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La mia mamma non mi riconosce più
Di Admin (del 07/01/2007 @ 21:48:27, in Terzi, linkato 14100 volte)

La prima volta che è successo credevo scherzasse: ”Ma tu chi sei?”, ha chiesto.

di Federico Roncoroni*

Leonardo, Profilo deforme di vecchia, Kunsthalle, Amburgo



Da qualche tempo la mia mamma non mi riconosce più. Mi sorride, mi parla e mi risponde, ma non sa chi io sia e non sa neanche chi lei sia per me. Lo so bene: è una cosa che è capitata e capita a molti che hanno a che fare con una persona cara molto anziana. Ma ne parlo, vincendo una sorta di pudore, proprio perché non è un fatto solo privato o da tenere nascosto: è un fatto che riguarda tutti e, come spesso succede in questi casi, parlarne, e sentirne parlare, fa bene. 
La prima volta che è successo, credevo scherzasse. Eravamo insieme da una mezz’ora e come capitava ormai da mesi mi stava leggendo per la decima volta un titolo della “Provincia”. A un certo punto si è fermata, ha posato il giornale e guardandomi con il suo bel sorriso di vecchia - gli occhi grandi, un po’ appannati, le labbra sottili, quasi curve sulle gengive - mi ha chiesto: “Ma tu chi sei?”. “Come chi sono?, le ho risposto io. “Sono il Fede”. “Ha, si, il mio Fede”.”Ma sai chi sono?”. “Il mio Fede”. “Si, mamma, ma chi sono per te?”. Solo dopo numerose spiegazioni sono riuscito a farle capire che lei era la mia mamma e, di conseguenza, io, il suo Fede, ero suo figlio. “Tuo figlio Federico”. “Oh, il mio Fede! Sai, il mio papà si chiamava Federico. Io, quando ero bambina, gli dicevo sempre:”Se mi sposo e ho un figlio, lo chiamo Federico. Poi, quando ti aspettavo, tutti volevano sapere come ti chiamavo se eri un maschio: io ero sicura che eri un maschio. Ma io me ne sono sempre stata zitta. Forse l’altro nonno, come si chiama…” “Nonno Salvatore”. “Ah, si. Lui forse credeva che ti chiamavo come lui e quando sei nato e mi hanno chiesto come volevo chiamarti, ho detto “Federico” e tutti sono rimasti lì. Ho fatto bene?”. “Hai fatto benissimo”. “E poi una volta non erano tanti quelli che si chiamavano Federico”.”Si, è vero, eravamo in pochi”. “Ti piace Federico?.”Si, mi piace tanto”. “E’ un bel nome Federico. Il mio papà si chiamava Federico e quando…”
Basta prenderle una mano e stringergliela con tutto l’affetto possibile e per un po’ il sinistro meccanismo della ripetitività si interrompe, per lasciare spazio a un’altra serie che ritorna sempre uguale, ogni volta, ogni sera: “Hai fame? Vuoi qualcosa? Non ho tanto da darti, ma se hai fame…” e fa il gesto di alzarsi per andare verso il frigorifero. “Vuoi un po’ di vino?”, mi domanda poi indicando la bottiglia del chinotto, che ormai chiama e considera vino. Se accetto, prendo un bicchiere e me lo riempio.”Te, è troppo, ti ubriachi!”, mi dice, e nel timore che ne beva un altro prende la bottiglia e, trascinandosi sulle ciabatte, va riporla in un angolo della cucina. “Grazie che sei venuto a trovarmi. Io ti do del tu, ma se ti dà fastidio, se non vuoi, dimmelo…”.”Mamma, ma sai chi sono?”. “Si, sei il Gigi…”
Tutto questo, si sa, ha un nome che si conosce da sempre, vecchiaia, e un nome più moderno, Alzheimer, che vuol dire progressivo decadimento cognitivo. Quello della mia mamma è un Alzheimer dolce e tranquillo, di quelli che Dio manda ai suoi fedeli più cari per alleviare loro la pena di sopravvivere alla loro vita vera. Un Alzheimer dolce e tranquillo: da donna attenta e precisa, attenta a tutto e precisa in tutto, che è sempre stata, è caduta in breve tempo in una sorta di disincanto, in uno stato di sereno oblio o, per lo meno, di un oblio che pare sereno. Soffre, ma “soffre” è un termine sbagliato, perché in realtà non sembra soffrire, soffre di “ingravescenti disturbi a carico della funzione mestica” (cioè non ricorda ciò che le hanno appena detto o ha appena fatto), “prospettica” (non ricorda o confonde le piccole scadenze della giornata), e “autobiografica” (confonde ricordi significativi della propria esistenza e non riconosce le persone, che sono poi i suoi figli e i suoi nipoti). Ha, dice ancora il referto medico che, nella sua genericità e nella sua astrattezza, è così vero e realistico da sembrare il suo ritratto preciso, ha dei “deficit prassici” (non sa dove trovare gli oggetti, non sa più come si prepara da mangiare), “linguistici” (persevera sempre nelle stesse considerazioni e osservazioni: “Oggi è bello, ma fa freddo, ma è il suo tempo. Poi diciamo che fa caldo. Non siamo mai contenti…”; “Al tempo non comanda nessuno”), “attentivi” (ha tempi di concentrazione brevissimi, e si distrae subito: se va trovarla qualcuno, dopo un paio di minuti si alza e va in un’altra stanza). Soffre di disorientamento sia spaziale (appena fuori delle sue quattro mura, non sa dove si trova) sia temporale (non sa che giorno della settimana sia e, tanto meno, in che anno viva) e soffre di “wandering” (vaga per la casa senza meta).
