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  • Non è sufficiente fare del bene: bisogna farlo nella maniera corretta.

    Lord John Morley

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 02/05/2007 @ 13:37:47, in Lettere al Sindaco, linkato 2872 volte)

 

Alla cortese attenzione
del Sindaco di Tavernerio

La presente per richiedere conferma formale di quanto Lei dichiarato durante l’ultimo Consiglio Comunale.
Mi riferisco alla possibilità di nominare nelle Commissioni Consiliari obbligatorie anche persone che non ricoprano la carica di consigliere comunale.
Ovviamente l’eventuale conferma di questa disponibilità impegnerà i rispettivi Presidenti di Commissione a convocare direttamente e costantemente le persone che mi preoccuperò di segnalare.

Cordialmente,

Tavernerio, 2 maggio 2007

Giovanni Aiani
Consigliere per Taverneriocittà

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Di Admin (del 01/05/2007 @ 19:27:56, in Archivio redazionali, linkato 4861 volte)

Negli ultimi giorni a Tavernerio sono comparsi foglietti volanti intestati “Fondazione Asilo Angelo Borella”, riportanti il seguente testo:


DICHIARAZIONE DEI REDDITI 2007 – SCEGLI “FONDAZIONE ANGELO BORELLA” –

Oggi con il 5 per mille puoi aiutarci anche Tu, non Ti costa nulla.
Il Tuo contributo servirà a migliorare i servizi per i bambini del Nostro Nido e del Nostro Asilo.

Nella prossima dichiarazione dei redditi destina il 5 per mille dell’imposta sul reddito alla Fondazione Asilo Angelo Borella a Solzago di Tavernerio.

Basta firmare e scrivere nell’area “Sostegno delle organizzazioni non lucrative” il codice fiscale della Fondazione Asilo Angelo Borella: 80005550134


Sorvolando sul ritardo e sul metodo con cui tale pubblicità è stata proposta (non potevano magari essere utilizzati i nuovi schermi posizionati sul territorio dando così l’impressione che anche in Fondazione si siano accorti di essere nel Ventunesimo secolo?), così come sulla solita vena sgrammaticata che contraddistingue il Presidente Renato Olivieri ed i suoi accoliti, una domanda sorge spontanea:

Considerato che l’asilo nido e la scuola dell’infanzia Rag. Angelo Borella sono gestiti da oltre tre anni dalla società partecipata Angelo Borella S.p.A., come è possibile che i soldi ricavati dal 5x1000 possano servire a migliorare i servizi dell’asilo, che non sono più di competenza della Fondazione?

Restiamo in attesa di conoscere quindi la reale destinazione di questi fondi, nella speranza che non sia il solito trucchetto per recuperare quattrini al fine di pagare i compensi del consiglio di amministrazione, posto che in questi tre anni deludenti ed inconcludenti si siano accorti di non gestire più l’asilo…

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Di Admin (del 29/04/2007 @ 14:09:21, in Archivio redazionali, linkato 15836 volte)

Autocarro scarrabile con ragno, in libera uscita...

Operazione “porte aperte” in piattaforma ecologica

Ci è giunta notizia che l’autocarro scarrabile con ragno di Service 24 S.p.A. sia stato rubato. Pur non conoscendo i dettagli, possiamo di certo porci alcune domande seguite da alcune riflessioni.


Vediamo le domande.
· Perché non è stato idoneamente protetto?
· Chi pagherà il danno subito?

Prima domanda.
L’autocarro di Service 24, con il suo allestimento, è un “giochino” che costa intorno ai 300.000,00 euro.
Non era più nuovissimo, ma, considerando che un autocarro, a differenza di un’automobile, può percorrere anche più di un milione di chilometri senza grossi problemi, possiamo sicuramente affermare che era perfettamente efficiente e che avrebbe potuto svolgere il suo compito per moltissimi anni ancora.
Per proteggerlo dal furto e per preservarlo il più a lungo possibile, fu predisposto un idoneo capannone, chiuso e protetto da antifurto.
Per prudenza, inoltre, l’autista, a fine servizio, deve inserire chiavi e telecomando in un’apposita busta, dove si trovano anche i documenti del mezzo e depositarla in ufficio, altrettanto protetto da antifurto.
Nel piazzale furono disposte diverse telecamere, funzionanti giorno e notte, per il controllo dei movimenti.
Con questi accorgimenti, come ha fatto l'autocarro ad essere rubato?
Forse c'è qualcosa che non ha funzionato.
Ci piacerebbe sapere:
1) L'autocarro era parcheggiato all'interno del capannone?
2) Le chiavi e il telecomando per l'apertura dei cancelli erano in ufficio?
3) Come hanno messo in moto l'autocarro i ladri?
4) Come hanno aperto il cancello?
5) Come hanno forzato i portoni del capannone?
6) Come mai il sistema di allarme non ha funzionato?
7) Le telecamere non hanno ripreso nulla?
8) L'autocarro era opportunamente assicurato?

Seconda domanda.
Qui la risposta è semplice.
Il danno subito sarà pagato dagli utenti dei Comuni di (in ordine alfabetico, per non fare torto a nessuno): Albavilla, Albese con Cassano, Capiago Intimiano, Lipomo, Montorfano, Orsenigo e Tavernerio.
Sicuramente il danno lo pagheranno i cittadini.
E quasi sicuramente ingiustamente.
Sarà forse una malignità, ma sino a che non saranno fornite esaurienti risposte alle domande sul come e perché l'autocarro è stato rubato, abbiamo il forte sospetto che il danno sia causato da alcune leggerezze commesse nel custodire un bene pubblico e quindi da incuria da parte degli Amministratori, Presidente del Consiglio di Amministrazione in testa.
Perché i signori Fabio Maria Palmieri, Luca Rossi e Giulio Saruggia, se colpevoli di quanto accaduto, non dovrebbero risponderne minimamente?
In qualsiasi azienda privata verrebbe intentata un’azione di rivalsa e quantomeno, gli Amministratori incapaci sarebbero costretti alle dimissioni.
In una Società le cui azioni sono detenute da Enti Pubblici si applica il criterio del pubblico. La capacità “politica” è quella che conta, la capacità gestionale è un optional.
E quando il manager del “pubblico” sbaglia, il cittadino paga.
Non dimentichiamo il prezioso insegnamento del nostro Renato Olivieri, Presidente della Fondazione Asilo Angelo Borella.
Dopo aver dichiarato in Assemblea di aver governato tre anni “deludenti e inconcludenti”, si è ripresentato candidamente alle elezioni e seppur con un indegno artifizio, è stato rieletto.

E vola vola vola, autocarro mio bello, e vola vola vola e vola e va! *



* da far cantare a Gian Vittorio Redenti con il coro “Amici del lunedì”.

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Di Admin (del 12/04/2007 @ 13:13:11, in Terzi, linkato 2651 volte)

L'editore Tim O'Reilly e il fondatore di Wikipedia propongono un codice di condotta per i siti personali.

NEW YORK (STATI UNITI) – Sono trascorsi a malapena dieci giorni dal caso di Kathy Sierra blogger d'oltreoceano che è diventata vittima e simbolo della violenza in rete, poiché negli ultimi tempi sembra che i fantasmi della pedopornografia abbiano lasciato spazio a una diffusa misoginia online, come conferma il Guardian. Puntualmente, arriva la proposta di Tim O'Reilly, editore e pilastro storico della rete, che propone un codice di autoregolamentazione dedicato al mondo blog, la cui
attuazione garantirebbe – secondo lo stesso O'Reilly – una maggiore affidabilità dei contenuti.

IL CODICE – «Celebriamo la blogosfera perché unisce sincerità e aperta conversazione. Ma la sincerità non deve significare mancanza di civiltà». Inizia con queste parole la prima stesura del documento tracciato da O'Reilly, che raccoglie gli usi appropriati di gestione di un blog personale. Nel manifesto, si affronta il problema dell'anonimato, che dovrebbe essere sempre impedito, soprattutto nei commenti. Per quanto riguarda i contenuti, chi sceglie di non censurare, è tenuto a segnalare chiaramente la presenza di termini volgari, mettendo in allerta del possibile rischio soprattutto i navigatori
incauti. Il codice di condotta, sottoposto al giudizio dei blogger di tutto il mondo, affronta ora la prova più ardua. Tutti sono chiamati a partecipare alla revisione del documento attraverso il wiki, al fine di ottenere un risultato il più possibile condiviso.

REAZIONI – Sono immediatamente giunte le prime risposte dalla rete favorevoli e contrarie al manifesto, ma è ancora prematuro annunciare la vittoria dell'una o dell'altra visione. Anche Jimmy Wales, fondatore dell'enciclopedia collaborativa Wikipedia, ha partecipato alla stesura del codice etico, considerandolo come un passo necessario. Ma, nonostante il generale rispetto che suscitano i due personaggi della rete, molte sono state le voci fuori dal coro. Il giornalista americano Jeff Jarvis ha
accusato O'Reilly di aver dato il via a una crociata inutile e presuntuosa. La rete – continua Jarvis – non è un mezzo di comunicazione, ma è principalmente un luogo e in quanto tale non necessita di regole scritte, ma solo di buon senso; e se questo manca, sarà la società a emarginare i maleducati. Porre sul blog un distintivo da sceriffo, come dice in Italia Paolo Valdemarin , non può essere sufficiente per aggiungere, o togliere, l'aura di autorevolezza. E, alla fine, il codice non convince nelle finalità e neppure nei metodi, soprattutto perché i blogger sono persone eterogenee senza caratteristiche
professionali o etiche comuni, nonostante si continui a definirli con un'unica, internazionale e vuota parola.

Marina Rossi
www.corriere.it
11 aprile 2007

Allegato: il codice deontologico in proposta.

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Di Admin (del 06/04/2007 @ 17:09:10, in Archivio redazionali, linkato 2105 volte)

S.Pasqua 2007


Uno soltanto è l’uscio della casa degli uomini.
Ma non a tutte le ore distribuisce miglio e sole.
A volte la fame e la tempesta scardinano l’anta, lasciano solo abbracci gelati al torace.
Vengono con le barche e parlano di quelli che sono rimasti dall’altro lato della casa.
A morire.
Non a tutte le ore distribuisce canti. E nemmeno giustizia.
Supplicate i fratelli nel tempo buono perché forgino le armi in vomeri, perché non abbiamo paura di rimanere senza miglio e senza sole.

Una soltanto è la pace all’uscio della porta degli uomini.
E l’ira sguaiata assale le banche, i fondi pensione, gli ospedali.
Il palazzo del governatore.
All’ambulatorio non può arrivare chi dorme a sud nel corridoio.
Corte sono a volte le braccia. Mai dovrebbe esserlo lo sguardo del cuore.
Oggi non c’è pace nella casa degli uomini.

Chiamate all’uscio i fratelli del tempo buono: comincino a distribuire ciò che non gli appartiene.

