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assolutamente sì. Torna Rossella salvaci da questo pantano!!!
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rossella radice sindaco
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SILENZIO TOTALE DI INCAPACITA' AMMINISTRATIVA E PROGETTUALE. UN VERO FLOP Q...
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Di FLOP

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\\ : Storico : Redazionale (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 07/06/2012 @ 21:20:25, in Redazionale, linkato 3712 volte)
Al Prefetto di Como
Ufficio Territoriale del Governo di Como
Via Volta 50
22100 Como (CO)

E p.c. Sindaco di Tavernerio
Radice Rossella

Tavernerio, 10 maggio 2012.

Il sottoscritto:

dr. Agostinelli Francesco, domiciliato ai fine della presente pratica in Como alla Via Morazzone 21, (tel. 031 26 10 05) in qualità di Consigliere di minoranza del gruppo Tavernerio Città,

Espone quanto segue:
durante lo svolgimento del Consiglio Comunale in data 26 aprile c.a., nel corso della discussione sulla situazione finanziaria del Comune di Tavernerio, il Vice Sindaco Redenti Giovanni ha affermato che la precedente amministrazione (dal 2006 al 2011), di cui lui stesso faceva parte, aveva ereditato una situazione tale per cui si sarebbero dovuti “...portare i libri in tribunale...”.
Questa affermazione, sia riferita al Comune di Tavernerio, per il quale non è certo competente il Tribunale, sia riferita alle società private partecipate dal Comune (Angelo Borella S.p.A. – Service 24 S.p.A.), è estremamente grave, in quanto la precedente amministrazione è subentrata al periodo di reggenza del Commissario Prefettizio dott. Conforto Galli;
Il dott. Conforto Galli, infatti, ha amministrato il Comune di Tavernerio per il periodo 2005 e 2006, approvando il bilancio comunale ed il bilancio delle società partecipate.
Eventualmente riferita alla situazione delle società partecipate l’espressione “portare i libri in tribunale”, presuppone  uno  stato  di  insolvenza  che  doveva  essere denunciato agli organi competenti.
In ambito societario se sussiste lo stato di insolvenza omettere di richiedere il fallimento può configurare il reato di bancarotta semplice, ai sensi dell’art. 217 comma 4 del R.d. 16 marzo 1942 ai sensi del quale è punito con la reclusione da sei mesi a due anni l’imprenditore che: .... ha aggravato il proprio dissesto astenendosi dal chiedere la dichiarazione del proprio fallimento...”
Ritenendo personalmente che la gestione del commissario sia stata assolutamente ineccepibile e che non abbia lasciato in eredità alcun dissesto finanziario formulo il presente esposto affinché sia valutato se le affermazioni di cui sopra non gettino discredito sul Suo Ufficio, garantendo anche la puntualità dell’informazione sul Suo operato nelle dichiarazioni ufficiali dell’Ente Locale e durante i Consigli Comunali.

Con ossequio.

IL CONSIGLIERE - Francesco Agostinelli
 
Di Admin (del 29/04/2012 @ 21:25:18, in Redazionale, linkato 2617 volte)
Nel fine settimana scorsa alla Chiesa di San Giovanni Battista, nella parrocchia di Solzago, nel Comune di Tavernerio, sono stati rubati prima i portombrelli di rame. Poi 12 delle 14 stazioni in rame cesellato. Cosa dire? Esiste ancora spazio per l’analisi? Per la riflessione. Purtroppo è probabile di no.

 

Due superstiti. Valore? Circa duemila euro a formella. Belle si erano belle. Elementi di pietà popolare. Di rispetto e di memoria. E di fede. Un territorio falsamente presidiato il nostro. Falsamente presidiato dalla ragione, falsamente presidiato dalla democrazia. Falsamente presidiato dall’amministrazione pubblica.



 

Perchè le cose si spiegano da sole. Una antenna in comodato d’uso gratuito sul tetto della Chiesa. Una telecamera sul piazzale che potrebbe vedere la porta. Se ci fosse intelligenza. Se ci fosse ragione e democrazia. Se le cose fatte  indicassero strade e significati. Se il Consorzio di Polizia fosse stato mantenuto o adeguatamente aggiornato ai nuovi requisiti normativi.
Ma tutto fluttua: l’intelligenza, la previdenza, l’imbecillità e l’incapacità di capire le cose. Spendere soldi, predisporre organismi e poi smarrirsi per diventare prima distratti e poi ridicoli.
Le cose parlano da sole. Senza dibattiti. I dibattiti li fanno gli sciocchi nei bar, per le strade, sui muretti. Nei Consigli Comunali. Credendo che continuare a dire stupidaggini serva a riempire il ventre vuoto di una comunità.

 
Di Admin (del 30/01/2012 @ 17:14:55, in Redazionale, linkato 2842 volte)
Stamane ho trovato un dinosauro nell’ufficio postale di Tavernerio. Covava le sue uova dietro il bancone. L’impiegata ogni tanto gli grattava le placche per tenerlo buono. La gente in piedi in fila schiacciata contro il vetro dell’ufficio , affamata mangiava  carne di bisonte per ingannare il tempo. Alcuni si prenotavano il posto gridando il nome della loro tribù poi uscivano per trovare una felce dove legare il brontosauro. Il fortunato che l’aveva trovato davanti all’ufficio combatteva contro i carri in passaggio ad alta velocità cercando di evitare di esserne travolto. Poi è entrato un predatore munito di clava e, approfittando della distrazione dell’impiegata (stava accarezzando il dinosauro) ha portato via tutte le pepite d’oro.
Avete capito che è uno scherzo, con buona dose di anacronismi vari, ma il succo lo sapete perché tutti andiamo in Posta: non se ne può più. Naturalmente non stiamo parlando del personale in servizio ma della sede dell’Ufficio. Non è più accettabile che nel 2012 a Tavernerio (6000 abitanti, uno dei paesi più ricchi d’Italia), le Poste abbiano una sede così impresentabile: angusta per chi ci lavora e per i clienti, deteriorata, senza posteggio, in luogo pericoloso per il traffico e appetibile ai rapinatori (svariati episodi in passato).
E’ tempo di trovare una nuova sede!
E’ li che aspetta, nella nuova piazza di Tavernerio. In fondo alla piazza c’è il Comune nuovo di pacca, e al piano terra c’è il nuovo Ufficio postale. E’ accogliente e spazioso. Sotto la piazza c’è il posteggio e si può approfittarne per fare la spesa (alla COOP che si è spostata sui lati della piazza). Se poi occorre andare in Banca per completare una operazione, basta attraversare la piazza. Ci sta anche un cappuccio con brioche.
E poi l’Ufficio postale paga l’affitto al Comune e questo non è disprezzabile di questi tempi: aiuta a pagare il mutuo del Comune stesso.
I cittadini non aspettano altro.
Le Poste pure.
Ce n’è abbastanza per mettere in cantiere il progetto!

Vedi anche nell’archivio redazionale di questo blog gli articoli precedenti :
Nuovo centro del paese cercasi ( 21/01/2012)
Un mostro a Tavernerio ( 18/07/2011)
Ben trovata sezione aurea a Tavernerio (17/01/2006)
 
Di Admin (del 21/01/2012 @ 14:57:06, in Redazionale, linkato 2234 volte)
Sta per sfumare l’ultima chance per  dotare Tavernerio di un vero centro del paese.



Il terreno dello stabilimento Bagliacca è già stato acquistato da un costruttore che entro qualche mese presumibilmente presenterà un progetto edilizio. Alla presente Amministrazione si aprono due strade: lasciare mano libera all’impresa col pericolo  di vedere una replica di quello che è successo sull’area della Grafica Comense (le case sorte di fianco alla Chiesa nuova: case mediocri con giardinetto privato delimitato da rete metallica), oppure intervenire con un progetto ben chiaro da portare avanti in collaborazione con l’impresa , di alto valore urbanistico e sociale, che verrebbe ricordato come  uno dei più qualificanti interventi dagli ultimi 50 anni.
L’Amministrazione ha pochissimo tempo per decidere: il tempo per scegliere se essere ricordata nella storia del paese o se essere dimenticata come quella che l’ha preceduta.
Per Tavernerio l’importanza strategica di questa area  risiede prima di tutto nel fatto che al suo interno sorge il  rustico acquistato dal Comune come nuova sede del Municipio. E’ naturale che il nuovo Municipio , collocato in fondo all’area, diventi il baricentro di una piazza che sia una piazza vera: l’unica del paese: non vi saranno altre occasioni!
Abbiamo già detto in altre sedi anche su questo blog, che la posizione dell’area è strategica per il paese anche per altri motivi urbanistici: fungendo da cerniera tra la nuova Chiesa dell’Eucaristia, il  Municipio, le Scuole e il Centro civico, diventerebbe parte integrante di un asse continuo pedonale di alto valore sociale. L’unica interruzione su questo asse sarebbe la Provinciale, ostacolo superabile con un sovrappasso pedonale. Da notare che il lungo corridoio all’interno della Scuola Media, era stato pensato proprio come una “strada” che collegasse idealmente la scuola con il paese lungo questo asse (ci sono anche i lampioni !). Ma oltre a queste motivazioni di tipo urbanistico , c’è un'altra serie di interventi  di assoluta importanza sociale che potrebbero gravitare su questa area : la Posta, ora ubicata in una sede a dir poco umiliante, potrebbe trovare la sua nuova sede dignitosa all’interno degli spazi commerciali della piazza o del Municipio stesso. La Coop, ora in una sede angusta e senza futuro, può trovare una sede adeguata nella stessa area: sarebbe forse tra pochi anni l’unico negozio del paese dove ci si potrà recare a piedi , rispondendo a una vocazione diversa da quella dei supermercati della periferia. Le Banche potrebbero trovare sedi più ampie e adeguate rispetto a quelle attuali. Da ultimo sarebbe possibile dotare la piazza di un posteggio sotterraneo tale da evitare ai cittadini le quotidiane acrobazie alla ricerca di un posto macchina per recarsi in Posta in banca o dal Leo.
Inutile prevedere altri sviluppi commerciali una volta che si siano create le condizioni  favorevoli al loro insediamento.
In conclusione: come  sarebbe possibile rinunciare a una tale massa di vantaggi per l’intera comunità?