Ha la memoria presbite dei vecchi: non ricorda se e cosa ha mangiato un’ora prima, ma ha memoria, una memoria sfocata e confusa, di episodi della sua infanzia e della sua adolescenza che racconta, sempre identici, attualizzandoli, cioè inserendovi anche noi, come se li avessimo vissuti con lei.
Ha rielaborato tutti i lutti che hanno costellato la sua vita e che l’hanno lasciata sola, senza più nessuno dei membri della sua grande famiglia d’origine, quasi fosse l’ultimo albero rimasto di una vasta foresta scomparsa. Ha dimenticato tutti quei morti?. Il padre amatissimo, morto giovane, la madre, il fratello scomparso poco più che ventenne e tutti gli altri? No, non li ha dimenticati, solo che non ne parla più e se ne parla, come fa del padre e del fratello, ne parla come se fossero ancora vivi, a casa loro. Qualche volta, lamenta in dialetto, quella che fu la lingua dei loro rapporti quotidiani, la perdita del suo Geo: sessantadue anni di vita insieme qualche traccia l’hanno lasciata… Ha tanti problemi, insomma. Ma è sana: le sue “funzioni neurovegetative e fisiologiche”, cioè il mangiare, l’andare di corpo e il dormire, sono nella norma, ossia ”buoni in rapporto all’età” secondo la consueta formula medica. E’ del tutto autonoma. Sa rispondere al telefono: se sono i suoi figli, bene, se sono estranei, chiede loro di telefonare “più tardi”. E’ capace anche di telefonare ai suoi figli, di cui ha tutti i numeri scritti a caratteri cubitali su un foglio: telefona a ore fisse, (“Così non ti disturbo”). Le sue telefonate durano una quarantina di secondi, talvolta anche meno, e ubbidiscono a uno schema fisso: chiede le notizie sulla tua salute - quanto a sé dice sempre che sta bene, o per lo meno “come al solito” che per lei vuol dire bene -, parla del tempo, si scusa del disturbo (“Oggi non ti ho ancora telefonato vero?” “No, mamma, non ci siamo ancora sentiti” le rispondiamo noi, anche se è la terza volta di seguito che chiama: “Dico sempre che devo tenere qui un foglietto e segnare quando ti chiamo, ma poi mi dimentico…”. “Si scusa del disturbo (“Scusa se ti ho disturbato”) e ti saluta: “Ciao allora. Tanto ci sentiamo ancora, vero?”. E’ raro che telefoni fuori orario, a metà mattina o durante il pomeriggio: “Ero qui vicina al telefono, e mi è venuta voglia di sentirti…”. Negli ultimi tempi queste telefonate, più da innamorata che da mamma, si sono fatte più frequenti. Che senta più forte la solitudine o abbia in qualche modo consapevolezza della condizione in cui vive?
E’ sana autonoma e tranquilla. Soprattutto è, come dicevo, tranquilla e anche, a suo modo, allegra. Certo non è mai cupa: prende tutto, o sembra prendere tutto, con serenità. Con autoironica serenità commenta anche la sua condizione, quando, non so come, percepisce che qualcosa in lei si è inceppato: “Ah, la mia testa non è più quella di una volta. Non ricordo più le cose. Cuma l’è brutt diventà vecc. Una volta mi chiamavano la scavalcafoss, e adesso non sono neanche più buona di uscire”.
Non partecipa ai discorsi che noi fratelli facciamo, quando ci capita di incontrarci da lei: ci ascolta parlare per un po’, poi scuote la testa e ridendo ci dice “Mi capissi nient” e allora torniamo a occuparci solo di lei. La mia sorella più piccola ha cercato per lungo tempo, e talora ancora cerca, di coinvolgerla, spiegandole piano piano quello di cui stiamo parlando, ma è inutile: fondamentalmente non le interessa altro che di vedere i suoi figli e di sentirli parlare: non sempre ci riconosce e non sempre ci distingue, ma in qualche modo sente e sa che siamo noi. Ci guarda senza più l’ansia con cui ci guardava fino a qualche anno fa, quando eravamo “piccoli” e si preoccupava di tutto quello che ci riguardava. Adesso ci domanda solo se abbiamo mangiato, ci dice di lavorare poco (sì, proprio così) e di andare a letto presto: a me, in particolare, dice sempre: “Copriti, che fa freddo”. Alla fine quando ce ne andiamo, qualunque sia il tempo che siamo rimasti con lei, dice: “Scappi già? Sì, è tardi. Grazie che sei venuto a trovarmi. Ti aspetto sempre”. E’ vero: io a un certo punto “scappo”. Scappo quando mi ha ripetuto per l’ennesima volta la storia del mio nome o, peggio, quando in un improvviso buco di silenzio, sento venire dalla cucina il ticchettio dell’orologio elettrico a muro, quell’orologio che sentirò battere fino quando lei sarà ancora viva e la sua casa, nonostante tutto, esisterà e funzionerà, per ospitare le sue giornate.
E’ sana, autonoma e tranquilla. E non è mai cupa: talvolta ha dei guizzi gioiosi, quasi irriverenti, che portano a galla chissà quali momenti della sua infanzia, che non conosco, ma che certo fu serena, prima che i lutti e le disgrazie la facessero crescere anzi tempo: guizzi di quella natura fondamentalmente gioiosa con cui accompagnò, per lunghi tratti, la nostra, di infanzia.
