oggi gli Stati Uniti hanno tanti premi Nobel. Però tanto i popoli come gli individui tendono a fermarsi. Si compiacciono di quanto hanno fatto, si vantano delle proprie glorie passate. Non si pongono più sfide, non pensano più in grande, non hanno più il coraggio di sognare, di combattere, di competere. E' un brutto segno quando nelle scuole tutti vengono promossi, quando i genitori chiedono agli insegnanti di essere indulgenti, quando la competizione viene condannata, quando ci si abitua alla mediocrità. Vuol dire che è iniziata la decadenza. Perché anche per restare fermi, per non arretrare, bisogna costantemente sforzarsi di fare meglio di prima. Perciò chi si trova a vivere in una società stagnante, se non vuol farsi risucchiare, è bene che se ne vada. Oppure deve trovare in se stesso la forza di cambiare, di porsi nuovi problemi, nuove mete, di rimettersi in gioco, di rischiare.
Francesco Alberoni, 16 ottobre 2006

 
Di Admin (del 29/04/2006 @ 21:47:06, in Terzi, linkato 1804 volte)

C’è un immenso piacere nel creare, nell’inventare, nel costruire qualcosa, nel risolvere un problema, ma possiamo farlo solo per qualcuno che amiamo, per una comunità a cui vogliamo fare del bene. In realtà molto spesso siamo chiamati a svolgere un compito per gente indifferente o addirittura ostile. All’inizio siamo perplessi, talvolta presi dallo sconforto ma quando cominciamo a ottenere risultati, quando ci accorgiamo che stiamo dando un contributo originale, allora iniziamo a provare simpatia per coloro che stiamo beneficiando, siamo pronti fare sacrifici per loro e proviamo per loro affetto, amore.

Anzi credo che quasi sempre nella vita non venga prima l’amore, viene prima la creazione, il dono di qualcosa di prezioso e solo dopo sorge l’amore per coloro cui abbiamo donato. E’ lo stesso meccanismo che si trova alla base della maternità e della paternità: noi amiamo coloro cui abbiamo dato la vita. Questo spiega perché le personalità creative provino così spesso un senso di delusione e di ingratitudine. Essi amano coloro cui offrono la loro opera, ma costoro non sempre li ricambiano. Spesso anzi li guardano con sospetto, pensano che lo facciano per ambizione o per un proprio tornaconto e quando hanno successo, li invidiano. Poi quando l’opera è finita se ne impadroniscono con avidità.

L’individuo isolato, escluso, l’individuo che si accorge che, quando parla, le sue parole sono accolte con astio, con livore, con la volontà di non capire o di non ascoltare, l’individuo in esilio, perde ogni interesse e ogni volontà di fare, perché non ha più un interlocutore cui donare, da cui venir riconosciuto. Nella persecuzione e nell’esilio si salva solo chi guarda al di là del contingente, e si rivolge ad un pubblico ideale. Machiavelli scrive le sue cose migliori in esilio quando non parla più ai suoi concittadini per ottenere un risultato politico, ma a tutti gli uomini che vogliono conoscere i reali meccanismi della vita e della storia. E lo stesso fa Dante quando, non potendo più tornare a Firenze dove è stato condannato a morte, allarga il suo orizzonte a tutte le esperienze umane e all’intera Italia di cui crea la lingua. Alcune delle più grandi opere creative scientifiche ed artistiche nascono proprio dall’esperienza dell’esilio che porta a trascendere il contingente, a parlare a gente che non conosci, ma che, poiché non è accecata dall’invidia e dal rancore, può ascoltarti e capirti e che, perciò, puoi amare.

Francesco Alberoni

24 aprile 2006

 
Di Admin (del 17/06/2005 @ 16:19:00, in Terzi, linkato 3389 volte)

Lettera aperta ai cittadini di Tavernerio

Tavernerio, maggio 2005

Il Comune di Tavernerio, dal giorno 19 Aprile 2005, è amministrato dal Commissario Prefettizio.

Questo è il risultato a cui siamo giunti dopo che il Sindaco dottor Fabio Rossini ha rassegnato le dimissioni in aperto e palese contrasto con tutta la Giunta e con la maggioranza dei Consiglieri Comunali;

nonché in pieno contrasto con la volontà degli elettori che a loro tempo hanno dimostrato tutto l'appoggio e tutta la fiducia a questo gruppo vincente.

I sottoscrittori del presente documento sono gli stessi Consiglieri di Maggioranza eletti nella Lista "Per Tavernerio" che vogliono informare i propri concittadini di un avvenimento che avrà inevitabili e pesanti ripercussioni nella tutela dei loro interessi:

al nostro paese si farà subire, per espressa volontà del Sindaco, un anno intero di fermo amministrativo e decisionale prima di andare alla nuova tornata elettorale; di conseguenza verranno meno sia gli impegni programmatici sottoscritti sia le aspettative degli stessi cittadini.