E, a pensare ad un uomo di domani che nascesse oggi, importerebbe davvero chi ha avuto l’idea?, chi ha lavorato per sostenerla?, quale membro del Consiglio Comunale si è inalberato perché si è sentito scavalcato o non valorizzato?, quale chiacchiera di portineria, malevola e impicciona, aveva preso piede ai tempi della costruzione della piazza?
 
Di Admin (del 05/01/2012 @ 19:15:15, in Redazionale, linkato 1989 volte)
Ieri notte don Silvio è rimasto senza  la cara mamma. Don Silvio è stato il nostro parroco per 30 anni: ci ha sposati, ha accompagnato i nostri cari  al campo santo, ci ha richiamato, ci ha insegnato, da ultimo ci ha raccontato le sue storie scoprendo la sua umanita’ che ha cercato a lungo di nascondere nello svolgimento della sua funzione pubblica.
La sua mamma è stata anche la nostra mamma, ma stava sempre un passo indietro, discreta, intelligente, arguta, forte, affettuosa. In dialetto ha detto a chi l’assisteva nelle ultime ore: andate a casa,  so io  quello che devo fare.
A don Silvio non mancano i motivi per  affrontare serenamente un evento che i piu’ vecchi di noi hanno gia’ sperimentato. Noi  come persone, amici, e come gruppo politico che ha fatto un pezzo di strada al suo fianco, ci permettiamo di  sentirci a lui vicini.
 
Di Admin (del 02/01/2012 @ 08:42:30, in Redazionale, linkato 2072 volte)
Dopo la bocciatura referendaria dell’utilizzo della energia atomica per la produzione di elettricita’ ,  è diventato ancora piu’ attuale il ricorso alle energie rinnovabili. Tra queste il fotovoltaico è una opzione  fondamentale: è una fonte pulita, non produce  CO2, è accessibile a tutti perché il sole c’è ovunque, e quindi è una fonte di energia “democratica”, produce direttamente elettricita’ . Attualmente non è disponibile  un mezzo per immagazzinare grandi quantita’  di corrente prodotta ( e comuni batterie sono troppo limitate) per cui la corrente prodotta col fotovoltaico puo’ essere utilizzata solo in due modi: o si consuma sul posto nelle ore in cui viene prodotta, cioe’ di giorno, o si mette in rete vendendola all’ENEL. Negli ultimi anni il fotovoltaico si è sviluppato moltissimo grazie agli incentivi statali sulla vendita dell’energia elettrica. Attraverso questi incentivi, l’ENEL per 20 anni acquista l’energia elettrica del privato ad un prezzo superiore a quello previsto dalla bolletta. In tal modo diventa economicamente vantaggioso installare pannelli fotovoltaici per due motivi: non si paga nella bolletta la parte di corrente consumata sul posto, si guadagna sulla corrente venduta. La maggior parte degli impianti fotovoltaici è stata costruita nella pura ottica speculativa di ottenere  guadagni dagli incentivi statali. Non è questa la giusta prospettiva nell’affrontare il problema energetico, ma l’aspetto economico è sicuramente determinante. Alcuni temono che la progressiva riduzione degli incentivi statali finisca col tempo per rendere svantaggioso economicamente il fotovoltaico e quindi scoraggiare la installazione di nuovi impianti. Un recente studio del professor Lorenzoni del dipartimento di Ingegneria elettrica dell’Universita’ di Padova, in base a diverse considerazioni di natura tecnica, macroeconomica e  politica, prevede che entro due o tre anni sara’ raggiunta la “grid parity”: che cioe’ il prezzo del kW/h per autoconsumo prodotto con pannelli solari sara’ uguale a quello dell’energia acquistabile dalla rete elettrica. Considerando il continuo aumento delle tariffe elettriche e la riduzione del costo dei pannelli fotovoltaici, entro breve la produzione di energia elettrica col fotovoltaico sara’ vantaggiosa anche senza gli incentivi statali.

Riportiamo per intero l’articolo di Andrea Bertaglio da www.ilfattoquotidiano.it del 04/06/2011

Nessuno l’aveva previsto. Eppure, entro due anni, l’energia solare “fai da te” sarà più conveniente, anche senza incentivi: autoprodurre elettricità con pannelli fotovoltaici, specie nel Sud, costerà meno della bolletta dell’Enel. Si avvicina infatti la “grid parity”, la coincidenza tra il costo del chilowattora per autoconsumo, prodotto con panelli da 200 kW di picco (kWp), e quello dell’energia acquistabile dalla rete elettrica. A rivelarlo sono i calcoli eseguiti dal professor Arturo Lorenzoni del dipartimento di Ingegneria elettrica dell’università di Padova. Ma le buone notizie non si fermano qui: per Vishal Shah, analista di Wall Street, il settore solare vedrà nei prossimi anni una riduzione dei costi di un ulteriore 40%.
Nel Sud Italia la grid parity sarà raggiunta già verso la metà del 2013, per gli impianti industriali da 200 kWp. Per gli impianti domestici (più piccoli, da 3 kWp) si dovrà aspettare un anno in più. Per i grandi impianti allo stesso risultato si arriverà nel 2015 al Centro e nel 2016 al Nord. Per quelli piccoli ci vorrà un anno in più. I calcoli sono stati eseguiti stimando una vita media dei moduli di 25 anni e includendo un tasso di interesse del 5,3%, ma concentrandosi appunto sull’autoconsumo, invece che sulla produzione di elettricità da vendere alla rete.
Lo studio di Lorenzoni ed il suo team, commissionato da Conergy Italia, è partito dall’analisi della variazione di prezzo degli impianti prevista per i prossimi anni da European Photovoltaic Association e altre agenzie di ricerca: i moduli fotovoltaici dovrebbero passare dai 1,4 euro/Wp di oggi a circa 1 euro/Wp entro i prossimi due anni. Questo porterebbe i sistemi fotovoltaici a costare molto meno: i piccoli impianti (3 kWp) passerebbero dagli attuali 3.600 euro/kW a 2.800 nel 2014, mentre quelli da 200 kWp da 2.800 euro/kWp a circa 2.000 nel 2014. Queste stime sono state elaborate prima del quarto conto energia, ma “con la riduzione delle tariffe incentivanti i prezzi caleranno anche più rapidamente del previsto”, spiega il professor Lorenzoni (fonte: QualEnergia).
Non solo, le ipotesi del gruppo di ricerca veneto sono approssimate per difetto: si è voluto stimare, ad esempio, un aumento annuale medio delle bollette elettriche del 3-3,28%. Un valore che potrebbe essere sottostimato, se si considera il possibile aumento del prezzo del petrolio. Se i costi legati alla produzione di energia dovessero essere maggiori di quanto stimato e gli impianti dovessero costare meno, la grid parity potrebbe quindi essere raggiunta anche prima di quanto previsto dallo studio dell’Università di Padova.
Fino a pochi anni fa, nessuno avrebbe azzardato una previsione del genere sull’autonomia energetica familiare, né tanto meno una diminuzione dei prezzi del fotovoltaico che, dal 2008 al 2011, è arrivato a sfiorare il 60%. Margini di riduzione che sono ancora ampi: nei prossimi 3-5 anni, infatti, il fotovoltaico potrà costare negli Usa tra 1,3 e 1,4 dollari per watt, ed è possibile arrivare presto alla soglia del dollaro per Watt. Ad affermarlo è Vishal Shah, analista a Wall Street specializzato nel settore solare.
Negli ultimi quattro anni, i prezzi del fotovoltaico sono scesi tanto da riuscire a superare in convenienza anche l’energia nucleare, secondo uno studio della Duke University in North Carolina. A differenza del professor Lorenzoni, però, Vishal Shah ritiene negativo il fatto che i governi possano rivedere le loro politiche di incentivazione: per l’analista newyorkese, infatti, ciò sarà l’unico freno al boom del solare. Sul prossimo raggiungimento della grid parity in alcune parti dell’Europa meridionale, però, si è tutti concordi. Non solo, per Shah nel vecchio continente l’energia elettrica da fonte solare sostituirà presto quella prodotta con il gas naturale, mentre in altre parti del mondo soppianterà anche quella prodotta con l’inquinante e sempre più costoso gasolio.
 