E talvolta è anche curiosamente testarda e caparbia, come una bambina: di quella caparbietà e testardaggine con cui ha faticosamente lottato tutta la vita, per ottenere, non per sé ma per la sua famiglia, quello che riteneva giusto. Come un tempo, se dice non è no, anche se oggi le cose per cui si batte non sono più quelle di una volta, perché riguardano le inezie e le miserie di una vita senza più orizzonti.
E’ sana, autonoma e tranquilla e non è mai cupa. Che cosa desiderate di più? Che dire? Niente, perchè non c’è niente da dire, come non c’è niente da fare. Spesso ti fa spazientire e ti viene voglia di strozzarla, soprattutto quando ti ripete mille volte di fila i titoli della prima pagina del giornale o quando, arrivando, te la vedi, in pieno inverno, affacciata alla finestra, come se ti aspettasse, senza neanche sapere che arriverai. Ti viene voglia di gridare e di sgridarla, ma ti rendi subito conto che ciò che ti fa andare in bestia non è lei, ma la scoperta dell’abisso che ormai divide lei così come è adesso da quella che è stata e che, stupidamente, pensi che è ancora, e invece non è più.
Ti viene voglia di gridare e di sgridarla e qualche volta ti succede anche di farlo. Ma te ne penti subito, come di un atto di vigliaccheria che ti scava nel cuore un senso di colpa che ti porti dietro tutto il giorno, fino a che non le telefoni, e ti rendi conto che lei ha dimenticato tutto, come sempre, e che ti tratta con la dolce evanescenza di sempre.
Viene voglia di gridare e di sgridarla, ma poi guardarla negli occhi, che non ti sei mai accorto che fossero così azzurri e così belli come adesso che sono velati da una nebbiolina sottile, scopri che, anche se non lo sembra più, è sempre quella mamma coraggiosa che ti ha sempre difeso contro tutto e contro tutti, che ti ha curato e guarito, che ti ha aiutato tante volte, che ti ha regalato quella tal cosa che tanto desideravi, che ti ha fatto studiare, che ha sempre trovato il modo di darti i soldi di cui potevi avere bisogno a Pavia, dove ti aveva mandato a studiare.
E poi, alla fine, scopri che ti fa solo tenerezza, perché è tranquilla e vuole solo essere elegante, ben vestita e ben pettinata, per sentirsi in ordine quando arrivano i suoi figli che aspetta sempre e che poi, quando arrivano non riconosce più.
Qualche sera fa, mentre ero da lei a farle compagnia tra la fine del “turno di guardia” di una delle mie sorelle e l’arrivo della badante che la traghetta fino al mattino quando torna sotto la benevola protezione dell’altra mia sorella, a un certo punto si è alzata dal divano dove mi stava leggendo, a suo modo, il giornale ed è andata in cucina. E’ squillato il telefono e mi sono distratto a rispondere per un paio di minuti. Quando l’ho raggiunta in cucina aveva apparecchiato per due: due tovagliette, i tovaglioli, i piatti, le posate e i bicchieri. Mancavano le pietanze, e il gas era spento, senza le padelle e i padellini di un tempo, ma tutto era perfettamente a posto. L’ho guardata sorpreso. Mi ha detto: ”Adesso arriva il babbo, e gli piace trovare pronto”.

*Federico Roncoroni, consulente editoriale e responsabile di varie collane, ha pubblicato saggi su poeti e narratori dell’Ottocento e Novecento e numerosi libri per la scuola, tra cui “Testo e contesto” e una grammatica dell’italiano che è usata in tutto il mondo. Ha pubblicato vari saggi su D’Annunzio e lezioni commentate dell’Alcyone e del Piacere. Si è occupato in particolare di Piero Chiara e Carlo Emilio Gadda di cui ha pubblicato molti inediti.

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# 1
Dopo aver letto un articolo come questo è difficile scrivere un commento.
Come definirlo? In mille modi.
Credo che per chi ha rivissuto con il racconto la propria esperienza, la definizione migliore sia: struggente.
Ecco perché non vengono le parole.
Ecco perché si è percorsi da un pensiero molesto.
Quanto potrebbe dare la “Corte Nuova” a chi talvolta non ti riconosce più, ma è ancora in grado di vivere autonomamente con dignità e non vuole essere annullato in una comunità?
Ma la “Corte Nuova “ non s’ha da fare. Come il matrimonio di Lucia.
Decisione elaborata dai nostri amministratori quaquaraquaqua sulla base di chissà quale processo mentale!
Qui le parole scorrerebbero a fiumi, ma è decoroso non scriverle.
Nessuno, però, ci impedisce di pensarle!
Di  in silenzio  (inviato il 08/01/2007 @ 19:23:31)
# 2
bellissimo, ho letto tutto di un fiato, e mi sono venute le lacrime agli occhi...
la mia mamma è giovane, ed ancora in forma smagliante, quindi quanto scritto non si allaccia a lei, ma il racconto mi ricorda la mia nonna, il suo raccontare delle guerre, delle occupazioni, di come ha cresciuto i figli, ed anche tutti i nipoti (e non siamo pochi).
quando se n'è andata, anche se ultra-novantenne, mi è comunque sembrato troppo presto...
ma ha vissuto la sua vita, fino all'ultimo con i suoi cari vicini, nella sua casa...è stata fortunata.
penso a quegli anziani che non hanno nessuno vicino, archiviati in qualche "istituto"....ed è vero, quanto potrebbe aiutare una realtà come la Corte Nuova, a chiudere serenamente la propria vita così come è stato per mia nonna, anche se malata, ma sempre con un sorriso accanto, e soprattutto dentro....