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Di Admin (del 03/04/2007 @ 20:44:40, in Archivio redazionali, linkato 2294 volte)

 

"pensate all'azienda come ad una cattedrale.
Imprenditori, riempitela di significato"

Le Corbusier



Fare che una comunità crei ricchezza è bene. Fare che questa ricchezza sia distribuita è responsabilità. Fare che una comunità crei laboratori per imprenditori e architetti di cattedrali è intelligente.
Si può creare ricchezza ognuno per conto proprio. Da soli. In famiglie. In clan.
Si può creare ricchezza anche come comunità. Soprattutto se i campi di intervento sono beni essenziali per la vita: l’ambiente, l’acqua, l’energia, i servizi alla persona.
Costruire una comunità come “laboratori di ricchezza umanizzante”, che proponga uomini liberi, creativi e responsabili: è questa la sfida cominciata a Tavernerio. Sfida cominciata con la “pluralità delle istituzioni”.
Non più solo l’Amministrazione Comunale, non più solo le parrocchie, non più solo la scuola, non più solo le famiglie.
Ma anche aziende “pubbliche” di tutti, che si occupino di ambiente, acqua, palazzi pubblici, scuole, ambulatori, asili. Soluzioni per la terza età.
Qualcuno scuoterà il capo. Ancora. Altri staranno alla finestra.
Altri ancora penseranno semplicemente che è stipendio, lavoro, un modo come un altro di tornare a fare ricchezza ognuno per conto proprio. Da soli. In famiglie. In clan.
E’ una logica superata. Almeno per i beni essenziali alla vita: occorre uno sguardo comune, perché comune è il destino. Perché il destino è allargato al mondo intero. Perché il mondo è complesso.
Ma disegnando con la matita del pensiero il domani, occorre guardare l’oggi.
E proviamo a guardarlo.



Immagini del PL di Urago. Vicino alla piattaforma. Sotto gli occhi di tutti. Immagini di un territorio aggredito, di un ambiente umiliato.


Un pezzo del nostro territorio che la raccolta differenziata può spingere a giardino. E nonostante questa possibilità ecco la stupidità, l’incuria, la “ricchezza ognuno per conto proprio”.


La solita minaccia insensata contro il “laboratorio degli uomini”.
L’Amministrazione Comunale dorme. Un sonno culturale e civico. Schiacciato dal patto impotente di “imbecillità in cambio di voti”. Di un “voto contro”. Contro tutti.


Di seguito la richiesta di documentazione che Taverneriocittà ha inviato al sindaco Gianni Rossini. Senza risposta. Perché mandata via mail.


E l’aggressione al territorio continua. Forse anche mettendo rifiuti tossici e nocivi “classe “A”, insieme alla terra e alle pietre. E la gente passerà a migliaia a conferire in piattaforma. E magari quelle sostanze respirerà.


Il “parco della valle del Cosia”? Fumo degli occhi di promesse che mai si manterranno.
Mentre intanto Tavernerio è assalita alla gola.



Alla cortese attenzione
del Sindaco di Tavernerio

La presente per richiedere copia della convenzione per la realizzazione del Pl industriale di Urago.
Al fine di evitare ulteriori richieste sarei grato di poter avere documentazione completa soprattutto delle opere di urbanizzazione prescritte a carico dei realizzatori del PL, le tavole tecniche dell'indicazione degli impianti medesimi e tutte le eventuali autorizzazioni edilizie per la realizzazione di opere all'interno del citato PL.
In particolare oltre alla copia delle autorizzazioni edilizie, desidero ricevere copia delle autorizzazioni commerciali delle attività commerciali e industriali eventualmente rilasciate.
Appena il materiale sarà pronto gradirei un cenno a questa casella di posta elettronica, come di consueto.

Cordialmente,

Tavernerio, 18 marzo 2007

Giovanni Aiani
Consigliere per Taverneriocittà

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Di Admin (del 30/03/2007 @ 19:46:23, in Archivio redazionali, linkato 4019 volte)

 

Consiglio Comunale 29 marzo 2007.
Intervento relativo al punto terzo dell’O.d.g.: bilancio di previsione per l’esercizio 2007.

La presente pubblicazione permette anche agli uffici comunali di scaricare i testi dell'intervento senza doverli inutilmente ridigitare.



Le presenti note valgono come dichiarazione di voto, volendo porre questioni di metodo e di merito.

Il metodo seguito da questo esecutivo e da questa maggioranza appare ancora una volta improntato ad una chiusura totale al confronto e al dialogo.
Le motivazioni di questo continuo ricorso al “silenzio” circa il dibattito politico amministrativo, appare uno dei tratti distintivi di questo primo anno di amministrazione.
Assenza dell’informatore comunale e missive più o meno legali sparse dai singoli assessori, assenza di un portale comunale in rete per la consultazione dei principali atti amministrativi, della modulistica, del piano Regolatore.
Ritorno all’approvazione del bilancio di previsione con grande ritardo di programmazione.
Nessuna presentazione in Consiglio Comunale, quantomeno degli obbiettivi generali.
Questo potrebbe essere motivato dal primo anno di mandato, con il proposito di una inversione di rotta. Staremo a vedere. Oggi, sul voto di Consiglio che ci accingiamo ad esprimere, la situazione di chiusura della comunicazione, appare totale. 
E in quanto tale inaccettabile.

Nel merito.
Diversi sono i punti che meritano di essere sottolineati.

1. Nessuna variazione prevista per l’ICI nel triennio e quindi nemmeno per il 2007.



2. In campo sociale nessun cenno al Bilancio Sociale, e al bilancio di mandato.



3. Politica per l’istruzione.



4. L’archivio comunale.



Il giudizio di Taverneriocittà è quindi fortemente negativo. Il voto negativo.

Allegati:

Un piano delle opere pubbliche da prendere a “calci”.

Interpellanza sistema idrico.

Interpellanza sistema Polizia.

Interpellanza refezione scolastica.

Interpellanza sistema TIA.

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Di Admin (del 30/03/2007 @ 19:45:16, in Interpellanze, linkato 4335 volte)

 

Consiglio Comunale 29 marzo 2007



Approfondimento sui contenuti dell’applicazione della Tariffa Igiene Ambientale. Bilancio revisionale 2007. 



In relazione ai compiti relativi al proprio mandato, in relazione a quanto previsto dallo Statuto Comunale all’art.9 comma primo e all’art.14 del Regolamento per il Funzionamento del Consiglio Comunale il gruppo di minoranza Taverneriocittà presenta la presente interpellanza chiedendone la discussione nel prossimo Consiglio Comunale.

In fatto.
Al punto 3.7 dell’Analisi dei Programmi e Progetti, per quanto riguarda il progetto nr. 33 del programma 9, territorio e ambiente della relazione revisionale allegata al Bilancio 2007, è stato indicato come il servizio sia stato interamente affidato alla partecipata Service 24 spa, senza specificare, nemmeno con allegato, nessun contenuto per gli andamenti della raccolta e dell’utilizzo delle risorse relative.

In diritto

La Cassazione a sezioni unite con Sentenza 3 maggio 2005 n. 9096 ha stabilito:

(...)

"Nella visione "tradizionale" le società per azioni (anche quando le loro azioni sono possedute da enti pubblici) costituiscono istituzioni private che operano secondo le modalità e con gli strumenti degli enti privati.
Questa impostazione è stata travolta attraverso le così dette "privatizzazioni"; con la "privatizzazione" è così accaduto che alcuni servizi pubblici -pur ritenuti "essenziali"- siano affidati a società per azioni le cui quote sono di pertinenza prevalente, se non esclusiva, di enti pubblici (cfr. art. 22 legge 142/1990, ora art. 115 e segg. D.Legs 267/2000)
La giurisprudenza ha così dovuto prendere atto della esistenza di società per azioni che costituiscono "istituzione pubblica"; e quindi ha affermato che la gestione di queste società è sottoposta alla giurisdizione della Corte dei Conti.

Questo indica che è competenza diretta del Consiglio Comunale dare indirizzo, vigilare, rendicontare, assicurare ampia comunicazione sulle dinamiche di svolgimento del servizio pubblico affidato. Quindi non più e non solo in quando azionista della partecipata, ma in quando responsabile del servizio.
Ci si dovrebbe attendere quindi negli strumenti contabili e finanziari, quindi anche nel Bilancio di previsione, di trovare materiale analitico che permetta di estrinsecare le forme di indirizzo, vigilanza e comunicazione.

Si chiede:

1. se la Giunta intende inserire un’analisi di reporting e di programmazione per il sistema di Igiene Ambientale, nella redazione dei futuri strumenti contabili di programmazione e rendicontazione distribuendo ai consiglieri l’ultimo bilancio corrispondente approvato dalla partecipata;
2. di conoscere la situazione tariffaria, in confronto con gli altri Enti Locali in particolare il capoluogo di provincia;
3. di conoscere la misura della copertura di costi in relazione alla raccolta tariffaria e delle spese generali della partecipata;
4. di conoscere se La T.I.A. è elaborata anche per la copertura dei costi sostenuti direttamente dall’Amministrazione Comunale in tema di igiene ambientale, e se la partecipata ristorni quindi questi importi al bilancio comunale. 
Si indicano, a solo titolo di esempio, la conduzione e la pulizia dei cimiteri, delle aree a verde, la pulizia di piazze e strade.
5. di conoscere se la piattaforma di Urago risulti essere adeguata alla situazione attuale di conferimento del bacino, e quale è la situazione prevista nel prossimo triennio;
6. di conoscere il rapporto costo/benefici della raccolta differenziata porta a porta;
7. di conoscere se, disponendo ognuno di una accesso informatizzato, si stanno studiando incentivi per il conferimento diretto dei rifiuti differenziati in piattaforma e quindi ottenere un risparmio sul servizio di raccolta domiciliare, riversando i benefici direttamente sui cittadini;
8. di conoscere se si sta sviluppando una “carta dei servizi” legata ai servizi ambientali ed al funzionamento della piattaforma;
9. di conoscere quanto i diversi Comuni del bacino pagano per l’utilizzo della piattaforma, e se questi importi tengono conto anche del “carico ambientale” che l’area inevitabilmente sconta, sollevando gli stessi comuni del bacino da deprezzamenti territoriali e paesaggistici analoghi.
Questo anche in relazione al fatto che le compartecipazioni, anche associate, di liquidazione dei costi di realizzazione degli impianti si fanno di anno in anno meno rilevanti, mentre il carico ambientale tende ad aumentare.



Il consigliere di minoranza 
Per Taverneriocittà
Giovanni Aiani



Tavernerio, 29 marzo 2007

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Di Admin (del 30/03/2007 @ 19:43:54, in Interpellanze, linkato 3098 volte)

 

Consiglio Comunale 29 marzo 2007



Approfondimento sui contenuti del piano tariffario predisposto in sede di bilancio revisionale 2007.



In relazione ai compiti relativi al proprio mandato, in relazione a quanto previsto dallo Statuto Comunale all’art.9 comma primo e all’art.14 del Regolamento per il Funzionamento del Consiglio Comunale il gruppo di minoranza Taverneriocittà presenta la presente interpellanza chiedendone la discussione nel prossimo Consiglio Comunale.


In fatto.
Al punto 3.2 dell’Analisi delle Risorse, per quanto riguarda i Proventi Extratributari della relazione revisionale allegata al Bilancio 2007 sono indicati valori e strutturazioni delle tariffe approvate dalla Giunta Comunale nr. 21, 27 febbraio 2007.