Di Admin (del 12/12/2011 @ 22:28:49, in Redazionale, linkato 2100 volte)
Dieci anni fa, il 1° dicembre 2001, veniva inaugurata la piattaforma ecologica di Tavernerio.
Fu un’opera molto contestata all’inizio: le opposizioni la consideravano una impresa esagerata rispetto alle esigenze del nostro comune, ma soprattutto gridavano all’ennesimo “carrozzone”. In realtà subito dopo l’apertura dell’impianto, la gente ha saputo apprezzare il progetto.
Oggi, dopo 10 anni, non c’è ombra di polemiche e nessuno discute la validità del servizio. La gente semplicemente dà per scontata la sua esistenza e non saprebbe come fare se non ci fosse. Naturalmente  la gente non ricorda o semplicemente non conosce quanti sforzi sia costata questa operazione. Ma questo è il destino degli interventi politici intelligenti: di diventare subito così utili, in quanto appropriati, da farsi considerare “scontati”.
E noi che ne fummo gli artefici, siamo contenti che nessuno pensi di ringraziarci, perché è un segno di buona politica.
Ci permettiamo però di fare alcune riflessioni. Dieci anni fa il progetto era tutt’altro che scontato, anzi, dai più era ritenuto impossibile. Qualcuno ricorderà come era organizzata la raccolta differenziata dei rifiuti sul nostro comune: ricorderà i due o tre cassoni adagiati nel fango, la scaletta che bisognava salire per buttarci dentro i rifiuti, i “collaboratori” anziani che razzolavano nei cassoni, figure che sembravano uscite dal medioevo, che bruciavano alcuni rifiuti sul posto. I rifiuti che non venivano smaltiti in quel luogo, prendevano vie ancora meno ortodosse, come valletti e torrenti.
Eppure la gente non si indignava. La politica sì.
La politica non seguì la gente, ma la precedette individuando l’esigenza e costruendo rapidamente un progetto. La politica non disegnò un progetto di piccolo cabotaggio: si sarebbe potuto costruire una piattaforma simile alla precedente, ma un po’ più grande, senza il fango, con del personale comunale più presente. La politica invece affrontò il problema radicalmente: occorreva raccogliere i rifiuti in modo dignitoso e funzionale, ma occorreva anche gestire il rifiuto , sapere a chi consegnare e per talune frazioni, a quanto venderle (molti, ancora oggi, stupiscono nel sentirsi dire che, per alcuni rifiuti, se ben selezionati, si incassano quattrini): occorreva in poche parole un progetto industriale e un centro direzionale che fosse autonomo rispetto al comune. Solo in questa ottica era pensabile affrontare ad armi pari le tariffe dell’Econord S.p.A., il più forte e, di fatto, unico gestore privato della zona, sempre in aumento per motivi che il  Comune, distratto dalla attività amministrativa di routine e privo di personale tecnico dedicato, non era in grado di controllare.
E questo permise di calmierare le tariffe negli anni seguenti.
Ma per sviluppare un progetto industriale occorreva estendere il progetto a più comuni, per raggiungere una massa critica sufficiente a sostenerne i costi: per questo il progetto iniziale dei tre soci fondatori (Tavernerio, Lipomo e Montorfano) fu esteso ad altri quattro comuni (Albese con Cassano, Capiago Intimiano, Orsenigo e Albavilla,), con un bacino di utenza di 32000 abitanti.
Si fondò una Società per azioni a capitale pubblico, (Service 24 S.p.A) perché allora questa forma societaria sembrava la più adatta per mantenere la “risorsa” rifiuto, all’interno dei nostri comuni, e non cederla al privato.
Per la sua realizzazione, questa idea dovette superare molte perplessità e incertezze dovute, a quel tempo ,alla mancanza di collaudate esperienze nel settore. Ma fu una delle prime e delle migliori strutture sovracomunali nate dal basso nella nostra zona.
E in un tempo come questo in cui si parla di unificare i Comuni e/o i servizi, possiamo dire che dieci anni fa quel progetto era una impresa “profetica”.
A Service 24, organizzata in una Divisione specifica, venne poi affidata la gestione dei servizi comunali di manutenzione, inquadrando anche questi in un’ottica industriale e superando il piccolo cabotaggio dello «stradino/Apecar/baracca» di lamiera al campo sportivo.
A Service 24 fu affidato il servizio idrico integrato, anche in questo caso passando da una gestione “personale” (l’idraulico comunale) ad una gestione  industriale. L’importanza di questo salto è stata enorme anche se è sfuggita ai cittadini. Basti pensare che prima nessuno conosceva la rete dell’acquedotto salvo l’idraulico comunale e che l’unica spia di un eventuale guasto alla rete era la cessazione dell’erogazione dell’acqua: veniva chiamato il Sindaco che di giorno o di notte si recava alla stazione di pompaggio e non sapeva che pesci pigliare perché non era un idraulico e non conosceva gli impianti. Poi si chiamava l’idraulico che magari era in vacanza e dettava per telefono i primi provvedimenti. E così era gestita l’acqua, bene primario.
Oggi l’impianto è sempre sotto tele-controllo e si interviene sulla rete prima che cessi l’erogazione dell’acqua. Il personale tecnico è autosufficiente e non ha più bisogno della memoria storica di una sola persona.
E oggi? La passata Amministrazione ha riaffidato al Comune la gestione dei servizi manutentivi comunali, giudicandone l’affido a S24 troppo oneroso.
Noi crediamo che sarebbe stato sufficiente una buona messa a punto dei costi, visto che Service 24 non deve produrre utili per remunerare il capitale, ma deve servire il Comuni soci recuperando i puri costi, abbinata a una politica di reperimento delle risorse.
Il servizio di raccolta del sacco grigio (ora trasparente), inizialmente affidato all’associata Econord sarebbe dovuto passare in breve tempo a S24, ma il CDA di S24 non ha mai avuto la forza e la determinazione di superare lo sbarramento di Econord, per la quale tale passaggio avrebbe rappresentato un precedente pericoloso di concorrenza.
Il servizio idrico integrato è in deficit e questo non permette nuovi investimenti sulla rete in molti tratti obsoleta, né di operare gli opportuni provvedimenti di salvaguardia delle fonti: sicuramente occorre aumentare le tariffe (da anni studi dell’ATO indicavano come tariffe appropriate al fine di sostenere gli investimenti necessari per una gestione corretta della rete idrica, tariffe 2 o 3 volte quelle attuali).
Ma per attuare questo percorso è necessario un preciso lavoro di ricognizione e progettazione  del piano investimenti in modo da giustificare l’aumento della tariffa presso la Camera di Commercio e secondo i dettami del CIPE.
Al servizio idrico integrato potrebbe essere agganciato il discorso dell’energia sul nostro territorio: infatti il funzionamento dell’acquedotto consuma grandi quantità di energia elettrica per l’alimentazione della numerose stazioni di pompaggio. La produzione di energia elettrica col solare fotovoltaico, potrebbe svolgere un importante ruolo nell’abbattimento di tali costi, considerando anche il fatto che il maggior consumo di energia avviene proprio nelle ore diurne, quando è maggiore la produzione di energia fotovoltaica. Su tale argomento il nostro gruppo ha proposto in campagna elettorale, un abbozzo di progetto che meriterebbe di essere sviluppato .
In conclusione, la gestione industriale dei servizi comunali ha rappresentato un salto di civiltà ormai irreversibile. L’assetto societario potrà cambiare forse anche tra breve, per motivi legislativi o politici, ma l’impostazione industriale della gestione dei servizi rimarrà patrimonio della nostra gente e permetterà sviluppi nuovi e interessanti che non sarebbero altrimenti possibili.
 
Di Admin (del 24/11/2011 @ 20:46:07, in Redazionale, linkato 3471 volte)

«Repetita iuvant» (ma che rottura …)

Giovedì 29 settembre 2011, in Consiglio comunale, di fronte ad una semplice domanda del Consigliere di Tavernerio Città, Francesco Agostinelli, il «nostro» Vicesindaco, in un momento di confusione dello stato di coscienza, ha perso il nesso logico nel rispondere. Ci dispiace dover rilevare questo momento di «défaillance», ma è certo meglio rilevare un mancamento, piuttosto che dover affermare che Redenti ha spudoratamente mentito.


Contraddicendo l’elementare constatazione che - come ormai acclarato da tempo, ma mai ammesso da coloro che per cinque anni si sono fatto scudo per la propria insipienza dei famigerati e fantasiosi «buchi» lasciati dall’amministrazione del Dr Fabio Rossini - l’attuale maggioranza si trova cospicue risorse derivanti dai proventi del «gas», il Vicesindaco ha affermato, con una certa supponenza, che i «buchi» c’erano, visto che dall’esito del contenzioso aperto dal Comune verso l’allora gestore della rete metano “Metano Nord” il Comune era sì risultato vincitore, ma aveva dovuto corrispondere gli onorari ai legali e pagare al gestore alcune parti della rete che non erano state ancora ammortizzate. E, di fronte alla comprensibile perplessità di Agostinelli, imbarazzato come ogni uomo normale di fronte agli alienati, ha avuto la spudoratezza di sostenere che quanto da lui affermato era di «comprensione elementare».

Siamo sicuri che il Vicesindaco Redenti, tornato in sé, abbia già ricomposto il proprio pensiero, ma, per chi distrattamente segue le vicende politiche di Tavernerio, ricordiamo, in estrema sintesi i fatti, questi sì veramente «elementari».

Se il Sindaco Fabio Rossini non si fosse opposto alle ingiuste pretese della Metano Nord - che vantava la proprietà della rete, con motivazioni capziose, tant’è che il Tribunale ha riconosciuto, senza ombra di dubbio, la piena proprietà al Comune - la gara vinta da ACSM che ha versato e continuerà a versare per i prossimi dodici anni tanti euro per un ammontare complessivo di seimilioni, non avrebbe avuto luogo.

Il Comune, incassa e incasserà questi soldi, solo ed esclusivamente grazie alla proprietà della rete. Se avesse prevalso l’atteggiamento rinunciatario dei molti, che evitiamo di ricordare per carità cristiana, la Metano Nord, attraverso le sue società, avrebbe continuato a gestire rete e distribuzione del metano tenendosi i seimilioni di euro in tasca.

Ecco perché chiamare «buco» e non «sano investimento» il pagamento dell’importo che ha consentito il riconoscimento della proprietà di un bene destinato a rendere fior di quattrini subito e per il futuro non può che essere frutto di delittuoso mendacio o di momentanea distrazione.

C’è forse qualcuno a cui non piacerebbe pagare un milione di euro per incassarne sei?

Forse il trovarsi come avversari politici quelli che furono per cinque anni compagni di cordata, ha giocato, ai nervi di Gianvittorio, un brutto scherzo.

Compatiamolo.
 
Di Admin (del 03/11/2011 @ 15:17:28, in Redazionale, linkato 3478 volte)

E quando si parla, se fai anche di conto, spesso ma non sempre, ti prendono per visionario. Acc - i - denti! Per gli amici Acc!
Allora proviamo a fare due conti.

