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  • Felice chi, semplice, si libra sulla vita e intende il linguaggio dei fiori e delle cose mute.

    Charles Baudelaire

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Di Admin (del 14/12/2006 @ 12:57:51, in Archivio redazionali, linkato 6080 volte)

Storia di pesci lessi e pesci cani.


La precedente Amministrazione aveva deciso di acquistare un terreno situato a nord della piattaforma ecologica, ad essa adiacente: si trattava di un terreno di scarso valore in sé, ma importante strategicamente per Service 24: avrebbe permesso di ampliare il servizio, situandovi un grande trituratore per il verde entro il quale i camion avrebbero potuto scaricare direttamente il carico, riducendone il volume e evitando di raccogliere il materiale sul piazzale. 

Questo sarebbe stato il primo passo per l’eventuale costruzione di un termovalorizzatore di piccole dimensioni forse sul luogo stesso o in altra sede. Ciò avrebbe permesso di risparmiare sullo smaltimento del verde e avrebbe permesso di fornire acqua calda per gli impianti di riscaldamento del circondario (risparmiando sul carburante). Impianti di teleriscaldamento di questo genere sono già funzionanti in altri paesi, come a Tirano. Per le spese di costruzione non era impossibile prevedere la partecipazione di imprese interessate allo smaltimento del verde. Che ne è di questo terreno? Perderemo la caparra per lasciarlo dormire? Forse non interessa a nessuno che Service 24 sviluppi la sua vocazione iniziale di fornire sempre nuovi servizi alla comunità. Specialmente quando il presidente (Fabio Maria Palmieri) e il vicepresidente, rappresentante del Comune di Tavernerio (Luca Rossi), sono consulenti e dipendenti della ACSM e quindi i meno interessati a portare avanti un discorso di indipendenza di Service 24. Dormendo sonni tranquilli, con la benedizione di EcoNord, stiamo certi che ben presto i cittadini di Tavernerio vedranno un nuovo cartello quando si recheranno in piattaforma: BENVENUTI IN ACSM: chi se ne frega, diranno, tanto il servizio va avanti lo stesso. 
Fabio Rossini

 

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Di Admin (del 09/12/2006 @ 11:20:30, in Interpellanze, linkato 7496 volte)

 

                                                                      Egregio
                                                                      Sindaco di Tavernerio
                                                                      Gianni Rossini

Interpellanza, inviata a mezzo posta elettronica alla mail ufficio.ragioneria@interbusiness.it e pubblicata sul blog www.taverneriocitta.it.

Compare all’Albo pretorio del comune di Tavernerio un “pubblico avviso” a firma del Presidente sul rinnovo del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Angelo Borella.

Le sarei grato andasse a verificare gli atti del Consiglio uscente, Consiglio di cui Lei ha cominciato a far parte per norma statutaria, dopo la Sua elezione. 
Mi rivolgo a Lei con convinzione, in quanto Sindaco e quindi garante dei diritti di tutti i cittadini, prima di rivolgermi ancora alle autorità di controllo, come previsto dal Codice Civile.
L’operato del Consiglio tutto e soprattutto del Presidente Renato Olivieri lascia discriminati ed umiliati i cittadini di questa comunità.
Umiliati per l’inettitudine e l’inefficienza mostrata.
In tre anni la Fondazione non ha fatto nulla, se non dividersi i compensi.
Discriminati per aver visto accettare con delibera di consiglio di amministrazione come nuovi soci mogli e parenti (la moglie del Presidente, i figli del Vice-Presidente, parenti dell’attuale vice-sindaco, consiglieri che siedono nei banchi della sua maggioranza).
Discriminati per aver visto nel contempo rifiutate altre richieste di cittadini di Tavernerio, esclusi con atto unilaterale e motivato in modo generico, impreciso e fortemente discriminatorio.
Umiliati perché l’Ente morale Angelo Borella ha una storia centenaria, fatta di servizio agli ultimi e non è accettabile che si trasformi in una gestione privata di pochi incapaci.
Umiliati perché si confonde la maggioranza dei voti con i mezzucci per reggerla, senza avere rispetto dello stato di diritto, del progetto e delle tavole di fondazione.
Discriminati perché lo Statuto non è rispettato: vorrei rileggesse i tempi di convocazione per le elezioni del nuovo Consiglio all’art. 14 dello Statuto.
Discriminati perché non siamo riusciti ad ottenere copie delle delibere pubbliche chieste al Consiglio, anche in sede di assemblea dell’albo dei sostenitori.
Umiliati perché vediamo ora richiesti i nomi per il nuovo consiglio e non esiste a tutt’oggi un regolamento per l’elezione da discutere con l’albo dei sostenitori.
Regolamento espressamente previsto dal comma a dell’art. 8 dello Statuto.
Umiliati perché sinora costretti a doverci rivolgere alla Direzione Affari Istituzionali presso la Regione Lombardia in Via Fabio Filzi 22, Milano, non disponendo di attenzione dal Consiglio della Fondazione.

Scusi se suggeriamo di consultare un legale o un tecnico societario, che Lei ha già incaricato per gli affari generali del Comune di Tavernerio, per sentirne un parere.

Da parte nostra consideriamo l’attuale procedura seguita dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione illegittima e quindi nulla, perché viziata da diverse violazioni in fatto e in diritto.
Informeremo continuamente chi vorrebbe vedere tornare a governare intelligenza e saggezza.

Siamo certi che Lei risponderà con attenzione a queste osservazioni e garantirà un percorso per l’elezione del nuovo Consiglio in modo realmente democratico e nel rispetto della normativa vigente.

Il Consigliere di minoranza per Taverneriocittà

 

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Di Admin (del 08/12/2006 @ 10:16:13, in Consigli Comunali, linkato 2546 volte)

Consiglio Comunale

Martedì 19 dicembre 2006 - ore 21

presso l'Auditorium Comunale

Ordine del giorno:


1. Surroga consigliere comunale dimissionario;
2. Proroga per un anno della concessione del servizio di depurazione degli scarichi civili ed industriali della convalle comasca alla società Comodepur S.p.A.;
3. Approvazione del regolamento comunale per l'esecuzione dei lavori in economia.

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Di Admin (del 01/12/2006 @ 18:52:22, in Archivio redazionali, linkato 2212 volte)

Sul Corriere del 23 novembre l’assessore all’educazione del Comune di Milano, Mariolina Moioli, sta studiando “una sorta di self service per i bambini: il pranzo sarà visto come un gioco”.

Meno male che per una volta il Comune di Tavernerio è davanti a Milano. Speriamo ora che i nostri amministratori, da buoni smantellatori impegnati, non decidano che tutto sommato era meglio la mensa di una volta col catering e coi buoni mensa gestiti dall’assessore.



Un vecchio amministratore
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Di Admin (del 27/11/2006 @ 12:35:37, in Archivio redazionali, linkato 2505 volte)

Ricorre oggi, 27 novembre, il primo anniversario della morte del prof. Aldo Rossini. 

Grande uomo, medico e studioso. 

Una persona che ha lasciato il segno: un punto di riferimento importante, che ha messo la propria intelligenza e il proprio sapere a servizio degli altri, per aiutare tutti indistintamente.

Dalla cultura greca e latina, dalla filosofia antica e moderna, dagli usi e consuetudini paesani ha saputo attingere gli aspetti migliori che hanno poi contraddistinto la sua vita… sempre.

Tutto sapeva. Ascoltarlo era davvero un piacere, sebbene immediatamente la consapevolezza di essere un po’ ”ignorante” ti pervadesse il cuore.

Anche per il suo Paese ha fatto tanto: ha sempre creduto nella forza della cultura. Ha saputo rischiare e ha fatto in modo che Tavernerio abbia un istituto scolastico.

Sarà stato il destino, ma è bello pensare che il professor Rossini abbia passato il testimone a suo figlio Fabio, dr Rossini, che ha governato il nostro Paese con altrettanta serietà e determinazione: in assoluta trasparenza, ha ridato forza ad un paese assopito, vecchio nel corpo e nell’anima.

Grazie Professor Rossini: dei suoi consigli abbiamo fatto e continueremo a fare tesoro.

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Di Admin (del 26/11/2006 @ 15:46:41, in Archivio redazionali, linkato 2277 volte)

La comunicazione sul territorio del comune è sempre un problema: manifesti, cartelli, fogli, volantini, che nessuno legge e che non arrivano agli utenti in tempo reale. La precedente amministrazione aveva ottenuto un finanziamento per un progetto ritenuto interessante dalla Regione Lombardia: dotare il Comune di Tavernerio di cartelli luminosi (schermi a LED o a cristalli liquidi) di grandi dimensioni, sui quali trasmettere le informazioni in tempo reale: la pubblicità avrebbe potuto pagare le spese di gestione, forse si sarebbe potuto utilizzare questo strumento anche per la campagna elettorale evitando di deturpare il comune coi manifesti elettorali che nessuno più legge. I cartelli luminosi avrebbero potuto affiancare il notiziario comunale, sarebbero stati un ottimo strumento di informazione anche per le associazioni del territorio. Addirittura si sarebbero potute trasmettere le partite di coppa del mondo. Service 24 avrebbe potuto facilmente realizzare le opere e organizzarne la gestione. La presente Amministrazione sta facendo cadere l’operazione? Sarebbe un peccato imperdonabile.

Fabio Rossini

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Di Admin (del 25/11/2006 @ 13:40:05, in Consigli Comunali, linkato 2376 volte)

Consiglio Comunale

Lunedì 27 novembre 2006 - ore 21

presso l'Auditorium Comunale

Ordine del giorno:


1. Interpellanza del gruppo consigliare di minoranza "le radici del domani";
2. Interpellanza del gruppo consigliare di minoranza "le radici del domani";
3. Dimissioni di un componente della commissione statuto, regolamenti e partecipazione popolare, sostituzione;
4. Dimissioni di un componente della commissione urbanistica, ambiente, viabilità, trasporti, lavori pubblici, sostituzione;
5. Assestamento generale di bilancio per l'esercizio 2006;
6. Modifica articoli 4 e 6 del regolamento edilizio comunale, approvazione definitiva;
7. Approvazione del Regolamento comunale per la manomissione del suolo pubblico;
8. Approvazione del Regolamento comunale per le forniture di beni da eseguirsi in economia;
9. Approvazione del piano comunale diritto allo studio per l'anno 2006;
10. Acquisizione unità immobiliare in via Perlasca - PL denominato "Pra di Boss";
11. Modifiche allo statuto comunale.

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Di Admin (del 16/11/2006 @ 21:00:11, in Archivio redazionali, linkato 3846 volte)

L'abetaia presso la Fonte Plinia è stata colpita dal bostrico (Ips typographus) , un coleottero parassita delle conifere, che in brevissimo tempo, nutrendosi dei tessuti vitali degli alberi non lascia scampo alla vegetazione. Il bosco che tutti conoscevamo è destinato a soccombere, non c'è più ormai più nulla da fare.
E' però ancora possibile intervenire per prevenire la morte di tutti i restanti abeti del territorio di Tavernerio e dintorni. Si devono abbattere gli alberi morti e quelli ammalati, scortecciarli ed eliminare la corteccia. Si possono anche posizionare trappole per i parassiti, finché si è in tempo.


Il regolamento forestale della Regione Lombardia prevede responsabilità in capo ai proprietari ed alle pubbliche amministrazioni, che nulla hanno fatto in proposito.
Forse è un particolare che nella nostra frenetica vita potrebbe passare inosservato, ma la popolazione di abeti di Tavernerio, piuttosto risentita, probabilmente lascerà il paese e si trasferirà in luoghi più vivibili.




TAVERNERIOCITTA'

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Di Admin (del 15/11/2006 @ 21:32:39, in Archivio redazionali, linkato 1857 volte)

Come assessore al Bilancio lavorai con Matteo Rizzi per formare un ufficio tributi, quando era studente universitario dopo le elezioni del 1995.
I bilanci comunali erano una sorta di pensierini sui “soldini del paese”, tipo “sono arrivate le rondini”, e non esisteva un ufficio Tributi. La vecchia Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani aveva una copertura del 45%.
Nel primo Bilancio il Consiglio Comunale la raddoppiò.
Scarpina strillò: ” bilancio di destra, fatto da un ciellino”.
Anticipavamo l’obbligo di copertura totale della legge ex Ronchi arrivata dopo. Si crearono le risorse per la piattaforma per Tavernerio e gli altri comuni.
All’entrata in carica del Sindaco Fabio Rossini nel 1998 c’era un milione di euro di avanzo di amministrazione. E la liquidità corrispondente. L’assessorato al bilancio da quel momento passava ai diessini.

Matteo Rizzi una persona competente, una scelta giusta. La stima per la sua persona è sempre rimasta inalterata. Speriamo possa lavorare.
Ma se era in gamba, perché farlo andare via da Tavernerio? Aveva vinto un concorso lì. All’ufficio tributi.
E gli anni dell’Assessore diessino?
Anni di un gruppo diessino scalcinato, privo di idee e coraggio. Datato.
Con la benedizione del capogruppo diessino di maggioranza, gli assessori e il “grande vecchio” a far morire anche la Coop e gli alimentari del paese, tanto arriveranno i “discount” per gli anziani di Solzago, Ponzate e Urago.

Il Sindaco “nuovo” e la giunta “nuova”, dicono che non funziona da anni l’ufficio tributi. Come dire i soldi ci sono ma nessuno è andato a prenderli. Neanche il Commissario?
Come i 22 milioni di euro in contanti alla Procura di Milano, dimenticati dai tempi di tangentopoli?
Quindi nel 2005 avanzo di amministrazione di mezzo milione di euro e casse del Comune senza liquidità.
Incuria, improvvisazione, negligenze. Altro che debiti.
Bentornato Matteo Rizzi.
Lui tutte queste cose le sa a memoria.
Ma Rizzi ha un incarico. Non basta. Ci vuole determinazione politica.
Coraggio ad andare a prendere le risorse.
O prepararsi a tagliare i servizi.
Ho l’impressione che faranno un po’ di tutte e due le cose.
Democristianamente.
E non quella di Sturzo e De Gasperi.
E nemmeno quella di Berlinguer. L’11 maggio scorso sono passati 22 anni. Tanti.
Soprattutto con in mezzo le Brigate Rosse.

Ma “Tabernario” è solo una locanda sulla strada. E alla locanda ci si va per mangiare.
E dormire.
Buongiorno Rizzi.
Buonanotte compagni.