Si chiede per quanto riguarda la refezione scolastica:

1. di conoscere sulla base di quali dati sono state operate queste scelte;
2. di conoscere se il prezzo applicato ad ogni pasto appare congruo e in che misura copra i costi effettivi;
3. in particolare di conoscere i gettiti per la scuola dell’infanzia delle due strutture presenti sul territorio , una comunale l’altra paritaria, previsti per l’anno 2007;
4. di conoscere raffronti nel triennio 2004-2006 delle entrate, evidenziandone i meccanismi di applicazione;
5. di sapere se i costi applicati alle due strutture sono da ritenersi sostanzialmente identici o se persistano oggi delle disuguaglianze di trattamento economico per i frequentanti le due strutture;
6. di conoscere la dinamica triennale dei gettiti, e la dimensione delle entrate in relazione alle presenze, evidenziando l’incasso per utente e mettendole a confronto.


Il consigliere di minoranza 
Per Taverneriocittà
Giovanni Aiani




Tavernerio, 29 marzo 2007

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Di Admin (del 30/03/2007 @ 19:42:35, in Interpellanze, linkato 3119 volte)

 

Consiglio Comunale 29 marzo 2007



Approfondimento sui contenuti del funzionamento della Polizia Locale. Bilancio revisionale 2007. 



In relazione ai compiti relativi al proprio mandato, in relazione a quanto previsto dallo Statuto Comunale all’art.9 comma primo e all’art.14 del Regolamento per il Funzionamento del Consiglio Comunale il gruppo di minoranza Taverneriocittà presenta la presente interpellanza chiedendone la discussione nel prossimo Consiglio Comunale.

In fatto.
Al punto 3.4 dell’Analisi dei Programmi e Progetti, per quanto riguarda il progetto nr. 1 del programma 3, polizia locale della relazione revisionale allegata al Bilancio 2007, è stato indicato come il servizio sia stato interamente affidato al Consorzio “Alta Brianza”, senza specificare, nemmeno con allegato, nessun contenuto per gli andamenti della raccolta e dell’utilizzo delle risorse relative.

In diritto
La Cassazione a sezioni unite con Sentenza 3 maggio 2005 n. 9096 ha stabilito:
(...)
"Nella visione "tradizionale" le società per azioni (anche quando le loro azioni sono possedute da enti pubblici) costituiscono istituzioni private che operano secondo le modalità e con gli strumenti degli enti privati.
Questa impostazione è stata travolta attraverso le così dette "privatizzazioni"; con la "privatizzazione" è così accaduto che alcuni servizi pubblici -pur ritenuti "essenziali"- siano affidati a società per azioni le cui quote sono di pertinenza prevalente, se non esclusiva, di enti pubblici (cfr. art. 22 legge 142/1990, ora art. 115 e segg. D.Legs 267/2000)
La giurisprudenza ha così dovuto prendere atto della esistenza di società per azioni che costituiscono "istituzione pubblica"; e quindi ha affermato che la gestione di queste società è sottoposta alla giurisdizione della Corte dei Conti.

Questo indica che è competenza diretta del Consiglio Comunale dare indirizzo, vigilare, rendicontare, assicurare ampia comunicazione sulle dinamiche di svolgimento del servizio pubblico affidato. Quindi non più e non solo in quando azionista della partecipata, ma in quando responsabile del servizio.
Ci si dovrebbe attendere quindi negli strumenti contabili e finanziari, quindi anche nel Bilancio di previsione, di trovare materiale analitico che permetta di estrinsecare le forme di indirizzo, vigilanza e comunicazione.

Si chiede:
1. se la Giunta intende inserire un’analisi di reporting e di programmazione per il sistema sicurezza sviluppato tramite il Consorzio, nella redazione dei futuri strumenti contabili di programmazione e rendicontazione distribuendo ai consiglieri l’ultimo bilancio corrispondente approvato;
2. di conoscere la situazione della raccolta delle sanzioni, in confronto agli altri Enti Locali partecipanti al Consorzio;
3. di conoscere la misura della copertura di costi tramite sanzioni e delle spese generali addebitati dal Consorzio;
4. di conoscere se il Consorzio si è dato competenza anche per il controllo dei cantieri all’interno delle direttive generali regionali, fissate anche nel quadro della legge regionale 14 aprile 2003 n. 4;

Il consigliere di minoranza 
Per Taverneriocittà
Giovanni Aiani


Tavernerio, 29 marzo 2007

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Di Admin (del 30/03/2007 @ 19:40:01, in Interpellanze, linkato 3105 volte)

 

Consiglio Comunale 29 marzo 2007



Approfondimento sui contenuti del piano tariffario predisposto in sede di bilancio revisionale 2007. Il servizio Idrico Integrato.



In relazione ai compiti relativi al proprio mandato, in relazione a quanto previsto dallo Statuto Comunale all’art.9 comma primo e all’art.14 del Regolamento per il Funzionamento del Consiglio Comunale il gruppo di minoranza Taverneriocittà presenta la presente interpellanza chiedendone la discussione nel prossimo Consiglio Comunale.

In fatto.
Al punto 3.2 dell’Analisi delle Risorse, per quanto riguarda i Proventi Extratributari della relazione revisionale allegata al Bilancio 2007 è stato indicato come per il servizio Idrico Integrato esista un affidamento alla partecipata Service 24 spa, senza specificare, nemmeno con allegato, nessun contenuto per gli andamenti della raccolta e dell’utilizzo delle risorse relative.

In diritto
La Cassazione a sezioni unite con Sentenza 3 maggio 2005 n. 9096 ha stabilito:
(...)
"Nella visione "tradizionale" le società per azioni (anche quando le loro azioni sono possedute da enti pubblici) costituiscono istituzioni private che operano secondo le modalità e con gli strumenti degli enti privati.
Questa impostazione è stata travolta attraverso le così dette "privatizzazioni"; con la "privatizzazione" è così accaduto che alcuni servizi pubblici -pur ritenuti "essenziali"- siano affidati a società per azioni le cui quote sono di pertinenza prevalente, se non esclusiva, di enti pubblici (cfr. art. 22 legge 142/1990, ora art. 115 e segg. D.Legs 267/2000)
La giurisprudenza ha così dovuto prendere atto della esistenza di società per azioni che costituiscono "istituzione pubblica"; e quindi ha affermato che la gestione di queste società è sottoposta alla giurisdizione della Corte dei Conti.


Questo indica che è competenza diretta del Consiglio Comunale dare indirizzo, vigilare, rendicontare, assicurare ampia comunicazione sulle dinamiche di svolgimento del servizio pubblico affidato. Quindi non più e non solo in quando azionista della partecipata, ma in quando responsabile del servizio.
Ci si dovrebbe attendere quindi negli strumenti contabili e finanziari, quindi anche nel Bilancio di previsione, di trovare materiale analitico che permetta di estrinsecare le forme di indirizzo, vigilanza e comunicazione.

Si chiede:

1. se la Giunta intende inserire un’analisi di reporting e di programmazione per il sistema idrico integrato, nella redazione dei futuri strumenti contabili di programmazione e rendicontazione;
2. di conoscere la situazione tariffaria, in confronto con gli altri Enti Locali in particolare il capoluogo di provincia;
3. di conoscere le strategie che si intendo adottare per salvaguardare gli enormi investimenti, anche organizzativi, sostenuti dal Comune di Tavernerio negli anni pregressi;
4. di conoscere contenuti, modalità e tempi previsti per il passaggio alla gestione consortile del sistema Idrico Integrato;

Il consigliere di minoranza 
Per Taverneriocittà
Giovanni Aiani


Tavernerio, 29 marzo 2007

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Di Admin (del 26/03/2007 @ 20:30:52, in Appuntamenti, linkato 7651 volte)

 

Comune di Tavernerio

Nuovi poliambulatori comunali

Inaugurazione

domenica 1 aprile 2007 ore 11.30

via G. Perlasca piazzale antistante Chiesa dell'Eucarestia

Aperitivo in musica con la partecipazione del coro "Amici del lunedì"

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Di Admin (del 25/03/2007 @ 16:18:01, in Archivio redazionali, linkato 6450 volte)

 

L’Hospice San Martino di Como è una struttura di accoglienza dell'Ospedale Sant'Anna per malati gravemente compromessi o terminali, che esigono cure che non possono essere effettuate a domicilio, con elevato grado di compromissione, bisogni assistenziali continuativi e necessità di supporto per la gestione delle ultime fasi della vita.
Angelo Borella S.p.A. ha intercettato la struttura per persone, residenti in Tavernerio, che hanno avuto bisogno di attraversarla.
Ecco l’incontro, tra persone, dal quale è nata un’idea. Un progetto.
 

La messa in opera di un servizio quotidiano di ristorazione, utilizzando le professionalità e le conoscenze già sviluppate dall’interno di Angelo Borella S.p.A..
Dal Gennaio 2006, Angelo Borella garantisce la fornitura quotidiana dei pasti per malati ricoverati presso la struttura e familiari, sia per il pranzo come per la cena, 365 giorni l’anno. I pasti vengono trasportati con mezzo idoneo dalla cucina di preparazione verso la struttura ospedaliera.
Si dice anche che i pasti in eccedenza, preparati con cura e non consumati dai bambini all’Istituto Comprensivo Don L. Milani e all’Asilo Angelo Borella, vengono trasportati e donati alla mensa dei poveri presso l’Opera don Guanella in Como.
Tutto ciò da Gennaio 2006, sino alla fine di questo mese, di questa fine d’inverno.
E poi. E poi sarà primavera.
Forse sarà solo posta per un uomo già morto.
Forse no.



Posta per un uomo già morto.



Il postino era nuovo del paese.
Era ormai tre giorni che non riusciva a trovare quel recapito. Nessuno sembrava conoscere quella persona. Eppure nelle strade di paese dovrebbero conoscersi tutti.
Aveva chiesto a molte persone. All’edicolante. Al distributore di benzina sul confine del paese vicino.
Avrebbe potuto riportare quel pacco con la scritta sconosciuto. Ma non sapeva perché non gli riusciva.
Forse perché quel plico pareva importante. Confezionato a mano. Non nelle buste solite comprate in cartoleria. Forse perché una volta aveva visto sua madre inseguire per settimane una busta tornata all’ufficio postale. Con il libretto della pensione.
Forse perché fare il postino a volte significa portare in mano la vita degli altri.
Alla fine aveva deciso di andare dal parroco. In comune c’era già stato. Ma l’anagrafe aveva detto di ritornare a parlare con l’assessore. Per la privacy avevano detto.
Era troppo nuovo di quelle parti.
Dal parroco trovò una donna che gli disse che il parroco era fuori. E poi adesso c’erano le Quarantore.
Aveva ormai perso la speranza di recapitare quella posta quando una mattina si accorse che le cose camminano da sole. Come quando aspetti la primavera camminando in campagna.
Consegnava la solita posta a quella persona anziana che viveva sola. Su per la scalinata, dove la strada finisce e comincia un poco di bosco.
Aveva nel borsone il plico che non riusciva a consegnare.
L’anziano lo trovò in fondo alle scale. Strano. Raramente scendeva. Scopava le scale come spesso fa la gente che le scale conosce da tempo.
“Grazie, bella giornata vero?”
“Oh buongiorno, sì, arriva la primavera. Ecco la vostra posta.”
Accade che le cose si muovano quando noi guardiamo la primavera. E quel plico dall’indirizzo sconosciuto cadde fuori.
“Ancora tu”, disse il postino.
“Sono settimane che cerco di consegnarlo, ma nessuno conosce questa persona.”
“Chi è?” domandò l’anziano appoggiandosi alla scopa.
Il postino lesse il nome.
L’anziano sorrise.
“Non abita più in paese da quando è malata. Sa, una di quelle malattie che ti prende per mano e ti porta dove vuole lei. Anche se punti i piedi.”
“E’ morta allora?”
No sta in un posto dove cercano di non farla soffrire. In città. Non aveva più nessuno. E i nipoti, si sa, hanno la loro vita….”
Se ne andava salutando il postino. Aveva finito il turno.
Si domandava: “…ma quando la vita è vita?, e chi ti prende per mano?”
Ad una panchina di quella casa, tra gli alberi del parco, consegnò il plico.
Uscendo, con ancora la divisa da postino addosso, ripensò al prete e all’anagrafe.
Pensò di chiedere il trasferimento.
Poi vide due uccelletti rincorrersi. Era primavera.
Si volse verso la panchina, vide un plico aperto e un sorriso.
E un saluto con la mano. Insistito.