Quanti contatti ad Internet ci sono a Tavernerio? Diciamo 1.500? Forse di più. Ma diciamo 1.500.

Quanto costa la disponibilità di avere una connessione? Diciamo 20 euro al mese.
E quanto fa 20 euro per 1.500? 30.000 euro al mese. Quindi 360.000 euro all’anno. Acc!

Conclusione obbligata e fonte di risatine alla Sarkozy: in 10 anni 7 miliardi delle vecchie lire. Doppio Acc!

Magari idee di campagna elettorale mica proprio cosi strampalate. Buffo sto posto in cui passa il Cosia. E mica solo per questo.

Ma in sto affaretto, la comunità potrebbe pensare di gestire in modo a lei conveniente il traffico e i ricavi?

A chi interessa provare a pensare con il cappello del giullare magari interessa leggere questo:

http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/10/28/news/wi-fi_libero-24020130/?ref=HREC2-13

Acc!
 
Di Admin (del 12/10/2011 @ 19:26:26, in Redazionale, linkato 2910 volte)


Un esempio lampante di quanto male può fare il privato se manca il controllo pubblico.

La passeggiata dei Bottini è ormai un “servizio” acquisito, usato da molti cittadini di Tavernerio, ma anche dei comuni limitrofi e addirittura dai globe trotter di lontana provenienza.
Chi percorre il tratto della passeggiata che si trova nel territorio del nostro Comune si sarà accorto che le condizioni del percorso negli ultimi mesi sono diventate inaccettabili.
I lavori di costruzione dei un complesso residenziale in Via Como hanno comportato il totale rimodellamento e disboscamento dell’area a valle delle nuove costruzioni.
L’area, posta proprio sul versante a monte della passeggiata, è molto scoscesa e senza le necessarie opere di consolidamento era prevedibilmente soggetta a dilavamento in caso di pioggia.




Risultato previsto: le piogge torrenziali che ormai sono la regola, hanno provocato il dilavamento e lo smottamento del terreno, che è finito nella canaletta di scolo che corre lungo il percorso pedonale, ostruendola completamente in vari tratti.

Dopo i recenti temporali, l’acqua, circa a metà del tratto di passeggiata sul versante di Tavernerio, una volta ostruito il canale da parte dei detriti, ha cambiato percorso scorrendo sulla strada e provocandone il dissesto completo. La strada è ormai ridotta ad un greto di torrente. E si sa che l’acqua non canalizzata non può che aggravare sempre più la situazione.
Questo fenomeno è un esempio tipico del saccheggio eseguito dai privati nel nostro comune. Non sempre il privato è bello. Anche quelli che non sono “comunisti” lo sanno.



Ma fingono di non saperlo. Perché questo scempio è stato eseguito dall’impresa di costruzione, ma è stato permesso dalla insufficienza di controllo da parte dell’Amministrazione Comunale.
Come finisce di solito un caso come questo? Quando la situazione diventa intollerabile, il Comune provvede a bonificare a sue spese la strada, senza rivalersi sull’impresa che ha causato il danno e senza far bonificare il terreno privato che continuerà a scaricare materiale, fino al successivo intervento comunale.



Questo è il meccanismo del saccheggio del nostro territorio da parte dei privati:
1) intervento selvaggio, in totale dispregio dell’interesse pubblico
2) insufficiente controllo comunale
3) danno alle strutture pubbliche
4) riparazione da parte del Comune, con impiego di risorse pubbliche.
Nota bene: molto spesso la riparazione da parte del Comune non avviene neppure e rimane il danno creato sul territorio.
A proposito del punto 2), l’insufficiente controllo comunale si realizza in due tempi: nel primo tempo il Comune non prevede il danno possibile e quindi non predispone gli strumenti legali necessari in sede di rilascio della concessione edilizia: è un problema politico.
Nel secondo tempo il Comune non esercita un sufficiente controllo del territorio, per cui non controlla il rispetto delle clausole contenute nella licenza o nella convenzione (se queste sono state predisposte) o comunque non è al corrente dei problemi che si sono generati o che si stanno sviluppando: è un problema soprattutto organizzativo legato alla mancanza di strumenti operativi in grado di tenere sotto controllo il territorio, specialmente se si tratta di un territorio vasto e impervio come il nostro.
Lungimirante in questo senso la decisione della precedente Amministrazione di eliminare anche lo strumento operativo di controllo del territorio, Service 24, strumento che oltre ad avere costi spropositati, dava molto fastidio alla libera espressione dell’attività privata.
E si è visto alle elezioni.
Ai lettori l’invito di segnalare altri esempi.


 
Di Admin (del 18/07/2011 @ 20:08:50, in Redazionale, linkato 9398 volte)


Definito rudere mostruoso solo perché non finito, fa ancora parlare di sé la futura sede del Municipio di Tavernerio



Durante l’ultima campagna elettorale dal pubblico è di nuovo emersa la questione del “rudere” del nuovo Comune. Ma è anche emerso che la maggior parte della popolazione non è al corrente di questo problema. E’ questo il motivo per cui , cogliendo l’occasione del cambiamento di Amministrazione, proponiamo una nuova valutazione del vecchio progetto e una utile ridiscussione su di un’opera che non puo’ essere ignorata ancora a lungo.

Si tratta del rustico in cemento armato che si affaccia sulla via Giorgio Perlasca, di fianco alla Chiesa Nuova. Questo rustico venne acquistato dalla Amministrazione Fabio Rossini nel 2001 nell’ambito del progetto per la nuova sede municipale.
La superficie dell’immobile è così suddivisa:
Piano seminterrato: 702 mq
Piano terreno: 702 mq
Primo piano 702 mq
Terreno di pertinenza: 2247 mq.
I motivi e le riflessioni che portarono alla decisione di acquisire l’immobile, furono molteplici.

UN NUOVO MUNICIPIO

Si trattava di dotare il Comune di Tavernerio di una nuova sede municipale che possedesse spazi adeguati dal punto di vista quantitativo e normativo. Il municipio attuale, di vecchia data, è troppo piccolo : non ha spazi per ospitare un archivio comunale, ora in parte trasferito in altra sede, con i prevedibili problemi di gestione e di sicurezza (l’archivio comunale è un tesoro che va custodito gelosamente, non una accozzaglia di documenti che possono essere asportati per motivi piu’ o meno interessati e quindi dispersi), non ha spazi per l’aula consiliare .
Ma anche dal punto di vista organizzativo e normativo gli spazi comunali attuali non sono adeguati: l’accesso al piano terra e quello al piano superiore sono ostacolati da barriere architettoniche la cui eliminazione comporterebbe spese non indifferenti.
Il Comune non è dotato di un ufficio per le relazioni col pubblico (URP), che dovrebbe costituire il primo gradino nell’accoglienza del pubblico e nella risposta alle richieste degli utenti.
In ogni caso gli spazi sono angusti , avvilenti, in molte parti ricavati da superfetazioni avvenute negli anni.

UN INTERESSANTE INTERVENTO URBANISTICO



In quel tempo si presentava alla Amministrazione un’occasione unica: la chiusura della ditta Bagliacca liberava quegli spazi che avrebbero permesso un intervento urbanistico di portata storica: costruire finalmente un centro del paese, con una piazza dignitosa che non fosse solo un parcheggio, dominata dal palazzo comunale e collegata da un lato con la Chiesa dell’Eucarestia e dall’altro con il polo scolastico e il Centro civico: si sarebbe formato un asse pedonale Chiesa-Municipio-Scuole-Centro civico.
Un sovrappasso pedonale avrebbe permesso di scavalcare la Provinciale.

UN INTERVENTO DI POLITICA SOCIALE

Ma non si trattava solo di un discorso urbanistico: il progetto prevedeva l’inserimento della Coop , ormai gravemente insofferente della angustia degli spazi da essa occupati a Tavernerio. Solo l’ampliamento dell’offerta di spazi e servizi e quindi del fatturato avrebbe potuto salvare la Coop dalla chiusura o dal venire assorbita da altre Coop di maggiori dimensioni, come di fatto è nel frattempo avvenuto.
Questa operazione faceva parte dell’intervento che il Comune intendeva portare avanti sull’intero comparto del cibo nel nostro Comune , comparto fondamentale per la vita di un comune , che non deve essere appiattita , come altri comparti , sulla sola iniziativa privata ( vedi i supermercati della periferia, dove si arriva solo con l’automobile).
Non è un caso che , in un’ottica opposta, la passata Amministrazione si sia disinteressata non solo della Coop, ma anche della mensa scolastica, riaffidandola ad una impresa esterna e quindi perdendo la possibilita’ di gestire questo servizio fondamentale. Come non a caso è stata sospesa la fornitura dei cibi non utilizzati dalla scuola, alla mensa dei poveri di Via Tomaso Grossi.
Nell’edificio comunale avrebbe poi trovato sede la Posta, da anni in attesa di un nuovo Ufficio Postale adeguato negli spazi e nella sicurezza. Contatti con i responsabili di zona avevano portato ad un accordo di massima sulla proposta, che prevedeva il pagamento di un affitto consistente al Comune. Si sarebbe risolto il problema dell’Ufficio postale, con le ricadute sul benessere dei cittadini, e si sarebbe trovato un gettito economico , nel quadro della valorizzazione del patrimonio pubblico.
Lo stesso significato avrebbe avuto l’inserimento di una Banca nel nuovo complesso. Con quest’ultima si era gia’ definito un accordo preciso: anche in questo caso accanto alla fornitura di un servizio ai cittadini, si assicurava al Comune un gettito economico non indifferente. Anche qui valorizzazione del patrimonio.
Si stava valutando la possibilita’ per il Comune di acquisire l’area e gestire in proprio l’operazione: questo sarebbe stato possibile attraverso la Societa’ Angelo Borella, di fatto braccio immobiliare del Comune di Tavernerio.
La precedente Amministrazione non ha compreso l’importanza di questo percorso, ha contratto il suo interesse politico al contingente e si è disfatta degli strumenti operativi creati per realizzare il progetto.