Giovanni Aiani

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Di Admin (del 08/11/2006 @ 21:53:54, in Terzi, linkato 3092 volte)

Non esistono un'intelligenza, una creatività separate dai problemi che devono risolvere. E non esistono problemi senza una società che li pone, che sollecita, stimola, costringe i suoi membri a risolverli. L'intelligenza, la creatività, il genio perciò sono il prodotto di una società esigente che pone continuamente problemi difficili, chiede costantemente nuove soluzioni. Nelle società statiche la gente ha compiti prefissati e problemi che sono stati affrontati e risolti nel passato con soluzioni che sono diventate tradizione, costume e che nessuno ha il diritto di discutere. In queste società non si crea, non si inventa nulla di nuovo, l'arte è ripetitiva, non nascono geni. E quando queste società vengono sottoposte ad una pressione esterna, vanno in crisi, nascono paure ed esplodono movimenti religiosi o politici che vogliono fermare la trasformazione, tornare nel passato. Tutte le grandi civiltà sono sorte come rottura della tradizione. Esplode allora una straordinaria creatività. Le grandi piramidi sono state costruite all' inizio della civiltà egiziana, la Muraglia all'inizio di quella cinese, le grandi cattedrali al primo risveglio dell'Europa. I maggiori poeti, i creatori della lingua, Omero, Virgilio, Dante, Shakespeare appaiono all'inizio, quando un intero popolo aspetta una lingua per parlare. In queste epoche feconde tutti sono esigenti e gli artisti, gli scienziati stimolati a creare. Per questo in città come Atene nell' antichità o a Firenze nel Rinascimento c'erano tanti geni. Ed è per lo stesso motivo che oggi gli Stati Uniti hanno tanti premi Nobel. Però tanto i popoli come gli individui tendono a fermarsi. Si compiacciono di quanto hanno fatto, si vantano delle proprie glorie passate. Non si pongono più sfide, non pensano più in grande, non hanno più il coraggio di sognare, di combattere, di competere. E' un brutto segno quando nelle scuole tutti vengono promossi, quando i genitori chiedono agli insegnanti di essere indulgenti, quando la competizione viene condannata, quando ci si abitua alla mediocrità. Vuol dire che è iniziata la decadenza. Perché anche per restare fermi, per non arretrare, bisogna costantemente sforzarsi di fare meglio di prima. Perciò chi si trova a vivere in una società stagnante, se non vuol farsi risucchiare, è bene che se ne vada. Oppure deve trovare in se stesso la forza di cambiare, di porsi nuovi problemi, nuove mete, di rimettersi in gioco, di rischiare.
Francesco Alberoni, 16 ottobre 2006

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Di Admin (del 08/10/2006 @ 10:37:48, in Archivio redazionali, linkato 1731 volte)

DOBBIACO un paradiso per noi inaccessibile?
Ho visto Dobbiaco, ma poteva essere qualsiasi paese del Sudtirolo o della Svizzera o dell’Austria.
Sono rimasto colpito dal senso di cura e rispetto per la cosa pubblica. Strade asfaltate, senza buche, pulite, marciapiedi presenti, curati, con cordoli di pietra, aiuole pubbliche fiorite, ben tenute, monumenti pubblici perfetti, piste ciclabili, parcheggi con posti vuoti…. L’impressione di camminare in un accogliente giardino: il giardino dei cittadini di quel paese, da rispettare come siamo abituati a rispettare il giardino del nostro amico. L’impressione di essere entrati nella casa di qualcuno, con la sola differenza che quel qualcuno sono i cittadini di quel paese. Da noi un simile ordine si vede solo al di là delle recinzioni delle case private, dove ovviamente non si può entrare. Qui nella maggior parte dei casi mancano le recinzioni e i giardini delle case sono in continuità con quelli pubblici. Non conosco come sono organizzati qui i servizi, ma ritengo che debbano assomigliare in qualche modo, per precisione ed efficienza, all’ambiente cittadino che ho visto. Il confronto con i nostri paesi e le nostre città è impietoso. Si dice: è tutto un problema di disponibilità finanziarie. Io dico che non può essere solo un problema di maggiore ricchezza, ma che è un problema di antico costume civico. E di onestà e rigore amministrativo. Da noi a nessuno importa che il suo Comune sia un giardino. Le risorse disponibili vengono rubate o sciupate ad ogni livello. Ad esempio il costruttore privato quando deve eseguire delle opere di urbanizzazione le esegue in economia, in modo da risparmiare: i marciapiedi dopo pochi anni sono inservibili, le tubature si rompono o si tappano, le strade sono eseguite al risparmio in modo che all’inizio sembrino ben fatte, poi si deformano e dopo il primo inverno sono da rifare, a spese del Comune naturalmente. Se poi i mezzi pesanti del suddetto impresario, nel percorrere le strade del comune, danneggiano il manto stradale o le reti tecnologiche che vi passano sotto, l’onere ricade ancora sul Comune che non si è accorto che migliaia di tonnellate di materiale edile o di risulta sono transitate sulle sue strade. Ma non basta: le convenzioni edilizie tra il Comune e l’impresario vengono stese superficialmente, dimenticando per esempio che il nuovo insediamento comporterà una riflessione sui servizi: dalle reti tecnologiche (acqua, gas, elettricità, fognatura), ai collegamenti stradali, ai problemi urbanistici a quelli sociali che i nuovi insediamenti comporteranno. Così, il giorno dopo il completamento dei lavori, i nuovi abitanti dell’insediamento, o gli inconvenienti stessi che si verificheranno (stravasi della fognatura, caduta di pressione dell’acqua, ecc.) richiederanno adeguamenti delle reti, naturalmente a carico del Comune. Per non parlare dei disagi di tipo sociale e urbanistico che si saranno creati (scuole, ghettizzazione, emarginazione sociale, ecc.). Questi ultimi problemi riguardano evidentemente in maggior misura le grandi città dove sono stati portati avanti interventi insediativi di vasta portata, “dimenticando“ tutti questi effetti collaterali e creando città caserme, invivibili, disumane, violente. Risultato dell’operazione edilizia: danno economico a carico della comunità, spogliamento e impoverimento continuo delle sue risorse, delle strutture pubbliche e del tessuto sociale. Naturalmente tutto questo non è solo da addebitare al comportamento dell’iniziativa privata, ma anche alla incapacità da parte delle nostre amministrazioni di programmare con precisione gli interventi possibili, stendendo delle convenzioni edilizie attente ai bisogni della comunità, di controllarne il puntuale rispetto da parte del costruttore, di comminare le eventuali penali.
Tutto questo è solo uno dei tanti esempi dei meccanismi attraverso i quali l'iniziativa privata da noi fiorisce e cresce, non in armonia con quella pubblica, ma a spese di quella pubblica.
Ma anche quando è il Comune a gestire le opere pubbliche tramite regolari appalti, le cose non migliorano: perché l’appalto lo vincono sempre le stesse ditte che si spartiscono la piazza dei comuni viciniori e a prezzi elevati e “insindacabili” corrisponde una qualità spesso bassa: in termini di tempi di consegna e di esecuzione. Se poi manca la capacità del Comune di controllare l’esecuzione dei lavori, il danno è fatto.
Naturalmente in tutto questo discorso manca la parte più grande: a monte dei problemi che riguardano la capacità pubblica di controllo e l’onestà degli operatori pubblici e privati, si pongono le grandi scelte politiche delle amministrazioni, sul tipo di società che si vuole costruire e sugli strumenti che si vogliono utilizzare.
Tornando al confronto Dobbiaco/Tavernerio, l’impressione è che la ricchezza sia distribuita in modo diverso nei due comuni: più a favore del pubblico a Dobbiaco, più a favore del privato a Tavernerio (il reddito complessivo dei cittadini del Comune di Tavernerio è tra i primi d’Italia se rapportato al numero degli abitanti); inoltre ho l’impressione che il controllo pubblico a Dobbiaco sia enormemente più sviluppato ed efficiente rispetto al nostro Comune. Insomma da noi il far-west non si vede solo al cinema.
Che ne pensate?

Fabio Rossini

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Di Admin (del 23/09/2006 @ 16:23:06, in Archivio redazionali, linkato 2862 volte)


Quando il potere si nutre di se stesso va combattuto.
Radicalmente. Senza misura. Ostinatamente. Fino all’ultimo respiro.
O ci saranno uomini servi di responsabilità o ci sarà il privilegio e l’ingiustizia.

Potere è la capacità di imporre un comando: togliti i calzari e chiediti mille volte come sta l’ultimo di colui che può contare su di te prima di fare opere di potere.
Anche se ha il conforto della maggioranza: la democrazia non sostituisce la responsabilità dell’uomo libero.

Critica al potere per verificare se sta dalla parte degli ultimi: sempre.
Radicalmente. Senza misura. Ostinatamente. Fino all’ultimo respiro.

Il Sindaco di Tavernerio Gianni Rossini ha cominciato a parlare. Anzi a scrivere. Una lettera e articoli di giornale.
Una lettera che è un’insieme scomposto di banalità e imprecisioni.
Una lettera per gettare la sabbia negli occhi a chi non ha tempo per fermarsi a capire.
Un atto di potere, firmato a mala pena in un angolino in fondo a destra. Una vergogna meritata. Parole usate per confondere. Come per Pinocchio. E il gatto e la volpe.
Chiacchiere che preannunciano rallentamenti di programma, poco lavoro e tanta “rendita”.
Sodomia predisposta a beneficio di chi si aspettava servizi e non chiacchiere.
E le solite banali promesse elettorali rimangiate in 60 giorni!
Il potere è abilissimo a rimangiarsi le promesse. Divora tutto. A partire dalla dignità degli uomini, dalla loro libera creatività. Rimangia. E mangia. Mangia insaziabilmente tutto.
Sottrae alla comunità la speranza di lottare, ai giovani di costruire un futuro, agli ultimi di sperare in una dignità.
Con la benedizione della sinistra a pugno alzato e del segretario provinciale della margherita. Scritto minuscolo.
Lui commissaria le sezioni perché non ortodosse, finendo per reggere lo strascico a questa amministrazione retta da Forza Italia.
Nella sede provinciale della Margherita di Como sono appese le immagini di don Sturzo e De Gasperi.
C’è gente che appendono. In ogni epoca. In molti modi. Per molti scopi.

Non rimane una possibilità di cambiamento? Certo che rimane. La critica del potere.
Radicalmente. Senza misura. Ostinatamente. Fino all’ultimo respiro.

Non pensate a discorsi generici. A nostalgie anarchiche. Non c’è così tanta ingenuità.
Il Sindaco di Tavernerio Gianni Rossini ha parlato. Anzi ha scritto.

Il Sindaco ha scoperto che negli Enti Locali c’è scarsità di risorse. Incredibile. Chissà dov’è stato finora.
E che giornali e libri ha letto.
Dice che i servizi pubblici possono essere fatti solo se sono a “basso costo”. Peccato che la normativa europea e nazionale dica esattamente il contrario.
Alcuni esempi?
Servizio raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani: (ex legge Ronchi) copertura totale dei costi compresi gli investimenti di capitale attraverso una tariffa, senza riferimento a “bassi costi”.
Servizio idrico: (la legge Galli) istituzione dell’ATO Ambito Territoriale Ottimale con definizione di un progetto finanziario. Quello elaborato dalla Provincia di Como prevede un aumento del costo del servizio fino a 5 volte l’attuale. “Costi bassi??????”
Dai servizi a rilevanza industriale (il gas e l’energia elettrica) i comuni sono addirittura stati estromessi, con possibilità anche di conferimento a consorziate della stessa proprietà delle reti e degli impianti.

Di cosa parla il Sindaco?, cosa vuole gestire a basso costo?

I servizi a domanda individuale? (la mensa, il trasporto scolastico). La differenza di copertura la copre di fatto l’ICI. Paghiamo sempre noi.
Vuole trasportare i bambini sul pulmino su mezzi stracolmi, facendo sconti sulla sicurezza?
Il ritorno al catering invece della cucina interna?
Una nuova stagione di “prezzi politici” contro la legge?
Ma non voleva abbassare l’ICI in campagna elettorale?
E’ solo una logica di peggioramento dei servizi e non necessariamente di minori costi.
Con le proprietà pubbliche a deperire (chi aveva chiuso l’auditorium per tenerlo chiuso 10 anni)?, le ex scuole elementari di Tavernerio fatiscenti ora centro civico Rosario Livatino?, i campi da calcio senza illuminazione?
Le piazze?
Chi aveva tenuto aperta la discarica ignobile dietro i Padri Saveriani, addirittura senza mai formalizzare con loro un regolare contratto d’affitto?
Persone che sono nella giunta Gianni Rossini.
Benedetti a pugno chiuso dai “compagni” di sinistra.
Non è pensabile che qualcuno possa credere ancora a questo modo di fare politica amministrativa.
Che un Commissario Prefettizio si limiti a leggere i contratti e ricondurre la gestione economica ad un ordine contabile decente è naturale. Anzi obbligatorio dopo anni di incuria politica di un assessorato meno che banale.
Ma la politica amministrativa è un’altra cosa.

Vedremo cosa ne pensano il dott. Conforto Galli e il Prefetto di Como dell’insinuazione di debiti fuori bilancio nello schema che lui ha redatto. Chissà cosa ne pensa la Corte dei conti.
Chissà che diranno i revisori del conto rag. Giampaolo Brianza, dott. Antonio Giudici, rag. Claudio Quadranti quando dovranno giustificare quanto certificato a pag. 22 del documento da loro sottoscritto con parere positivo, depositato al protocollo comunale il 7 giugno 2006 al nr. 6185.
E la rag. Luisa Bolgiani, responsabile del servizio contabile del Comune di Tavernerio?
Avrà predisposto correttamente la determina di accertamento dei residui?

Avrà indicato anche che i residui attivi hanno il carattere dell’incertezza?
Chissà se c’è scritta questa buffa dizione, già usata in Consiglio Comunale dall’Assessore al Bilancio Giuseppe Anzani, negli articoli 179, 182,189 e 190 del T.U.E.L..
Andiamo a vedere.

Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267
"Testo Unico delle leggi sull'Ordinamento degli Enti Locali" a norma dell'articolo 31 della legge 3 agosto 1999, n. 265.
Art. 189 Residui attivi comma 2. Sono mantenute tra i residui dell'esercizio esclusivamente le entrate accertate per le quali esiste un titolo giuridico che costituisca l'ente locale creditore della correlativa entrata nonché le somme derivanti dalla stipulazione di contratti di apertura di credito.

Il Sindaco di Tavernerio Gianni Rossini è all’opera. Ha cominciato a riscrivere un pezzetto dello stato di diritto e della legge sugli Enti Locali. Intende sostenere che il Responsabile del Servizio Finanziario sia stato negligente o abbia certificato il falso?
Così anche i Revisori Contabili?
E il Commissario Prefettizio dott. Conforto Galli è stato connivente?

E le aziende partecipate? Create in base agli articoli 113 e 113 bis del D.lgs. 267/2000 devono essere assoggettate alla concorrenza?!?!?!?

Il Sindaco di Tavernerio Gianni Rossini è all’opera. Ha cominciato a riscrivere un pezzetto della legge sugli Enti Locali e della normativa europea in materia di concorrenza.
Come mai allora paghiamo l’ICI attraverso Service 24 S.p.A. se è diseconomico e affidato senza concorrenza? E’ stata fatta un gara per l’affidamento?
Il Commissario Conforto Galli che ha operato l’affidamento ha preso anche lui l’ennesimo abbaglio?
Stiamo parlando di occuparsi di miliardi del Comune,(delle vecchie lire).

Fare gli appalti significa avere la certezza della spesa dice il Sindaco. Dove è rimasto in questi anni? Dove era quando la normativa imponeva la privatizzazione della gestione dell’energia? Non dei tombini, ma del comparto energetico nazionale!
E la telefonia?
E le autostrade?
E la scuola privata, con i contributi statali dati ai privati?
E recentemente i taxi e le farmacie?
E i project financing?

La certezza delle opere pubbliche!? Si riferisce a quelle nazionali cominciate dal passato governo con piglio elettorale senza copertura di spesa? Quanti? 230.000 miliardi che mancano???, (delle vecchie lire).

La certezza della spesa c’è solo a una condizione: non fare le opere se non ci sono le risorse.
Si dirà: giusto!
Sì, ma solo se un amministratore onesto e serio le risorse è andato a cercarle per renderle disponibili.
Altrimenti quell’amministratore, privato o pubblico, è un incapace, un furbo e un fannullone!
Spendere i soldi che si trovano in saccoccia è facile per chiunque.
Per Pinocchio. Soprattutto per il gatto e la volpe.
Far rendere il patrimonio pubblico e le risorse del territorio questo è impegnativo.

E poi perché parla degli appalti quando gli affidamenti alle partecipate sono stati fatti per la manutenzione ordinaria e straordinaria per importi sottosoglia definita dalla legge europea, che non richiedono l’obbligo di appalti?