I fatti:

Il Comune di Tavernerio si è dotato, nel corso degli ultimi anni, di due aziende per la gestione dei propri servizi:

o SERVICE 24 SPA per la gestione dei rifiuti e, all'interno di questa, la creazione di "DIVISIONE SERVIZI" per gestire le manutenzioni e la cura del patrimonio comunale;

o AB ANGELO BORELLA SPA per la gestione dei servizi sociali in collaborazione con la Fondazione "Asilo Angelo Borella", con l'ambizioso obiettivo di realizzare la Casa di riposo "Corte Nova".

All’inizio dell'anno 2004 la Giunta chiedeva, a chi di fatto gestiva la Divisione Servizi, cioè al Consulente Responsabile dott. Giovanni Aiani, di mantenere il budget di spesa come previsto dalle convenzioni affidate, in quanto era intenzione dell'Amministrazione Comunale, rientrare nei parametri previsti dal "patto di stabilità interno" (legge finanziaria).

A metà dell'anno 2004 le previsioni di spesa davano già uno sforamento di circa € 270.000,00. Di fronte alle contestazioni dei componenti della Giunta Comunale lo stesso Consulente Responsabile, abbandonava la riunione di Giunta rifiutando di fornire alcuna giustificazione del suo operato; da quel momento in poi, rifiutava altresì, un qualsiasi tentativo di incontro chiarificatore nonostante le ripetute sollecitazioni inoltrate attraverso il Sindaco, di cui era ufficialmente il "Capo di Staff".

Ovvia a questo punto, la scelta attuata di rimuovere il Responsabile dall'incarico.

Alla fine dell'anno 2004, a seguito di una precisa verifica contabile dell'operato dell'allora Consulente Responsabile in carica, la situazione gestionale della Divisione Servizi, portava in evidenza un risultato totale debitorio pari ad € 500.000,00.

A questo punto la Giunta ed i Consiglieri di Maggioranza chiedevano al Sindaco di avallare una serie di decisioni da presentare in un apposito Consiglio Comunale:

· la costituzione di una Commissione Consiliare, con apertura alle minoranze, avente lo scopo di verificare la situazione contabile della Divisione Servizi;

· la nomina di un legale, allo scopo di tutelare gli interessi dell'Amministrazione e quindi dei Cittadini di Tavernerio;

· la verifica e la riscrittura di tutte le convenzioni con Divisione Servizi ed il rilancio di quest'ultima in base ad un aggiornato piano industriale;

· la richiesta delle dimissioni del dott.Giovanni Aiani dalla carica di Presidente della società A.Borella spa, motivando tale richiesta in base ad un semplice principio di coerenza: che finché non fossero state accertate o escluse responsabilità dello stesso nella direzione della Divisione Servizi, si riteneva inammissibile che egli potesse continuare nell'incarico di gestire l'altra Società del Comune;

In risposta e come risultato delle preoccupazioni della Giunta e dei Consiglieri Comunali sono state le dimissioni del Sindaco, dott.Fabio Rossini con il conseguente scioglimento del Consiglio Comunale!

Le nostre considerazioni:

Questa maggioranza non rinnega niente di quanto previsto dal programma elettorale, neppure in fatto di aziendalizzazioni; continua ad essere convinta della bontà delle proposte al passo coi tempi, ed in grado, se ben dirette, di dare risposte dinamiche e con un'ottima resa economica e gestionale; le considerazioni riguardano

  • il tipo di gestione

l'esperienza ci ha insegnato come non basti l'intelligenza ma sia necessaria anche una forte componente etica e di onestà, onestà politica e morale: una società a capitale pubblico non funziona semplicemente perché è moderno costituirla, ma perché è diretta e gestita da persone che hanno a cuore gli interessi della collettività e non il soddisfacimento di ambizioni o interessi personali;

  • ed il sistema dei controlli

sistema che deve essere sempre più puntuale quanto più importante e onerosa è la gestione della società. L'Amministrazione Comunale aveva costruito sì, un sistema di controlli estremamente preciso e autorevole, che faceva riferimento sull'autorità della figura istituzionale del Sindaco. Ciò che non era stato preventivato è che il Sindaco avallasse decisioni esterne all'Amministrazione, vanificando di fatto sia i controlli che gli indirizzi delle società stesse e che di fronte a precise responsabilità politiche si defilasse dalle stesse, dando le dimissioni.

f.to i Consiglieri uscenti

Brambilla Roberto Citeroni Monica Di Gregorio Domenico D'Onofrio Generoso lnvernizzi Pierluigi Olivieri Renato Perlasca Nicoletta Prete Cosimo

 
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