LA QUALITA’ DELLA STRUTTURA

Rustico significa non finito, non “rudere”. Il rudere è la rovina di antichi edifici e per questo la parola ha un connotato negativo. In questo caso invece si tratta di una struttura in cemento armato non ancora compiuta, in buone condizioni generali.
Il progetto, citato dalla rivista “Schweizer Architektur”, risale agli anni 1992-1995 ed è firmato da Alberto Sartoris, che l’ha realizzato con la collaborazione dell’arch. Alfredo Lazzaroni: l’illustrazione in alto è tratta dal n17 del periodico di informazione comunale “Il Paese” ed è un’assonometria del progetto originale: doveva diventare una palazzina multifunzionale per conto della “Tessitura Serica Bagliacca S.p.A.”
Si riconoscono chiaramente gli stilemi dell’architettura razionalista, corrente il cui influsso ha largamente improntato la architettura del novecento e continua a ispirare quella contemporanea.
Sartoris, (1901-1998), torinese di nascita, a partire dagli anni ’20 del secolo scorso svolse in Italia ma anche all’estero, un’intensa attivita’ teorico propagandistica della cultura razionalista legata al neoplasticismo olandese di “De Stijl” , contribuendo a diffonderla nel nostro paese in un periodo, quello fascista, in cui i principi di modernita’ e di internazionalismo non erano visti di buon occhio. Ha lavorato molto anche nella nostra citta’, a fianco di Giuseppe Terragni, autore della Casa del Fascio , ora sede della Guardia di Finanza di Piazza del Popolo. Ci sembrava che questi elementi fossero meritevoli di attenzione e che un intervento di completamento intelligente, cioe’ di integrazione del progetto originale con elementi suggeriti dalla nuova destinazione funzionale e dalle attuali correnti architettoniche, avrebbe potuto portare ad un risultato di grande prestigio.
Alla luce delle poche e sommarie osservazioni che abbiamo fatto, piu’ che di “mostro” si dovrebbe parlare di “gioiellino” degno di un’attenzione e di un rispetto particolari. Sarebbe un vero peccato se qualche ignorante decidesse di abbatterlo.


Alberto Sartoris. N.S. del Faro. Cattedrale in cemento armato, vetro e acciaio. 1931. Progetto


Fotografia del rustico di Via Giorgio Perlasca

LA SITUAZIONE ATTUALE

La Amministrazione Giovanni Rossini abbandono’ il progetto di acquisire l’area Bagliacca e sciolse la Societa’ Angelo Borella. L’area Bagliacca nel frattempo è stata acquistata da un privato . All’interno di questa area di proprieta’ privata , è presente l’area di 2949 mq di proprieta’ comunale sulla quale insiste la struttura al rustico di 2100 mq di proprieta’ del Comune.
I tempi dunque sono cambiati e la gestione dell’intero comparto da parte del Comune non è piu’ possibile. Rimane pero’ il problema che un privato possiede l’area edificabile Bagliacca con al suo interno il terreno e la struttura comunale di cui abbiamo parlato. Non è quindi un problema “vecchio” che quattro nostalgici ripropongono perché hanno perso le elezioni: l’impresa edile sta pagando alcune migliaia di euro all’anno di ICI e presto si vedra’ costretta a proporre alla nuova Amministrazione un progetto di sistemazione dell’area.
In questo caso è assolutamente importante che l’Amministrazione abbia pronto un progetto chiaro , con precisi obiettivi da perseguire per il bene comune. Solo così sara’ possibile evitare che il costruttore realizzi le solite case con mansarda/giardinetto con recinzione metallica/cortile parcheggio.
Solo così si potra’ cogliere l’ultima occasione di ricercare /negoziare un progetto che “salvi” il concetto di pubblica piazza con il Municipio come protagonista e con annessi i sevizi fondamentali. Solo cosi’ l’Amministrazione sara’ in grado di impiegare in modo ottimale gli oneri di urbanizzazione.
Senza un progetto chiaro infatti un’Amministrazione finisce per fare il gioco del costruttore: si fanno eseguire opere spesso inutili o non mirate ad ottenere un valore sociale aggiunto alla opera in costruzione, per non parlare di opere con valore effettivo inferiore alle somme dovute: come il sovrappasso sulla Provinciale Briantea, che verra’ costruito a scorporo oneri del PL Ca’Franca, opera che nessuno vuole e che probabilmente costa al costruttore, che la esegue in proprio, molto meno del valore dichiarato.
Dopo tutto all’Amministrazione non mancano potenti strumenti (basti pensare a quelli urbanistici) per “negoziare” con l’impresa un progetto ben definito.




Per ulteriori dati sull’argomento consultare i N 13 e 17 dell’informatore “Il Paese” e l’articolo “Ben trovata sezione aurea a Tavernerio” su questo blog. (17/12/2006)
 
Di Admin (del 12/05/2011 @ 18:57:14, in Redazionale, linkato 2540 volte)
dr Francesco Agostinelli

La serata di presentazione della nostra lista Tavernerio Città mi è sembrata veramente positiva.

La partecipazione è stata notevole e tutto si è svolto in modo sereno.

Due cose mi hanno dato particolare soddisfazione:
i complimenti per il programma che è stato apprezzato per concretezza e semplicità, tolti tutti i giri di parole sulle intenzioni di carattere programmatico ect. etc. emerge quello che veramente conta, le idee;
e poi il dialogo sereno costruttivo con la dott.sa Radice Rossella della lista «Tavernerio … il nostro paese» con la quale mi sembra siamo riusciti a trovare una comunione di intenti su un futuro rapporto tra maggioranza ed opposizione improntato su canoni di civiltà politica.

Do atto alla dott.sa Rossella Radice di essere riuscita a superare le remore che sempre vi sono nell’incontrate un concorrente su un campo non proprio.

Unico rammarico la mancata partecipazione del dott. Cosimo Prete della lista Nuova Tavernerio.

Ringrazio i candidati consiglieri della lista Tavernerio Città, il dott. David D’Ambrosio in rappresentanza dell’UDC per le belle parole di incoraggiamento e del taglio dell’intervento assolutamente in linea con lo spirito della serata, ringrazio infine tutti coloro che sono intervenuti ed in particolare la Dott.sa Rossella Radice per il suo contributo.
 
Di Admin (del 11/05/2011 @ 21:55:16, in Redazionale, linkato 1797 volte)
Incontro pubblico del 10 maggio 2011 - Auditorium
Intervento di Fabio Rossini

Nel nostro programma uno dei punti qualificanti (e direi il più importante per costi e impegno richiesto) è la costruzione di un nuovo asilo.
Perché costruire un nuovo asilo?
I motivi sono i seguenti:

1) La scuola materna Bagliacca di Tavernerio non sono più sufficienti ad accogliere tutte le richieste di iscrizione del territorio comunale. Infatti dei 120 alunni che frequentano la Scuola materna di Tavernerio, una ventina di alunni sono stati dislocati presso la Scuola Don Lorenzo Milani. Ma la situazione sarebbe drammatica se non ci fosse la Scuola materna Angelo Borella di Solzago, che soddisfa una sessantina di richieste. L’incremento abitativo prevedibile nei prossimi anni a seguito della spinta edilizia prevista dall’ultimo piano regolatore, farà aumentare ulteriormente il numero di richieste di iscrizione e questo aggraverà ulteriormente l’insufficienza della risposta degli asili Bagliacca e Borella.

2) Le strutture dei due asili Bagliacca e Borella sono inadeguate dal punto di vista della normativa vigente.
L’asilo Bagliacca ha 50 anni ed è inadeguato dal punto di vista degli spazi che offre: anche dopo il recente ampliamento degli spazi a disposizione, non ha una palestra: lo spazio aggiunto qualche anno fa, doveva infatti assicurare la presenza di uno spazio di soggiorno comune, ma manca tuttora uno spazio per la palestra. La palestrina di antica memoria situata al piano superiore non è assolutamente adatta a tale scopo ( infatti fu pensato qualche anno fa, prima del progetto per il nuovo edificio comunale, di adibire tali spazi ad ampliamento di quelli del Municipio, progetto poi abbandonato per i motivi detti). Le strutture esistenti poi presentano gravi carenze in materia di sicurezza, come i serramenti e le porte anti-incendio.
L’asilo Borella è di costruzione ancora più antica: gli spazi sono ancora più limitati, alcune classi sono dislocate al piano superiore che è privo di scale di sicurezza.

Di fronte a tali carenze di capienza e di adeguatezza strutturale, sarebbe irrazionale intraprendere lavori di ampliamento e adeguamento strutturale. Perché tali interventi dovrebbero essere portati su entrambe le strutture ( nessuna delle due sarebbe in grado di supplire comunque anche per l’altra), mantenendo questo antico antieconomico dualismo di servizi.

Il problema dei costi di gestione. E’ naturale che la gestione di una unica struttura nuova sarebbe più economica della gestione di due strutture vecchie. I conti in tal senso richiedono uno studio che ora non esiste e che sarebbe parte integrante del lavoro che andrà fatto.
Esiste però un aspetto importante per quanto riguarda il risparmio che si otterrebbe unificando le due strutture in un’ unica struttura comunale. In questa ipotesi, il personale insegnante e ausiliario della struttura sarebbe tutto a carico dello Stato. Si otterrebbe pertanto un forte risparmio dalla unificazione perché il personale dell’asilo Borella non sarebbe più a carico dell’Ente. Da tale risparmio, da quantificare, potrebbe essere sostenuto almeno in parte l’onere di un mutuo per la costruzione.