E l’aumento dei patrimoni creato dalle e nelle partecipate?
Il patrimonio della fondazione Borella che è di tutta la comunità e che è parte integrante dell’operazione di aziendalizzazione per i servizi sociali?
Ci sono solo in Fondazione Angelo Borella e in Angelo Borella S.p.A. più di 10 milioni di Euro (20 miliardi delle vecchie lire).
E il valore della quota di partecipazione in Comodepur? Qualche altro miliardo delle vecchie lire.
L’impianto del metano? L’acquedotto, la piattaforma per la raccolta differenziata?

E la politica tariffaria? Dove sono le simulazioni dei gettiti?, i piani industriali e finanziari di copertura?, il piano degli investimenti?

Un amministratore che non è andato a cercare le risorse per renderle disponibili è un incapace, un furbo e un fannullone!

Il potere mangia. Prima la fiducia che si possa cambiare. Poi la stima reciproca. E poi mangia a piene mani la pula della comunità. I soldi.

Occorrerà rimettersi a scrivere. A ridere di ogni genere di pupazzetti furbi vestiti della festa.
Opposizione al potere.
Radicalmente. Senza misura. Ostinatamente. Fino all’ultimo respiro.

Bugie e imprecisioni continue. Intollerabili. Il Sindaco scrive che per pagare i debiti il Comune farà anticipazione di tesoreria. Cosa?!?!?
Per sanare i debiti bisogna ritrovare risorse! La legge permette il ricorso alla tesoreria per problemi di liquidità non debiti fuori bilancio!

Le cifre che il Sindaco indica non sono già contabilizzate nel bilancio consuntivo 2005 approvato dal Consiglio Comunale?
Ci sono fatture emesse dalle partecipate e non registrate?
Ma se non ci sono le fatture contabilizzate il Sindaco dove ha preso gli importi?
Ha un contabilità sua personale?
S24 ha approvato il suo bilancio prima di quello consuntivo del Comune. Il Comune di Tavernerio come socio l’ha approvato!

Se non sono inserite nel Consuntivo 2005 il Commissario ha fatto un bilancio semplicemente falso.
Questa eventualità non la prendiamo nemmeno in considerazione!

Il Responsabile di servizio non ha contabilizzato le fatture?
Se dunque le fatture ci sono e sono contabilizzate, come siamo certi, non sono “debiti fuori bilancio” ma fatture da pagare, già contabilizzate!!!
Se sono già contabilizzate concorrono a formare il risultato d’esercizio 2005.
E il relativo avanzo di amministrazione.
Quasi un miliardo di avanzo! (delle vecchie lire si intende).

Il Sindaco crede di scrivere fitto e piccolo, con “tecnicismi” per spaventare i cittadini di Tavernerio?
Approva in Consiglio Comunale con la sua maggioranza un bilancio e poi scrive che le cose stanno in un altro modo?

Disprezzo dello stato di diritto e della legge.
Nei Consigli Comunali dell’attuale Sindaco di Tavernerio si scherza.
Si chiacchiera come al bar. E il pubblico ridacchia.
La verità arriva dopo. Per posta e sui giornali. Firmata Gianni Rossini.

Il consigliere di minoranza
per Tavernerio Città
Giovanni Aiani

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Di Admin (del 29/04/2006 @ 21:47:06, in Terzi, linkato 2028 volte)

C’è un immenso piacere nel creare, nell’inventare, nel costruire qualcosa, nel risolvere un problema, ma possiamo farlo solo per qualcuno che amiamo, per una comunità a cui vogliamo fare del bene. In realtà molto spesso siamo chiamati a svolgere un compito per gente indifferente o addirittura ostile. All’inizio siamo perplessi, talvolta presi dallo sconforto ma quando cominciamo a ottenere risultati, quando ci accorgiamo che stiamo dando un contributo originale, allora iniziamo a provare simpatia per coloro che stiamo beneficiando, siamo pronti fare sacrifici per loro e proviamo per loro affetto, amore.

Anzi credo che quasi sempre nella vita non venga prima l’amore, viene prima la creazione, il dono di qualcosa di prezioso e solo dopo sorge l’amore per coloro cui abbiamo donato. E’ lo stesso meccanismo che si trova alla base della maternità e della paternità: noi amiamo coloro cui abbiamo dato la vita. Questo spiega perché le personalità creative provino così spesso un senso di delusione e di ingratitudine. Essi amano coloro cui offrono la loro opera, ma costoro non sempre li ricambiano. Spesso anzi li guardano con sospetto, pensano che lo facciano per ambizione o per un proprio tornaconto e quando hanno successo, li invidiano. Poi quando l’opera è finita se ne impadroniscono con avidità.

L’individuo isolato, escluso, l’individuo che si accorge che, quando parla, le sue parole sono accolte con astio, con livore, con la volontà di non capire o di non ascoltare, l’individuo in esilio, perde ogni interesse e ogni volontà di fare, perché non ha più un interlocutore cui donare, da cui venir riconosciuto. Nella persecuzione e nell’esilio si salva solo chi guarda al di là del contingente, e si rivolge ad un pubblico ideale. Machiavelli scrive le sue cose migliori in esilio quando non parla più ai suoi concittadini per ottenere un risultato politico, ma a tutti gli uomini che vogliono conoscere i reali meccanismi della vita e della storia. E lo stesso fa Dante quando, non potendo più tornare a Firenze dove è stato condannato a morte, allarga il suo orizzonte a tutte le esperienze umane e all’intera Italia di cui crea la lingua. Alcune delle più grandi opere creative scientifiche ed artistiche nascono proprio dall’esperienza dell’esilio che porta a trascendere il contingente, a parlare a gente che non conosci, ma che, poiché non è accecata dall’invidia e dal rancore, può ascoltarti e capirti e che, perciò, puoi amare.

Francesco Alberoni

24 aprile 2006

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Di Admin (del 22/04/2006 @ 13:51:49, in Archivio redazionali, linkato 12645 volte)

Persone coerenti: un programma già tracciato

Una lista nuova per un programma che tutti conoscono

Vogliamo fare della nostra una comunità efficiente e generosa, dotata di servizi adeguati alle sfide dei prossimi 30 anni.

Dotare il nostro Comune di servizi alla persona, animati dall’attenzione per l’uomo, questo significa fare di Tavernerio Taverneriocittà, nel senso antico della POLIS: una comunità con un cuore.

Per questo abbiamo raccolto uomini e donne, decidendo di porle in modo realmente paritario intorno al progetto. Candidando donne alla carica di Consigliere e di Assessore.

Chiarendo da subito le figure che insieme abbiamo ritenuto adatte a poter rivestire il ruolo di Amministratore e dicendolo chiaramente agli elettori.

Il programma è conosciuto: un nuovo edificio comunale ed una macchina amministrativa efficiente, aziende per la cura della persona e del territorio, il villaggio “Corte Nuova” per la terza età.

Riteniamo giusto che accanto a uomini diversi siano emersi anche programmi diversi.

Gli elettori di Tavernerio confermeranno cosa vogliono per il loro futuro. Con chiarezza.

“Riportare tutto in Comune”, scommettendo su una organizzazione delle risposte e dei servizi di tipo tradizionale, che azzera la formula delle “aziende”, con una Amministrazione Comunale che permea tutte le scelte direttamente: “le radici del domani – Tavernerio”.

“Aziendalizzare sotto controllo”, in modo molto simile all’impostazione delle “municipalizzate”, le aziende speciali, con ridotta autonomia operativa, sotto il controllo diretto del Consiglio Comunale: Nova Tavernerio.

La proposta di Taverneriocittà, con le aziende indirizzate dalla politica comunale, con un controllo sui risultati, ma con autonomia operativa, con la possibilità di avere risorse e soprattutto creare ricchezza, come ogni altra azienda, a vantaggio della comunità.

Noi crediamo che la formula taverneriocittà sia la più adeguata. L’abbiamo studiata e condivisa. Pensiamo ci siano le risorse per poterla mettere al servizio dei cittadini di Tavernerio. Pensiamo che le altre due impostazioni darebbero risposte e servizi insufficienti.

Ciò nonostante rispettiamo gli altri due progetti, nella convinzione che comunque nei prossimi anni i frutti della scelta degli elettori appariranno nella loro chiarezza.

Come è stato per la Piattaforma di Urago, una delle realizzazioni della politica del Sindaco uscente dott. Rossini, e oggi patrimonio irrinunciabile di tutti.

Anche oltre i confini del nostro Comune.

GIOVANNI AIANI - 48 anni - sociologo

Candidato Sindaco

E’ stato Assessore al Bilancio e Responsabile dell’Ufficio di Staff del Sindaco dott. Rossini. Ha lavorato per la creazione amministrativa e logistica del Consorzio di Polizia “Alta Brianza”.

Consulente tecnico in Service 24 SpA, ha contribuito alla nascita della piattaforma di raccolta differenziata.

E’ stato imprenditore privato e amministratore delegato di alcune società. Oggi è Presidente del Consiglio di Amministrazione di Angelo Borella SpA.

FABIO ROSSINI - 57 anni - medico

Sarà nominato Assessore all’Urbanistica - Vice Sindaco

Medico internista presso l’Ospedale Sant’Anna e medico della Croce Rossa Italiana. E’ il Sindaco uscente.

Ha riaperto l’Auditorium Comunale, ha creato Service 24 SpA, la piattaforma di raccolta differenziata, ha costituito Angelo Borella SpA.

Ha sviluppato opere pubbliche per l’acquedotto, l’arredo urbano delle piazze, l’apertura dei Centri Civici, il centro prelievi, il riordino dei Cimiteri, il ponte dei bottini.

MARINA CICERI - 36 anni - avvocato

Sarà nominato Assessore alla Sicurezza

Avvocato, iscritta all’Albo degli Avvocati di Como.

Esercita nello studio professionale in Como.

ELENA VERCELLI - 37 anni - dirigente d’azienda

Sarà nominato Assessore ai Lavori Pubblici

Responsabile Qualità e Laboratorio in un’industria chimica comasca.

Laureata in Chimica specializzazione presso il Politecnico di Milano.

FRANCESCO AGOSTINELLI - 40 anni - commercialista

Sarà nominato Assessore al Bilancio

Titolare dello studio professionale in Como.Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti, esperto tributario,consulente tecnico del Tribunale di Como.

ANDREA AVANZI - 32 anni - elettrotecnico

FABIO BRENNA - 34 anni - ragioniere

CRISTINA CARAVELLO - 31 anni - laurea in lettere

ALBERTO CASARTELLI - 40 anni - laurea in storia

WILLY DE TADDEO - 34 anni - ragioniere

ANNA GALANTE - 28 anni - laurea in processi formativi

MARCO LIVIO - 30 anni - geometra

ANNA MARIN - 35 anni - ingegnere aeronautico

ALESSANDRA MOLTENI - 38 anni - laurea in scienze politiche

DAMIANO OSTINELLI - 28 anni - geometra

ANTONIO RUBIN - 61 anni - pensionato

CHIARA TETTAMANTI - 28 anni - psicologa

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Di Admin (del 19/01/2006 @ 16:07:40, in Archivio redazionali, linkato 2089 volte)
Don Renzo Beretta

Don Renzo Beretta, parroco di Ponte Chiasso, parrocchia di frontiera con la Svizzera, 75 anni, uomo di carità più di tanti altri solo perché - a suo dire - quando te li trovi davanti non puoi tirarti indietro. Suo modello pastorale gli Atti degli Apostoli.

Ucciso da un marocchino cui aveva appena dato l'elemosina.

Nato il 12 giugno 1922; morto il 20 gennaio 1999.



Il testamento spirituale di don Renzo Beretta


Sì, ho un Padre: Abbà. Ho un Fratello: Gesù. Il Consolatore, credo e desidero sia in me.

Giunto così alla fine, così come crede mia Madre, la santa Chiesa cattolica, dico: “in Te Domine speravi, non confundar”... e tante grazie, Signore. Per grazia, sino ad oggi, non sento di temere la morte, attraverso lei, la morte, mi è dato di vedere Lui, il Signore, tanto desiderato.

Spero d’aver servito, così come sono stato capace... avrei dovuto, ardere di più per le anime. Chiedo umilmente perdono a Te, mio Salvatore e Dio. Chiedo perdono a tutti, se posso aver involontariamente offeso o non dato l’esempio dovuto.
Maria, la Mamma di Gesù, mi aiuti in questo passo, con il mio Angelo Custode. Voglio che la mia morte sia un atto di adorazione, di fiducia, di amore per il mio Dio, Signore, Salvatore.

Quello che ancora ho, non mi è mai appartenuto. Ho ricevuto tutto, tutto appartiene a chi è nel bisogno.

Ringraziate con me il Signore; fate festa: Dio è Padre, la Mamma di Gesù ci accompagna. Pregate per me la misericordia di Dio.

Per grazia “vedrò” il mio Salvatore.

A vederci tutti in Paradiso.

Dov’è il capelan?

Un giorno sei scappato in svizzera.

Oltre la frontiera.

Oltre la frontiera che c’è nella penosa mediocrità avida di noi uomini.

E Livigno si divideva l’extraterritorialità doganale.

Poche famiglie. Poca gente a decidere del bene di una comunità, con la presunzione di sciogliere la disistima della propria dignità nell’esercizio del potere a circuito del proprio sguardo malato.

Ti hanno cercato. La gendarmeria, il prefetto.

“Dov’è il capelan?”.

Senza tempo si disegna il soffio del vento.

Senza la fretta del segno, della forma, del riconoscimento o della verga gelata del comando.

Il profumo del polline viaggia con la forza incomprensibile del respiro delle cose e degli uomini, della punta sottile e irrinunciabile delle cellule meristematiche.

In fretta i cappotti si proteggono dal gelo e dal correre, come se il polline fosse preoccupazione, fosse tepore, quiete e convitto. Riconoscimento.

Straniera è la lama sottile delle rincorse ed il respiro sul dorso dei tetti.

Nessun pulpito, nessuna predica. Nostalgia soltanto.

“Dov’è il capelan?”.

Ad abitare il vento, il respiro degli ultimi.

E la gente muore ancora senza che il potere si chini a diventare carezza.

La gola spalancata e muta dei senza voce.

Andremo ancora oltre la frontiera.

Anche se ci sono guardie.

Anche se non ci saranno gli amici.

In un giorno di quasi autunno Rodolfo se n’è andato.

Nelle mura che sole ha messo a disposizione la distratta forma del potere.

Senza prediche, senza una voce. Solo scordandosi di respirare ancora la vita.

Sconosciuto nelle case comunali.

Nelle case comuni.

Nutrito dall’assenza di premura di chi fa del farro e del grasso di maiale la ciotola indisponente dell’improvvisazione nella cura della comunità.

“Dov’è il capelan?.

Oltre.

Oltre la frontiera della cura di sé.

Oltre le guardie e il consenso.

Oltre il potere che dimentica chi non ha voce.

Serreremo le mani e chiederemo nuovo alitare.

Il tempo non ci appartiene come non ci appartiene il vento.

Soffierà ancora. Diventerà respiro. Sempre.

Prova a perdonarci Rodolfo e incontrando il capelan digli che vorremo essere con lui.

A volte.

