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Occasione persa per il Sindaco
Di Admin (del 09/05/2007 @ 13:39:48, in Archivio redazionali, linkato 51474 volte)

Il Sindaco di Tavernerio, Giovanni Rossini, viene sostituito dal Prefetto e perde l’occasione per dimostrare di essere “il Sindaco di tutti”.



La bilancia della Giustizia.
Ministero della Giustizia, stucco dello scalone.
Rappresentazione dei due piatti della bilancia, simbolo della Giustizia, ironicamente sbilanciati.
L'immagine, dal chiaro tono mordace, è probabilmente una delle numerose "pasquinate" sul tema "La legge è uguale per tutti".


Anche a Tavernerio la bilancia pende.


Il Prefetto ha scosso dal torpore letargico il Presidente pro-tempore della Fondazione Asilo Angelo Borella e lo ha costretto ad uscire allo scoperto.
Il Presidente, non potendosi più esimere dal rispondere, ha incaricato un avvocato, come si deduce dallo stile della risposta e dal fatto che questa è scritta in lingua italiana corretta, cosa che sarebbe riuscita impossibile a Renato Olivieri.
L’avvocato, pur esibendosi in un profluvio di parole e ripetendo ad ogni dove che il Presidente della Fondazione ha ragione, non ha potuto far altro che riconoscere il suo torto.
Le risposte inequivocabili alle tre domande poste dal Dr Giovanni Aiani, Consigliere di Tavernerio Città, sono:
1) “La possibilità di diventare sostenitori della Fondazione da parte di associati ad altri enti non è mai stata messa in dubbio”.
“La possibilità per i richiedenti esclusi, in quanto tali, di aderire è sempre aperta”.
2) L’annullamento delle schede con i voti attribuiti a Giovanni Aiani, Piero Brenna, Stefano Lomazzi è avvenuto sulla base del Regolamento approvato per il funzionamento del C.d.A. mancando, illegittimamente, il regolamento previsto dall’articolo 8 dello Statuto.
3) Il Presidente della Angelo Borella S.p.A. Alessandro Pozzoli, qualora eletto in Fondazione, avrebbe dovuto optare ad una delle due cariche.
Essendo egli già Presidente della AB è logico ritenere che avrebbe lasciato questa carica e optato per la Fondazione.

L’avvocato, più volte, a supporto delle proprie affermazioni, ha sottolineato che le varie irregolarità contestate non sono mai state impugnate facendo ricorso alla magistratura ordinaria.
Concediamo l’onore delle armi all’avvocato che, dovendo difendere chi aveva torto, ha fatto del suo meglio.
Non possiamo però non ricordare all’avvocato e più ancora a chi ha desiderio di conoscere i fatti e approfondire l’argomento, che si fa ricorso alla magistratura quando ci sono interessi personali da difendere.
La battaglia fatta e vinta da Tavernerio Città è una battaglia morale.
Per quale motivo, infatti, il Consigliere Aiani, una volta vista respingere l’interpellanza per carenza di forma (carenza peraltro del tutto contestabile) non l’avrebbe presentata con i crismi richiesti?
Si ritiene forse che Aiani non sia capace di apporre una firma?
Si ritiene forse che i singoli respinti, in maniera discriminatoria, da Renato Olivieri, non fossero capaci di adire le vie giudiziarie?
Si ritiene forse che Aiani, Brenna e Lomazzi, oltre che a far ricorso al Tribunale in seguito all’illegittima esclusione, non avrebbero potuto, a monte, presentare le proprie candidature nei termini e nei modi previsti dal regolamento, seppur illegittimo, del C.d.A.?
I motivi che hanno determinato le scelte fatte sono altri e facilmente intuibili.
Aiani ha informato il Sindaco di una situazione anomala.
Lo scopo era verificare il senso di giustizia del Sindaco stesso e la sua capacità morale di intervenire, almeno sul piano formale, così come ha fatto il Prefetto.
I candidati a diventare Soci sostenitori volevano diventare Sostenitori per la loro volontà di operare a favore della Fondazione, non per ordine del magistrato.
Aiani, Brenna e Lomazzi non avevano nessun interesse a diventare membri del C.d.A. di una Fondazione pressoché impossibilitata ad agire secondo gli intenti che la indussero, a suo tempo, a costituire una Società per Azioni, trovandosi con un Socio ottusamente e aprioristicamente contrario al funzionamento della Società ed alla costruzione del Villaggio della Terza Età, unica vera ragione che giustifica una Società per Azioni con il capitale sociale che si ritrova.
Essi avrebbero inoltre dovuto iniziare una lotta, defatigante e scarsamente produttiva visti gli intendimenti del Socio Comune, con almeno altri due membri del Consiglio incapaci, forse lo stesso Olivieri o Muscionico o, perché no, Rossi.
Inoltre avrebbero dovuto lottare per delegittimare i rappresentanti nominati in Consiglio di AB perché anch’essi incapaci.
Ecco perché si è iniziata una battaglia morale e non giudiziaria e si è vinta.
I legittimi, ancorché non riconosciuti, membri del Consiglio di Amministrazione della Fondazione sono Giovanni Aiani, Piero Brenna e Stefano Lomazzi.
Gli altri sono e restano illegittimi.
Il Prefetto ha fatto quello che poteva fare e cioè costringere la Fondazione ad esprimersi, non essendo compito del Prefetto entrare nel merito di una questione che riguarda una Fondazione.
Il Sindaco Giovanni Rossini ha perso un’occasione dignitosa per far bella figura senza dover cedere nulla.
Renato Olivieri ha risposto, dovendo ammettere quanto meno la propria insipienza.
Lo ha fatto perché costretto dal Prefetto e non dal Sindaco o per sua volontà.
In Fondazione non cambia nulla e nulla si vuol far cambiare, essendo ormai predisposti a veder trascorrere altri tre anni deludenti e inconcludenti.
Ma la brutta figura del Sindaco che, attaccandosi alla forma, ha finto di non sapere per non intervenire, resta.
Anche per questo “brutto” Sindaco di parte ci si è preparati a fargli trascorrere, in maniera piatta e inefficiente, tutto il suo mandato.