I rapporti tra i due Enti.
E’ ovvio che la realizzazione di tale progetto sottintende una stretta collaborazione tra Comune e Fondazione Borella. Collaborazione che , al di là dei campanilismi di storica memoria, si è sviluppata ormai da anni, attraverso la stipula di una convenzione che prevede un sostanzioso contributo economico da parte del Comune alla Fondazione, in cambio del ruolo che Essa svolge nel coprire appunto un servizio di interesse comunale. Tale collaborazione poi si è rafforzata con la istituzione di una Società per azioni tra Comune e Fondazione, con capitale paritario, con lo scopo di gestire i servizi sociali e costruire la casa di riposo. Il progetto è caduto per volontà della Amministrazione uscente che non ha voluto perseguire la mission prevista dallo Statuto della Società e che ha pertanto liquidato la Società. Il capitale attuale della Fondazione, dopo la rivalutazione dei beni immobili prevista dalla revisione del Piano Regolatore, si aggira intorno a 5 milioni, patrimonio che in ogni caso dovrebbe consentire di affrontare l’ operazione con sufficiente serenità.

Le risorse necessarie.
Fermo restando che anche questo problema sarà da affrontare in modo preciso a tempo debito, si può già da ora tratteggiare un cammino percorribile: Una volta prevista la dismissione dell’asilo Bagliacca, la sua alienazione potrebbe costituire un punto di partenza.
Qualora il nuovo complesso fosse edificato sul terreno standard della cascina San Bartolomeo, già sede prevista della casa di riposo e ora tornato di proprietà del Comune, il terreno necessario non graverebbe sui costi . Altra risorsa potrebbe essere l’attuale edificio dell’asilo Borella, prevedendo una eventuale struttura più dimensionata come sede della Fondazione . Infine Le risorse mancanti sarebbero ottenute accendendo un mutuo i cui oneri in quota parte potrebbero essere sostenuti dai risparmi ottenuti sul personale dell’asilo Borella.

La sede
L’asilo Bagliacca, chiuso tra le case, non ha spazi utilizzabili, a meno di perdere tutti gli spazi esterni, per altro di forma poco idonea. L’asilo Borella possiede spazi più ampi e potrebbe essere la sede unica.
I terreni della cascina San Bartolomeo sono estesissimi , già di proprietà comunale e potrebbero offrire molte possibilità.
Aggiungo, ma non è argomento della sera e neppure del programma, che l’ubicazione all’interno del terreno San Bartolomeo, un domani più o meno utopico ,vista l’evoluzione politica del nostro Comune, potrebbe inserirsi nel progetto unitario casa di riposo-scuola materna che era già stato previsto al momento della istituzione, poi non capìta, della società Angelo Borella: un comparto unitario per massimizzare le risorse e per evitare la ghettizzazione degli anziani.

L’asilo nido
Presso l’asilo Borella ha sede un asilo nido. Esso è ubicato al piano superiore e pertanto presenta quelle inadeguatezze strutturali che sono state descritte anche per la scuola materna ( assenza di scale di sicurezza) .
Inoltre i posti offerti sono limitati per motivi di spazio. Anche l’asilo nido Borella , come la scuola materna Borella, gode di una convenzione col Comune di Tavernerio al quale sono riservati alcuni posti a prezzo agevolato, dietro pagamento del contributo corrispondente alla differenza col prezzo pieno.
Sarebbe interessante proseguire questo servizio in un ambito strutturale nuovo, adeguato, magari con una offerta di posti più adeguata alle richieste.
Ovvio che questo servizio andrebbe pensato all’interno del nuovo complesso.
 
Di Admin (del 11/05/2011 @ 21:46:25, in Redazionale, linkato 1689 volte)
Incontro pubblico 10 maggio 2011 - Auditorium
Intervento di Fabio Rossini


In questo momento , che vede in campagna elettorale tre candidati sindaci, vorrei proporre loro un tema  molto importante che riguarda il rispetto della democrazia nella vita amministrativa del comune. Il tema è molto importante soprattutto per le minoranze, per le quali è vitale poter  utilizzare i canali istituzionali di partecipazione alla vita amministrativa. Quando si parla di partecipazione democratica delle minoranze,  qualcuno ( in  particolare, naturalmente, chi si trova in maggioranza)  potrà pensare che ciò significhi aprire  le porte ad una opposizione precostituita, al boicottaggio, alla perdita di tempo, in ultima analisi al rallentamento e all’insabbiamento del progetto politico della maggioranza pro tempore. Se in qualche occasione  partecipazione minoritaria può avere avuto solo questo significato, è invece da sottolineare con forza l’importanza anche della critica nel buon svolgimento della vita democratica. Ma  soprattutto è importante l’apporto costruttivo che le minoranze possono dare alla buona gestione della cosa comune: chi ha detto che la minoranza può solo criticare la maggioranza? E’ davvero inconcepibile che la minoranza  possa anche fare proposte intelligenti e concordare con la maggioranza percorsi di lavoro perfettamente compatibili con le esigenze della maggioranza? Nel pieno rispetto  dei rispettivi ruoli istituzionali.
L’atteggiamento della amministrazione uscente è stato improntato ad una sostanziale chiusura alla partecipazione democratica delle minoranze. Lo si è visto a vari livelli tra i quali  sottolineiamo:
1)  la mancata convocazione dei capigruppo.
La riunione periodica dei capigruppo ha lo scopo di mettere al corrente i capigruppo dei progetti in corso di sviluppo all’interno della Amministrazione, e recepirne i commenti e le proposte, oltre alle critiche. Durante questo mandato elettorale,  tali convocazioni, dopo la prima per altro male organizzata e inconcludente, non si sono mai verificate.
Vorremmo  a tal proposito conoscere quale tipo di impegno sarà preso in tale senso dai candidati Sindaci.
2) la censura operata sugli organi  di divulgazione istituzionale del Comune. 
In occasione della consultazione dei  portatori di interesse ( rappresentanti di associazioni, parrocchie, scuole o enti di rilevanza sociale) nella stesura del Bilancio Sociale di Mandato, il parere espresso da Taverneriocittà non venne pubblicato in quanto giudicato non pertinente. Esso conteneva un giudizio ampiamente documentato,negativo, ma che diritto ha il Sindaco di giudicare un parere di una minoranza e soprattutto di  censurarlo?
3) la  discriminazione nella composizione della Assemblea dei soci della Fondazione Angelo Borella
La Fondazione Angelo Borella gestisce la Scuola dell’Infanzia di Solzago. Essa era socio della Società Angelo Borella (ora liquidata dalla Amministrazione uscente), ed è dotata di un capitale sociale importante di circa 5 milioni. E’ amministrata da un consiglio di amministrazione di quattro persone e da un’assemblea dei soci che lo elegge. Nel 2006 l’entrata di numerosi soci nella Assemblea, molti facenti capo a Taverneriocittà, fu bloccata con ogni mezzo ricorrendo a espedienti legali. Il Sindaco partecipo’ alla farsa per poi chiedere la esclusione delle sua figura dal Consiglio di Amministrazione, di cui il Sindaco fa parte per statuto come  membro di diritto. Non è questa la sede di ricostruire tutti gli umilianti passaggi di questa esclusione “politica” di persone di Solzago che potevano cambiare col loro voto la composizione del CDA della Fondazione. Basta però ricordare che al loro posto vennero accolte le domande di adesione di molte altre persone  della cerchia degli amministratori uscenti.
Ai candidati Sindaci sottoponiamo questo episodio non per riproporre delle persone  e neppure per rivendicare le discriminazioni subite. Vogliamo invece che essi siano ben consapevoli delle problematiche  connesse con la Fondazione Angelo Borella: sebbene la Fondazione sia infatti un Ente privato giuridicamente, essa di fatto è per Statuto un Ente di interesse pubblico .
Infatti essa
1)  gestisce una Scuola di Infanzia non alternativa alla Scuola comunale (L’asilo comunale non è in grado di ospitare tutti i bambini del Comune di Tavernerio),
2) possiede un patrimonio ingente  derivante dalla liquidazione della Società Angelo Borella (che era composta da due soci: il Comune di Tavernerio e la Fondazione Angelo Borella)
3) riceve  contributi sostanziosi annuali dal Comune di Tavernerio.

Chiediamo  pertanto  al futuro Sindaco di riconsiderare l’intero comparto tenendone presente la valenza pubblica e quindi il suo pensiero sulla correttezza democratica della gestione e sul  suo ruolo istituzionale all’interno del CDA.
 
Di Admin (del 05/05/2011 @ 21:28:13, in Redazionale, linkato 2089 volte)
 
Di Admin (del 02/05/2011 @ 14:32:12, in Redazionale, linkato 2191 volte)
 
Di Admin (del 02/05/2011 @ 14:30:57, in Redazionale, linkato 2144 volte)
 
Di Admin (del 02/05/2011 @ 14:29:52, in Redazionale, linkato 2008 volte)
 
Di Admin (del 30/04/2011 @ 17:18:58, in Redazionale, linkato 7298 volte)



LISTA N. 2




un voto ai progetti


CANDIDATO SINDACO

FRANCESCO AGOSTINELLI


CANDIDATI CONSIGLIERI

Fabio Rossini
Flavio Brambilla
Natale Butti detto Dario
Roberto Colombo
Antonio Rubin
Anna Marin
Claudio Ostinelli
Fabio Brenna
Andrea Avanzi
Ugo Angelo Magri




Indicare un programma elettorale è ricercare un consenso.
Crediamo che tale consenso debba compiersi sulle idee, sui progetti.
Perché tutte le persone possano con il voto e la partecipazione, oltre a lavorare per migliori servizi, sentirsi portatrici di un progetto da tenere da pensare, da sviluppare. Da amare.
Scegliendo così, già nel loro pensarsi, di divenire più generose e libere.
Questi progetti contribuirebbero a tutti gli sforzi da continuare a dedicare per la valorizzazione del patrimonio comunale, per la tutela del territorio e la sicurezza dei cittadini.
Alcune realizzazioni sono già parte integrante della vita della comunità (centri civici, possesso e disponibilità della piattaforma ecologica, possesso delle rete di distribuzione del metano, centri sportivi, plesso del polo scolastico, poliambulatorio), altre ancora mancano all’appello, come un palazzo comunale correttamente dimensionato, un ufficio postale adeguato, una proposta comune organica per la vita quotidiana di coloro che affrontano la terza età. Questi elementi di cultura civica continueranno a restare come domande poste all’intelligente responsabilità di chi vuole mettersi al servizio della comunità.