Leggete il reportage dal quotidiano La Provincia del 19 marzo 2007

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Di Admin (del 24/03/2007 @ 13:38:39, in Consigli Comunali, linkato 3853 volte)

 

 

Consiglio Comunale

Giovedì 29 marzo 2007 - ore 21

presso l'Auditorium Comunale

Ordine del giorno:


1. Determinazione oneri di urbanizzazione;
2. Approvazione del regolamento comunale per le forniture di servizi da eseguire in economia;
3. Approvazione del Bilancio Annuale di Previsione per l'esercizio 2007, della relazione previsionale e programmatica, del bilancio pluriennale 2007/2009 e dei relativi allegati, esame eventuali emendamenti;
4. Approvazione del programma triennale delle opere pubbliche 2007-2009 e dell'elenco annuale dei lavori 2007;
5. Presa d'atto della trasformazione della forma giuridica dell'autorità dell'ambito territoriale ottimale della provincia di Como da convenzione ai sensi dell'art. 30 D.Lgs. 267/00 a consorzio ai sensi dell'art. 31 D.Lgs. 267/00 e contestuale approvazione della convenzione istitutiva e dello statuto consortile e indicazione del soggetto delegato alla sottoscrizione.


In riferimento al punto 5 all'ordine del giorno alleghiamo la seguente documentazione:

Verbale di deliberazione di assemblea n. 5 del 26/2/2007 della conferenza degli enti locali dell'ambito territoriale ottimale della provincia di Como

Convenzione per la costituzione del consorzio tra enti locali ricompresi nell'ambito territoriale ottimale

Statuto consortile

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Di Admin (del 27/02/2007 @ 19:53:56, in Terzi, linkato 4239 volte)
 

il cielo di Tavernerio

cielo estivo a Tavernerio


Se un Paese perde le sue radici culturali,
la sua storia, la sua arte, la sua lingua diventa incapace di creare, e svanisce. Al tramonto dell'impero romano, gli artisti non erano più capaci di fare un ritratto, di scolpire una statua, nemmeno un capitello. E oggi io vedo, in Italia e in Europa, la stessa pericolosa decadenza della capacità di creare. L'Italia distrutta e povera del dopoguerra ha prodotto un grandissimo cinema e grandi scrittori come Moravia, Buzzati, Gadda. E pensiamo alla fioritura culturale Francese con pensatori come Sartre, Camus, Barthes, Foucault, Morin. Ma non voglio annoiarvi con i nomi. Basta dire che questi due Paesi, anche da soli, davano un contribuito essenziale alla cultura mondiale.
Oggi non è più così. E non si può attribuirlo, all'improvviso irrompere di autori indiani, cinesi, giapponesi o arabi. Dobbiamo domandarci se non abbiamo compiuto qualche errore fatale. lo penso di sì. L'abbiamo fatto quando abbiamo incominciato a disprezzare la nostra cultura, la nostra storia, la nostra scuola classica, la nostra filosofia, la nostra lingua, quando abbiamo rinunciato a prendere come modelli da imitare i nostri grandi personaggi. E quando abbiamo ristretto i programmi scolastici di italiano, di latino, di storia, di filosofia, a pensare che tutto si possa ridurre ad apparenza, immagine. A credere che la lingua, il pensiero razionale sistematico non siano più importanti e si possa fare ogni cosa improvvisando, e che basti un vocabolario di mille parole. E che la storia sia inutile, per cui anche i manager, i professionisti, i politici affermati spesso non sanno chi erano Giacobbe, Teodorico o Ruggero Bacone e, nonostante la mondializzazione, non sanno nulla della storia dell'India o della Cina.
Certo, conoscono i cantanti, i calciatori, i politici, seguono i talk show e sfogliano i giornali. Ma questo tipo di cultura non consente di leggere e di capire un qualsiasi libro serio di saggistica o di filosofia. E chi non sa leggere questi libri non saprà mai nemmeno scrivere. E nemmeno fare un progetto, perché non saprà pensare in grande e in modo logico e sistematico. Ma paradossalmente questa cultura non basta nemmeno a fare buoni programmi televisivi (che, infatti, ormai acquistiamo dall'estero) e film che si impongano nel mercato mondiale. Se non vogliamo svanire dobbiamo tornare a spostare tutti i nostri standard verso l'alto: verso il rigore, la cultura, la fantasia, l'eccellenza.

FRANCESCO ALBERONI
26 febbraio 2007
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Di Admin (del 22/02/2007 @ 11:53:03, in Consigli Comunali, linkato 3711 volte)

 

Consiglio Comunale

Martedì 27 febbraio 2007 - ore 21

presso l'Auditorium Comunale

Ordine del giorno:


1. Comunicazioni del Sindaco;
2. Approvazione nuovo regolamento per l'applicazione dell'ICI;
3. Determinazione aliquote ICI anno 2007;
4. Approvazione regolamento per l'adozione IRPEF comunale;
5. Approvazione del piano per il diritto allo studio per l'anno scolastico 2006/2007;
6. Convenzione di delega funzioni relative alla conduzione del polo scolastico don Lorenzo Milani di Tavernerio. Anno 2007;
7. Regolamento per il trattamento dei dati sensibili e giudiziari dei Comuni. Integrazione.

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Di Admin (del 10/02/2007 @ 14:05:42, in Archivio redazionali, linkato 4091 volte)

Illustrissimo
Signor Prefetto
Dr Sante Frantellizzi
Via Alessandro Volta, 50
22100 COMO CO

Spettabile
Direzione Affari Istituzionali Legislativo-Legale Avvocatura
Sezione di Milano
Regione Lombardia
Via Fabio Filzi, 22
20124 MILANO MI



Illustrissimo Signor Prefetto,
Spettabile Direzione Affari Istituzionali,
ci permettiamo di rivolgerci a Voi avendo rilevato fatti gravemente lesivi del rispetto delle Tavole di fondazione della Fondazione Asilo Angelo Borella (ex I.P.A.B. Asilo Rag. Angelo Borella) di Tavernerio, mancato rispetto che assume particolare gravità visto che il valore del patrimonio che la Fondazione si trova a gestire ammonta ad oltre diecimilioni di euro.

Premesso

- che in occasione dell’Assemblea dei Soci sostenitori della Fondazione Asilo Angelo Borella di Tavernerio, assemblea cui lo Statuto affida il delicato compito di individuare quattro dei cinque membri del Consiglio di Amministrazione in scadenza, si è provveduto a segnalare al Sindaco pro-tempore del Comune di Tavernerio:
a) in quanto membro di diritto della Fondazione;
b) in qualità di garante di tutti i cittadini del Comune e della Fondazione che, secondo le Tavole di fondazione, ormai da un secolo opera innanzitutto in favore dei fanciulli e delle fasce di cittadini più deboli e in particolare degli anziani;
i gravi ed illegittimi comportamenti del Consiglio di Amministrazione della predetta Fondazione, di seguito riportati, chiedendo di intervenire;
- che il Sindaco Dr Giovanni Rossini, nonostante la segnalazione, si è limitato a presenziare all’Assemblea dei Soci sostenitori ove si è provveduto alla elezione dei membri del Consiglio in palese dispregio delle norme previste dallo Statuto senza il suo benché minimo intervento, quantomeno per appurare i fatti segnalati, avallando così i comportamenti illegittimi del Consiglio uscente;

si segnalano

per competenza i seguenti fatti.

Primo fatto

Il Presidente uscente della Fondazione, nel mese di aprile dello scorso anno, ha rifiutato l’iscrizione all’Albo dei Sostenitori di numerosi richiedenti, adducendo motivazioni del tutto discrezionali e illegittimamente discriminatorie e precisamente “in quanto iscritti all’associazione culturale Taverneriocittà”.
Si osserva, a conferma della immotivata discriminazione, che alcuni associati di Taverneriocittà fanno parte dei Sostenitori storici della Fondazione e nessun provvedimento è stato preso nei loro confronti vista l’insussistenza di motivi.
Si segnala, in particolare, che tale motivazione, di per sé infondata, è stata addotta anche per rifiutare l’iscrizione di numerosi cittadini che non sono e non sono mai stati soci della predetta associazione culturale Taverneriocittà, evidenziando così il criterio assolutamente discrezionale, personalistico e non ponderato del rifiuto in oggetto.
Ci si permette altresì di ricordare che una delle fonti di entrata della Fondazione per il raggiungimento dei propri fini assistenziali è l’acquisizione delle quote di associazione dei Soci sostenitori (articolo 7 dello Statuto) e che, pertanto, il rifiuto di nuovi Sostenitori, oltreché discriminatorio per i richiedenti, è anche economicamente penalizzante per la Fondazione.
A fronte del rifiuto immotivato di accettare l’iscrizione di nuovi soci non graditi al Consiglio di Amministrazione, si è riscontata l’iscrizione all’albo dei Sostenitori di numerosi parenti dei membri del Consiglio di Amministrazione della Fondazione nonché dello stesso Sindaco con relativa moglie e figlia.
Tale iscrizione, più che legittima in altro contesto, rafforza la palese discriminazione verso alcuni cittadini colpevoli di non condividere le idee politiche del Presidente.