Giovanni Aiani, 20 gennaio 2006

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Di Admin (del 07/11/2005 @ 16:12:21, in Archivio redazionali, linkato 2154 volte)

8 novembre 1951

8 novembre 2005

Si avvicina l’anniversario della alluvione che colpì Tavernerio 54 anni fa. Fu un evento che segnò profondamente tante persone che ancora oggi piangono i loro cari perduti. Fu un evento che incise profondamente anche sul tessuto di una comunità: segnando il passaggio dalla civiltà rurale a quella industriale. Dal 2001, anno del cinquantenario, è invalsa l’usanza di ritrovarsi a pregare sul luogo della tragedia, sul ponte di Via Vittorio Veneto: un momento di silenzio e di riflessione, nel quale la gente di oggi riconosce i legami affettivi, religiosi e civili che la congiungono con quella di allora. E’ un rinsaldare una coscienza storica di popolo che la civiltà dei consumi ci porta a dimenticare facendoci diventare persone e cittadini isolati, senza radici e quindi senza prospettive comunitarie ideali.

In questa ottica siamo vicini ai cittadini di Tavernerio che ancora oggi patiscono per quelle perdite.

La ricorrenza dell’8 novembre è per noi legata anche ad un’altra ricorrenza triste: quella del 6 novembre 2003, quando ci lasciò Vittorio Frigerio, collaboratore e amico: caro Vittorio, la polvere del tempo sbiadisce le cose e i fatti, non la tua figura!

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Di Admin (del 13/10/2005 @ 08:01:52, in Archivio redazionali, linkato 11013 volte)
Nuova pagina 1

FONDAZIONE ASILO “RAG. ANGELO BORELLA”

Statuto

Art.1

Origini

1. L’Asilo Infantile “Rag. Angelo Borella”, con sede in Tavernerio, via Cesare Battisti n. 22, è sorto per iniziativa del Comm. Giuseppe Borella, della Nobil Casa Crivelli Visconti, del Parroco, don Mirocleto Spaini, coadiuvati da altre benemerite persone, ed ha cominciato a funzionare nell’anno 1915.

2. L’Asilo è stato eretto in Ente Morale con decreto Luogotenenziale 08.07.1917 ed è inserito dalla Regione Lombardia nell’Elenco delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza – I.P.A.B.

3. Con Deliberazione in data 14 ottobre 2003 l’assemblea generale dei Soci ha avviato la procedura di depubblicizzazione e di trasformazione dell’Ente in Fondazione di diritto privato, ai sensi del D.Lgs. 04.05.2001 n.207 e della L.R. 13.02.2003 n.1.

Art. 2

Natura giuridica

L’Asilo Borella è una fondazione privata disciplinata dagli art. 14 ss. del Codice Civile e dal presente Statuto.

Art. 3

Scopi

1. La Fondazione Asilo “Rag. Angelo Borella”, di seguito denominato più brevemente Fondazione ed anche Asilo, persegue esclusivamente finalità di utilità sociale, con esclusione di ogni scopo di lucro, e non può distribuire utili.

2. La Fondazione si propone i seguenti scopi:

a) accogliere e custodire i bambini, di ambo i sessi, in età prescolare, prioritariamente di Tavernerio, secondo modalità e requisiti di ammissione stabiliti da apposito regolamento interno;

b) provvedere, in collaborazione con le famiglie, alla loro educazione fisica, morale ed intellettuale, nei limiti consentiti dalla loro tenera età;

c) provvedere alla organizzazione e alla gestione di eventuali ulteriori servizi integrativi e diversificati a favore dell'infanzia, sempre nel rispetto della normativa vigente.

3. La Fondazione integra lo scopo principale con quello di intervenire a sostegno e sviluppo di attività finalizzate a soddisfare i bisogni di carattere sociale e socio-assistenziale della comunità locale, con riferimento prevalente ai problemi e alle esigenze della terza età.

4. In particolare, la Fondazione:

a) promuove l’assistenza di anziani in via prioritaria con difficoltà familiari, ambientali ed economiche, anche mediante la realizzazione e la gestione integrata di strutture di accoglienza per anziani, in compartecipazione, per quanto è nella disponibilità economico-finanziaria della Fondazione, con gli Enti pubblici territoriali e con altre Istituzioni pubbliche e private;

b) promuove la realizzazione di servizi integrativi o alternativi al ricovero, sia all’interno che all’esterno delle strutture di accoglienza per anziani;

c) promuove, in collaborazione con le famiglie, programmi di reinserimento e di aggregazione sociale degli anziani.

Art. 4

Vigilanza

La Regione Lombardia vigila sull’attività della Fondazione ai sensi dell’art. 25 del C.C.

Art. 5

Attività strumentali, accessorie e connesse

Per il conseguimento dei suoi scopi la Fondazione potrà:

a) stipulare ogni opportuno atto o contratto, anche per il finanziamento delle operazioni deliberate, tra cui, senza l’esclusione di altri: l’assunzione di finanziamenti e mutui; la locazione, l’assunzione in concessione o comodato o l’acquisto, in proprietà od in altro diritto reale, di immobili; la stipula di convenzioni di qualsiasi genere anche trascrivibili nei pubblici registri, con Enti Pubblici o Privati, che siano considerate opportune ed utili per il raggiungimento degli scopi della Fondazione;

b) amministrare e gestire i beni di cui sia proprietaria, locatrice, comodataria o comunque posseduti;

c) stipulare convenzioni o altri atti variamente denominati per l’affidamento a terzi dell’amministrazione e della gestione dei beni di cui sia proprietaria, locatrice, comodataria o comunque posseduti, nonché di tutte le attività svolte o di parte di esse;

d) partecipare ad associazioni, enti ed istituzioni, pubbliche e private, la cui attività sia rivolta, direttamente od indirettamente, al perseguimento di scopi analoghi a quelli della Fondazione; la Fondazione medesima potrà, ove lo ritenga opportuno, concorrere alla costituzione degli organismi anzidetti;

e) costituire ovvero concorrere alla costituzione, sempre in via accessoria e strumentale, al perseguimento degli scopi istituzionali, di società di persone e/o capitali, nonché partecipare a società del medesimo tipo, anche mediante il conferimento in conto capitale di tutto o di parte del proprio patrimonio immobiliare sia per costituire società sia per aumentare il capitale sociale di società partecipate;

f) svolgere, in via accessoria e strumentale al perseguimento dei fini istituzionali, attività di commercializzazione ed ogni altra attività di supporto al perseguimento delle finalità.

Art. 6

Patrimonio

1. Il patrimonio della Fondazione è attualmente costituito dai beni mobili ed immobili e dai titoli azionari descritti nell’atto di costituzione della Fondazione, del quale il presente Statuto è parte integrante.

2. Tale patrimonio potrà venire aumentato o alimentato:

a) dai beni mobili ed immobili che siano pervenuti o perverranno a qualsiasi titolo alla Fondazione, compresi quelli dalla stessa acquistati secondo le norme del presente Statuto;

b) dalle elargizioni e conferimenti fatti da Enti o da privati con espressa destinazione ad incremento del patrimonio;

c) da contributi attribuiti al patrimonio dal Comune di Tavernerio o da altri Enti pubblici.

Art. 7

Risorse

La Fondazione provvede alla realizzazione dei propri scopi istituzionali mediante:

- entrate patrimoniali;

- contribuzioni pagate dagli utenti della Fondazione;

- contribuzioni sottoscritte dai Sostenitori della Fondazione ai sensi dell’art. 8 del presente Statuto;

- ogni altro provento non destinato ad aumentarne il patrimonio;

- utilizzazione diretta del patrimonio immobiliare di proprietà o sua concessione in uso, mediante apposita convenzione e previa deliberazione del C.d.A. assunta con il voto favorevole di almeno 4 consiglieri;

- utili derivanti da partecipazioni azionarie.

L’immobile sito in Tavernerio, via C.Battisti n.22 con relativa area di pertinenza, sede della Fondazione, resta destinato alla realizzazione dei fini istituzionali dell’Ente, come disposto dai Fondatori nelle tavole di fondazione dell’Asilo Infantile “Rag. Angelo Borella”.

Gli eventuali atti di dismissione, vendita o costituzione di diritti reali sull’immobile di Tavernerio, via c. Battisti n.22, sono assunti con deliberazione del C.d.A., approvata con il voto favorevole di almeno 4 consiglieri; le deliberazioni così assunte sono inviate alla Regione Lombardia che ne verifica la conformità all’atto costitutivo ed al presente statuto.

Art. 8

Sostenitori

1. E’ istituito l’albo dei Sostenitori della Fondazione, nel quale vengono iscritti i componenti della cessata Assemblea Generale del Soci dell’I.P.A.B. Asilo Borella e le altre persone fisiche che contribuiscono agli scopi della Fondazione con un contributo annuale, nella misura che verrà determinata dal Consiglio d’Amministrazione.

2. Per diventare Sostenitore della Fondazione occorre presentare domanda al Presidente che la sottopone al C.d.A., il quale ne delibera a maggioranza l’accettazione, motivando, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, l’eventuale non accettazione.

3.Il nuovo Sostenitore deve accettare, mediante sottoscrizione, l’obbligo a pagare annualmente il contributo stabilito, prima dell’approvazione del bilancio consuntivo.

4. I Sostenitori iscritti all’Albo di cui al primo comma si riuniscono almeno una volta all’anno su convocazione del Presidente.

5. I Sostenitori iscritti all’Albo possono essere convocati ad iniziativa del Presidente, della maggioranza del C.d.A., o di almeno un terzo dei Sostenitori stessi.

6. In prima convocazione l’adunanza è validamente costituita quando intervenga la metà più uno dei Sostenitori; in seconda convocazione, l’adunanza è validamente costituita quando intervenga un numero di Sostenitori non inferiore al doppio dei componenti del C.d.A.

7. Alle riunioni dei Sostenitori possono partecipare con diritto di parola tutti i Sostenitori iscritti all’Albo; i nuovi Sostenitori potranno votare trascorse intere 24 (ventiquattro) mensilità dalla data di accettazione della domanda.

8. I Sostenitori iscritti all’Albo, riuniti ai sensi del comma sei:

a) disciplinano, con regolamento interno, modalità, procedure e tempi per la propria convocazione, nonché le modalità di nomina dei membri del C.d.A., a loro riservata;

b) nominano quattro membri del C.d.A.;

c) determinano il compenso del membri del C.d.A.;

d) formulano pareri consultivi e proposte sulle attività, programmi ed obbiettivi della Fondazione, non che sul bilancio preventivo ed il rendiconto economico e finanziario;

9. Le riunioni dei Sostenitori iscritti all’Albo sono presiedute dal Presidente della Fondazione o, in caso di sua assenza o impedimento, dal Vice Presidente o da altro Consigliere d’Amministrazione all’uopo nominato dall’Assemblea.

10. La qualifica di Sostenitore dura per tutto il periodo per il quale la contribuzione è stata regolarmente versata.

11. I Sostenitori iscritti all’Albo possono, in ogni momento, recedere dalla Fondazione, mediante comunicazione scritta, fermo restando il dovere di adempimento delle obbligazioni assunte.

Art. 9

Organi

Sono organi della Fondazione:

- il Consiglio d’Amministrazione;

- il Presidente;

- il Revisore dei Conti.

Art. 10

Consiglio di Amministrazione della Fondazione

1. La Fondazione è retta da un Consiglio di Amministrazione, composto da 5 (cinque) membri, compreso il Presidente.

2. Il Consiglio di Amministrazione è composto:

a) dal Sindaco pro-tempore del Comune di Tavernerio;

b) da quattro Consiglieri nominati dai Sostenitori della Fondazione iscritti all’Albo di cui all’art.8, comma 1, del presente Statuto.

3. Non possono far parte del C.d.A., coloro che si trovano in condizioni di incompatibilità previste dalla legge ed ancora:

a) il Personale dipendente dell’Asilo;

b) chiunque abbia in corso rapporti di subordinazione di qualsivoglia natura, diretti o indiretti, o di fornitura con l’Asilo

c) l’interdetto, l’inabilitato, il fallito o chi è stato condannato ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi.

4. Nella prima adunanza, prima di deliberare su qualsiasi altro argomento, il C.d.A. verifica l’assenza di cause di ineleggibilità ed incompatibilità.

5. Immediatamente dopo, il C.d.A. provvede a nominare il Presidente ed il Vice Presidente a maggioranza semplice con voto palese.

6. Si intende decaduto dalla carica di Consigliere, colui che, senza giustificato motivo, risulti assente a 2 (due) adunanze ordinarie consecutive del Consiglio di Amministrazione.

7. I Consiglieri di Amministrazione durano in carica tre anni dall’elezione del Consiglio Medesimo e sono rieleggibili.

Art. 11

Poteri e funzioni del C.d.A.

1. Il C.d.A. ha tutti i poteri per l’Amministrazione ordinaria e straordinaria della Fondazione.

2. Il Consiglio d’Amministrazione, in particolare:

a) nomina il Presidente ed il Vice Presidente

b) nomina il Revisore dei Conti, il cui compenso sarà deciso secondo le tariffe professionali vigenti;

c) delibera i Regolamenti del Personale, quelli relativi alla vita comunitaria e quelli inerenti al funzionamento della Fondazione;

d) assume, sospende, licenzia il Personale, in conformità alle disposizioni previste dal C.C.N.L. e dal Regolamento organico del personale;

e) delibera le convenzioni con Enti pubblici e privati;

f) delibera sui contratti di cui all’art. 5 del presente Statuto;

g) delibera la misura delle rette di frequenza;

h) fissa il valore minimo dei contributi dei Sostenitori di cui all’art. 8 del presente Statuto;

i) delibera l’avvenuta decadenza, secondo le norme statutarie e regolamentari, dei componenti il C.d.A.;

j) sceglie l’Istituto di Credito cui affidare il servizio di Tesoreria;

k) delibera, con voto favorevole di almeno quattro Consiglieri, sentiti i Sostenitori, le modifiche dello Statuto e la proposta di estinzione o trasformazione della Fondazione;

l) delibera, sentiti i Sostenitori, l’acquisto e l’alienazione di titoli, mobili ed immobili, l’accettazione di eredità e legati, nonché gli eventuali atti di dismissione e di costituzione di diritti reali sui beni immobili dell’Asilo, nelle forme e con le maggioranze previste dall’art.7 del presente Statuto;

m) approva, sentiti i Sostenitori della Fondazione, il bilancio preventivo e le sue variazioni, nonché il Conto consuntivo;

n) delibera l’affidamento al Presidente e/o ad altro Consigliere di deleghe e funzioni ulteriori a quelle contenute nel presente Statuto.

3. Il C.d.A. delibera altresì l’esclusione dei Sostenitori per i seguenti motivi:

a) inadempimento degli obblighi e doveri derivanti dal presente Statuto, previa formale diffida ad adempiere, trasmessa a mezzo lettera raccomandata;

b) mancato versamento, entro 6 mesi dalla scadenza, dei contributi e dei conferimenti previsti dal presente Statuto;

c)condotta gravemente contraria alle finalità della Fondazione.

4. Compete al C.d.A. la scelta e l’indicazione nominale delle persone da nominare, in rappresentanza della Fondazione, negli organi di Società od Enti partecipati dalla Fondazione stessa.

Art. 12

Adunanze del C.d.A.

1. Le adunanze del C.d.A. sono ordinarie e straordinarie.

2. Ordinariamente hanno cadenza due volte l’anno ed, in ogni caso, nei tempi stabiliti dalla legge per l’esame e l’approvazione del conto consuntivo, per la compilazione dello schema di quello preventivo e per le variazioni al medesimo.

3. Sono convocate in seduta straordinaria ogni qualvolta lo richiedono motivi d’urgenza, sia per iniziativa del Presidente, sia per richiesta scritta e motivata di almeno due componenti del Consiglio d’Amministrazione.

4. L’adunanza del C.d.A. è valida quando sono presenti almeno 3 componenti.

5. Le deliberazioni sono validamente assunte con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei presenti.

6. Le votazioni sono palesi, salvo quelle relative a questioni concernenti persone, che devono avvenire con voto segreto ad eccezione della fattispecie prevista dall’art.18.

