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Rosario
Di Admin (del 03/06/2016 @ 12:05:21, in Redazionale, linkato 20720 volte)
SI RIPROPONE, PER LA SUA ATTUALITA’, L’ARTICOLO PUBBLICATO SUL BLOG IL 13/09/2007 «ROSARIO».

 

L’episodio del Centro Civico Rosario Livatino chiuso, rappresenta la dimostrazione, non isolata, che la rete sociale deve essere alimentata, amministrata e potenziata. Altrimenti scompare.
In questo settembre, dopo due giorni, si percepiscono anche i mugugni per gli spazi della mensa dell’Istituto Comprensivo don Lorenzo Milani. Insufficienti. 
Progettati per essere ‘a norma’, cioè secondo l’intelligenza del riprodursi intelligente dei servizi alle persone, per un massimo di 150/160 persone e intasato a volte con numeri superiori alle 220 unità. Fuori dai canoni di sicurezza.
E la chiusura dei contributi alla mensa dei poveri, a quella dei malati terminali, la chiusura ad agosto dell’asilo e del nido, l’insufficienza del sistema di trasporto.
La società Angelo Borella e la Fondazione omonima ferme, inermi, con ingenti risorse senza guida e senza progetti. 
Le strade che peggiorano lasciate ad una manutenzione minimale, senza prospettive.
Un cimitero che da luogo della memoria si trasforma in dovere anagrafico. 
Perché non puoi sostare fuori, con una fontana e un faggio. 
Perché delle vite passate non c’è utilità e disponibilità di bilancio.

Si erano messi nomi importanti a disseminare questo Comune: Giorgio Perlasca, Rosario Livatino, don Lorenzo Milani, ma anche Aldo Rossini, Angelo Benzoni, Vittorio Rognoni. 
Don Lorenzo Beretta.

Ma i nomi non sono amuleti, non sono nemmeno la scusa per fare un’alborellata. 
Non sono la finta di ricoprirsi di intelligenza.
I nomi vogliono ricordare una vita spesa per il servizio alla comunità, per il respiro immenso sopra e oltre. Un oltre a cui non si risponde mettendo parenti e amici a gestire il bar del Centro Livatino.
A dirigere società a capitale pubblico. O fondazioni.
Non perché questo sia abbietto e banale. E nemmeno perché gli incapaci rubacchiano e lasciano andare le cose ‘alla malora’.

Ci sono laghi di metano gelato su Marte. Con cui si risolverebbe per millenni il problema dell’energia sulla terra. L’energia c’è. Viene prima di noi. Prima dei nostri conti correnti, prima delle assicurazioni sulla vita, prima e oltre i nostri giorni.

Gli uomini, quelli che stanno fuori dal Rosario Livatino, quelli che si accalcano in mensa, quelli che non hanno privacy in ambulatorio, quelli che non sono assistiti all’Hospice, quelli della mensa del povero, quelli che vanno in piattaforma, quelli che viaggiano sulla navetta Virgilio, quelli trasportati da AB negli ospedali e nelle scuole, quelli piccoli affidati dai tribunali dei minori e dimenticati nel cassetto, quelli che dormono in compagnia di una bottiglia mezza vuota, quelli che invecchiano con paura, questi uomini, hanno un nome.

E il nome è la loro anima, la loro dignità. I desideri, i progetti.
I figli.

Forse è difficile far quadrare i bilanci, forse occorre lavorare perché si riconosca sempre l’indispensabilità del cammino. Ma non c’è un’altra strada. Se la politica, anche quella amministrativa, basta ai quattro impiegati pubblici e al gruppetto di pagliacci della politica, va ostacolata, criticata, abbattuta. 
E la P38 ha già fallito. Così come le cariche della polizia e il regime di ‘Colonnelli’.

Perché all’anima degli uomini può parlare solo il nome di altri uomini.

Il consigliere di Taverneriocittà