Secondo fatto

In data 23 febbraio 2004, l’adunanza dei Sostenitori della Fondazione Asilo Angelo Borella, già soci sostenitori dell’ex I.P.A.B. Asilo Rag. Angelo Borella trasformatasi in Fondazione con atto del 14/10/03 del Notaio Dr Carmelo Varrica (rep. 51.103, racc. 13.655) approvato dalla Regione Lombardia con Deliberazione n. VII/15872 del 301/12/03, approvò il Regolamento del Consiglio di Amministrazione della Fondazione stessa, contente anche talune indicazioni per le elezioni del C.d.A. medesimo.
Tale atto fu assunto e giustificato quale atto transitorio in occasione della trasformazione da I.P.A.B. in Fondazione e avrebbe dovuto essere successivamente redatto in forma compiuta e deliberato, come previsto dall’articolo 8, comma 8, lettera a) dello Statuto, dall’adunanza dei Sostenitori.
Il citato articolo, infatti, riserva esplicitamente ed esclusivamente ai Sostenitori iscritti all’Albo la facoltà di disciplinare, con regolamento interno, modalità, procedure e tempi per la propria convocazione, nonché le modalità di nomina dei membri del C.d.A. a loro riservata.
Il Consiglio uscente, nei tre anni del suo mandato, non ha mai provveduto a convocare l’assemblea dei Sostenitori per predisporre il regolamento impiegando, illegittimamente, per il rinnovo delle cariche il Regolamento transitorio del C.d.A.
All’illegittimità dell’atto si aggiunge che:
a) non è stata data alcuna pubblicità diretta ai Sostenitori alla decisione di adottare il predetto Regolamento rimasto in forma di bozza;
b) non è stato consentito di prendere visione dei verbali delle adunanze dei Sostenitori, né di quelle del C.d.A. nonostante le numerose richieste;
c) non sono stati rispettati i termini previsti dall’articolo 14 dello Statuto.
Visto quanto sopra, in sede di adunanza, constatata la mancanza del prescritto Regolamento deliberato come da Statuto, un gruppo di Sostenitori ha presentato un proprio elenco di candidati, così come di consuetudine in occasione delle precedenti elezioni, in assenza del previsto regolamento.
L’esito delle votazioni è stato il seguente:
· Aiani Giovanni: voti 15
· Brenna Piero: voti 15
· Lomazzi Stefano: voti 14
· Muscionico Giovanni: voti 14
· Musumeci Pantaleone: voti 12
· Olivieri Renato: voti 12
· Pozzoli Alessandro: voti 1
· Pozzoli Paolo: voti 1
· Rossi Luca: voti 12.
Il Presidente uscente, ritenendo non accettabile le candidature proposte in sede di adunanza ha dichiarato nulle le 15 schede riportanti i voti per Aiani, Brenna e Lomazzi che, pertanto, non sono risultati eletti pur avendo ottenuto la maggioranza dei voti.
Si rileva altresì che, nonostante una specifica richiesta, il Presidente si è rifiutato di inserire a verbale i motivi dell’annullamento delle schede ed i nomi degli esclusi a causa dell’annullamento delle schede con l’indicazione delle preferenze raccolte.

Terzo fatto

Si rileva che il Presidente della Società Angelo Borella S.p.A., società di cui la Fondazione detiene il 50% del pacchetto azionario e di cui nomina in Presidente e due membri del Consiglio di Amministrazione e quindi Società dipendente dal Presidente della Fondazione, ha fatto parte della lista dei candidati ad entrare in Consiglio di Amministrazione della Fondazione, in palese dispregio dell’articolo 10, comma 3, lettera b) dello Statuto che prevede che non possa far parte del C.d.A. “chiunque abbia in corso rapporti di subordinazione di qualsivoglia natura, diretti o indiretti, o di fornitura con l’Asilo (la semplice dicitura “Asilo” è mutuata dalla vecchia denominazione di Asilo Rag. Angelo Borella, divenuta Fondazione Asilo Angelo Borella e, quindi, da intendersi “Fondazione Asilo Angelo Borella”).
A fronte dell’arbitrario e illegittimo comportamento del Consiglio di Amministrazione uscente e del totale disinteresse per quanto segnalato da parte del Sindaco, ci si rivolge a chi di competenza per la tutela del violato stato di diritto e degli obblighi statutari della Fondazione.
Con ossequio.
Tavernerio, 7 febbraio 2007

Il Consigliere comunale di minoranza 
Per Taverneriocittà
Giovanni Aiani




Aiani Giovanni
Via Marconi, 5
22038 Tavernerio 




Allegati:
Copia del verbale di assemblea dei soci del 26/01/07
Copia della relazione del Presidente

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Borella Rag. Angelo

non ancora ventenne cadde combattendo sul Monte Fior il 2 giugno 1916

Tavernerio, 25/10/007


RELAZIONE DEL PRESIDENTE RELATIVA ALL’ASSEMBLEA DEI SOCI DEL
26 GENNAIO 2007

Cari Soci,
come previsto dallo Statuto delle Fondazione, è stata convocata l’Assemblea per l’elezione del nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione che entrerà in carica alla fine di Febbraio. Gli articoli di riferimento sono l’art. 14 del vigente Statuto nonché l’art. 4 del vigente Regolamento di funzionamento del Consiglio di Amministrazione /approvato dell’Assemblea del Soci il 23 febbraio 2004).
Sono state presentate otto candidature e precisamente: Butti Luciana, Luraschi Danilo, Muscionico Giovanni, Musumeci Pantaleone, Olivieri Renato, Pozzoli Alessandro, Pozzoli Paolo e Rossi Luca. In data 05/01/2007 il Cda ha verificato le domande presentate ritenendole tutte idonee. Conseguentemente è stata convocata l’Assemblea dei Soci per il giorno 25/01/2007 alle ore 8.00, in prima convocazione ed in seconda convocazione per il giorno 26/01/2007 alle ore 21,00.
Ricordo che i Soci che hanno diritto a votare sono solo i soci storici in quanto nessun altro ha ancora maturato i 24 mesi di iscrizione.
Permettetemi un brevissimo riepilogo di questi tre anni deludenti e inconcludenti: da subito
Sono iniziate le incomprensioni tra la Società controllata e la Fondazione. La fondazione, a seguito dell’atto di affidamento e gestione del patrimonio, sottoscritto nel 2003, tra l’Asilo e la SpA, si è trovata nella condizione di dipendere in tutto e per tutto dalle risorse che la Società si era impegnata a trasferire alla Fondazione, ma la Società non ha trasferito alcunché. La mancanza di risorse ha conseguentemente paralizzato l’operatività della Fondazione. La Fondazione poteva certamente provvedere ad alienare qualche bene ma si è ritenuto che in questa situazione non chiara, fosse meglio evitare di operare sulle proprietà immobiliari della Fondazione, per non complicare ulteriormente i già non facili rapporti venutesi a creare tra la Fondazione e la Società e nell’ambito dei Soci della Fondazione stessi.
Ritengo che sia inutile e controproducente continuare a rivangare il passato poco costruttivo ma mi auspico che il nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione ed il nuovo Consiglio di Amministrazione delle Spa, possano finalmente cooperare ed iniziare davvero a muoversi. E’ necessario prendere decisioni in merito alla sede della scuola materna e dell’asilo nido, in quanto l’attuale sede non è più idonea, per cui si dovrà intervenire così come bisognerà al più presto decidere il da farsi circa gli immobili di via Liberazione.
Si è rilevato un buon incremento nei componenti dell’Assemblea dei Soci che ad oggi consta di 78 persone: 37 soci storici, 14 soci iscritti dal 22/04/2005 e 27 dal 29/11/2006.
Il 2007 dovrà essere l’anno di svolta sia per la Società che la Fondazione.
A questo punto mi fermo ed auguro sinceramente buon lavoro ai nuovi Consiglieri che stasera verranno eletti da questa Assemblea.


IL PRESIDENTE
Dott. Arch. Renato OLIVIERI

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Di Admin (del 03/02/2007 @ 13:52:43, in Archivio redazionali, linkato 5390 volte)

Ho scritto alla associazione di categoria degli infermieri professionali. I.P.A.S.V.I.
Come consigliere di minoranza mi sembrava importante che il sangue dei cittadini fosse trattato secondo le norme igienico-sanitarie. Il sangue della gente non le feste di carnevale del centro civico. Vi allego la risposta del Presidente. La allego perché si possa pubblicare e si possa valutare.

"In relazione a quanto da Lei dichiarato in data 17 gennaio c.a., Le chiediamo di circostanziare meglio la segnalazione al fine di poter verificare quanto è nelle nostre facoltà, ovvero se la moglie del vice sindaco è in possesso o meno dei requisiti per poter effettuare i prelievi emato-chimici e in che regime li effettua. Per potere procedere a quanto sopra esposto, è fondamentale conoscere le generalità della signora. Per quanto concerne il trasporto degli stessi, il quesito non è di competenza del Collegio IPASVI ma dell'ASL.
Restiamo a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Cordiali saluti
Il Presidente
Dott. Stefano Citterio
info@ipasvicomo.it 01/02/2007 09:19"

Come sempre ognuno fa il proprio pezzettino. Ma la sig.ra Prete, moglie del vice-sindaco dott.Prete, userà sistemi idonei per il trasporto, avrà un contratto, pagherà le tasse, oppure sarà una prestazione gratuita? 
Il punto non è la disponibilità personale. E’ capire se siamo in uno stato civile, dove ci sono regole e sono rispettate, o se invece dobbiamo aspettare il “buon cuore” dei benefattori.
Il neo assessore Fabio Gatti farà qualcosa? Verificherà?
Ambulatori nuovi, nuove poltroncine, Angelo Borella SpA.
E il sangue lo va a prelevare l’iniziativa meritevole dei cittadini?
Bisogna chiamare l’ASL si dice.
Altre poltroncine. Il sindaco intanto latita. Ma lui se non ci sono i timbri giusti prende la parte delle informazioni che gli conviene e iscrive la famiglia alla Fondazione. Risposte? Cittadini discriminati?
Non c’era il timbro!
Un paese Tavernerio e l’Italia con troppi timbri e pochi uomini. Ominicchi. Quaquaraqua.
E il presidente della AB spa Sandro Pozzoli? Anche lui non c’entra? Il servizio è in capo a lui.
Da cugino del sindaco gli avrà chiesto consiglio?
Quante sigle e quanti timbri. E quante poltroncine.
Meglio stare in salute e farsi qualche amico negli ospedali. 
Sono certo che l’assessore Gatti, con delega alla sanità locale, si farà sentire. E al nuovo ambulatorio farà convenzioni calibrate, con giusta divisione dei costi.
Sono certo che tutti i passaggi di questo delicato servizio le pubblicherà sul nuovo sito del comune.
Sono certo che finalmente, almeno davanti al sangue della gente, oltre che per ostentata pacatezza ci stupirà per precisione, puntualità, giustizia.
Il consigliere di minoranza per Taverneriocittà

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Di Admin (del 28/01/2007 @ 11:39:14, in Archivio redazionali, linkato 7338 volte)

“Nell’ottobre del 1921, mentre il signor Giuseppe Pirovano si trovava nel suo roccolo ad uccellare, avendo bevuto in abbondanza l’acqua della fonte del Tisone, si accorgeva che, oltre ad essere leggerissima ed assai digeribile, produceva dei sorprendenti effetti diuretici. Ne faceva quindi subito parola al medico di famiglia Dr. Riccardo Zavaldi, che lo consigliava di raccogliere dei campioni di tali acque e di inviarli per l’esame al chiarissimo Prof. Comm. Dr. Costantino Gorini della R. Università di Pavia e docente di chimica alla R. Scuola Superiore di Agricoltura in Milano.”


L’illustrazione della Fonte Plinia come appariva su di un opuscolo pubblicitario dell’epoca.



Tale è l’inizio della storia dell’acqua Plinia di Solzago, come si legge nell’opuscolo divulgativo e pubblicitario distribuito dalla S.A. Fonti.Plinia del Tisone nel 1922.
“Inoltre parve necessario sottoporre all’esame dell’esimio perito geologo Dottor Prof. Cav. Uff. Tullio Gervasoni del R. Liceo di Como, il territorio dove nasce l’ACQUA PLINIA ed il giudizio idro-geologico confermò la certezza che l’acqua “proviene da strati profondi del sottosuolo, che è ben protetta da infiltrazioni ed inquinamenti e non ha alcun rapporto con acque di scorrimento”.



L’analisi chimica e batteriologica del Prof. Costantino Gorini.