Art. 13

Verbali delle adunanze del C.d.A.

1. I verbali delle deliberazioni sono stesi dal Segretario o, in mancanza, dal Consigliere incaricato dal C.d.A. stesso a fungere da Segretario e sono firmati da tutti coloro che vi sono intervenuti.

Art. 14

Rinnovo del C.d.A.

1. Novanta giorni prima della scadenza del mandato del CdA, il Presidente deve indire l’elezione per il rinnovo del Consiglio d’Amministrazione.

Art. 15

Dimissioni o decadenza dalla carica di Consigliere

1. Nei casi di dimissioni o decadenza di un componente del C.d.A., questi viene reintegrato con un nuovo consigliere, nel termine massimo di 90 (novanta) giorni dalla data di cessazione dalla carica.

2. La decadenza o le dimissioni che avvengano contemporaneamente per 3 membri del C.d.A. ne provoca lo scioglimento.

Art. 16

Presidente della Fondazione

1. Il Presidente è eletto dal Consiglio d’Amministrazione tra i quattro membri nominati dai Sostenitori della Fondazione; non può essere nominato Presidente del C.d.A. il Sindaco pro-tempore del Comune di Tavernerio.

2. Il Presidente del C.d.A. è anche Presidente della Fondazione e dura in carica fino alla scadenza del mandato del C.d.A.

3. Egli ha la legale rappresentanza della Fondazione di fronte ai terzi, agisce e resiste avanti a qualsiasi autorità amministrativa o giurisdizionale, anche, ove necessario, nominando avvocati.

4. Il Presidente, in particolare:

a) cura le relazioni con Enti, istituzioni, Imprese pubbliche e private ed altri organismi, anche al fine di instaurare rapporti di collaborazione a sostegno delle singole iniziative della Fondazione;

b) sospende, per gravi ed urgenti motivi, i dipendenti;

c) adotta tutti i provvedimenti reclamati dal bisogno, salvo riferirne al C.d.A. da convocarsi entro breve termine;

d) in caso d’urgenza, assume tutti i provvedimenti di competenza del C.d.A., sottoponendoli a ratifica nella prima adunanza di questo;

e) predispone e coordina tutto il necessario per le attività quotidiane e per tutto quanto non espressamente previsto nelle funzioni del C.d.A..

5. Ulteriori deleghe di funzioni possono essere attribuite al Presidente con delibera del C.d.A.

Art. 17

Vice Presidente

Il Vice Presidente viene eletto dal C.d.A. tra i suoi membri.

Il Vice Presidente sostituisce il Presidente in caso di sua impossibilità temporanea, impedimento o assenza; esercita, inoltre, le funzioni ed i compiti delegatigli dal C.d.A.

Art. 18

Destituzione dalla carica

Il Presidente e il Vice Presidente possono può essere sfiduciati o destituiti dalla carica solo con il voto palese di tre componenti del C.d.A.

Art. 19

Revisore dei Conti

1. Il Revisore dei Conti vigila sulla gestione finanziaria della Fondazione, accerta la regolare tenuta delle scritture contabili, esamina le proposte di bilancio preventivo e di rendiconto economico e finanziario, redigendo apposite relazioni, ed effettua verifiche di cassa.

2. Il Revisore dei Conti può partecipare senza diritto di voto alle riunioni del C.d.A.

3. Il Revisore dei Conti resta in carica tre anni e può essere riconfermato.

Art. 20

Esercizio finanziario della Fondazione

L’esercizio finanziario della Fondazione ha inizio il 1 gennaio e termina il 31 dicembre di ogni anno.

Art. 21

Modifica dello Statuto

Eventuali modificazioni dello Statuto saranno soggette alla procedura di approvazione di cui all’art. 4 del Regolamento Regionale 02.04.2001, n 2, previa deliberazione del C.d.A, assunta con voto favorevole di almeno 4 consiglieri, sentiti i Sostenitori.

Art. 22

Scioglimento

In caso di scioglimento della Fondazione, il patrimonio sarà concesso in lascito al Comune di Tavernerio o ad altro Ente pubblico o privato, individuato con la deliberazione di scioglimento, perché lo utilizzi per il perseguimento di finalità analoghe a quelle dell’estinta Fondazione ovvero a fini di pubblica utilità.

Art. 23

Clausola di rinvio

Per quanto non previsto dal presente Statuto si applicano le disposizioni del Codice Civile e le norme di legge vigenti in materia.

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Di Admin (del 01/10/2005 @ 09:59:21, in Archivio redazionali, linkato 1900 volte)

Domenica 25 settembre la comunità religiosa di Solzago, in festa, per la ricorrenza della Madonna della cintura, si trovava in processione.

Fermi in p.zza Borella, sulla strada provinciale che collega Tavernerio a Como, durante la sosta di preghiera di rito, tre vetture provenienti da Como invadevano il corteo fermandosi, fortunosamente, all’interno di questo.

Una manovra che metteva in pericolo la sicurezza dei partecipanti alla funzione, per fortuna senza conseguenze.

Il servizio d’ordine era svolto da n. 1 agente di Polizia Locale che, avendo due strade da chiudere e non potendo dividersi in due chiudeva il flusso di veicoli provenienti da Tavernerio ma non aveva il tempo per spostarsi a chiudere quello proveniente da Como, con il risultato che abbiamo detto.

Da ringraziare la buona volontà ed il tempestivo intervento di alcuni cittadini che hanno provveduto a fermare i veicoli.

Un servizio di scorta e di controllo che, benchè annualmente ricorrente, è stato organizzato in modo insufficiente, superficiale, inadeguato ai rischi che la popolazione presente poteva correre.

Non si mette in discussione il Consorzio di Polizia Locale ma si richiede, a pieno titolo, un servizio fornito con puntualità e competenza.

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Di Admin (del 08/07/2005 @ 15:06:39, in Archivio redazionali, linkato 4134 volte)

Tavernerio, 1 luglio 2005

Acqua minerale e dintorni.

Alla cassa del supermercato davanti a me il carrello di un uomo di colore era pieno di bottiglie di acqua minerale. Ho fatto una piccola ricerca su internet: gli Italiani sono i maggiori consumatori di acqua minerale del mondo: nel 2000 il consumo medio di acqua minerale è stato di 160 litri all’anno pro capite, con punte record di 198 litri in Toscana, 193 litri in Lombardia e 179 litri in Emilia Romagna.

Considerando che un litro di acqua minerale costa mediamente 0,4 € si può calcolare che ogni italiano mediamente spenda in acqua minerale circa 64 € all’anno. Per una famiglia di 3 persone sono mediamente 192 € all’anno.

A Tavernerio l’acqua del rubinetto (calcolo effettuato su un consumo medio familiare di 95 m3 ) costa 0,346 € al metro cubo ( 1000 litri ), cioè 0,000346 € al litro (0,670 vecchie lire al litro, meno di una lira al litro).

Quindi noi paghiamo l’acqua minerale 1156 volte di più dell’acqua del rubinetto. Mediamente in Italia, considerando il diverso costo dell’acqua del rubinetto e dell’acqua minerale, si può dire che i cittadini italiani paghino l’acqua minerale dalle 200 alle 1000 volte di più dell’acqua del rubinetto.

Il business dei produttori di acqua minerale è evidente: 2,84 miliardi di euro in Italia nel 2000.

Poi vi sono altri dati strani: gli Italiani sono tra i maggiori consumatori di acqua nel mondo: ogni italiano usa 213 litri d’acqua al giorno (si badi: al giorno) ed ogni giorno c’è una perdita media di 104 litri d’acqua per abitante. Le cause di queste perdite sono attribuibili al pessimo stato di manutenzione della rete idrica che porta a perdite tra il 20 e il 40 %, con un valore medio nazionale del 33%. A Tavernerio le perdite sono del 20 %. Le maggiori perdite si trovano in Molise (63%), Puglia (54%), Calabria ( 52%), Basilicata (50%), Sicilia (40%). Vi è tuttavia da tenere conto che il calcolo delle perdite, se ricavato dal pagamento delle bollette, potrebbe essere gonfiato dal fatto che variabili percentuali di cittadini sfuggano dal pagamento delle bollette dell’acqua.

Su questi dati si possono fare alcune considerazioni: l’uso smodato di acqua minerale al posto di quella del rubinetto costituisce una voce pesante del bilancio familiare. Ma costituisce anche una voce pesante nel bilancio ecoambientale: pensiamo alla mole di contenitori di plastica da produrre, smaltire e riciclare, ai carburanti consumati e ai gas prodotti dagli automezzi pesanti che trasportano ogni giorno migliaia di tonnellate di acqua. Pensiamo al possibile rilascio di aldeidi da parte del PET (polietilene tereftalato) di cui sono fatte le bottiglie dell’acqua minerale (su ogni bottiglia è riportata la raccomandazione di “conservare lontano da fonti di calore ed al riparo dalla luce solare”).

Ma vi è un altro elemento importante da considerare: di tipo politico. Questo comportamento anomalo degli Italiani rispecchia la percezione che la gente di ogni regione d’Italia ha del servizio pubblico: dell’acqua dell’acquedotto non c’è da fidarsi, meglio quindi bere acqua in bottiglia e spendere poco per l’acqua pubblica. Se in passato vi furono problemi di inquinamento dell’acqua erogata dai servizi pubblici (specialmente connessi con l’uso di pesticidi in agricoltura), oggi i controlli di qualità sull’acqua eseguiti dalle ASL e dai laboratori per conto dei gestori dell’acqua, assicurano buoni standard qualitativi dell’acqua distribuita, addirittura migliori di quelli stabiliti per le acqua minerali per le quali vigono regolamenti diversi e sotto alcuni aspetti più permissivi. Dunque oggi non è giustificato sostituire l’acqua di rubinetto con quella in bottiglia. Le risorse che gli Italiani impiegano in questo consumo di moda, potrebbero essere impiegate per contribuire a migliorare le malandate reti di distribuzione degli acquedotti, e per salvaguardare meglio la purezza dell’acqua distribuita. Una prova del disinteresse degli Italiani per l’acqua pubblica, è lo spreco che essi fanno dell’acqua, legato in parte, come detto,alle perdite delle reti, ma anche al consumo non oculato , che secondo gli esperti, potrebbe essere ridotto del 50% senza ripercussione sul benessere dei cittadini (www.fondfranceschi.it). Credo che su questo punto giochi un ruolo importante il costo dell’acqua: troppo basso, non ostante le nostre regolari lamentele, per far scattare l’attenzione al contenimento del consumo. Si verifica una sorta di circolo vizioso: reti di distribuzione obsolete e irrazionali, costo dell’acqua basso, mancanza di risorse per migliorarle, spazio economico per acquistare inutile acqua in bottiglia. Quale la soluzione? Non c’è altra soluzione che la seguente: aumento delle tariffe dell’acqua, aumento delle risorse per migliorare la rete, fornire acqua migliore, smettere di acquistare acqua in bottiglia e risparmiare sul consumo di acqua. Questo trend è già in corso in Italia e nel resto del mondo ed è inarrestabile. Studi di qualche anno fa dell’ATO (la suddivisione del territorio nazionale in sottoterritori più o meno coincidenti con le Province, prevista dalla legge Galli per una gestione industriale del ciclo integrato dell’acqua, da noi non ancora realizzata) portarono a formulare una tariffa dell’acqua che tenesse conto dei costi attuali e di quelli legati ai necessari futuri investimenti nel settore (rinnovo degli impianti, completamento delle reti di depurazione, introduzione dei sistemi di controllo dell’acqua ecc.). Le tariffe così formulate prevedevano un aumento fino a 3000 lire al metro cubo in 20 anni, (1,54 € al m3) seguendo le orme di molti altri paesi europei nei quali già ora le tariffe si aggirano su questi valori. Nel nostro paese ciò comporterebbe un aumento del costo dell’acqua di almeno 4 volte rispetto all’attuale.

Ci attende un futuro di maggiori costi, per una qualità maggiore dell’acqua, in un quadro di maggiore attenzione alla conservazione, alla salvaguardia e al risparmio di un bene che è sempre più prezioso e sempre meno illimitato.

Il signore di colore col carrello pieno di acqua minerale mi faceva pensare alla sua Africa che muore di sete, e alla nostra distorsione sociale per cui si preferisce pagare l’acqua da bere 1000 volte di più di quella che esce dai rubinetti, finendo col trascurare un bene tanto scontato quanto prezioso per noi e per le future generazioni.

Un consiglio: se l’acqua dell’acquedotto sa di cloro, poiché il cloro è volatile e evapora, basta riempire la bottiglia sotto il rubinetto, metterla in frigo senza tappo, il giorno dopo il cloro se ne sarà andato e in famiglia nessuno capirà che avete risparmiato 0,5 € per il vostro litro di ottima acqua proveniente dai profondi pozzi di bosco d’Azara.

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Di Admin (del 17/06/2005 @ 16:33:35, in Archivio redazionali, linkato 6393 volte)

Tavernerio, 15 giugno 2005

I motivi delle dimissioni del Sindaco sono già stati riportati sul sito www.taverneriocitta.it.

Verranno qui ripresi alcuni punti su sollecitazione del volantino recentemente distribuito dalla giunta e sottoscritto solo da 4 dei 7 consiglieri uscenti.

Nel documento citato si parla di sforamenti clamorosi nella gestione di Service 24 Divisione servizi adombrando irregolarità di gestione da parte del consulente tecnico dr. Aiani di cui si sarebbe dovuto accertare o escludere eventuali responsabilità.

Nessun cenno viene fatto nei confronti degli organi di controllo della Società cui spetta il dovere di vigilare sull’operato della società stessa ( CDA, collegio sindacale e revisori dei conti).

Nessun cenno viene fatto sulla totale assenza di qualsiasi rilievo redatto formalmente dalla Giunta o dall’Assessore al Bilancio all’indirizzo del Consiglio di Amministrazione di Service 24.

Non si dice che il rappresentante del Comune di Tavernerio in seno al CDA di Service 24 è stato per 2 volte sfiduciato dal Sindaco, cui spetta la responsabilità di nominare tale figura e che tale persona trovasi ancora in carica in seno al CDA, dopo essere stato cooptato irregolarmente dagli altri membri, contro le regole dello Statuto e dei patti parasociali. Attualmente il Comune di Tavernerio non ha quindi un suo rappresentante all’interno dell’organo amministrativo e di controllo di Service 24.

Non si dice che la Giunta uscente si oppose violentemente alla sostituzione del rappresentante suddetto, tuttora rinominato contro la volontà del Sindaco.

Non si dice nulla sulla natura dello “sforamento”, che in buona parte è legato, come già detto nella precedente dichiarazione, ad una irregolare distribuzione dei costi tra i comuni che utilizzano la Divisione servizi, motivo per il quale il sottoscritto non approvò il bilancio della Società e quindi neppure la redazione del bilancio preventivo del Comune, dimettendosi.

Non si dice che tale irregolare distribuzione dei costi è stata avallata dal consigliere delegato di Tavernerio, sostenuto dalla Giunta e dai Soci di Orsenigo e indirettamente, di Lipomo, coi quali la Giunta uscente aveva una consonanza politica e una identità di vedute. Lo stesso asse nefasto tra Giunta uscente e il Comune di Orsenigo ha portato alla impossibilità di governare il Consorzio di Polizia Municipale che di fatto viene retto da un presidente eletto ricattatoriamente dal Comune di Orsenigo, pure essendo questo socio di minoranza.

Non si dice che l’incarico del dr. Aiani in Service 24 spa era esclusivamente tecnico e che mai la società ha avanzato alcun rilievo sul suo operato.