Di  commossa  (inviato il 08/01/2007 @ 19:43:59)
# 3
Accade nel tortuosi termini medici di perdere il senno. Da vecchi. Accade per malasorte.
Accade per noncuranza, paura e presunzione.
Presunzione di bastarsi.
Un bambino chiede al padre che sta intagliando una scodella nel legno: cosa fai?
La preparo per il nonno, così la smetterà di rompere le scodelle.
Brabo papà. Dice il piccolo.
Falla bella spessa quella tazza di legno, che dopo il nonno la useremo anche per te.
Di  intagliatore di maledizione  (inviato il 08/01/2007 @ 20:04:26)
# 4
Se la poesia bastasse la chiameremmo poesia. Se bastasse la commozione la chiameremmo racconto.
Se bastasse fare figli la chiameremmo eutanasia.
Se bastassero le consocenze giuste lo chiameremmo privilegio.
Se bastasse la furbizia la chiameremmo maledizione.
Se servise la responsabilità lo chiameremmo amore.
Di  insostenibile  (inviato il 08/01/2007 @ 20:08:58)
# 5
soleva alzare il braccio quando mi vedeva arrivare in quella "casa di cura", sì in mezzo al bosco, ma piena di matti diceva. di gente con cui non si riesce a parlare. perchè non ci si capisce. urlano solo. alcuni legati al letto, altri alle carrozzine. troppo matti e pericolosi per essere lasciati "liberi".
mi diceva "ciao pulin".
il cuore pieno di gioia, gli occhi sempre, incredibilmente tristi. i suoi.
"voglio andarmene da questo posto. non mi sento a casa".
come darle torto. mettiti per un attimo nei suoi panni. ci staresti lì? forse scapperesti a gambe levate. forse penseresti.. meglio morire prima.
e me ne andavo. con un senso profondo di inquietudine. disarmata. in colpa.
poi un dì arrivai. lei non alzò il braccio. non mi disse "ciao pulin".mi chiese "chi sei, che ci fai qui".
la voglia di scappare si fece ancora più forte.
e un giorno ritornai. un altro. l'ultimo.
e la trovai distesa.gli occhi chiusi. il corpo già in un'altra dimensione.il viso sereno. "sembra un passerrotto" sussurrai.
un bacio sulla fronte.
ora forse avrai pace.
Di  pulin  (inviato il 09/01/2007 @ 08:57:20)
# 6
Se una Fondazione e un Comune avessero costituito una società
Se questa società fosse in grado di progettare e costruire un “villaggio per la terza età”
Se ci fossero i fondi sufficienti
Se ci fossero al governo uomini capaci
Potremmo fare molto
Se ci fossero al governo dei quaquaraqua potremmo solo fare schifo
Di  se  (inviato il 10/01/2007 @ 14:27:49)
# 7
Il buffo sta nel fatto che anche i quaquaraqua invecchiano.
Che ritengono di essere tutelati dai figli, dal conto in banca, dalle consocenze.
Invece sono tutte finzioni di una corsa distratta piena di paure non dette e banalità.
Avere il coraggio del pensiero e del progetto e del lavoro.
Guardare in modo allargato.
Perchè alla fine si finisce troppo spesso come piglianculo.
Di  la mia parte  (inviato il 10/01/2007 @ 16:42:10)
# 8
commento 6 . se.
angelo borella spa
progetto e plastico pronti. visibili.
fondi sufficienti. anzi di più.
nemmeno uno di uomo capace. nebbia assoluta.
facciamo schifo. fanno schifo.
troppe paperelle a sculettare. ora ancora giovani. ma il tempo passa. anche per loro.
e poi che faranno. se bisognose, andranno a bussare alla porta dell'assessore ai servizi sociali. lui sì che i problemi li risolve.
occhi che diventa vecchio anche lui.
e forse le cose cambieranno.
chissà se saranno sempre gli stessi a pigliarselainculo?
Di  chissà  (inviato il 10/01/2007 @ 17:35:39)
# 9
#8 chissà se saranno sempre gli stessi a pigliarselainculo?
sì, i cittadini di Tavernello, ma a loro piace prenderlo e votano Gianni.
Di  Orzowei  (inviato il 10/01/2007 @ 17:41:20)
# 10
Gli uomini e i mezzi-uomini hanno la capacità di pensare al futuro. Al proprio e a quello d'altri.
E fanno la tazza di legno bella spessa (vedi commento 3).
Dagli ominicchi in giù si ha la capacità di pensare soltanto all'immediato e solo quando il problema si presenta.
E si interviene sulle tegole del Comune solo perché piove cacca dei piccioni.
Ma anche i quaquaraqua raccolgono le loro preferenze.
E questa è democrazia.
Di  democrazia  (inviato il 11/01/2007 @ 19:36:14)
# 11
Gli amministratori quaquaraquaqua hanno sentenziato: la casa di riposo non serve!
E non hanno capito che la "Corte Nuova" non è una casa di riposo.
Ma come meravigliarsi? Nemmeno il Consigliere di AB Marco Trombetta lo ha capito. Dopo tre anni in Consiglio ancora si domandava: ma servirà la casa di riposo?