Osservazioni a margine della risposta della Fondazione.
Per una analisi attenta della risposta della Fondazione pervenuta e di seguito integralmente riprodotta, risposta che, come già detto, dimostra una buona abilità nel manipolare la verità cercando di dimostrare, soprattutto al lettore superficiale, le ragioni della Fondazione, si propongono le seguenti osservazioni.
Primo punto. “Sul preteso arbitrario di ammissione di nuovi sostenitori”.
Fra le varie contraddizioni, visto che «La possibilità di diventare sostenitori della Fondazione da parte di associati ad altri enti non è mai stata messa in dubbio. La possibilità per i richiedenti esclusi, in quanto tali, di aderire è sempre aperta», come dichiara l’avvocato, si segnalano queste affermazioni palesemente assurde.
I richiedenti l’iscrizione «risultavano essere stati reclutati dalla Associazione Culturale Tavernerio Città». «Da ciò si desumeva il chiaro intento, valutato ostativo, all’ammissione, di costituire all’interno della Fondazione una associazione».
Ma se è stato detto che «La possibilità di diventare sostenitori della Fondazione da parte di associati ad altri enti non è mai stata messa in dubbio» da dove viene fuori il «chiaro intento di costituire all’interno della Fondazione una associazione».
Inoltre, va bene “arrampicarsi sui vetri”, ma cosa vuole dire “costituire all’interno della Fondazione una associazione”? Come sarebbe possibile? Altro che “arrampicarsi sui vetri”, qui siamo di fronte alla pura farneticazione.
E, infine, se il motivo, pur farneticante, era ostativo allora perché non lo è più oggi, visto che si dice che «La possibilità per i richiedenti esclusi, in quanto tali, di aderire è sempre aperta»?
Cosa è successo nel frattempo, se non l’essersi resi conto che la discriminazione perpetrata era soltanto uno stupido e vergognoso abominio?
Potremmo continuare, ma ci sembra che basti.
Passiamo al secondo punto. “Sui motivi di censura di cui al secondo punto”.
L’avvocato, dopo aver affermato che «le censure sono infondate» (bravo avvocato, lei è pagato per fare bene il suo mestiere!), deve ammettere che il regolamento utilizzato è quello approvato in prima assemblea del 23/02/04 per il Consiglio di Amministrazione.
Bravo, ma lo avevamo capito.
Noi si sosteneva e si sostiene che lo Statuto dice un’altra cosa.
Lo Statuto, all’articolo 8, comma 8 dice: «I Sostenitori iscritti all’Albo, riuniti ai sensi del comma sei: 
a) disciplinano, con regolamento interno, modalità, procedure e tempi per la propria convocazione, nonché le modalità di nomina dei membri del C.d.A., a loro riservata;...»
Quindi il regolamento applicato non è quello previsto dallo Statuto.
Noi volevamo affermare solo questo.
Poi se qualcuno vuol dire che tanto “va sempre bene”, libero di farlo.
Tutte le regole “vanno sempre bene”, ma in una democrazia, fissate le regole, si rispettano. Se non vanno bene, si cambiano.
Ma questa facoltà spetta all’Assemblea dei Soci sostenitori.
L’interpretazione data dal Consiglio della Fondazione è una pura e semplice prevaricazione e l’avvocato, con tutta la sua maestria, non può dimostrare il contrario.
Terzo punto. “Sul terzo motivo di censura”.
L’avvocato si esibisce in una disquisizione tra incompatibilità e ineleggibilità.
Bravo, siamo perfettamente d’accordo con lui.
A noi premeva solo evidenziare che Alessandro Pozzoli, come lo stesso avvocato afferma, qualora fosse stato eletto in Fondazione, avrebbe dovuto dimettersi dalla carica di Presidente di AB o rinunciare alla nomina in Fondazione, ipotesi peraltro assurda se ci poniamo una semplice domanda: perché candidarsi per poi rinunciare alla nomina?
Quindi Pozzoli sperava di essere nominato in Fondazione e lì sarebbe rimasto, dimostrando quello che in più occasioni abbiamo avuto occasione di dire e di scrivere: Pozzoli si rende conto di non essere in grado di fare il Presidente di AB, ha accettato la carica obtorto collo e cerca, appena possibile, di uscirne.
Vi immaginate che razza di Presidente può essere e quali capacità può sviluppare uno che non aspira altro che ad andarsene?
Ecco perché, a costo di essere ripetitivi, possiamo affermare che da questa vicenda abbiamo ottenuto la prova inconfutabile della vergognosa parzialità del Sindaco, della conclamata incapacità di Renato Olivieri e di Alessandro Pozzoli e - per deduzione, conoscenza ed analogia - della congrega di personaggi che a questi squallidi individui ruotano intorno, per svolgere le mansioni cui, per sole ragioni politiche e di nepotismo e non di merito, sono stati chiamati.

Allegato: copia stralcio nota pervenuta a Prefetto da Fondazione Asilo Angelo Borella