Non si dice che il consulente tecnico dr. Aiani, aveva da molto tempo allertato la Giunta sulla necessità di sviluppare nuove risorse per finanziare la capacità di intervento della Divisione e che la Giunta rifiutò l’offerta di successivi incontri per vagliare suggerimenti anche legati alla strategia amministrativa e finanziaria della divisione.

Che anzi, dopo un processo “politico” sommario in assenza dell’interessato, con l’approvazione di una parte dei consiglieri comunali, senza nessuna indicazione proveniente da parte di Service 24, ne fu decretato l’allontanamento immediato come si fa coi ladri rei confessi.

Non si dice che successivamente il Sindaco propose l’intervento alternativo di un consulente finanziario che fu violentemente rifiutato come “servitore” del dott. Aiani (era stato il consulente finanziario che aveva portato alla costituzione di Service 24, di cui conosceva dall’interno i particolari strutturali e finanziari).

I consiglieri uscenti firmatari del “volantino” sostengono di essere tuttora convinti della validità del programma elettorale e in particolare della scelta della aziendalizzazione dei servizi.

Sarebbe solo un problema di buona gestione e di controllo sempre più puntuale.

Credo che, da quanto si verificò negli ultimi tempi, vi sia una incongruenza tra questo assunto teorico e la reale concezione che i consiglieri firmatari hanno sul funzionamento delle aziende.

Queste furono create per decentrare la realizzazione degli indirizzi della Giunta: ciò significa che una volta dati gli indirizzi, l’azienda doveva essere in grado di portare avanti in autonomia gestionale la loro realizzazione.

Si verificò invece il contrario: si cominciò a porre veti, a discutere ogni cosa, perfino se sostituire una porta o se applicarvi o meno un videocitofono.

Il Sindaco avallava invece le decisioni operative delle società?

Certamente: altrimenti avremmo costituito delle Aziende Speciali, delle “municipalizzate”, o meglio ancora saremmo andati avanti a gestire i servizi come si faceva un tempo: in Giunta, con gli Assessori che decidevano a chi dare i sussidi ai bisognosi, o quale marciapiede aggiustare. Il problema è che parte dei consiglieri non hanno mai accettato di perdere una importante fetta di potere e di “soddisfazione personale” (orgoglio, ambizione personale, ecc.) delegando alle aziende la realizzazione dei programmi.

Esprimere gli indirizzi di un’azienda, anche e soprattutto a capitale pubblico e vigilare sul conseguimento dei risultati, esige un nuovo concetto di “controllo”, diverso da quello farraginoso e poco competente di amministratori pubblici privi di formazione adeguata.

Si stava profilando un processo di regressione, ritornando alla gestione interna dei servizi, vanificando di fatto tutto il progetto di aziendalizzazione.

Per esempio: invece di affidare, come era stato programmato, la gestione del bar del centro civico alla Società Angelo Borella, creata apposta per gestire i Servizi Sociali, si volle indire una nuova gara d’appalto, perdendo l’occasione di attuare una gestione unica delle mense scolastiche e del centro civico, che avrebbe potuto consentitre risparmi di scala.

Per esempio ci si accingeva a decidere di gestire in proprio i nuovi ambulatori comunali, rifiutando categoricamente di affidarli ad Angelo Borella, creata apposta per gestire i servizi sociali.

Abbiamo costituito una società con l’Asilo Infantile “rag. Angelo Borella”, dotandola di un capitale di 2 milioni di euro, per poi gestire i servizi sociali con gli uffici comunali?, con l’assessore ai servizi sociali che avrebbe dovuto vigilare sulla fornitura della carta igienica e sulla osservanza dei contratti ?

No, il Sindaco avallava l’autonomia gestionale delle società perché questo era ed è il vero vantaggio che nelle società abbiamo sempre cercato. Altra cosa è l’indirizzo politico che la Giunta deve dare alle aziende partecipate: questo rimane al centro di tutto il progetto di aziendalizzazione. E l’azione di controllo sulla spesa e sul raggiungimento degli obiettivi, che non vanno confusi con il controllo sui singoli atti gestionali.

Per questo non credo più alla maggior parte dei consiglieri uscenti quando dicono che per loro il progetto è ancora valido.

Dicono una cosa e ne pensano un’altra. Per non parlare della scarsa convinzione di alcuni consiglieri sulla validità tout court della costituzione di una Società Per Azioni per la gestione dei servizi sociali, ritenuta probabilmente incompatibile con le vecchie concezioni statalistiche di una parte della sinistra: in una accesa riunione del gruppo politico, quando si trattò di approvare la costituzione di Angelo Borella spa, un autorevole membro della sinistra storica di Tavernerio minacciò di portarne al Tribunale Amministrativo Regionale lo statuto ritenendolo illegale.

In conclusione, le dimissioni del Sindaco non sono state dettate dalla volontà di defilarsi dalle responsabilità, ma dalla impossibilità di portare avanti un progetto complesso, con persone che si muovevano ormai in direzione contraria, rifiutando l’apporto di tecnici in grado di fornire chiavi utili per intervenire sulla gestione e sui bilanci delle società e del Comune.

Continuando sullo stesso passo, il Paese avrebbe avuto una pausa amministrativa non di un anno, ma di tre anni, con il sicuro mancato raggiungimento degli obiettivi fissati in campagna elettorale.

Firmato il Sindaco uscente dott. Fabio Rossini

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Di Admin (del 17/06/2005 @ 16:19:00, in Terzi, linkato 3668 volte)

Lettera aperta ai cittadini di Tavernerio

Tavernerio, maggio 2005

Il Comune di Tavernerio, dal giorno 19 Aprile 2005, è amministrato dal Commissario Prefettizio.

Questo è il risultato a cui siamo giunti dopo che il Sindaco dottor Fabio Rossini ha rassegnato le dimissioni in aperto e palese contrasto con tutta la Giunta e con la maggioranza dei Consiglieri Comunali;

nonché in pieno contrasto con la volontà degli elettori che a loro tempo hanno dimostrato tutto l'appoggio e tutta la fiducia a questo gruppo vincente.

I sottoscrittori del presente documento sono gli stessi Consiglieri di Maggioranza eletti nella Lista "Per Tavernerio" che vogliono informare i propri concittadini di un avvenimento che avrà inevitabili e pesanti ripercussioni nella tutela dei loro interessi:

al nostro paese si farà subire, per espressa volontà del Sindaco, un anno intero di fermo amministrativo e decisionale prima di andare alla nuova tornata elettorale; di conseguenza verranno meno sia gli impegni programmatici sottoscritti sia le aspettative degli stessi cittadini.

I fatti:

Il Comune di Tavernerio si è dotato, nel corso degli ultimi anni, di due aziende per la gestione dei propri servizi:

o SERVICE 24 SPA per la gestione dei rifiuti e, all'interno di questa, la creazione di "DIVISIONE SERVIZI" per gestire le manutenzioni e la cura del patrimonio comunale;

o AB ANGELO BORELLA SPA per la gestione dei servizi sociali in collaborazione con la Fondazione "Asilo Angelo Borella", con l'ambizioso obiettivo di realizzare la Casa di riposo "Corte Nova".

All’inizio dell'anno 2004 la Giunta chiedeva, a chi di fatto gestiva la Divisione Servizi, cioè al Consulente Responsabile dott. Giovanni Aiani, di mantenere il budget di spesa come previsto dalle convenzioni affidate, in quanto era intenzione dell'Amministrazione Comunale, rientrare nei parametri previsti dal "patto di stabilità interno" (legge finanziaria).

A metà dell'anno 2004 le previsioni di spesa davano già uno sforamento di circa € 270.000,00. Di fronte alle contestazioni dei componenti della Giunta Comunale lo stesso Consulente Responsabile, abbandonava la riunione di Giunta rifiutando di fornire alcuna giustificazione del suo operato; da quel momento in poi, rifiutava altresì, un qualsiasi tentativo di incontro chiarificatore nonostante le ripetute sollecitazioni inoltrate attraverso il Sindaco, di cui era ufficialmente il "Capo di Staff".

Ovvia a questo punto, la scelta attuata di rimuovere il Responsabile dall'incarico.

Alla fine dell'anno 2004, a seguito di una precisa verifica contabile dell'operato dell'allora Consulente Responsabile in carica, la situazione gestionale della Divisione Servizi, portava in evidenza un risultato totale debitorio pari ad € 500.000,00.

A questo punto la Giunta ed i Consiglieri di Maggioranza chiedevano al Sindaco di avallare una serie di decisioni da presentare in un apposito Consiglio Comunale:

· la costituzione di una Commissione Consiliare, con apertura alle minoranze, avente lo scopo di verificare la situazione contabile della Divisione Servizi;

· la nomina di un legale, allo scopo di tutelare gli interessi dell'Amministrazione e quindi dei Cittadini di Tavernerio;

· la verifica e la riscrittura di tutte le convenzioni con Divisione Servizi ed il rilancio di quest'ultima in base ad un aggiornato piano industriale;

· la richiesta delle dimissioni del dott.Giovanni Aiani dalla carica di Presidente della società A.Borella spa, motivando tale richiesta in base ad un semplice principio di coerenza: che finché non fossero state accertate o escluse responsabilità dello stesso nella direzione della Divisione Servizi, si riteneva inammissibile che egli potesse continuare nell'incarico di gestire l'altra Società del Comune;

In risposta e come risultato delle preoccupazioni della Giunta e dei Consiglieri Comunali sono state le dimissioni del Sindaco, dott.Fabio Rossini con il conseguente scioglimento del Consiglio Comunale!

Le nostre considerazioni:

Questa maggioranza non rinnega niente di quanto previsto dal programma elettorale, neppure in fatto di aziendalizzazioni; continua ad essere convinta della bontà delle proposte al passo coi tempi, ed in grado, se ben dirette, di dare risposte dinamiche e con un'ottima resa economica e gestionale; le considerazioni riguardano

  • il tipo di gestione

l'esperienza ci ha insegnato come non basti l'intelligenza ma sia necessaria anche una forte componente etica e di onestà, onestà politica e morale: una società a capitale pubblico non funziona semplicemente perché è moderno costituirla, ma perché è diretta e gestita da persone che hanno a cuore gli interessi della collettività e non il soddisfacimento di ambizioni o interessi personali;

  • ed il sistema dei controlli

sistema che deve essere sempre più puntuale quanto più importante e onerosa è la gestione della società. L'Amministrazione Comunale aveva costruito sì, un sistema di controlli estremamente preciso e autorevole, che faceva riferimento sull'autorità della figura istituzionale del Sindaco. Ciò che non era stato preventivato è che il Sindaco avallasse decisioni esterne all'Amministrazione, vanificando di fatto sia i controlli che gli indirizzi delle società stesse e che di fronte a precise responsabilità politiche si defilasse dalle stesse, dando le dimissioni.

f.to i Consiglieri uscenti

Brambilla Roberto Citeroni Monica Di Gregorio Domenico D'Onofrio Generoso lnvernizzi Pierluigi Olivieri Renato Perlasca Nicoletta Prete Cosimo

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Di Admin (del 30/05/2005 @ 14:02:57, in Archivio redazionali, linkato 2346 volte)

Art. 1

E' costituita l'Associazione Culturale TAVERNERIOCITTA. Essa ha sede in Tavernerio Via San Bartolomeo n. 10. Il trasferimento della sede può aver luogo su deliberazione dell'Assemblea dei soci.

Art. 2

La durata dell'Associazione è fissata al 31.12.2035.

Art. 3

L'Associazione riunisce quanti mirano allo studio, alla valorizzazione ed alla difesa del patrimonio sociale, storico e ambientale del Comune di Tavernerio.

Il vincolo, pertanto, che lega quanti si riuniscono nell'Associazione è la predilezione per indagini e prospettive che tengano conto di analisi in chiave culturale, economica e sociale.

L'Associazione, in tal senso, ritiene la coscienza critica del passato elemento indispensabile alla formazione di una società che possegga solide basi di etica e civiltà politica.

L'Associazione nell'accogliere quanti fermamente respingono ogni sorta di razzismo, particolarismo e campanilismo, si propone come elemento in grado di affrontare e contrastare ogni tentativo di interpretare le problematiche del territorio del Comune di Tavernerio che tenga conto di analisi parziali.

L'Associazione ritiene questi ultimi atteggiamenti, oltre che sterili, spesso elementi facilmente incentivanti nei confronti di visioni ed interessi di parte nonché di politiche miopi ed irriguardose del tessuto sociale, del territorio e dell'ambiente.

L'Associazione si propone di porsi come parte ideale tra quanti individuano, con sensibilità, responsabilità e competenza, problematiche e fattori di arretratezza socio-politico-culturale, e si impegnano, nelle loro possibilità, a rimuoverne le cause ed a formulare auspicabili prospettive.

La formulazione sintetica dello scopo sociale è favorire l’insieme delle condizioni culturali, sociali, politiche, ambientali, aggregative e di comunicazione per fare di Tavernerio una comunità dotata di tutti quei servizi e delle qualità che la possano qualificare come città, in un contesto che faccia emergere la centralità della persona.

Art. 4

L'Associazione non persegue fini di lucro.

Il fine dell'Associazione è quello di:

- valorizzare, recuperare, qualificare e potenziare il tessuto sociale, urbanistico, produttivo, culturale e l’ecotessuto del Comune di Tavernerio;

- programmare, produrre e gestire un'attività culturale, editoriale-informatica, sia individuale che di gruppo, nell'intento di realizzare opere e strumenti di divulgazione e fornire servizi culturali;

- offrire opportunità di aggregazione, di impegno e di crescita culturale a quanti, insoddisfatti dell'attuale situazione socio-culturale del paese aspirino a formare e diffondere modelli etici e di rappresentanza pubblica conformi coi principi di promozione umana e sociale;

- svolgere qualsiasi altra attività connessa ed affine alla realizzazione degli scopi sociali.

Art. 5

Strumento della diffusione delle idee, proposte ed elaborazioni dell'Associazione sarà prevalentemente il sito www.taverneriocitta.it, ed ogni altro mezzo ritenuto opportuno.

Si specifica che la linea editoriale del sito è stabilita totalmente e ad insindacabile discrezione del Consiglio Direttivo.

ORGANI SOCIALI

Art. 6

Sono organi dell'Associazione:

a) l'Assemblea dei soci;

b) il Presidente;

c) il Consiglio Direttivo;

Art. 7

I soci dell'Associazione si distinguono in: Soci fondatori e Soci ordinari. La quota associativa annuale è fissata in €.10,00 (diecieuro)

I nominativi e le generalità dei soci sono registrati in apposito registro.

L'Assemblea dei soci è composta dai soci fondatori e ordinari; si riunisce almeno una volta all'anno o più a discrezione del Presidente e su convocazione del Presidente stesso.

Il Presidente deve convocare l'Assemblea dei soci quando ne facciano richiesta almeno dieci membri. Le convocazioni vengono effettuate con avviso verbale.

Art. 8

Soci fondatori

Soci fondatori sono coloro che hanno costituito l'Associazione.

Art. 9

Soci ordinari

La qualità di socio ordinario si ottiene previa richiesta all'Assemblea dei soci, alla quale spetta l'eventuale accettazione a maggioranza.

Condizioni imprescindibili per l'ottenimento della qualità di Socio ordinario sono l'accettazione dello Statuto e la disponibilità alla partecipazione attiva alle attività dell'Associazione.

Ogni socio ordinario è tenuto a rinnovare annualmente la propria adesione mediante comunicazione al Consiglio Direttivo.

Art.10

Tutti i soci hanno diritto al voto nelle Assemblee e ad essere eletti negli organi sociali.