Non capiscono.
Da vecchi saranno avantaggiati. Per loro cambierà poco. Continueranno a non capire, ma avranno la scusante dell'età.
Di  capire  (inviato il 12/01/2007 @ 20:26:31)
# 12
E bravi gli amministratori che hanno sentenziato: è vero, per loro la casa di riposo non serve perchè dormono da sempre. Per loro meglio una "casa di risveglio!" Coraggio.
Di  da Caffè espresso  (inviato il 12/01/2007 @ 21:21:50)
# 13
Nepotismo volontario o coatto?
Il Sindaco si sta circondando sempre di più di parenti.
E' per favorire i cugini o è perché nessuna persona capace, vista l'inconsistenza di questa amministrazione, accetta gli incarichi del Sindaco?
Di  dubbioso  (inviato il 13/01/2007 @ 12:42:42)
# 14
Hanno mandato ad occuparsi della cosa pubblica un gruppo inguardabile. Votato a naso turato e subito abbandonato a se stesso. Solo le persone senza un briciolo di buon gusto sono rimaste intorno.
Pizzicagnoli da bottega, gli immacabili medici con delirio da guaritori, qualche ragazzotto di bottega. Pensionati conumati al trotto del maneggio.
Rimanere nell'immobilismo non giova a nessuno. Il tempo consuma i pasticcioni.
Quelli dei prelievi domiciliari improvvisati, per esempio.
Ma nessuno sveglio si schiera con questa amministrazione.
Roba dal cumun roba da cuiun.
Di  orchite  (inviato il 13/01/2007 @ 13:59:19)
# 15
#14. a proposito di prelievi domiciliari. com'è che fino all'anno scorso tutto funzionava a meraviglia e adesso vanno in giro col furgone del muratore e le provette del sangue?
è per risparmiare e tappare i buchi?
Di  Vlad Tepes  (inviato il 13/01/2007 @ 16:27:10)
# 16
Commento 15. Vlad Tepes.
Vui vedere che l'autore della bella pensata è il nostro draculino casareccio vicesindaco?
Come medico se ne intende: furgone del muratore, magari a temperatura ambiente e, perché no, intanti si possono fare alcune commesse. Il sangue invecchiato è come il vino: assume corposità.
E, per completar l'opera, chi fa i prelievi?
Di  vampiri casarecci  (inviato il 13/01/2007 @ 16:43:21)
# 17
Hai capito perché Pozzoli si è candidato in Fondazione?
Dopo tre anni passati come Consigliere e otto mesi come Presidente si è accorto che rischia di fare una passeggiata al Bassone in compagnia di due signori con i pantaloni neri e la riga rossa, con i braccialetti ai polsi.
Cosa resa ancor più probabile dall'Assessore ai servizi sociali che si ritrova i cui atti estemporanei, per mancanza di carattere, non riesce ad arginare.
Di  capito mi hai?  (inviato il 13/01/2007 @ 17:13:29)
# 18
Commenti 15 e 16.
Per risparmiare e tappare i buchi i prelievi potrebbe farli lo stesso muratore.
O forse c'è di mezzo qualche interesse economico del vicesindaco?
Di  riempire il portafoglio  (inviato il 13/01/2007 @ 18:08:08)
# 19
Vuoi vedere che i prelievi li fa un parente del vicesindaco?
Chi, per esempio?
La nonna, la zia, la madre, la cugina, la sorella?
Chi ha qualche altra idea ce lo dica.
Di  riempire il portafoglio  (inviato il 17/01/2007 @ 09:46:49)
# 20
Amministrare a braccio.
Amministrare coi piedi.
Amministrare coi parenti.
Amministrare coi compagni.
Amministrare con i soliti.
Amministrare con il.....gianni.
Di  le forme del potere  (inviato il 17/01/2007 @ 10:23:41)
# 21
Commenti 16/18/19.
Il Dr. Prete è un medico, con un po' di mania di protagonismo, ma serio.
E' impossibile che non abbia organizzato un servizio come previsto dalle norme di giene e profilassi.
E sicuramente non così stupido da aver affidato il compito di effettuare i prelievi ad un parente.
Lo avrà affidato ad un professionista di sua conoscenza, ma questo solo per assicurare professionalità al servizio e non per lucro personale.
Di  pro veritate  (inviato il 17/01/2007 @ 10:39:16)
# 22
Risposta a commento 21. Pro veritate.
I prelievi li fa la moglie del Dr Prete.
Senza commenti.
Di  riempire il portafoglio  (inviato il 17/01/2007 @ 12:57:18)
# 23
mail spedita a info@ipasvicomo.it
ipasvi albo infermieri professionali
Credo che sarebbe di qualche utilità una verifica dell’attività della moglie del vice-Sindaco di Tavernerio dotto. Cosimo Prete
che effettua non si capisce a quale titolo prelievi domiciliari per conoto non si sa bene di quale istituto privato.
Nonostante ci sia una società di servizi alla persona Angelo Borella SpA e un consiglio di amministrazione.
Forse sono usati anche metodi di trasporto non idonei.
Sarebbe utile vigilare.
Cordialmente
Il Consigliere di Minoranza
Per Taverneriocittà
Aiani Giovanni
Via G. Marconi 5
Tavernerio

Notizie utili anche in www.taverneriocitta.it
Di  Consigliere minoranza Taverneriocittà  (inviato il 17/01/2007 @ 13:52:09)
# 24
Cittadini che chiedono vigilanza e che le cose siano trasparenti, serie e in direzione Al bene comune.