Il Sig. Giuseppe Pirovano non perse tempo: dopo il parere del geologo e del tecnico idraulico, Ing. Conte Dino Castelli, che “accettò di buon grado l’incarico di predisporre un progetto di massima per l’impianto dei serbatoi, della canalizzazione della costruzione dello stabilimento idroterapico rispondente ai più moderni criteri” venne rapidamente approntato il piano industriale necessario per lo sfruttamento dell’acqua.
“Il capitale occorrente per la costruzione delle predette opere, per l’acquisto dei terreni, pei progetti e spese di costruzione della Società, reclame iniziali, ecc. è stato previsto in L. 1.000.000 come dal piano finanziario redatto dal Rag. Prof. Giuseppe Fumagalli il quale, basandosi su dati concreti ed attendibilissimi ha preventivato anche quali potranno essere, in linea generale, le rendite e le spese di esercizio. Tale preventivo dà affidamento che il capitale sarà largamente remunerato.”
L’opuscolo terminava con queste parole:
“Ora non resta che affidare al pubblico intelligente il successo della iniziativa: le prerogative innegabili dell’ACQUA PLINIA, le bellezze naturali di Solzago che sorride civettuolo fra il verde festante dei colli profumati fanno sperare che l’Acqua Plinia oltre ad essere utile agli ammalati delle vie urinarie, sarà anche la fortuna di Solzago”.



La fonte Plinia da una cartolina del tempo, in stile art noveau.



La SOCIETA’ ANONIMA FONTI.PLINIA DEL TISONE si preoccupò naturalmente di accreditarsi presso la classe medica di allora, per ottenere un buon supporto medico-scientifico all’iniziativa commerciale.
Distribuì campioni di acqua minerale a vari medici di vari ospedali anche importanti. In un opuscolo pubblicitario sono pubblicati i pareri degli esimi dottori e professori, tutti declamanti le qualità eccezionali dell’acqua Plinia, ottimo rimedio contro le malattie delle vie urinarie, contro la gotta e le dispepsie gastriche ed enteriche. I ginecologi ne declamavano l’utilità nella cura “delle atonie gastriche, facili a riscontrarsi nelle donne gestanti”, i pediatri la consigliavano “quale ottimo mezzo di diluizione del latte nell’allattamento artificiale del bambino”.
Qualcuno la trovava ottima nella terapia delle forme artritiche croniche.
Al di là della interessante e quasi pionieristica impostazione pubblicitaria del piano industriale del Signor Pirovano, è divertente notare la sempre attuale inclinazione dei medici a piegare la scienza (e la coscienza) nella direzione dell'economia. 
Nel 1922 gli impianti erano pronti e cominciarono a funzionare.
Mancano dati sulla produttività e sul numero degli operai assunti inizialmente. Dalle immagini qui riportate si ha l’impressione che il lavoro fosse poco meccanizzato e che il numero di lavoranti fosse elevato rispetto al prodotto ottenuto. Dalle fotografie si contano almeno 25 persone attive contemporaneamente.



Successive fasi della lavorazione dell’acqua. 1922.



L’acqua Plinia ebbe una notevole diffusione in Lombardia, in Piemonte e in Emilia Romagna (specialmente a Modena e a Bologna). Ancora oggi è elencata sul sito internet delle acque minerali italiane e da un altro sito dedicato ai collezionisti di etichette dell’acqua minerale è stata tratta l’etichetta riportata in alto.



Nel 1926 il primo proprietario, Sig. Pirovano cedette l’attività al gruppo Levissima che continuò l’attività fino al 1969 quando l’impianto fu ceduto alla Canturina SNC di Allievi. Negli anni successivi l’attività subì diversi ammodernamenti: gli impianti, da prevalentemente manuali, diventarono semiautomatici. 


Inizio dei trasporti dell’acqua imbottigliata. 1922.



Si passò dalle bottiglie di vetro a quelle di plastica e le cassette di legno furono sostituite da quelle in plastica. I dipendenti erano scesi a 13-14: 1 persona portava le bottiglie alla macchina lavatrice, 2 persone erano addette al lavaggio, 1 persona sovrintendeva al riempimento, 1 alla “specola”, cioè guardava in controluce la bottiglia per controllare la qualità del prodotto, 1 era addetta alla etichettatura, 2 al riempimento delle cassette, 1 guidava il carrello in magazzino. Il lavaggio avveniva in tre tempi: un prelavaggio con soda caustica, un secondo lavaggio con acqua della rete, un terzo lavaggio con acqua minerale. L’acqua minerale veniva stoccata in un serbatoio di 30.000 litri, così come quella della rete. 
La produzione era di 3.600 bottiglie all’ora corrispondenti a 500-600.000 bottiglie all’anno. Il trasporto avveniva per mezzo di autocarri con rimorchio, in parte tramite un trasportatore di Casina che lavorava per la Società, in parte tramite i clienti stessi.
Tutti ricordano gli autocarri che facevano fatica a passare dalla strettoia di Stelasc nel centro di Tavernerio vecchia, quasi settimanalmente portando via qualche pezzo di muro o qualche finestra delle case prospicienti la strada. Si era addirittura provveduto ad allargare il tornante della Cava, quello che porta alla Plinia venendo da Tavernerio, per permettere ai camion a rimorchio, di fare la curva. 


La sede della S.A. Fonti.Plinia del Tisone. Solzago e i capannoni della “fabbrica” da una cartolina del tempo (1922 circa).



Il problema principale della Fonte Plinia era quello della bassa portata delle Fonte. Si passava da un massimo di 1,5 litri al secondo a un minimo di 0,5 litri al secondo. Per questo motivo si era provveduto a stoccare l’acqua in modo che di notte si accumulasse una sufficiente quantità di acqua da imbottigliare nelle ore di attività diurna. Ma il problema diventò sempre più grave perché non essendo possibile l’espansione della produzione, diventava sempre più difficile mantenerne la competitività. Fu chiamato un sacerdote rabdomante allora famoso in tutta la Brianza, sensitivo in grado di individuare la presenza di acqua nel terreno. Furono eseguite trivellazioni profonde, nella località “tana del lupo”, poco sopra la Fonte Plinia, particolarmente dispendiose in quanto su terreno roccioso, anche con l’aiuto della dinamite, ma i risultati, sebbene promettenti, non vennero ottenuti: la profondità cui era necessario spingersi consigliò la sospensione delle ricerche. Secondo le normative introdotte poi negli ultimi tempi, l’autorità sanitaria prescriveva inoltre l’introduzione di impianti di filtraggio dell’acqua per garantirne la purezza batteriologica. Il costo di tali impianti non era ammortizzabile con l’aumento della produzione, come si è detto.
Nel 1981 venne decisa la chiusura dell’impianto, con cessione degli impianti e del materiale di produzione alla Società Chiarella. 
Il proprietario della fabbrica ha tuttavia continuato a curare scrupolosamente la sede della Società e della fabbrica e il relativo parco e tuttora viene mantenuto in efficienza tutto l’impianto di captazione, derivazione e raccolta dell’acqua sorgiva Plinia del Tisone.


Un’immagine dell’epoca (1922) della sorgente Fonte Plinia e del parco annesso.



La vicenda dell’acqua Plinia del Tisone è una vicenda interessante che ha dato lustro a Solzago e che ha dato lavoro a parecchie famiglie della zona: essa fa parte della storia del nostro paese e ci sembrava giusto ricordarla.
Chissà se un giorno, con i nuovi impianti meccanizzati ora disponibili, non sarà possibile ricominciare a imbottigliare la gloriosa acqua Plinia? Magari da vendere in confezioni famiglia e per le Scuole in apposito spaccio presso il luogo di produzione, magari con la partecipazione pubblica che permetterebbe di mantenere prezzi competitivi? Ma questa è un’altra storia.

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Di Admin (del 19/01/2007 @ 14:26:58, in Archivio redazionali, linkato 4160 volte)

Avevamo raccolto soldi quell’inverno. Tra di noi.
Tra quelli che non potranno più essere come erano.
Per il riscaldamento dei tuoi ospiti.
Ci sentivamo allontanati. Ma il vento soffia dove vuole.
Avevamo raccolto soldi per esserci. Per dirgli grazie. Da lontano.

Ora scriverti non può più essere scambiato come un trucco per la rendita del potere. E il consenso.
Non lo è mai stato. Ma adesso è finalmente disadorno e presente solo alle cose che abbiamo insieme amato. 
Che ami e amiamo.
Ora che sui muri intorno alla tua chiesa ci sono, coperte, le ingiurie e gli sputi.
Come quel “cloro al clero”. 
Le sementi secche degli uomini civetta.

E poi trovarti steso in quella cappella all’obitorio.
Rivestito di solitudine.
Come di un sorriso.
Lontano come di lontano stanno i giorni futuri.
Soli.
Diversi e appestati. 
Maledetti come lo sono gli untori.

Nessuno è rimasto dentro questa cappella.
C’è tempo ancora prima di domani.
Abbiamo visto dove andiamo. 

Un abbraccio al tuo corpo. 
E una genuflessione.

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Di Admin (del 07/01/2007 @ 21:48:27, in Terzi, linkato 13826 volte)

La prima volta che è successo credevo scherzasse: ”Ma tu chi sei?”, ha chiesto.