Giova tenerli sempre presenti.
Giova studiare e proporre progetti.
Giova tenere sempre pensieri da pensare.

 

i Cittadini sono invitati il
10 maggio alle ore 21 in Auditorium
al dibattito pubblico fra i tre candidati Sindaci

 
Di Admin (del 29/09/2010 @ 19:00:40, in Redazionale, linkato 3880 volte)


La scorsa estate è stato pubblicato il volume “Tavernerio - Toponomastica storica”, scritto da Rita Pellegrini, appassionata concittadina che ha dedicato molti anni di ricerca e studio alla realizzazione di tale importante documento sul nostro paese.
La prima parte del libro, dalla quale è tratto il breve testo sotto riportato, contiene precisi profili storici relativi agli abitati di Tavernerio, Solzago e Ponzate, mentre la seconda   consiste in una dettagliata indagine sull’origine ed il significato dei nomi dei luoghi del nostro territorio (toponomastica). Completano l’opera numerose fotografie storiche, pazientemente raccolte da Sergio Gatti attraverso ricerche capillari ottenendo il contributo di molti cittadini del luogo, che hanno messo a disposizione i propri ricordi di famiglia.
L’ultima parte dell’opera, ma non per questo meno interessante, è costituita da una serie di mappe inedite ed appositamente realizzate da Flavio Maesani, sulle quali si collocano i toponimi descritti nel testo.

"Le vicende trascorse di Tavernerio e Solzago ci inducono a tracciare un quadro storico comune dei due paesi, i quali costituirono per molti secoli un'unica entità civile e che vennero separati amministrativamente soltanto dopo la metà del Settecento. Le prime testimonianze cartacee dei loro nomi risalgono al secolo decimosecondo. Di Solzago troviamo notizia in una pergamena del 1143 relativa ad una permuta di immobili effettuata tra la chiesa comasca di S. Giovanni in Atrio da una parte ed Aldo Aiani con Crescenzo Ferrari, entrambi de loco Sulzago, dall'altra. A cinquant'anni dopo (1193) risale invece la prima citazione nota di Tavernerio, fatta a proposito del suo castello, il Castrum Tabernarii.
Riguardo all'origine etimologica dei nomi dei nostri paesi, si è già sostenuto da più parti che Tavernerio sarebbe termine ricollegantesi al latino Tabernarius e che troverebbe quindi la propria radice nel sostantivo taberna, nel senso di bottega. Migliore proposta interpretativa non è stata fino ad ora avanzata e noi accoglieremo tale ipotesi, retta anche dall'osservazione che il luogo poteva costituire alle sue origini una via di sosta lungo la strada che già in epoca romana collegava Bergamo e Como. In Solzago, come per tutti i toponimi con desinenza gallica -acus, si può riconoscere una forma aggettivale del nome gentilizio Sulcius o Saltius. Alternativamente è proponibile un accostamento con la forma caledoniana Solusach, che ha significato di luminoso ed indicherebbe pertanto la felice esposizione del paese alla luce solare. [...]
Il nome di Ponzate, che si vuole etimologicamente derivare da una forma aggettivale del gentilizio romano o dalla voce latina Pontiuspons (ponte), si trova citato per la prima volta nel 1193 a proposito del già nominato Castrum Tabernarii, di cui il governo comasco ordinò in quell'anno l'ampliamento. Fra gli uomini che avrebbero costituito manovalanza nell'opera programmata erano compresi anche quelli di Ponzate e di Casina. Quest'ultima località costituisce oggi, insieme a Chiassino, una delle due frazioni ponzatesi, ma nel medioevo veniva spesso nominata in modo esplicito e distinto da Ponzate, forse anche a causa del fatto che, rispetto al nucleo abitato del comune di riferimento, si trova geograficamente decentrata."


Informazioni bibliografiche


Titolo    Tavernerio toponomastica storica
Autore    Rita Pellegrini
Editore    Arti Grafiche Sampietro sas
ISBN    8887672261, 9788887672268

Per acquistare il volume contattare il numero 031 301897
 
Di Admin (del 15/03/2010 @ 15:41:06, in Redazionale, linkato 2156 volte)
protocollo Comunale 10580 del 1 ottobre 2009

Trasmissione via mail a bilanciosociale@comunetavernerio.co.it

3. Involuzione della presenza nel tessuto sociale ed educativo


Incapacità di gestione del Angelo Borella Spa:
la gestione della spa di servizi alla persona rappresenta il marchio di scarsa sensibilità e incapacità progettuale di questa amministrazione.
4 anni per non riuscire a capire cosa e come fare con le risorse precedentemente  messe a disposizione, eliminando servizi ai più deboli, senza comprenderne le potenzialità economiche, di servizio civico e di creazione di posti di lavoro.
La recentissima difficoltà dei comuni vicini di dare risposte accettabili in ambiti specifici dei servizi sociali avrebbe dato, come già stato per i rifiuti, e in parte per la sicurezza e l’acqua, la possibilità di cominciare a costruire i contorni di un quadro contabile sostenibile.
Per un Ente locale Il punto non è ovviamente dare servizi ai cittadini se questi servizi sono “economicamente possibili”, ma creare condizioni patrimoniali che permettano una conto economico che “crei servizio”, soprattutto a favore di chi ha più bisogno.
Oltre a questa critica di fondo che marchia questo bilancio sociale come un risultato poco “civile” e sicuramente “molto superficiale”, c’è anche il peggiorativo di non essere in un lustro riusciti comunque  a sistemare  l’insieme  della società dandogli nuovi e definitivi equilibri, anche nella sua liquidazione. Incapacità di comprensione unita a incapacità amministrativa e societaria.

Nodo irrisolto scuola dell’infanzia e nido:
si riportano asetticamente i numeri dei frequentanti le strutture della scuola d’infanzia e del nido.
Come accennato nelle premesse non si tratta tanto di riempire dei fogli con numeri, ne tanto meno di avere comunque qualcosa da dire sull’argomento.
In questo campo nulla è stato fatto, ne una riflessione seria, ne uno studio di fattibilità neppure una lettura ragionata di due strutture che hanno secoli di vita, privi della possibilità di essere messi a norma, privi di sicurezza nel controllo degli accessi, privi della possibilità di un reale piano di offerta formativa dedicata.
Questo tema, decisamente prioritario, dimostra ulteriormente il carattere anoressico di questa conduzione amministrativa.

Ritorno ad una politica autoreferenziale dell’Assessorato:
il ritorno all’interpretazione dell’assessorato ai servizi sociali come espressione personale dell’Assessore con strumenti come le delibere di Giunta per rispondere ai problemi della comunità e un assistente sociale che dovrebbe riassumere competenze amministrative, legali, educative, riabilitative, cliniche, sindacali, in tema di integrazione e accoglienza, di lotta all’alcolismo, di mediazione famigliare, di assegnazione di contributi, di gestione delle dinamiche legata agli alloggi. Competenze che ovviamente non può possedere.
Il risultato è un ritorno ad una politica sociale del tutto marginale per i cittadini, fatta di riflettori puntati sulla discrezionalità personale, che ha anche avuto qualche inciampo penale e molti li rischia continuamente.


Il giudizio che viene dai dati e dagli atti amministrativi, dalla Corte dei Conti, dai Revisori dei Conti e dall’analisi dei servizi appare improntato a rilevare una scarsissima capacità propositiva, una superficialità nello sviluppo delle dinamiche esistenti e nella proposta di un paino d’insieme organico, incisivo, contabilmente corretto e legittimo.
L’incremento di beni e servizi appare davvero complessivamente vicino allo zero, quando non addirittura negativo.

Il Consigliere di Taverneriocittà
Giovanni Aiani
 
Di Admin (del 15/03/2010 @ 15:38:48, in Redazionale, linkato 4222 volte)
protocollo Comunale 10580 del 1 ottobre 2009

Trasmissione via mail a bilanciosociale@comunetavernerio.co.it


2. Involuzione amministrativa e di governance


Gli organismi di “corredo” (gli enti partecipati) non sono stati aumentati e neppure sviluppati:
L’amministrazione si è ritrovata strumenti che non ha provato a conoscere e utilizzare, ne tanto meno a sviluppare: la rete dei Centri Civici, il trattamento dei rifiuti, la gestione dell’acqua, il Consorzio di Polizia, il Poliambulatorio, Comodepour.
In tutti questi casi si è arretrati ad una conduzione minimale, vicina alla chiusura e sempre abbandonando alla gestione “privata discrezionale” il funzionamento delle stesse.
Solo nel Consorzio di Polizia si è ospitato un nuovo socio, mentre del “bacino di Service 24” non si è saputo coinvolgere altri Enti nei servizi come quello idrico per esempio, stante l’inerzia di fatto dell’Ato.
I risultati sono stati  negativi in termini di prestazioni e di risultato economico.
Ulteriore riprova di nessun progresso amministrativo e di politica dei servizi.

L’offerta infrastrutturale è rimasta ferma (Nuovo palazzo comunale, Nuova tesoreria e Banca, nuovi Uffici Postali, archivio Comunale, magazzino logistico per le manutenzioni).
L’immobilismo si è poi espresso in un disimpegno totale su compiti Istituzionali (Archivio Comunale) e di potenziamento (Nuova Posta) lasciando il posto a piccoli aggiustamenti di facciata senza poter sfruttare le opportunità economiche e logistiche di una offerta nuova per i cittadini.
In questo senso questi anni amministrativi sono stati caratterizzati da un immobilismo progettuale di contenuti che ha riportato l’Ente locale in una posizione marginale rispetto alla creazione di infrastrutture da mettere al servizio della comunità.