La mail di ipasvi c'è.
Mandategli richieste di chiarimenti e pubblicatele anche qui.
Cineprese all'Umberto I e pc nelle case dei cittadini.
PC JUMP
Chissà....
Di  Consigliere minoranza Taverneriocittà  (inviato il 17/01/2007 @ 13:59:42)
# 25
va beh, diciamo anche che riescono a garantire un servizio alla cittadinanza seppur in maniera magari non troppo ortodossa. c'è proprio bisogno di prendersela sempre?
ringraziamo invece il dottor Prete che fa sacrificare anche i suoi famigliari per il bene della comunità.
Di  Annibale Hopkins  (inviato il 17/01/2007 @ 15:25:11)
# 26
#25. Diciamo che riecono a garantire un servizio da schifo. Se i prelievi non sono conservati e trasportati con mezzi idonei non valgono una cicca.
Ma intanto abbiamo fatto contenti i nostri anziani che ci hanno votato, anche se le analisi saranno inattendibili.
Ma essendo anziani cosa vogliono? Anche le analisi ben fatte?
Grazie Prete, grazie moglie del Prete.
Siete tanto buoni.
Di  vergogna  (inviato il 17/01/2007 @ 19:05:47)
# 27
Crediamo che il primo ad essere contento di controlli sia il vice-Sindaco.
Lui è un medico, avrà predisposto tutto in modo corretto ed idoneo. Poi con Pozzoli avrenno usato mezzi idonei a norma. Avranno fatto contratti e fatture.
Insomma tutto alla luce del sole.
Avranno mica usato i mezzi di trasporto per cibo e minori, o peggio la pattumiera, per trasportare il sangue?
E poi avranno rispetttato le prescrizioni in materia di tempi e temperature.
Sapevano che il contratto finiva al 31.12.2006 dal giorno stesso della loro elezione.
Il tempo per organizzarsi c'era.
Non avranno fatto le cose sulla pelle della gente?
Sul sangue dei malati?
Il Sindaco certamente ne è informato, Avrà controllato. Mica servono sempre i carabinieri.

Di  Estimatore  (inviato il 17/01/2007 @ 20:20:10)
# 28
Conoscendo la prudenza e la meticolosità che caratterizza il Presidente Pozzoli, la professionalità del Vicesindaco, l’esperienza maturata dalla moglie del Vicesindaco siamo certi che il trasporto dei campioni diagnostici avviene con mezzi idonei, autista abilitato e seguendo le norme IATA PI650.
La contrattualistica ed i conseguenti rapporti fiscali saranno sicuramente perfetti.
Se così non fosse Pozzoli rischierebbe di grosso insieme a Prete che rischierebbe anche la sua immagine di medico provetto.
Auspichiamo pronti controlli per rassicurare la cittadinanza, per fugare ogni sospetto di pastetta e per rispondere ai dettati del Signor Sindaco in materia di controlli.
Di  controlli  (inviato il 17/01/2007 @ 21:06:26)
# 29
Proposta: per il sollazzo degli anziani in attesa di prelievo, Pozzoli e Mimmo Prete assumano una infermiera professionale pornostar come ad Ovada.
Ciò dovrebbe sposarsi bene con le attività postribolari della giunta comunale in carica.
Ma che villaggio per anziani Cortenuova!!!
Un bel bordello facciamo alla cascina San Bartolomeo, così tappiamo i buchi di ogni genere e specie di Tavernerio.
Di  Eva Orloschi  (inviato il 18/01/2007 @ 14:10:11)
# 30
Commento 29.
Esprimo il mio disappunto per l'accostamento tra la coppia Pozzoli Prete e la neo infermiera Orlowsky.
Teresa Orlowsky impiegava le proprie risorse a vantaggio di tutti.
La coppia Pozzoli Prete usa le risorse di tutti a vantaggio proprio.
L'accostamento è fortemente lesivo per la dignità di Teresa.
Di  defensor virginitatis  (inviato il 18/01/2007 @ 19:03:15)
# 31
Proposta 2: per il sollazzo dei dipendenti comunali, nonché delle aziende partecipate, Pozzoli e Mimmo Prete aggiungano alle mansioni dell'infermiera professionale pornostar anche quella di massaggiatrice aziendale antistress.
Ciò al fine di far ritrovare tono muscolare, benessere mentale e serenità.
Di  Adamo Orloschi  (inviato il 19/01/2007 @ 14:21:29)
# 32
Commento 31.
Attenzione a certe proposte.
Poiché "porno" viene dal greco e vuol dire meretrice, c'è il rischio che Pozzoli mandi a far massaggi il suo vice Marco Trombetta, che essendosi venduto a tutti al miglior prezzo vanta una glorioso passato da meretrice, e Mimmo Prete, affetto da sindrome della prima donna si travesta da pornostar e va lui palpeggiare i dipendenti comunali e partecipati.
E così altro che menessere mentale e serenità!
Di  defensor vitginitatis  (inviato il 19/01/2007 @ 18:39:47)
# 33
Proposta 3: stasera al TG hanno detto che una nota infermiera di Solzago in carcere, è assegnata ai lavori socialmente utili e le fanno inserire dati di prestazioni mediche della Regione Lombardia.
Chiediamo la sua assegnazione ai servizi sociali di Tavernerio e mandiamola a fare i prelievi domiciliari.
Al volante del furgone David Bercovitz.