di Federico Roncoroni*

Leonardo, Profilo deforme di vecchia, Kunsthalle, Amburgo



Da qualche tempo la mia mamma non mi riconosce più. Mi sorride, mi parla e mi risponde, ma non sa chi io sia e non sa neanche chi lei sia per me. Lo so bene: è una cosa che è capitata e capita a molti che hanno a che fare con una persona cara molto anziana. Ma ne parlo, vincendo una sorta di pudore, proprio perché non è un fatto solo privato o da tenere nascosto: è un fatto che riguarda tutti e, come spesso succede in questi casi, parlarne, e sentirne parlare, fa bene. 
La prima volta che è successo, credevo scherzasse. Eravamo insieme da una mezz’ora e come capitava ormai da mesi mi stava leggendo per la decima volta un titolo della “Provincia”. A un certo punto si è fermata, ha posato il giornale e guardandomi con il suo bel sorriso di vecchia - gli occhi grandi, un po’ appannati, le labbra sottili, quasi curve sulle gengive - mi ha chiesto: “Ma tu chi sei?”. “Come chi sono?, le ho risposto io. “Sono il Fede”. “Ha, si, il mio Fede”.”Ma sai chi sono?”. “Il mio Fede”. “Si, mamma, ma chi sono per te?”. Solo dopo numerose spiegazioni sono riuscito a farle capire che lei era la mia mamma e, di conseguenza, io, il suo Fede, ero suo figlio. “Tuo figlio Federico”. “Oh, il mio Fede! Sai, il mio papà si chiamava Federico. Io, quando ero bambina, gli dicevo sempre:”Se mi sposo e ho un figlio, lo chiamo Federico. Poi, quando ti aspettavo, tutti volevano sapere come ti chiamavo se eri un maschio: io ero sicura che eri un maschio. Ma io me ne sono sempre stata zitta. Forse l’altro nonno, come si chiama…” “Nonno Salvatore”. “Ah, si. Lui forse credeva che ti chiamavo come lui e quando sei nato e mi hanno chiesto come volevo chiamarti, ho detto “Federico” e tutti sono rimasti lì. Ho fatto bene?”. “Hai fatto benissimo”. “E poi una volta non erano tanti quelli che si chiamavano Federico”.”Si, è vero, eravamo in pochi”. “Ti piace Federico?.”Si, mi piace tanto”. “E’ un bel nome Federico. Il mio papà si chiamava Federico e quando…”
Basta prenderle una mano e stringergliela con tutto l’affetto possibile e per un po’ il sinistro meccanismo della ripetitività si interrompe, per lasciare spazio a un’altra serie che ritorna sempre uguale, ogni volta, ogni sera: “Hai fame? Vuoi qualcosa? Non ho tanto da darti, ma se hai fame…” e fa il gesto di alzarsi per andare verso il frigorifero. “Vuoi un po’ di vino?”, mi domanda poi indicando la bottiglia del chinotto, che ormai chiama e considera vino. Se accetto, prendo un bicchiere e me lo riempio.”Te, è troppo, ti ubriachi!”, mi dice, e nel timore che ne beva un altro prende la bottiglia e, trascinandosi sulle ciabatte, va riporla in un angolo della cucina. “Grazie che sei venuto a trovarmi. Io ti do del tu, ma se ti dà fastidio, se non vuoi, dimmelo…”.”Mamma, ma sai chi sono?”. “Si, sei il Gigi…”
Tutto questo, si sa, ha un nome che si conosce da sempre, vecchiaia, e un nome più moderno, Alzheimer, che vuol dire progressivo decadimento cognitivo. Quello della mia mamma è un Alzheimer dolce e tranquillo, di quelli che Dio manda ai suoi fedeli più cari per alleviare loro la pena di sopravvivere alla loro vita vera. Un Alzheimer dolce e tranquillo: da donna attenta e precisa, attenta a tutto e precisa in tutto, che è sempre stata, è caduta in breve tempo in una sorta di disincanto, in uno stato di sereno oblio o, per lo meno, di un oblio che pare sereno. Soffre, ma “soffre” è un termine sbagliato, perché in realtà non sembra soffrire, soffre di “ingravescenti disturbi a carico della funzione mestica” (cioè non ricorda ciò che le hanno appena detto o ha appena fatto), “prospettica” (non ricorda o confonde le piccole scadenze della giornata), e “autobiografica” (confonde ricordi significativi della propria esistenza e non riconosce le persone, che sono poi i suoi figli e i suoi nipoti). Ha, dice ancora il referto medico che, nella sua genericità e nella sua astrattezza, è così vero e realistico da sembrare il suo ritratto preciso, ha dei “deficit prassici” (non sa dove trovare gli oggetti, non sa più come si prepara da mangiare), “linguistici” (persevera sempre nelle stesse considerazioni e osservazioni: “Oggi è bello, ma fa freddo, ma è il suo tempo. Poi diciamo che fa caldo. Non siamo mai contenti…”; “Al tempo non comanda nessuno”), “attentivi” (ha tempi di concentrazione brevissimi, e si distrae subito: se va trovarla qualcuno, dopo un paio di minuti si alza e va in un’altra stanza). Soffre di disorientamento sia spaziale (appena fuori delle sue quattro mura, non sa dove si trova) sia temporale (non sa che giorno della settimana sia e, tanto meno, in che anno viva) e soffre di “wandering” (vaga per la casa senza meta).
Ha la memoria presbite dei vecchi: non ricorda se e cosa ha mangiato un’ora prima, ma ha memoria, una memoria sfocata e confusa, di episodi della sua infanzia e della sua adolescenza che racconta, sempre identici, attualizzandoli, cioè inserendovi anche noi, come se li avessimo vissuti con lei.
Ha rielaborato tutti i lutti che hanno costellato la sua vita e che l’hanno lasciata sola, senza più nessuno dei membri della sua grande famiglia d’origine, quasi fosse l’ultimo albero rimasto di una vasta foresta scomparsa. Ha dimenticato tutti quei morti?. Il padre amatissimo, morto giovane, la madre, il fratello scomparso poco più che ventenne e tutti gli altri? No, non li ha dimenticati, solo che non ne parla più e se ne parla, come fa del padre e del fratello, ne parla come se fossero ancora vivi, a casa loro. Qualche volta, lamenta in dialetto, quella che fu la lingua dei loro rapporti quotidiani, la perdita del suo Geo: sessantadue anni di vita insieme qualche traccia l’hanno lasciata… Ha tanti problemi, insomma. Ma è sana: le sue “funzioni neurovegetative e fisiologiche”, cioè il mangiare, l’andare di corpo e il dormire, sono nella norma, ossia ”buoni in rapporto all’età” secondo la consueta formula medica. E’ del tutto autonoma. Sa rispondere al telefono: se sono i suoi figli, bene, se sono estranei, chiede loro di telefonare “più tardi”. E’ capace anche di telefonare ai suoi figli, di cui ha tutti i numeri scritti a caratteri cubitali su un foglio: telefona a ore fisse, (“Così non ti disturbo”). Le sue telefonate durano una quarantina di secondi, talvolta anche meno, e ubbidiscono a uno schema fisso: chiede le notizie sulla tua salute - quanto a sé dice sempre che sta bene, o per lo meno “come al solito” che per lei vuol dire bene -, parla del tempo, si scusa del disturbo (“Oggi non ti ho ancora telefonato vero?” “No, mamma, non ci siamo ancora sentiti” le rispondiamo noi, anche se è la terza volta di seguito che chiama: “Dico sempre che devo tenere qui un foglietto e segnare quando ti chiamo, ma poi mi dimentico…”. “Si scusa del disturbo (“Scusa se ti ho disturbato”) e ti saluta: “Ciao allora. Tanto ci sentiamo ancora, vero?”. E’ raro che telefoni fuori orario, a metà mattina o durante il pomeriggio: “Ero qui vicina al telefono, e mi è venuta voglia di sentirti…”. Negli ultimi tempi queste telefonate, più da innamorata che da mamma, si sono fatte più frequenti. Che senta più forte la solitudine o abbia in qualche modo consapevolezza della condizione in cui vive?
E’ sana autonoma e tranquilla. Soprattutto è, come dicevo, tranquilla e anche, a suo modo, allegra. Certo non è mai cupa: prende tutto, o sembra prendere tutto, con serenità. Con autoironica serenità commenta anche la sua condizione, quando, non so come, percepisce che qualcosa in lei si è inceppato: “Ah, la mia testa non è più quella di una volta. Non ricordo più le cose. Cuma l’è brutt diventà vecc. Una volta mi chiamavano la scavalcafoss, e adesso non sono neanche più buona di uscire”.
Non partecipa ai discorsi che noi fratelli facciamo, quando ci capita di incontrarci da lei: ci ascolta parlare per un po’, poi scuote la testa e ridendo ci dice “Mi capissi nient” e allora torniamo a occuparci solo di lei. La mia sorella più piccola ha cercato per lungo tempo, e talora ancora cerca, di coinvolgerla, spiegandole piano piano quello di cui stiamo parlando, ma è inutile: fondamentalmente non le interessa altro che di vedere i suoi figli e di sentirli parlare: non sempre ci riconosce e non sempre ci distingue, ma in qualche modo sente e sa che siamo noi. Ci guarda senza più l’ansia con cui ci guardava fino a qualche anno fa, quando eravamo “piccoli” e si preoccupava di tutto quello che ci riguardava. Adesso ci domanda solo se abbiamo mangiato, ci dice di lavorare poco (sì, proprio così) e di andare a letto presto: a me, in particolare, dice sempre: “Copriti, che fa freddo”. Alla fine quando ce ne andiamo, qualunque sia il tempo che siamo rimasti con lei, dice: “Scappi già? Sì, è tardi. Grazie che sei venuto a trovarmi. Ti aspetto sempre”. E’ vero: io a un certo punto “scappo”. Scappo quando mi ha ripetuto per l’ennesima volta la storia del mio nome o, peggio, quando in un improvviso buco di silenzio, sento venire dalla cucina il ticchettio dell’orologio elettrico a muro, quell’orologio che sentirò battere fino quando lei sarà ancora viva e la sua casa, nonostante tutto, esisterà e funzionerà, per ospitare le sue giornate.
E’ sana, autonoma e tranquilla. E non è mai cupa: talvolta ha dei guizzi gioiosi, quasi irriverenti, che portano a galla chissà quali momenti della sua infanzia, che non conosco, ma che certo fu serena, prima che i lutti e le disgrazie la facessero crescere anzi tempo: guizzi di quella natura fondamentalmente gioiosa con cui accompagnò, per lunghi tratti, la nostra, di infanzia.
E talvolta è anche curiosamente testarda e caparbia, come una bambina: di quella caparbietà e testardaggine con cui ha faticosamente lottato tutta la vita, per ottenere, non per sé ma per la sua famiglia, quello che riteneva giusto. Come un tempo, se dice non è no, anche se oggi le cose per cui si batte non sono più quelle di una volta, perché riguardano le inezie e le miserie di una vita senza più orizzonti.
E’ sana, autonoma e tranquilla e non è mai cupa. Che cosa desiderate di più? Che dire? Niente, perchè non c’è niente da dire, come non c’è niente da fare. Spesso ti fa spazientire e ti viene voglia di strozzarla, soprattutto quando ti ripete mille volte di fila i titoli della prima pagina del giornale o quando, arrivando, te la vedi, in pieno inverno, affacciata alla finestra, come se ti aspettasse, senza neanche sapere che arriverai. Ti viene voglia di gridare e di sgridarla, ma ti rendi subito conto che ciò che ti fa andare in bestia non è lei, ma la scoperta dell’abisso che ormai divide lei così come è adesso da quella che è stata e che, stupidamente, pensi che è ancora, e invece non è più.
Ti viene voglia di gridare e di sgridarla e qualche volta ti succede anche di farlo. Ma te ne penti subito, come di un atto di vigliaccheria che ti scava nel cuore un senso di colpa che ti porti dietro tutto il giorno, fino a che non le telefoni, e ti rendi conto che lei ha dimenticato tutto, come sempre, e che ti tratta con la dolce evanescenza di sempre.
Viene voglia di gridare e di sgridarla, ma poi guardarla negli occhi, che non ti sei mai accorto che fossero così azzurri e così belli come adesso che sono velati da una nebbiolina sottile, scopri che, anche se non lo sembra più, è sempre quella mamma coraggiosa che ti ha sempre difeso contro tutto e contro tutti, che ti ha curato e guarito, che ti ha aiutato tante volte, che ti ha regalato quella tal cosa che tanto desideravi, che ti ha fatto studiare, che ha sempre trovato il modo di darti i soldi di cui potevi avere bisogno a Pavia, dove ti aveva mandato a studiare.
E poi, alla fine, scopri che ti fa solo tenerezza, perché è tranquilla e vuole solo essere elegante, ben vestita e ben pettinata, per sentirsi in ordine quando arrivano i suoi figli che aspetta sempre e che poi, quando arrivano non riconosce più.
Qualche sera fa, mentre ero da lei a farle compagnia tra la fine del “turno di guardia” di una delle mie sorelle e l’arrivo della badante che la traghetta fino al mattino quando torna sotto la benevola protezione dell’altra mia sorella, a un certo punto si è alzata dal divano dove mi stava leggendo, a suo modo, il giornale ed è andata in cucina. E’ squillato il telefono e mi sono distratto a rispondere per un paio di minuti. Quando l’ho raggiunta in cucina aveva apparecchiato per due: due tovagliette, i tovaglioli, i piatti, le posate e i bicchieri. Mancavano le pietanze, e il gas era spento, senza le padelle e i padellini di un tempo, ma tutto era perfettamente a posto. L’ho guardata sorpreso. Mi ha detto: ”Adesso arriva il babbo, e gli piace trovare pronto”.