Il Consigliere di Taverneriocittà
Giovanni Aiani
 
Di Admin (del 15/03/2010 @ 15:11:28, in Redazionale, linkato 3332 volte)

protocollo Comunale 10580 del 1 ottobre 2009

Trasmissione via mail a bilanciosociale@comunetavernerio.co.it

Premesse:
  1. Il bilancio sociale non è una illustrazione diretta delle condizioni dei servizi pubblici locali presenti sul territorio a favore della popolazione in un dato momento. Essi infatti possono essere stati resi presenti  o precedentemente”predisposti”  da altri soggetti. Il bilancio sociale di una amministrazione evidenza l’ ”incremento di beni e servizi” favoriti dal lavoro amministrativo, quando e là dove questo incremento c’è stato.
  2. Conseguentemente il bilancio sociale non è neppure l’illustrazione di come e se è stato realizzato un programma elettorale: il programma elettorale potrebbe essere stato mal concepito. E’ il rilevo dell’incremento di una “crescita civica” delle condizioni complessive di vita, non solamente economica.
  3. Presentare un bilancio sociale che non evidenzia chiaramente i “plus” e i “minus” è di per se stesso un atto puramente retorico indice di poca comprensione dello strumento utilizzato, peggio rivela incoscienza amministrativa. E’ uno strumento facoltativo nell’adozione, non certo nel merito dell’utilizzo. Certamente non è l’“allegato” di una campagna elettorale o del “ Giornalino Comunale” nella sezione “ il Sindaco e gli Assessori comunicano”.

Esiste quindi una prima critica di fondo sull’insieme della presentazione dei dati predisposta e qui proposta, che non mettono in risalto se, dove e come sia stato posto in essere una presa di vantaggio civica.
Nonostante questo, in modo non diretto, si possono ricavare indicazioni “ plus- minus” dall’analisi dei dati proposti nella “bozza”.

1. Involuzione nella gestione della ricchezza e degli strumenti finanziari

a. Aumento considerevole della pressione tributaria: nel quinquennio un aumento del prelievo complessivo per la sola addizionale comunale IRPEF di oltre un milione di euro, indice di una incapacità a governare la spesa corrente affidandosi ad automatismi di prelievo sui redditi.

b. Disattenzione tariffaria:
la gestione di quella idrica rappresenta l’incapacità di utilizzare i margini possibili per condurre il servizio in pareggio: il solo disavanzo idrico supera gli incrementi avuti con l’aumento dell’addizionale IRPEF, questo dimostra incapacità di gestione dei costi dei servizi che devono tendere al pareggio (vedi Tia).
Le condizioni per un riequilibrio dei conti idrici ci sono da anni in Service 24spa, ma questa amministrazione non ha saputo fare le relative messe a punto.
La stessa situazione c’era per la Tassa Rifiuti Solidi Urbani fino al 1996. La creazione della società e della piattaforma ha permesso di avere il pareggio di un servizio industriale diversamente dalla soluzione precedente, indiscutibilmente inaccettabile.

c. Appesantimento spesa corrente comunale:
la spesa corrente comunale annuale è aumenta di un milione di euro, segno evidente che non solo non ci sono stati risparmi di spesa corrente (incapacità organizzativa), ma che l’aumento dei costi non ha dato aumento di prestazioni e  servizi.
Indice davvero di una modello di gestione delle risorse assolutamente tornato agli anni ’90 con costante aumento della spesa senza controllo.
E un dato allarmante che rischia di diventare difficilmente comprimibile nei prossimi anni.

d. Mutui aggiunti a spesa corrente:
Gli ottimistici intendimenti di aumentare la spesa in conto capitale per contenere la spesa corrente appaiono qui decisamente fallimentari.
Nessuna opera pubblica significativa è stata iniziata a fronte di un indebitamento eccessivo, non rispettoso del patto di stabilità, oggetto di richiamo della Corte dei Conti e dell’organo di Revisione interno.
Il bilancio di previsione 2009 largamente inattendibile e giunto ad una progressiva asfissia operativa dimostra questa involuzione del modello finanziario avvenuta in questi anni.

e. Inerzia patrimoniale e disattenzione alla rendita. Appiattimento sugli Oneri e i Piani Integrati.
Le “ammissioni di rivalutazione del patrimonio” operate nel corso dei bilanci ha preso nota contabile degli incrementi apportati delle attività che hanno preceduto questa esperienza amministrativa, registrandone i significativi aumenti.
Nonostante questo mancano ancora all’appello diversi cespiti “trascurati” come ad esempio il complesso di oltre 20 appartamenti delle “Case Rosse”, l’acquisita rete del metano, il reale valore della piattaforma.
Per quanto riguarda poi la rendita di un patrimonio del valore reale che si avvicina ai 20 milioni di euro, siamo a percentuali che sfiorano a mala pena l’uno percento, soprattutto grazie all’affitto delle piattaforma ecologica, che questa amministrazione nulla ha fatto per potenziare e salvaguardare.
Il ricorso pesante alla monetizzazione degli oneri (procedura totalmente sprovvista di strumenti reali di controllo da parte dell’Ente) ed all’incapacità di proposta attiva sui Piani integrati (quelli sviluppati sono stati ereditati) ha privato l’Ente di risorse e di iniziativa partendo dall’importante opportunità del governo del territorio.

Appare evidente una involuzione di questi anni verso una conduzione superficiale e “astensionista” che ha ricondotto la gestione finanziaria della “cosa pubblica” a puro strumento referenziale verso se stessa senza continuare l’intento fecondatore ereditato.
Questo sicuramente il dato macroeconomico risultate che ha cercato di riportare la conduzione economica e finanziaria dentro schemi superati e non più attendibili. I dati complessivi certificati e i richiami della Corte dei Conti ne sono puntuale conferma.

Il Consigliere di Taverneriocittà
Giovanni Aiani
 
Di Admin (del 21/11/2009 @ 16:46:48, in Redazionale, linkato 3967 volte)
Nelle prossime settimane arriverà, presumibilmente in ogni casa, un “voluminoso” documento redatto dal Sindaco e dall’Amministrazione Comunale.
E’ un fatto di notevole importanza che risponde ad una possibilità offerta dalla legge e rappresenta, insieme ai contenuti del sito comunale pubblicato su Internet, il primo sforzo di rendicontazione sintetica delle scelte operate in nome del bene pubblico.
Ci permetteremo di parlarne qui, per provare a capire cosa dovrebbe evidenziare ed esporre questo documento predisposto in nome dei cittadini, per informali, pagato con le risorse dei cittadini.
Perché forse mentre qualcuno ammazza, incendia e getta bombe molotov, è fondamentale capire sinteticamente cosa l’Amministrazione Comunale ha fatto in questi anni.
Ci facciamo aiutare dalla definizione contenuta nelle “ Direttiva 17 febbraio 2006 a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri” ed indirizzata anche a tutti i Comuni dì’Italia. Dal paragrafo quarto:


4. INDICAZIONI OPERATIVE PER LA REALIZZAZIONE DEL BILANCIO SOCIALE


I. Significato e contenuti del bilancio sociale

Il bilancio sociale serve a rendere conto ai cittadini in modo trasparente e chiaro di cosa fa l’amministrazione per loro. Rispetto al bilancio tradizionale, che riporta dati economico-finanziari difficilmente comprensibili dal cittadino, il bilancio sociale deve dunque rendere trasparenti e comprensibili le priorità e gli obiettivi dell’amministrazione, gli interventi realizzati e programmati, e i risultati raggiunti.

Gli elementi che caratterizzano il bilancio sociale sono:


• la volontarietà;

• la resa del conto degli impegni, dei risultati e degli effetti sociali prodotti;

• l’individuazione e la costruzione di un dialogo con i portatori d’interesse.


Per meglio comprendere ancora leggeremo anche quanto osservato del Ministero Dell’interno nelle LINEE GUIDA PER LA RENDICONTAZIONE SOCIALE NEGLI ENTI LOCALI. Testo approvato il 7 giugno 2007. Capitolo secondo paragrafo 9:


Tra gli strumenti di responsabilità sociale il Bilancio Sociale rappresenta l’esito di un processo e non un documento fine a se stesso: “Il bilancio sociale è l’esito di un processo con cui l’amministrazione rende conto delle scelte, delle attività, dei risultati e dell’impiego di risorse in un dato periodo, in modo da consentire ai cittadini e ai diversi interlocutori di conoscere e formulare un proprio giudizio su come l’amministrazione interpreta e realizza la sua missione istituzionale e il suo mandato”.


Sinteticamente possiamo dire che è uno strumento per capire cosa una Amministrazione Pubblica, nel nostro caso l’Amministrazione Comunale, ha fatto di “nuovo” nel suo mandato. Spiega quanto ha prelevato di imposte, come le ha spese, che servizi ha potenziato, quali sostituiti, quali creati ex novo per i più svantaggiati, per l’ambiente, per la sicurezza, del il patrimonio pubblico, per la scuola e gli asili, per il tessuto produttivo, per le risorse idriche.

Invitiamo tutti ad andare a leggere la bozza di “Bilancio Sociale” che si può leggere sul sito comunale (www.comune.tavernerio.co.it) che appare, per ora, un compitino delle vacanze, pieno di foto colorate e tanti numeri ammucchiati. Un numero speciale del “giornalino comunale”. Ma sicuramente è una prima stesura. Nell’edizione finale siamo certi si avrà cura di tenere conto delle raccomandazioni istituzionali sopra citate.




 
Di Admin (del 18/09/2009 @ 16:11:10, in Redazionale, linkato 2524 volte)
Immagini scattate in data odierna.









 
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