Il Consiglio Direttivo potrà di anno in anno stabilire l'ammontare del contributo che sarà richiesto a ciascun socio una volta sola al momento della sua ammissione e potrà, sempre di anno in anno, stabilire l'ammontare di eventuali quote associative.

L'eventuale quota associativa ed il contributo associativo non sono trasmissibili, ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e gli stessi non sono rivalutabili.

Art. 11

Decadenza.

La qualità di socio effettivo si perde:

a) per dimissioni;

b) per decadenza qualora non si rinnovi l'adesione all'Associazione.

L'ASSEMBLEA DEI SOCI

Art.12

L'Assemblea dei soci esercita i seguenti poteri:

a) approva, a maggioranza dei 2/3 dei soci stessi le modifiche dello Statuto;

b) approva, a maggioranza dei presenti, entro il 30 aprile di ogni anno il conto consuntivo, composto da un rendiconto economico e finanziario, ed il bilancio preventivo.

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DIRETTIVO

Art.13

Il Presidente rappresenta l'Associazione di fronte ai terzi ed è responsabile dell'attività della stessa.

Egli ha la rappresentanza in giudizio, la firma dell'Associazione, congiuntamente con il Tesoriere, in tutte le questioni di carattere finanziario per le quali, peraltro, può concedere delega ad un Consigliere.

Art.14

Il Presidente, eletto a maggioranza dall'Assemblea dei soci, dura in carica due anni ed è rieleggibile.

Art.15

In caso di impedimento temporaneo le funzioni di Presidente sono esercitate da un Consigliere eletto dalla maggioranza del Consiglio Direttivo.

L'elezione del nuovo Presidente deve avvenire entro trenta giorni dal momento in cui si è verificato l'impedimento.

CONSIGLIO DIRETTIVO

Art. 16

L'Associazione è retta da un Consiglio Direttivo composto da 3 membri dei quali uno è il Presidente dell'Associazione, due sono eletti a maggioranza dall'Assemblea.

Tra questi due uno è nominato dal Presidente con funzioni di Segretario e Tesoriere.

I membri del Consiglio Direttivo durano in carica due anni e sono rieleggibili.

Art. 17

Il Consiglio Direttivo, tra l'altro:

a) delibera su tutte le questioni di carattere amministrativo, finanziario ed organizzativo e su quelle che comunque interessino l'attività sociale;

b) presenta annualmente il Bilancio dell'Associazione all'Assemblea dei soci.

Art. 18

Il Consiglio Direttivo si riunisce su convocazione del Presidente ed assume validità unicamente con la presenza di almeno due componenti.

Il Consiglio Direttivo si riunisce di norma una volta al mese, ma può essere convocato in ogni momento su richiesta del Presidente o di almeno due Consiglieri.

PATRIMONIO DELL'ASSOCIAZIONE

Art. 19

Il patrimonio dell'Associazione è costituito dai contributi di ammissione, dalle eventuali quote associative, e da ogni altro provento che dovesse pervenire.

Gli eventuali utili o avanzi di gestione, non che i fondi, le riserve o il capitale durante la vita dell'Associazione non potranno essere distribuiti, anche in modo indiretto, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla Legge.

SCIOGLIMENTO E LIQUIDAZIONE

Art. 20

Addivenendosi per qualunque causa allo scioglimento dell'Associazione, la liquidazione sarà demandata a tre persone nominate dall'Assemblea che ne determinerà i poteri.

In caso di scioglimento, per qualunque causa, il patrimonio dell'Associazione verrà devoluto ad altra Associazione con finalità analoghe o a fini di pubblica utilità.

VARIE E GENERALI

Art. 21

Per quanto non disposto nel presente Statuto valgono le norme e le disposizioni del Codice Civile.

Art. 22

Il presente Statuto potrà essere integrato da un regolamento che ne attui gli enunciati e che dovrà essere approvato dall'Assemblea dei soci con la maggioranza dei 2/3 dei presenti.

Art. 23

Tutti i soci sono invitati a proporre al Consiglio Direttivo, per iscritto, proposte e suggerimenti concernenti l'attività di organizzazione e promozione dell'Associazione.

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Di Admin (del 30/05/2005 @ 13:58:26, in Archivio redazionali, linkato 2431 volte)
 

AL REFERENDUM SULLA PROCREAZIONE ASSISTITA: UNA DOMANDA E UNA SCELTA.

Insieme a Bartolomeo Sorge ( Aggiornamenti Sociali, n. 4, 2005, pag. 257-260) crediamo che un referendum abrogativo non sia lo strumento adatto per decidere su questioni così complesse come la procreazione assistita. Problemi di questa portata richiedono un grande lavoro di dialogo, ascolto, convergenze su valori comuni quali si possono costruire solo seguendo il normali iter parlamentare e non costringendo la gente a semplificare brutalmente i problemi dicendo si o no ad una legge già in vigore.

Premesso questo e dovendo comunque prendere una posizione per domenica 12 giugno, crediamo utile offrire il seguente spunto di riflessione.

Prima di considerare i molteplici elementi di una riflessione che sta coinvolgendo il paese in favore del si o del no, ci dobbiamo porre una domanda fondamentale: eludere questa domanda e non darle una risposta precisa, fa scaturire posizioni ambigue o contraddittorie.

La domanda è questa: l’embrione umano ( cioè il prodotto della fecondazione dell’uovo femminile da parte dello spermatozoo maschile, fin dal suo primo momento, nello stadio monocellulare e poi nei successivi) è da considerare un uomo o no?

E’ la stessa domanda che ci dobbiamo porre di fronte al problema dell’aborto. Perché, se l’embrione, in qualsiasi stadio di sviluppo si trovi, è da considerare un uomo, non è possibile non attribuirgli i diritti e la dignità dell’uomo; se invece non è da considerare un uomo, è possibile ammetterne l’utilizzo per studi, esperimenti, manipolazioni che ne possano anche comportare la distruzione. La questione è tanto grave quanto oggetto di discussione e i pareri della scienza in merito sono poco illuminanti se non addirittura superficiali e devianti.

Alcuni pensano che l’embrione sia solo un uomo in potenza, ma non ancora sviluppato e quindi non ancora dotato di quelle caratteristiche che lo rendono uomo: non sono ancora sviluppati gli organi, né tanto meno il cervello, dunque l’embrione è ancora un semplice frammento di tessuto biologico manipolabile. Alcuni, trasformandosi in interpreti del creatore, sostengono che è inverosimile che Dio infonda l’anima in una masserella biologica che ha si il DNA dell’uomo ma che è ben lontana dall’esserlo veramente. Altri sostengono che è l’attività psichica quella che conferisce l”umanità” al feto e quindi discutono su quale sia il momento in cui il feto acquisisce l’attività psichica, senza possibilità neppure scientifica di definire tale momento.

Pensiamo che argomentazione di questo tipo siano spesso pretestuose, a volte addirittura ridicole. Non entriamo in merito a ciascuna di esse. Vogliamo solo fare una osservazione che chiunque potrebbe fare, anche chi non è biologo o teologo.

Esiste un momento lungo lo sviluppo dell’embrione in cui è possibile stabilire il passaggio dallo stadio di tessuto biologico privo di dignità umana a quello di “uomo” ? Un momento critico potrebbe essere quello della nascita, ma nessuno sembra disposto a riconoscerlo come il momento di passaggio che cerchiamo. La legge stessa considera l’uccisione del neonato come omicidio. Esiste allora un altro momento, più anteriore nello sviluppo dell’embrione, in cui tale passaggio è evidenziabile? La legge permette l’aborto fino al termine del 2° mese di gravidanza, facendo intendere che tale momento potrebbe essere quello che cerchiamo. Tale termine ha un suo razionale , in quanto entro quella data si completa la differenziazione dei vari organi del feto (embriogenesi) quindi prima di quella data l’embrione non è ancora completamente formato e quindi non assomiglia ancora fisicamente ad un uomo completo.

Ma anche la scelta di questo momento è una convenzione, è un arbitrio : che differenza c’è tra 60 giorni e 59, o 58 o 50….? Non è possibile fissare biologicamente, scientificamente , un momento preciso in cui si verifichi un passaggio da uno stadio “preumano” a uno stadio “umano”, perché lo sviluppo biologico dell’embrione è un continuum senza salti, come è un continuum lo sviluppo del tageto che vediamo crescere sul balcone di casa nostra.

Se questo è vero pertanto non è possibile fissare un momento dello sviluppo dell’embrione prima del quale esso non ha il diritto di venir considerato uomo, quindi non è possibile altra conclusione che fin dal suo primo esistere come prima cellula embrionale, il prodotto del concepimento debba essere considerato un essere umano e quindi non passibile di manipolazioni con fini diversi da quelli del suo bene.

Non accettando tale impostazione si introducono criteri di giudizio arbitrari e soggettivi, che neppure gli uomini di scienza onesti dovrebbero avallare: non perché è piccolo e informe, l’embrione non ha dignità di uomo; come non perché è brutto o difettoso, l’uomo adulto non ha dignità di uomo. Non perché l’esperimento sull’embrione può portare grandi progressi scientifici, per questo dobbiamo dimenticare la sua dignità, così come tutti non ammettono esperimento sugli uomini adulti anche se disabili. D’altro canto la scienza è in grado di progredire battendo strade alternative, e gli esperimenti di Hitler sugli Ebrei hanno ben poco contribuito al progresso della medicina.

Per questi motivi squisitamente umani riteniamo che la legge esistente, per quanto imperfetta e migliorabile, debba essere sostenuta. Il nostro è dunque un NO ai quesiti referendari.

Il miglior modo per far vincere il NO è non recarsi alle urne in modo da far mancare il quorum ( se la percentuale dei votanti del referendum è inferiore al 50%, il referendum non è valido)

Non è una astensione, non è un venire meno al dovere civico come lo sarebbe il non andare a votare alle elezioni politiche, la cui validità non dipende dalla percentuale dei votanti.

Nel caso del referendum chi non vota dice “NO” due volte: una volta all’abrogazione della legge, un’altra volta all’uso improprio del referendum, ribadendo che è il Parlamento il luogo idoneo a riflettere in modo approfondito e a mediare le diverse posizioni di una società pluralista.

Tavernerio, lunedì 30 maggio 2005

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Di Admin (del 18/03/2005 @ 00:00:01, in Archivio redazionali, linkato 13405 volte)

RILANCIARE “ TAVERNERIO CITTA’”.
Gli obiettivi della campagna elettorale del 2003

La campagna elettorale che si concluse con la vittoria di questa amministrazione aveva come slogan “Tavernerio Città”. Non era uno slogan elettorale fine a se stesso ma aveva un significato preciso. Fare di Tavernerio una comunità dotata di tutti quei servizi che la possano qualificare come città.

Fin dalla precedente amministrazione il cammino scelto per raggiungere tali obiettivi era quello di aziendalizzare i servizi. Questo significa gestire i servizi non più in proprio (“in economia”) all’interno del Comune, attraverso poche persone dipendenti o attraverso imprese esterne private, ma gestirli attraverso Società per azioni a capitale pubblico. Tali organismi avrebbero avuto la personalità giuridica tipica della S.p.A., coi vantaggi organizzativi che vengono riconosciuti alle Società di diritto privato, ma nel contempo avrebbero avuto uno spirito pubblico, dovuto al fatto che il capitale delle stesse era di proprietà pubblica e al fatto che i Soci di tali Società sarebbero stati i Sindaci stessi. Non avrebbero avuto l’obiettivo di distribuire utili, come hanno evidentemente le Società per azioni private. Gli eventuali vantaggi economici ottenuti nella gestione dei servizi sarebbero stati impiegati in investimenti o in nuovi servizi o nel potenziamento di quelli già esistenti.

La messa a disposizione dei servizi, l’organizzazione e i costi

Fare di Tavernerio una comunità dotata di tutti quei servizi che la potessero qualificare come città, significava mettere a disposizione servizi nuovi, più funzionanti, maggiormente rispettosi della dignità della persona, e del suo habitat.

In questa direzione occorreva mobilitarsi per il superamento di situazioni non più tollerabili:

  • la penosa discarica di Urago sul terreno dei Padri Saveriani;

  • la periodica carenza dell’acqua nella frazione di Ponzate e in alcune località di Urago;

  • la grave mediocrità nella cura dei cimiteri;

  • la non disponibilità di un centro civico per la biblioteca, gli ambulatori, lo svolgimento periodico delle elezioni;

  • la precarietà della mensa dell’Istituto Comprensivo don Lorenzo Milani;

  • l’insicurezza dei bambini costretti sulla strada all’esterno della scuola per usufruire del servizio di trasporto;

  • la scarsa cura e la pulizia delle strade, delle piazze e dei parcheggi;

  • la fatiscenza penosa del campo di calcio Angelo Borella.

Questi miglioramenti occorreva operarli e mantenerli nel tempo.

Aziendalizzare significa ottenere questi miglioramenti e mantenerli nel tempo, nel rispetto dello spirito delle leggi, assicurando economicità, efficacia, efficienza.

Il cammino percorso.

SERVICE 24 SpA. La divisione ambiente.

Nel 1999 fu costituita la Società per Azioni “SERVICE 24”, con l’obiettivo primario di gestire i rifiuti dei tre Comuni fondatori (Tavernerio, Lipomo, Montorfano), cui se ne aggiunsero altri 4 ( Albese con Cassano, Albavilla, Capiago Intimiano, Orsenigo).

Service 24 aveva però nel suo Statuto anche la possibilità di gestire altri servizi di interesse pubblico, quali le manutenzioni di strade, immobili, verde pubblico, impianti tecnologici e in particolare il servizio idrico integrato ( acquedotto e fognature).

Il primo passo della Società fu quello di organizzare la gestione della raccolta differenziata tramite la piattaforma ecologica di Urago, attuando quanto previsto dal Piano Provinciale e la gestione del RSU ( il “sacco grigio” e collaterali), mantenendo un servizio di qualità costante nel tempo. Venne eseguito un attento controllo della collocazione delle varie frazioni differenziate sul mercato, con notevoli ritorni economici dalla vendita di queste e dall’ottenimento dei contributi del CONAI. Anche la gestione del RSU attraverso l’Associata in partecipazione (ECONORD), ha permesso di calmierare il costo totale della gestione dei rifiuti per il Comune di Tavernerio, così come per gli altri comuni soci. Si è ottenuto in tale modo di mantenere in questi anni la spesa che il Comune di Tavernerio sosteneva l’anno precedente l’entrata in funzione della Società, quando però non esisteva né la piattaforma ecologica né la Società coi suoi costi fissi. Inoltre i costi che il Comune doveva sostenere prima di Service 24, aumentavano immancabilmente ogni anno almeno del 10%, mentre ora da anni essi sono stabilizzati intorno a 500.000 Euro.

SERVICE 24 S.p.A.. La divisione servizi.

Nel 2001 fu istituita la Divisione Servizi di Service 24. Tale Divisione, allora non giudicata utile dagli altri Soci di Service 24, fu istituita per conto del Comune di Tavernerio, del quale doveva gestire i servizi. Ad essa fu affidata le gestione del servizio idrico integrato (acqua e fognatura), in accordo con la legge Galli che prescrive la gestione industriale e non più “in economia” ( cioè mediante il fontaniere del Comune) dell’acquedotto. Furono poi affidate le manutenzioni del verde pubblico, dei trasporti degli alunni, degli immobili comunali, delle strade, dei cimiteri, dell’illuminazione ecc.

Service 24 Divisione Servizi rappresentava un centro di costo separato rispetto a Service 24 Ambiente, di cui condivideva esclusivamente gli organismi di gestione (Consiglio di Amministrazione). Rigorosamente separati erano i conti, che dovevano essere sostenuti solo dal Comune di Tavernerio, che allora era l’unico utilizzatore della Divisione.