Così risparmiamo.
Di  Jack the ripper  (inviato il 19/01/2007 @ 20:48:18)
# 34
E risolviamo anche il problema degli anziani.
Di  macabro  (inviato il 20/01/2007 @ 11:21:44)
# 35
così avranno una buona ragione per non fare più il Villaggio della Terza età
Di  nonna maria, incazzata  (inviato il 20/01/2007 @ 11:37:41)
# 36
una domanda. ora fortunatamente le mie gambe reggono ancora, e la testa funziona pure.
ma, per il futuro... se dovessi avere qualche problema, a chi mi devo rivolgere?
al mimmo prete, o a quella società che il comune di tavernerio ha voluto, che si chiama angelo borella spa...sì, quella società che costa un sacco di soldi, che ha un sacco di persone, e pare pure che siano dei "professionisti" che si occupano di problemi sociali..., mah. non ci capisco più nulla.
chiedo, visto che il mio medico di famiglia, che stimo, mi ha detto. "se c'è qualcosa di cui hai bisogno, va a bussare al dott. prete! (non so bene se in comune, a casa sua o nel suo studio privato...)... e poi, voglio dire, il mio medico non è mica uno qualunque, visto che occupa un cadreghino in consiglio comunale. chi meglio di lui può dare indicazioni??!!
magari voi mi sapete dare qualche consiglio.
Di  nonno piero  (inviato il 20/01/2007 @ 11:50:33)
# 37
Nonno Piero sei sicuro che in quella società che costa un sacco di soldi, ci siano ancora un sacco di persone che si occupano di problemi sociali?
Corre voce che ne siano rimaste ben poche.
Di  Nonna Bernarda  (inviato il 20/01/2007 @ 12:23:35)
# 38
C'era un rtempo in cui tutto era politica.
C'era un tempo in cui si fermavano le parole davanti al bisogno delle persone.
C'è un tempo disgraziato in cui torna la paura e l'ingiustizia. Prima della violenza.
E poi i tribunali.
E' sempre tempo per non dimenticarci di essere protagonisti di impegno e creatività.

Di  Erode imperatore er tutto  (inviato il 20/01/2007 @ 15:20:43)
# 39
Caro Nonno Piero, commento 36.
Se il problema non fosse così serio, basterebbe dire: per non avere problemi da vecchi, basta morire giovani.
E' una battuta, ma rispecchia il cinismo di questa amministrazione che ha un progetto, ha una Società appositamente costituita, ha i fondi per costruire la “Corte Nuova”, una risposta concreta e moderna per la persone che si avviano verso la non completa autosufficienza, ma proclama: la casa di risposo (così gli amministratori chiamano il villaggio per la terza età) non serve.
In effetti a questa amministrazione mancano tre attributi necessari per la Corte Nuova: cuore, cervello e palle.
Di  senza palle  (inviato il 20/01/2007 @ 16:28:09)
# 40
Commento 36 di Nonno Piero.
Il suo medico di famiglia le ha detto “se c'è qualcosa di cui hai bisogno, va a bussare al Dr Prete!”.
Non le ha detto, ma era sottinteso: vai dal Vicesindaco Dr Prete con il cappello in mano, con atteggiamento umile e sguardo basso. Fallo sentire importante. Pregalo di elargirti i suoi favori, fai il mio nome e lui vedrai che qualcosa per te farà.
Ritorna in vecchio sistema. Favori, conoscenze, raccomandazioni, non diritti.
E’ il sistema dell’attuale Amministrazione.
E anche se non hai diritti, purché tu abbia “votato bene”, qualcosa ti diamo lo stesso.
L’importante è che tu sia nostro “amico”.
E’ il sistema che combattiamo aspramente.
Per cittadini che, se hanno maturati diritti, li ottengono senza doverli chiedere con il cappello in mano.
Per cittadini che non devono chiedere favori, quasi fossero elemosine.
Per cittadini che sono indirizzati agli Uffici competenti, con procedure trasparenti e non al Vicesindaco.
Per cittadini che non devono ringraziare per aver ottenuto quanto dovuto.
Per cittadini che hanno e a cui è riconosciuta dignità di cittadini e non di servi.
Di  combattere  (inviato il 20/01/2007 @ 20:20:50)
# 41
Erode imperatore er tutto. #38.
Siedi sulla sponda del fiume e aspetta.
Verra il tempo in cui alla gente gireranno i marroni.
Di  giorno verrà  (inviato il 20/01/2007 @ 20:33:29)
# 42
Leggo in un trafiletto sulla Provincia, che oggi il Dr. Cosimo Prete, dell'associazione Medici senza Frontiere (Confesso che questa mi è nuova,ma non ponuamo limiti alla Provvidenza.....) terrà presso il centro Cardinal Ferrari un incontro sul tema "Interventi umanitari della Croce Rossa Italiana all'estero".
Commento : senza parole
Di  presenzialista  (inviato il 21/01/2007 @ 11:21:18)
# 43
Presenzialista. Commento 42.
Questo blog ha più volte ironicamente evidenziato la mania presenzialista del Dr Prete definedola "una malattia".
Ma la sindrome della prima donna è un vera e propria patologia, non una battuta di Blog.
Per questo motivo, al di là del riso che suscita il problema di Mimmo, deve essere compreso e compatito.
Di  malattie  (inviato il 21/01/2007 @ 18:08:55)
# 44
La sindrome della prima donna di Mimmo (Memmé, come lo chiamano i suoi pazienti e i collaboratori iracheni) si accompagna ad un altra sindrome, vecchia come il mondo, la libido del comando.