*Federico Roncoroni, consulente editoriale e responsabile di varie collane, ha pubblicato saggi su poeti e narratori dell’Ottocento e Novecento e numerosi libri per la scuola, tra cui “Testo e contesto” e una grammatica dell’italiano che è usata in tutto il mondo. Ha pubblicato vari saggi su D’Annunzio e lezioni commentate dell’Alcyone e del Piacere. Si è occupato in particolare di Piero Chiara e Carlo Emilio Gadda di cui ha pubblicato molti inediti.

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Di Admin (del 04/01/2007 @ 12:39:15, in Archivio redazionali, linkato 11512 volte)

Questa immagine dall’Etiopia trovata su internet è accompagnata da questo commento: ”avanti così Etiopia”. Credo che l’autore volesse dire: se continui su questa strada starai sempre male.
Io invece ho provato questa sensazione: non so se tu Donna etiope con pannocchie sei meglio o peggio di noi, forse sei più felice di noi, o potresti essere come noi o meglio di noi se le tue condizioni economiche e culturali te lo permettessero. Ma questo è certo: se noi facciamo gli arruffoni, i dilettanti, i ladri e veniamo meno alle nostre responsabilità politiche, da quelle locali a quelle mondiali, tradiamo noi e anche te. E’ come se un filo invisibile, ma implacabile collegasse te e noi nel nostro fare quotidiano. E’ come se ogni occasione che perdiamo nel promuovere lo sviluppo dell’uomo, anche qui a Tavernerio, si ripercuotesse per vie sotterranee negativamente anche su di te.

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Di Admin (del 22/12/2006 @ 14:31:32, in Archivio redazionali, linkato 2263 volte)

Facciamoci gli auguri. A noi!, borghesemente. Alla maniera del Sindaco Gianni Rossini.
Continua a scrivere. Ma che qualcuno lo consigli. Una lettera da prevosto di campagna di fine ottocento.
Si trovi qualcuno che alle parole agganci anche messaggi e pensieri.
Accozzaglia di giustificazioni, di “stavolta non parliamo di…”.
Eh si perché quando parla di qualcosa dice sciocchezze. Almeno stavolta una pagina sola.
Auguri a chi?
Ai bambini ammazzati in Terra Santa? Agli Iracheni al macello da una politica borghese e neo coloniale di baron Bush il venditore di olio per lampade? Agli sbarchi dei clandestini? Ai famigliari e agli amici di “Erba sangue e arena”?
Auguri all’aumento dei compensi per gli amministratori del nostro Comune? Alle caditoie? All’acqua che entra dai tetti? A due muri sistemati al Centro Civico Borella?
Non doveva diventare ambulatorio per Solzago? Così vendeva nel suo studio lo “zii fra” Prete in campagna elettorale. Alla provincia per quattro segnaletiche senza progetto e dimenticando metà del territorio? Devi dare il contentino ai tuoi consiglieri dipendenti provinciali e al presidente della Fondazione Borella? Ma dai…
Opere a Ponzate?
Ma Sindaco finora hai trovato tutto fatto e ci metti sopra chiacchiere e una manciatina di polvere.
Salvo poi sputare sul fatto che le opere vanno pagate.
Almeno la decenza di uno sguardo allargato. Non dovevi cominciare a finire il cimitero? Era nelle opere pubbliche, e l’ambulatorio comprato? Ma se hai fatto una delibera e una firma?
Inauguri la politica dei piccoli passi e finisci per vendere passi banali da ladro di polli.
Non hai un progetto. Non sai come fare per trovare le risorse.
Hai gridato contro la cacca di cani e piccioni, contro le coppe del tetto del comune? Ma dai…
Il nuovo Palazzo Comunale lo tieni lì per 4 anni e mezzo così?
Il consenso alle elezioni ha turato il naso e ha accettato di fare la parte dell’utile idiota. Ma guarda che i “compagni” oltre a portarti i loro problemi personali da risolvere poi vogliono visibilità!
A Pasqua come fai a fare gli auguri?
Non convincerci che sei tutto qui. Facci vedere che un sussulto di dignitosa normalità politica c’è.
Finora c’è la pena di pensionati allo sbando con le belle macchinone.
Il segretario comunale sa usare il computer?
Non hai nemmeno aperto il sito web del Comune. Ci voleva poco. Bastava pensarci. Ce n'è uno già fatto.
Ma fanne pure un altro nuovo. Ci mandavi gli auguri anche da lì. Ci pubblicavi il nuovo statuto della comunità, approvato in fretta perché i Ds vogliono due altri posti in giunta. Ci mettevi le delibere di giunta e di consiglio. Annunciavi il Consiglio comunale.
Convocavi la riunione dei capigruppo. I tuoi cittadini sanno che la minoranza non ha nemmeno possibilità di scrivere una lettera, né di incontrare organicamente l’amministrazione? Eppure le due minoranze sono la maggioranza del paese. Di cosa hai paura?
Le letterine di babbo natale fanno ridere. Mettici almeno una figurina. Sai l’Italia è un paese di una qualche tradizione artistica. Qua e là. Distrattamente.
Una partenza che sembra sempre più zoppa.
Ma noi non ti chiediamo di andartene, di dimetterti. Troppo comodo.
Rimani e facci vedere cosa significa amministrare bene, rispondere alle sfide del futuro che intravedi e tenere in ordine la macchina comunale e le finanze.
Un decimo del tempo te lo sei giocato. Ma te ne restano altri 9 decimi. Facci vedere che dopo la caccia alle streghe sei anche capace di diventare rinascimento e abbazia. Abate, non prevosto di campagna.
E poi un consiglio: fatti dare una mano a scrivere, lo diciamo contro il nostro interesse. Fai finta che scrivere non sia mettere insieme parole. Fai finta che ci possa essere una continuità da non smentire con quello che scrivi un mese con l’altro.
Faremo finta che per scrivere i pensierini di Natale non ci hai pensato su, che hai scritto di getto.
Perché se ci hai anche pensato per scrivere sta roba bisognerebbe preoccuparsi.
Auguri di buon lavoro Sindaco. Buon lavoro. Non basta svernare nel palazzo comunale. I banconi dell’anagrafe stanno in Comune più a lungo di chiunque.
Gironzolare a capocciate in una stanza di specchi fa rumore, ma non quello di un cantiere.
Auguri signor Sindaco tra pasque e natali hai davanti ancora almeno una decina di letterine.
Puoi farcela.

Il Consigliere di minoranza per Taverneriocittà

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Di Admin (del 17/12/2006 @ 12:15:51, in Archivio redazionali, linkato 13581 volte)

Guardate “il rudere” del Comune Nuovo: la facciata è un rettangolo in sezione aurea, anzi due rettangoli in sezioni aurea intrecciati: il trucco nascosto dell’architetto Alberto Sartoris. 

L’Architetto Alberto Sartoris


Il razionalista la sezione aurea ce l’aveva nel sangue, come ce l’aveva Terragni, suo amico: la facciata della Casa del Fascio (Piazza del Popolo a Como) è in sezione aurea.

 

Modellino della Casa del Fascio di G.Terragni


Come gli artisti e i matematici fin dall’antichità.

La vecchia sezione aurea: chi è costei? Prendete un rettangolo: se il rapporto tra il lato corto e quello lungo è 0,618, il rettangolo è in sezione aurea, il rettangolo più perfetto che ci sia. 

Nel RETTANGOLO AUREO vale la relazione [(a+b)/a] = a/b
che può essere riscritta (provare per credere…) come a/(a+b) = 0.618


Ma anche la stella a 5 punte ha i lati che si intersecano secondi questo rapporto e i Pitagorici ne fecero il loro simbolo.

 


La facciata del Partenone è in sezione aurea, ma anche i diametri dell’uovo di gallina sono in sezione aurea. Anche la spirale della conchiglia del Nautilus è generata dalla sezione aurea (spirale logaritmica).

 

 


La spirale del cavolo è una spirale logaritmica generata dalla sezione aurea.

 


Più prosaicamente, anche il bancomat è in sezione aurea. Fibonacci, matematico del medioevo, trovò che nella sequenza dei numeri in cui il successivo è la somma dei due precedenti, il rapporto tra due numeri successivi tende a “phi” (leggi “fi” da Fidia, architetto del Partenone), la sezione aurea. 

 


Molti altri esempi vi sono in natura di fenomeni in cui si realizza questo rapporto: basta leggere Il Codice Da Vinci di Dan Brown, romanzo pieno di citazioni inventate e altre vere; phi appartiene a quelle vere.… Così gli antichi, vedendo che questo rapporto faceva funzionare la natura e rendeva bellissimo il rettangolo, pensavano che la sezione aurea fosse qualcosa di divino: il pensiero di Dio che generava la vita e insieme il bello dell’arte: l’armonia tra bellezza e natura. Luca Pacioli, frate francescano, grande matematico e ragioniere (inventò la partita doppia), fu grande teorico dell’arte del Rinascimento e nel 1496 scrisse un libro dedicato alla Sezione aurea: “De divina proportione”, illustrato da disegni di Leonardo da Vinci al quale insegnò la matematica. Chi meglio di un frate francescano e per giunta matematico poteva teorizzare sulla divinità del “phi”?. 

 

Ritratto di Luca Pacioli (Iacopo dè Barbari - Museo di Capodimonte. Napoli)


Ma veniamo a Tavernerio, che non è l’ultimo dei paeselli: la facciata del futuro Comune, se riuscite a superare l’impatto del non finito, che altera la percezione, è formata da due rettangoli in sezione aurea che si sovrappongono nella parte centrale.

 


Questa parte di sovrapposizione definisce il settore centrale più stretto, della facciata, quello destinato all’ingresso e ai sistemi di risalita: trovata geniale, che conferisce eleganza alla struttura; un tocco di armonie che vengono da lontano, eco di antichi misteri: non è un rudere come alcuni dicono, ma un gioiello l’edificio del comune nuovo: non un anonimo edificio industriale, ma una raffinata opera di architettura con una sua collocazione precisa nella storia dell’architettura del secolo scorso. Una volta portato a termine secondo i disegni primitivi e non senza gli intelligenti adeguamenti alle esigenze e ai canoni estetici di oggi, diventerà un gioiello: uno dei pochi gioielli che possiede Tavernerio. Tengano presente anche questo i nostri Amministratori se per caso dovessero imbroccare l’idea di venderlo per ripianare i buchi del bilancio: fatte le debite proporzioni, non vi incazzereste se Michelangelo non avesse scolpito la pietà perché doveva pagare il macellaio? 

 

Rustico del futuro Palazzo del Municipio di Tavernerio, sito in via G. Perlasca, di proprietà del Comune di Tavernerio: facciata principale come appare dalla Piazza della Chiesa dell’Eucarestia: data di costruzione: 1992-1995.
Architetto: Alberto Sartoris (1901-1998) con la collaborazione dell’Architetto Alfredo Lazzaroni. 


Phi 0,618

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