I benefici furono subito visibili, specie nella gestione dei cimiteri e in quella dell’acquedotto, con l’introduzione del telecontrollo dei pozzi di prelievo della acque e dei vari serbatoi distribuiti sul territorio. Venne iniziato un drastico lavoro di riattamento degli impianti, che non è ancora terminato. Anche le altre manutenzioni permisero di ottenere interventi che da anni non si erano potuti eseguire, che sono sotto gli occhi di tutti. Altro conto è la mole di lavoro che ancora attende di essere fatta, su un territorio così disperso e geologicamente complesso come il nostro.

Tra il 2002 e il 2003 i Comuni di Lipomo e Orsenigo affidarono alla Divisione Servizi la gestione dei rispettivi acquedotti e Orsenigo anche quella di alcuni servizi comunali.

IL CONSORZIO DI POLIZIA ALTA BRIANZA.

Nel 2001 è stato inaugurato il Consorzio di polizia Locale Alta Brianza tra il Comune di Tavernerio e quello di Orsenigo. Unendo il personale dei due Enti in un unico organismo il Consorzio ha potuto disporre di un vero corpo di Polizia Locale assicurando un servizio prima impensabile. Basti pensare ai pattugliamenti periodici sul territorio, alle constatazioni degli incidenti stradali, prima mai eseguite, al contrario del territorio stesso.

Anche il Consorzio viene amministrato da un'Assemblea dei Soci e da un Consiglio di Amministrazione.

ANGELO BORELLA S.p.A.

Nel 2002 veniva costituita la Società per azioni Angelo Borella, i cui due Soci erano il Comune di Tavernerio e l’Ente Asilo Borella, poi trasformatosi secondo il dettato della legge, in Fondazione Angelo Borella. La Società, dotata di un capitale sociale di circa 2 milioni di Euro, nasceva con l’obiettivo di gestire i Servizi Sociali del Comune, l’asilo Borella di Solzago e di realizzare il progetto della “Corte Nuova”, villaggio di case protette per i nostri anziani, in sostituzione delle usuali “Case di cura”. La Società di fatto avrebbe dovuto reperire i mezzi per il suo sostentamento, oltre che dai contributi comunali, dalla gestione degli immobili comunali, di cui diventava una sorta di “gestore patrimoniale”. L’idea portante era di utilizzare i beni immobili di proprietà della Società per ricavarne le risorse necessarie per sviluppare i servizi sociali. Agganciare i servizi sociali ai beni immobili, per fare beneficiare i più deboli delle risorse legate a beni che giacevano inutilizzati. E’ una idea che si va diffondendo anche in altri Comuni, grandi e piccoli che in alcuni casi costituiscono vere e proprie Società immobiliari del Comune.

L’idea è tanto più interessante in questi tempi di restrizioni finanziarie, che vedono per esempio decurtare ogni anno in modo più drastico, le rimesse dello Stato ai Comuni, tali da comportare seri problemi di “coscienza politica” in merito alla possibilità sempre più reale di dover tagliare i servizi pubblici in generale e in particolare quelli sociali. E questo di fronte ad una sempre maggiore richiesta di aiuto da parte di una fascia di popolazione sempre alla ricerca di un sostegno, anche non solo economico, per la vita quotidiana (compresa la fascia inarrestabilmente sempre più numerosa di extracomunitari).

La Società ha iniziato a muovere i primi passi, riorganizzando i servizi sociali con personale adeguato alle richieste, ottimizzando la gestione dell’Asilo Borella e dell’annesso nido, gestendo in proprio la mensa del plesso scolastico di Tavernerio e introducendo un nuovo sistema di pagamento tramite carta magnetica prepagata che ha eliminato i vecchi bollettini postali e il connesso complicato sistema dei rimborsi .

Conclusione: il percorso della aziendalizzazione dei servizi si è formalmente compiuto con la costituzione e l’entrata in attività delle due Società.

Resta ora da sviluppare il funzionamento, l’organizzazione e il dimensionamento finanziario delle Società, per il perseguimento degli obiettivi primari per cui sono nate.

Prospettive.

Per Service 24 resta tra gli obiettivi iniziali, quello di gestire in proprio anche la raccolta dei rifiuti solidi urbani (sacco grigio), per la Divisione servizi quello di sviluppare ulteriormente l’acquedotto (captazione, ma anche razionalizzazione della distribuzione, specie a Rovascio), migliorare la manutenzione della rete fognaria (si tenga conto del notevole sviluppo della rete specialmente lungo i corsi d’acqua, su terreni franosi e scoscesi, ricoperti di boschi ecc), meglio calibrare gli interventi manutentivi (per es. sviluppando anche la segnaletica stradale, risistemando in modo programmato nel tempo i marciapiedi, terminando alcuni interventi straordinari a Solzago (piazza Borella), a Rovascio (Piazza Rovascio), a Ponzate (Nuovo parcheggio)).

Interessante potrebbe essere la creazione di un impianto di termovalorizzazione del legno (proveniente dai nostri boschi e dalla piattaforma per la raccolta differenziata) per il teleriscaldamento delle case come già avviene nella vicina Valtellina.

Per Angelo Borella è stato appena iniziato il percorso successivo, cioè quello dello sviluppo dei servizi, come per es. il servizio di assistenza domiciliare, o la creazione di una piccola azienda forestale per la manutenzione dei boschi, che potrebbe dare lavoro a disoccupati del territorio. E’ da considerare seriamente la situazione degli asili sul territorio (l’asilo Bagliacca di Tavernerio e l’asilo Borella di Solzago), entrambi insufficienti a soddisfare tutte le richieste attuali e tanto meno quelle future, sicuramente destinate ad aumentare con l’aumento della popolazione. E’ pronto per decollare il percorso che deve portare alla realizzazione della Corte Nuova, per la quale saranno da prendere decisioni importanti sull’assetto immobiliare della Società, che nel frattempo ha operato importanti acquisizioni patrimoniali.

D’altro canto è assolutamente necessario che tali decisioni vengano prese subito affinché si possa innescare per la società quel meccanismo di reperimento delle risorse dalla gestione degli immobili.

Per il Consorzio sarebbe importante aumentare il numero dei Comuni Soci, in modo da aumentare il personale, avendo la possibilità di fornire servizi ancora più completi come per esempio l’estensione dell’orario di servizio alle ore serali o notturne.

Una nuova visione politica

Il processo di aziendalizzazione dei servizi non è stato e non è tuttora un cammino privo di difficoltà. Per poter proseguire sulla strada intrapresa, è necessario un inevitabile cambiamento del ruolo degli amministratori comunali nei confronti delle aziende.

L’obbiettivo è fare di Tavernerio una città, cioè una comunità dotata di tutti quei servizi che la possano qualificare come tale.

Il ruolo politico degli amministratori

Il vecchio compito degli assessori che decidevano i dettagli per dare il sostegno ai bisognosi, sostituendosi così ai tecnici, è finito.

Ora sono le aziende che sono chiamate a gestire i servizi. Esse hanno organi amministrativi, organi tecnici, organi di controllo per effettuare queste operazioni. Agli amministratori comunali spetta ora, sempre più, il compito qualitativamente politico di dare gli indirizzi e controllarne i risultati.

Il ruolo dei tecnici nell’amministrazione

Di fronte a più aziende ai politici inoltre spetta sempre più il compito di ragionare in termini di Holding, cioè di gestione di sistema, organico e armonizzato delle aziende: far tornare i conti esaminando professionalmente i dati tecnici, per questo ricorrendo al parere professionale dei tecnici. Questi devono far parte della Giunta, o comunque devono essere ad essa intimamente collegati, in modo da armonizzare il loro operare con l’operare politico degli altri membri.

La vecchia Giunta non adeguandosi a questo cambiamento epocale, assolutamente inarrestabile, va incontro ad involuzione e a morte, rischiando di rendere inefficace anche il nuovo assetto aziendale.

La vecchia Giunta finora ha sempre ragionato in termini passivi: come il buon padre di famiglia, di fronte ad una determinata entrata fissa (quella delle imposte e dello Stato), decideva quali spese effettuare: alla fine il bilancio doveva quadrare.

Questo tipo di azione è abbastanza facile e alla portata di qualsiasi persona di buon senso. In presenza di due aziende, ciascuna dotata di consiglio di amministrazione, collegio sindacale, uffici amministrativi e tecnici, ciascuna con fatturati di centinaia di migliaia di euro, controllare i conti diventa molto impegnativo. Non è più mestiere per qualsiasi persona di buon senso: la vecchia Giunta deve cambiare. Deve professionalizzarsi.

Questo l’attuale Giunta non è stata in grado di fare, a iniziare dal Sindaco che è conscio dei propri limiti. La Giunta avrebbe potuto ovviare alla sua carenza strutturale, adottando dei tecnici al suo interno.

Le proposte in questo senso del Sindaco sono state rifiutate.

La perdita di potere personale.

Per la vecchia Giunta, l’aziendalizzazione comporta una perdita di potere personale. Non è più l’Assessore che decide a chi concedere il contributo per i bisognosi o l’assegnazione della casa popolare. Non è più l’Assessore che decide dove far passare il tubo dell’acqua o quali piastrelle acquistare. Questi compiti davano una certa soddisfazione personale, legata all’esercizio del potere che il sistema delle aziende elimina.

Questa mal interpretata diminuzione di potere personale rappresenta un ostacolo formidabile sulla strada della aziendalizzazione.

I conti di Service 24 Divisione

L’elemento che ha fatto precipitare la crisi di Giunta attuale è stata la situazione dei costi della Divisione al 30 settembre 2004, indicata dagli Uffici di Service 24, confermata dal preconsuntivo al 31 dicembre 2004, sulla quale è stato costruito il bilancio di previsione del comune per il 2005. I costi della Divisione superavano quelli previsti dalle convenzioni.

La sfiducia dell’esecutivo nei confronti della Divisione innescata dai conti riferiti, ha portato ad un processo sommario nei confronti della Divisione stessa, ritenuta strutturalmente sovradimensionata rispetto alle dimensioni del nostro Comune. La Giunta rifiutò il tentativo del Sindaco di nominare come nuovo rappresentante all’interno del Consiglio di amministrazione di Service 24 un consulente aziendale, che tra l’altro era stato il consulente in fase di costituzione e il Presidente poi della Società stessa e che quindi ne conosceva ogni dettaglio.

Il CDA della Società non avanzò alcuna ipotesi correttiva a breve o a lunga scadenza se non quella, improponibile, di tagliare le convenzioni e licenziare il personale.

Commenti sui costi

Il rendiconto economico della divisione servizi presentato dal Consiglio di Amministrazione appare largamente inaccettabile.

I motivi di inaccettabilità sono sostanzialmente tre.

In primo luogo l’inserimento della voce: “quota costi comuni amministrativi sede” per un importo complessivo significativo, non ha riscontro storico nelle precedenti redazioni del bilancio e non appare né legittima, né strutturata nel suo percorso deliberativo.

Secondariamente la logica di suddivisione del costo del personale e di quello della struttura è significativamente variato, senza motivo alcuno, a pesante danno del Comune di Tavernerio, senza che questo abbia avuto adeguata legittimazione e approvazione da parte dell’Ente locale.

In terzo luogo non sono considerati, quindi nemmeno suddivisi, i costi di locazione complessivi che il Comune di Tavernerio sostiene per conto della Divisione servizi.

Le riserve sono quindi di metodo e di merito e obbligano ad assumere una posizione negativa verso l’attuale redazione del rendiconto economico.

Ovviamente l’insieme di quanto osservato a proposito della gestione amministrativa impone un cambiamento nella rappresentanza del Comune di Tavernerio all’interno del CdA in scadenza, in direzione di una più attenta tutela degli interessi dell’Ente stesso.

I perché di una scelta

Le dimissioni dalla carica di Sindaco sono una decisione difficile e a lungo meditata, che è motivata dal sommarsi di molteplici considerazioni, in parte già delineate.

Lo sbilanciamento dei costi della Divisione, sebbene non analizzato convenientemente, ha provocato una totale sfiducia da parte della Giunta e della maggioranza dei Consiglieri nella Divisione e nella formula della aziendalizzazione in genere. Tale sfiducia si è manifestata anche nei confronti della Angelo Borella di cui si temono fenomeni analoghi.

La sfiducia è tale da far considerare la Angelo Borella una specie di mostro in quarantena da tenere cioè in cantina anziché un treno da fare correre. Si è messo in moto un processo di restaurazione attraverso il quale si tenta di riappropriarsi di quegli spazi di governo che erano andati perduti con l’affidamento alle aziende di molte funzioni.

Il processo che ho descritto in precedenza si sta arrestando, compromettendo gravemente la prosecuzione del cammino iniziato.

Ma l’arresto del cammino iniziato non rappresenta una semplice pausa: se così fosse, si potrebbe sperare in una successiva ripresa. E’ invece inevitabile che un arresto comporti un rapido deterioramento dello stato di salute delle aziende in quanto la loro esistenza è legata ad una continua riflessione sulla loro attività. Ho già detto che per Angelo Borella, che è l’azienda più importante per il futuro del Comune, è fondamentale l’intervento sul patrimonio.

Per la Divisione è importante la quadratura dei conti intervenendo sulle tariffe dell’acqua del nostro Comune. Gli studi dell’ATO prevedono tariffe per l’acqua almeno tre volte maggiori di quelle attualmente vigenti nel comune di Tavernerio. Prevedendo naturalmente un servizio migliore. Basti pensare che per l’acqua stiamo spendendo la stessa cifra che spendiamo per la gestione dei rifiuti. Per l’acqua che è la vita, spendiamo come per i rifiuti: è uno sbilanciamento assurdo, bisogna spendere di più per l’acqua.

L’arresto del processo innescato in questi anni rischia pertanto di portare il nostro comune alla paralisi. Questo è il motivo per cui ritengo doveroso che l’attuale Amministrazione subisca una battuta d’arresto e un ricambio radicale, a costo di ritornare a chiedere lo stesso grande consenso elettorale ottenuto. Chi verrà dopo dovrà possedere quelle caratteristiche che ho prima delineato: chiarezza di intenti politici, professionalità gestionale, passione per il rinnovamento mettendo al primo posto l’attenzione per i più deboli.

Se potrò dare una mano come elemento di continuità, non mi tirerò indietro.

Ringraziamenti

Desidero ringraziare innanzitutto i colleghi di Giunta, i Consiglieri e il Capogruppo per i quali la mia stima personale rimane immutata. Insieme abbiamo passato anni molto intensi, appassionati, durante i quali abbiamo fatto moltissime cose che ritengo abbiano cambiato non poco il volto del nostro Comune.

Ringrazio poi tutte quelle persone che direttamente o indirettamente hanno confortato questa amministrazione durante il suo cammino. Un ringraziamento particolare per il personale dipendente del Comune e per i Consigli di Amministrazione di Service 24, del Consorzio di Polizia Locale e di Angelo Borella, nonché per i rispettivi Presidenti e per il Comandante del Consorzio. In particolare ringrazio il Dr.Aiani per l’enorme mole di lavoro che ha profuso nella Divisione e ora in Angelo Borella, dopo essere stato giustiziato sommariamente dalla maggioranza dei consiglieri.

Ringrazio tutto il personale delle Società e del Consorzio, in particolare quello della Divisione che ha sempre prestato la sua opera con passione e dedizione, spesso andando oltre l’orario e gli obblighi cui era tenuto, nell’intento di sviluppare questi nuovi compiti.

Tavernerio, venerdì 18 marzo 2005

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