A Mimmo va bene qualunque bandiera, l'importanto è esercitare un potere.
Non a caso a Napoli dicono che "cumannari è megghiu chi futtiri".
Di  malattie2  (inviato il 22/01/2007 @ 20:29:58)
# 45
Eppure li hanno votati... e li hanno votati in tanti...e li hanno fatti anche vincere.

E' poi proprio vero che i "fessi" sono sono solo quelli che attualmente governano Tavernerio?
Non dimentichiamo che: "Ogni popolo ha il governo che si merita!"

Rimane un sentimento di vicinanza per quei pochi che ci hanno creduto e che di voti non ne hanno presi.

Rimane un senso di amarezza nel vedere i servizi già esistenti e funzionanti mandati volutamente alla malora.

Mandati volutamente alla malora per la paura che il nuovo genera nelle menti di Amministartori vecchi... d'altri tempi.
Di  Aragorn  (inviato il 26/01/2007 @ 16:30:37)
# 46
Commenti di combattere n. 40 e Aragorn n. 45.
Condivido il senso di vicinanza con chi continua a combattere pur sapendo di perdere. Vicinanza e ammirazione perché chi perde combattendo in questo modo perde con dignità.
Vincono gli altri, ma indegnamente.
"Ogni popolo ha il governo che si merita!" Aggiungo: ogni popolo ha il governo di chi sa interpretare le sue idee e condividere i sui ideali. E l’ideale del popolo è nel portafoglio.
Al popolo non interessa la “dignità di cittadini”, con diritti e doveri. Meglio servi con “amici” potenti che, in cambio del voto e di qualche piccolo contributo, ti fanno i “favori”.
Nel sistema auspicato da “combattere” chi ha diritto riceve, chi non ha diritto no. Chi non ha bisogno non ricevere, chi ha bisogno sì. Ma questo non è affatto comodo. Meglio affidarsi agli amici onesti. Onesti nel commettere quotidiane prevaricazioni del diritto e nell’elargire grandi favori in cambio di piccoli riconoscimenti.
Disonesti sono coloro che voglio applicare la legge, con rigore, senza vie preferenziali.
Disonesti sono coloro che, pur avendo ricevuto il voto, non sono riconoscenti.
Disonesti sono coloro che, stupidamente, combattono per l’onesta!
Di  Eldarion  (inviato il 26/01/2007 @ 20:07:38)
# 47
Seguito del commento 46.
Conferma il nostro pensiero il Consigliere del Comune di Montorfano Tritoni (vedi La Provincia del 24/01/07 e commento 8 in Benvenuta ACSM): quei cattivoni dei vigili hanno multato il postino! Segue la lamentazione: perché gli Agenti di Polizia Municipale fanno tante multe? Vogliono fare cassa?
Siamo sicuri che Tritoni trova largo seguito.
Nessuno dice: gli Agenti hanno applicato il codice. Gli Agenti fanno rispettare la legge. Se i cittadini vengono multati è perché infrangono la legge. Il postino che non mette la cintura di sicurezza non rispetta la legge (ha dichiarati il postino: come faccio ad allacciare e slacciare le cinture visto che devo scendere e salire dall’auto tante volte? Poverino, dopo gli fanno male le manine!).
Riassumendo per gli Agenti: le multe non si fanno ai politici (al massimo solo a quelli dell’opposizione), agli amici dei politici, ai cittadini ed ai postini.
Le multe si fanno agli extracomunitari e, se posteggiano male il disco volante, ai marziani.
Tavernerio e Montorfano. E’ come Italia e Grecia: una razza, una faccia.
Di  una razza una faccia  (inviato il 27/01/2007 @ 14:35:25)
# 48
Leggo il commento 47 e mi viene in mente una storiella che circolava nel ventennio fascista:
Ciano Galeazzo, buona la rima in "ano", meglio la rima in "azzo".
Visto che Tritoni ai vigili ha fatto il mazzo, potremmo dire:
Il mazzo di Tritoni, buona la rima in "azzo", meglio la rima in "oni".
Di  il poeta  (inviato il 27/01/2007 @ 14:44:45)
# 49
a proposito di interessi personali...
l'assessore all'urbanistica e la di lei famiglia hanno in uso esclusivo un parcheggio per disabili fuori dalla loro abitazione. Pare che nessuno della famiglia sia portatore di handicap fisico. Quindi, a meno che trattasi di altra patologia psichica o comunque non visibile ad occhio nudo - nel qual caso mi scuso - sarebbe opportuno che si provvedesse a rimettere il parcheggio a disposizione di tutti i cittadini.
Di  minus  (inviato il 06/02/2007 @ 20:45:08)
# 50
# 49 minus.
Bisogna riconoscere che l'Assessore all'Urbanistica, con Invernizzi da una parte e il Sindaco Rossini dall'altra un po' handicappata è.
Forse è per questo che occupa abitualmente il posto riservato ai disabili.
Si sente in famiglia.
Di  disabilità condivisa  (inviato il 07/02/2007 @ 20:21:06)
# 51
A leggere su questo blog di presidenti,sindaci,amministratori e assessori vari,sembrerebbe che i parassiti della plinia,abbiano mutato sembianze, modi e luoghi di intervento,speriamo non con gli stessi risultati.
Di  antiparassitario  (inviato il 07/02/2007 @ 22:18:12)

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